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GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA 2017: intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

marzo 8, 2017

Pubblichiamo il testo e il video dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’ambito della celebrazione della Giornata Internazionale della Donna 2017

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E’ stata celebrata al Palazzo del Quirinale la Giornata Internazionale della Donna quest’anno dedicata al tema “Donne per la pace”.

 

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(Palazzo del Quirinale – 08/03/2017)

di Sergio Mattarella

Un benvenuto al Quirinale a tutte e a tutti i presenti e a coloro che ci guardano attraverso la TV.
Oggi si celebra, in tutto il mondo, la Giornata della donna. Accogliendo voi al Quirinale intendo accogliere la passione, le fatiche, i sogni, le amarezze e la gioia di tutte le donne italiane. Della metà dell’Italia!
Rinnovo quindi il benvenuto più caloroso, ringraziando le donne del nostro Paese per la loro quotidiana e spesso faticosa attività in favore di una società più equa, più accogliente, più solidale e più integrata.
Il vostro è un impegno il più delle volte silenzioso, che si svolge lontano dai riflettori, tra molti ostacoli, alcune incomprensioni e persino qualche pregiudizio che resiste contro ogni evidenza.
Sono ben consapevole che le donne, non solo in Italia, danno alla società più di quanto ricevono in cambio. Ciò nonostante, quella delle donne è un’azione tenace, risoluta e paziente. E, molto spesso, coraggiosa.
Coraggio, tenacia, pazienza. E, va aggiunto, lungimiranza. Sono le caratteristiche necessarie per costruire la pace. Le donne le possiedono.
Una pace, certo, che non sia solo il frutto di un temporaneo e precario “cessate il fuoco”.
Il silenzio delle armi è la condizione indispensabile di partenza, ma la pace è un processo che arriva a compimento soltanto se si alimenta di istruzione, cultura, integrazione, vicendevole disponibilità, promozione dei diritti, pari opportunità, comprensione e rispetto tra popoli, culture e religioni.
Realizzare la pace significa intessere dialogo, moltiplicare le occasioni di convivenza, vuol dire costruire reti. E’ quello che le donne mettono in pratica, quotidianamente, in famiglia, nella società, nella cura di figli e anziani, nei luoghi di lavoro, nell’impegno politico.
La pace è un processo, ma anche un’attitudine. E dove vi è impegno e forte presenza delle donne, raggiungere obiettivi di pace diviene più agevole.
Da un’indagine promossa, nel 2015, dall’International Peace Institute di New York, si è potuto rilevare che la partecipazione delle donne, ai tavoli delle trattative per concludere accordi di pace, ha comportato effetti ampiamente positivi, sia sul piano della buona conclusione del processo stesso sia sulla sua solidità nel tempo. Quel Rapporto, tra le altre cose, ci dice che la presenza di donne tra i mediatori, o nelle delegazioni ammesse alle trattative, accresce le possibilità di durata e di mantenimento della pace oltre i 15 anni.
Nonostante questi dati, resta da spiegare il perché la partecipazione delle donne ai negoziati di pace non superi (sono cifre dell’Onu) il nove per cento del totale.
Abbiamo visto, nel filmato iniziale, gli esempi di grandi donne, a cui è stato attribuito il Nobel per la pace. Sono personalità molto diverse per provenienza geografica, per cultura, per religione, per il campo di azione che hanno scelto, e in cui si sono impegnate e distinte.
Tra questi Nobel vi sono statiste, attiviste politiche, leader religiose. Vi sono anche delle donne semplici, assurte a simbolo di tutte le donne perseguitate da una ferocia fanatica e crudele, di segno, prevalentemente, maschile.
Non bisogna dimenticarlo: le donne, con i loro bambini, sono le prime e le più indifese vittime di tutti i conflitti, delle violenze, degli esodi forzati, del traffico di esseri umani, delle persecuzioni etniche e religiose, della povertà e del sottosviluppo.
Le Nazioni Unite pongono l’accento anche sulla circostanza che la mera cessazione di conflitti armati non equivale automaticamente all’acquisizione di una maggiore sicurezza personale per la popolazione femminile. In molti casi, la violenza sulle donne continua, purtroppo, a verificarsi anche durante i negoziati di pace, finché non viene pienamente ripristinata un’autorità statale realmente capace di imporre il rispetto dei diritti delle donne.
Promuovere e difendere le donne, i lori diritti, la loro tutela, il loro lavoro, il loro inserimento nei processi decisionali significa aprire, concretamente, prospettive di pace.
Con Elena Sofia Ricci, che ringrazio per la sua brillante partecipazione, abbiamo appena conosciuto storie coinvolgenti di donne, italiane e di altri paesi, che lavorano, con passione e determinazione, per promuovere la pace a tutti i livelli e in tutto il pianeta.
Si tratta di alcune importanti testimonianze dell’impegno femminile nella società e nella comunità internazionale che manifestano, ma non esauriscono, un universo di ricchezza, generosità e dedizione. A loro, e a tutte le donne impegnate nel garantire e promuovere la pace, lo sviluppo, i diritti, la conoscenza, va il nostro rispetto e la nostra gratitudine.
Le frontiere della pace, della convivenza, della civiltà sono minacciate ovunque. Non solo da fenomeni esterni, come il terrorismo internazionale o la ricomparsa di posizioni di esasperata competizione nazionalistica, ma anche da piaghe che rischiano di corrodere, dall’interno, Paesi e società: razzismo, criminalità, emarginazione, miseria, violenza sessuale e violenza domestica.
Anche in questi casi, donne e bambini pagano il prezzo più alto.
Assume grande significato, a questo riguardo, l’approvazione alla Camera, all’unanimità, del provvedimento che assicura un futuro di dignità e speranza ai figli delle donne uccise dai propri compagni o ex compagni. E’ un’emergenza sociale tragica e inquietante. Mi auguro che si possa giungere rapidamente a una approvazione definitiva di questa legge.
Per quei bambini e ragazzi, che vedono attraversata e sconvolta la propria vita dalla doppia penosissima condizione di avere la madre uccisa e il padre in prigione, vi è l’urgenza di moltiplicare le attenzioni, e le cure, da parte della società e delle istituzioni.
Di pace non c’è bisogno solo nelle zone lontane colpite dalle guerre, dalle persecuzioni, dalle stragi, dalle torture, da immani fenomeni migratori.
Di pace abbiamo bisogno anche nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nelle nostre scuole, persino nelle nostre istituzioni.
Le donne costituiscono un serbatoio di saggezza, di generosità, di attitudine a smussare conflitti e a respingere la violenza.
Anche per questo dobbiamo impegnarci di più per promuovere il lavoro e la partecipazione femminile, in tutti i settori. Dobbiamo garantire alle donne la piena compatibilità tra la cura della famiglia, che è una funzione essenziale per lo sviluppo ordinato di un Paese, e l’attività professionale.
Abbiamo l’obbligo, ma anche un reale interesse, a rimuovere tutti quegli ostacoli di natura economica, sociale e, purtroppo, di abito mentale che ancora impediscono a tante donne di raggiungere livelli apicali e parità di retribuzioni.
E’ ormai acquisito – ma è sempre stato evidente – che il lavoro femminile, la crescita demografica, l’educazione dei figli sono fattori decisivi non solo per la tenuta sociale di una società ma anche per il suo sviluppo economico.
Malala Yousafzai, pakistana, ha ottenuto -come è noto – il premio Nobel, a soli 17 anni, per il suo impegno a favore dell’istruzione dei bambini e delle donne e per la sua lotta contro il fanatismo religioso, nemico della cultura e dell’emancipazione femminile. E’ stata vittima di un attentato da parte dei talebani, che le hanno sparato al volto. Volevano ucciderla, ma la loro ferocia non è riuscita a fermare il suo impegno.
In un discorso alle Nazioni Unite ha detto: «Non sono qui a parlare di vendetta personale. Sono qui per parlare per il diritto all’istruzione di tutti i bambini. Voglio un’istruzione per i figli e le figlie dei talebani e di tutti i terroristi e gli estremisti». E ha aggiunto: «Gli estremisti hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell’educazione li spaventa. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa”.
Si potrebbe chiosare: la voce delle donne spaventa i violenti, perché evoca ed esprime pace.
Proprio per questo è una voce che dovrebbe essere amplificata, sostenuta e più ascoltata. Si tratta di un appello da rivolgere soprattutto all’altra metà della popolazione italiana, quella maschile. Anche gli uomini devono – dobbiamo – sapersi mettere in discussione, rinunciare a ogni forma di riserva mentale. E soprattutto dobbiamo fornire un appoggio reale e incondizionato, nella lotta alle diseguaglianze, ai pregiudizi, alle discriminazioni e, a maggior ragione, quando si manifestano sopraffazione e violenza.
L’augurio che rivolgo, oggi, a tutte le donne italiane è che la loro voce sia forte, compatta e ascoltata, nei quartieri, nelle città e nei palazzi delle istituzioni.
E’ una voce autorevole e credibile, che non ha bisogno di alzare i toni, anche se alzarli, in alcuni casi, diventa l’unico modo per farsi sentire. Piuttosto, ha bisogno di prendere maggiore consapevolezza della sua energia, della sua vitalità, della sua forza creativa.
Perché – prendo ancora in prestito parole di Malala – il mondo «non potrà conoscere il successo, se la metà del genere umano è tenuta indietro».
Auguri a tutte!

[Fonte: Quirinale]

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E’ stata celebrata al Palazzo del Quirinale la Giornata Internazionale della Donna quest’anno dedicata al tema “Donne per la pace”.
La cerimonia, trasmessa in diretta su Rai Uno e condotta da Elena Sofia Ricci, è stata aperta dalla proiezione di un video in ricordo di tutte le vincitrici del premio Nobel per la Pace, cui ha fatto seguito un’intervista all’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.
Sono state quindi ascoltate le testimonianze di Ilenia Mattiacci, Ufficiale del 3° reggimento Savoia Cavalleria, del Caporal Maggiore Ahlame Boufessas, di Azzurra Chiarini, coordinatrice di un “programma di empowerment delle donne rurali” delle Nazioni Unite, di Gihan Kamel, ricercatrice di SESAME, e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria, Giuseppina Latella. Successivamente la conduttrice ha intervistato la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega alle pari opportunità, Maria Elena Boschi.
Nel corso della cerimonia la cantautrice Paola Turci ha eseguito i brani “Bambini” e “Fatti bella per te”.
Al termine il Presidente della Repubblica ha pronunciato il suo discorso.
In precedenza, nella Sala degli Specchi, il Presidente Mattarella e la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, avevano consegnato le targhe del MIUR, e le Medaglie della Presidenza della Repubblica ai vincitori del concorso, e visitato, nella Galleria dei Busti, le opere vincitrici, illustrate dagli studenti degli istituti premiati.
Erano presenti la Vice Presidente del Senato della Repubblica, Rosa Maria Di Giorgi, la Vice Presidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni, il Presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, e rappresentanti del governo, delle istituzioni, della politica, della cultura e della società civile.
Tutta al femminile, come di consueto per l’evento, la Guardia d’Onore del Palazzo del Quirinale.

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