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PIERGIORGIO BELLOCCHIO E I SUOI AMICI di Giuseppe Muraca (recensione)

settembre 19, 2018

PIERGIORGIO BELLOCCHIO E I SUOI AMICI. Intellettuali e riviste della sinistra eterodossa di Giuseppe Muraca (Ombre Corte)

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L’eresia di un sogno, per cambiare il mondo

di Giuseppe Giglio

«Ora, scegliendo il silenzio, ha forse raggiunto il suo scopo: quello di non contare nulla», dice Giuseppe Muraca (a margine di una breve biografia e storia) di Piergiorgio Bellocchio, in apertura di un singolare libretto che lo stesso Muraca ha da poco licenziato per i tipi di Ombre Corte: Piergiorgio Bellocchio e i suoi amici. Intellettuali e riviste della sinistra eterodossa (128 pagine, 12 euro). Laddove viene ripercorsa la vicenda dei “Quaderni piacentini”, l’eretica e leggendaria rivista fondata appunto a Piacenza nel 1962 dallo stesso Bellocchio e da Grazia Cherchi, ai quali si aggiunse presto Goffredo Fofi: a completare una squadra molto ben assortita, che avrebbe tenuto in vita i  “Quaderni” fino al 1984. Ed è stata una vera e propria eresia, l’esperienza di quella rivista; che ha avuto tra le sue pagine il pensiero di non pochi tra i migliori militanti della Sinistra intellettuale italiana di quegli anni difficili: da Franco Fortini a Raniero Panzieri, da Danilo Montaldi a Cesare Cases, passando per Edoarda Masi e Sebastiano Timpanaro, Giovanni Giudici e Giovanni Raboni, senza tacere di Elsa Morante, solo per citarne alcuni. Un’eresia libertaria: nel segno e nel sogno della libertà del pensiero, della cultura, ben oltre le asfissianti e spesso assai ristrette ortodossie di partito, e a debita distanza dai dogmatismi della sinistra rivoluzionaria. Lungo una tradizione – quella delle riviste – che già con “Il Politecnico” (di Vittorini) e con “Officina” (di Pasolini, Leonetti e Roversi) di quella libertà aveva lasciato vitale testimonianza.

Un viaggio ben documentato, questo di Muraca: ad illuminare – e spesso attraverso le loro stesse parole – i non pochi personaggi (compresi i minori, o quelli con spazi davvero minimi) di questo animatissimo teatro di memoria e cultura, dal quale ci si affacciava sull’Italia e sul mondo, sui grandi movimenti di quel ventennio cruciale: dal Sessantotto a Cuba, dal Vietnam al Movimento Operaio. Muraca cammina però in silenzio, si fa invisibile, tra i tanti attori dei “Quaderni piacentini”: di quella che egli stesso definisce «l’impresa intellettuale più importante della nuova sinistra italiana, una delle riviste più significative del neo-marxismo internazionale degli anni Sessanta e Settanta», facendo così rivivere, oltre che il linguaggio, lo spirito di quel tempo.  E non è certo la mancanza del giusto collante tra i vari capitoli, tra le tante tessere, a sminuire l’importanza di questo insolito mosaico. Lo stesso autore, del resto, lo dichiara subito nella sua premessa: «non è una monografia esauriente sull’opera dello scrittore piacentino, bensì una serie di note e di frammenti per ulteriori approfondimenti».

C’è una sezione, in questo libretto, dedicata a Grazia Cherchi: a quell’inventrice di libri piena di moralità ed  ironia, con la sigaretta sempre in mano, a quell’editor leale e generosa, di una razza forse in via di estinzione, che di sé e delle sue cose non parlava mai, ma che molto ascoltava gli altri: con quella  felice propensione a far incontrare le intelligenze, nell’esercizio del suo «potere affettuoso» (ha scritto una volta Alfonso Berardinelli). Muraca ci restituisce però la Cherchi narratrice: dal suo esordio con i lucidissimi racconti (carichi di futuro) di Basta poco per sentirsi soli (Edizioni E/O, 1986), a Fatiche d’amore perdute (Einaudi, 1993), quel romanzo di conversazioni in cui diversi amici che avevano animato l’eresia dei “Quaderni Piacentini” (da Bellocchio a Cases, da Montaldi a Sereni, da Fofi alla stessa Cherchi, passando per Giudici e Sereni) si ritrovano, dopo quasi trent’anni e sotto falsa identità, in un’isolata villa di campagna. Per tentare di rispondere ad un’ardua e terribile domanda: in questo tempo greve di incomunicabilità e solitudine, abbruttito da uno sviluppo senza progresso e senza memoria, in un mondo siffatto, c’è ancora speranza? La realtà sembra già custodire il no, l’impossibilità, la resa. Eppure quel sogno resta vivo nella finzione letteraria: quel sogno legato al Sessantotto, alle sue utopie; quel sogno – guidato dai ragazzi, dai giovani – di cambiamento del mondo. Di un mondo sempre più invaso dalla irrealtà di tanto vivere. Da quella stessa irrealtà che Elsa Morante metteva in scacco, e proprio nel 1968, in quella sua favola piena di grazia e poesia – e oggi forse più attuale di ieri – che è Il mondo salvato dai ragazzini.

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La scheda del libro

Nato a Piacenza il 15 dicembre 1931, Piergiorgio Bellocchio fa parte di una generazione di intellettuali che si sono formati nel corso degli anni Cinquanta e che nei decenni successivi hanno offerto un contributo determinante al rinnovamento della sinistra italiana e della cultura contemporanea. Bellocchio ha fondato e diretto le riviste “Quaderni piacentini” (1962-1984) e “Diario” (1985-1993), e ha pubblicato vari libri, tra cui “Dalla parte del torto” (1989), “L’astuzia delle passioni” (1995) e “Al di sotto della mischia” (2007). In questo libro l’autore raccoglie articoli e note dedicati alle opere e all’attività politica e culturale dello scrittore piacentino, di Grazia Cherchi e di Goffredo Fofi e alla storia dei “Quaderni piacentini”, di “Ragionamenti” e di altre riviste della sinistra eterodossa. Al di là delle differenze, ciò che accomuna questi intellettuali militanti è principalmente la critica della sinistra istituzionale, del potere, della cultura e dei valori dominanti.

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Giuseppe Muraca è docente di lettere e saggista. Ha fondato e diretto la rivista “L’utopia concreta” e ha fatto parte della direzione delle riviste “InOltre” e “Per il ’68” e della redazione del giornale “Ora locale”. Ha pubblicato vari libri, tra cui Utopisti ed eretici nella letteratura italiana contemporanea (Rubbettino, 2000) e Luciano Bianciardi, uno scrittore fuori dal coro (Centro di Documentazione di Pistoia, 2011). Ha collaborato e collabora a numerosi giornali e riviste, tra cui “il manifesto”, “Lotta continua”, “Il Grandevetro” e “Dalla parte del torto”.

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