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“PEZZI. Dal regno della litweb” di Ippolita Luzzo

dicembre 12, 2018

PEZZI. Dal regno della litweb” di Ippolita Luzzo (Città del Sole Edizioni): incontro con l’autrice

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Ippolita Luzzo, laureata in filosofia con tesi su Max Stirner, L’Unico e la sua proprietà. Da giugno 2012 scrive sul blog “Ippolita La regina della Litweb” quasi un giornale di cui lei è editorialista, direttrice e cronista.
Col suo blog indaga e legge ogni momento letterario ed artistico per lei autentico interpretando in modo originale il senso del testo.
Per via della sua attività letteraria ha ricevuto diversi riconoscimenti. Di recente, per i tipi di Città del Sole, è uscito in libreria un suo volume intitolato: “Pezzi. Dal regno della litweb“.

Abbiamo incontrato Ippolita Luzzo per chiederle di parlarci della sua attività e di questo suo libro…

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«”Pezzi dal regno della Litweb” nasce da un’idea di Antonella Cuzzocrea (insieme all’autrice nella foto accanto – ndr), editrice della Città del sole di Reggio Calabria», ha raccontato Ippolita Luzzo a Letteratitudine. «Ci conosciamo da tempo e lei, stimando la mia attività, questa estate mi ha proposto una raccolta. Io ho mandato a lei il 2012 per intero, lei con l’editor Letizia Cuzzola hanno deciso diversamente e Letizia ha raccolto pezzi che vanno dal 2012, giugno 2012, nascita del blog, fino al 2018 inoltrato, fino alla fatidica frase di Raffaele La Capria che è la sintesi perfetta della Litweb, una finestra sul mondo.
“Un’identità forte è una finestra sul mondo, capace di includere in sé anche le altre. Se è debole, invece, si limita a glorificare se stessa, rinchiudendosi nei confini del localismo” Una scelta che mi auguro abbia i suoi lettori.
Naturalmente è normale che nessuno o quasi conosca il mondo o il regno, per essere precisi, della Litweb, essendo un Regno nato nel 2012, per puro caso, ed essendo un regno, o mondo, nato sul web.

Cosa sia un sito o un blog, suppongo qui tutti lo sappiamo, abituati ormai con cellulari interconessi e con il computer, lo ripeto solo per un ordine nel discorso. Un sito web o sito Internet è un insieme di pagine web correlate, ovvero una struttura ipertestuale di documenti che risiede su un server web.
Scherzosamente, alcuni anni fa, io avevo inventato Il Lametame, mio giornale sul web, senza server. Scrivevo www. IlLametame.it e subito sembrava un giornale vero. Ovviamente non esisteva, appariva il link, molti cliccavano sul link, non trovavano che una pagina bianca perché il server non serviva, ma tanti conoscono ormai Il Lametame. Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero diario in rete. Io ho definito il blog, in una lontana intervista sul Quotidiano del sud, un diario a cielo aperto.
Sono milioni di milioni i blog ora nel mondo.
E veniamo ai siti letterari da me incontrati per puro caso nel 2009 quindi già dopo molti anni dalla nascita. E alla nascita sempre per caso del blog, nel 2012.
Il blog è un diario, quindi nasce come Finestra sul mondo, come la mia finestra sul mondo. Il blog sul regno della Litweb nasce come idea comune con Bruno Corino, filosofo ed allievo di Tullio De Mauro, e viene gestito da me con costante curiosità sul fenomeno in corso di formazione. Sul mondo letterario.
Che cos’è una finestra sul mondo? Un’identità forte è una finestra sul mondo, capace di includere in sé anche le altre. Se è debole, invece, si limita a glorificare se stessa, rinchiudendosi nei confini del localismo, lo ripeto.
Noi possiamo decidere di aprire una finestra per far ammirare a tutti i nostri capelli, il colore dei nostri occhi e la bella voce che si possiede, ed è quel gesto uno specchio vuoto, dice Pierre Zaoui , nell’Arte di scomparire, possiamo decidere di ammirare dalla finestra il mondo che passa e dire agli altri quanto sia bello ed è questo ciò che chiamiamo comunicazione.

In questo modo diventa un modo di vivere, uno stare alla finestra, lontanissima dal luogo natio, lontanissima eppure vicinissima se stiamo qui a parlarne stasera tra noi.
Da quel luogo, da quella finestra, benché mai abbia chiesto nulla, mi sono giunti libri, autori, riconoscimenti e amicizia. Ed è proprio il riconoscimento quello che più ci fa piacere, vero? Riconoscimento fra simili, dovendo vivere fra chi ci sconosce, spesso in contesti pubblici, con poca grazia. Conoscersi tramite ciò che si scrive, capire come si trasforma questo e quello, affidarsi all’intuito e sorvolare sulle scortesie e sulle piccinerie, è ciò che si impara stando in rete.
Sulla rete.
Dalla Rete a noi poi, per contestualizzare ciò che da anni ormai avviene, ho seguito la letteratura nascente, ossia, la letteratura che difficilmente troviamo in libreria, sulle piccole e medie case editrici che intercettano il buono. Dal blog e con il blog sono giunti tantissimi autori, case editrici, addetti stampa, sono giunti a me, senza che io chiedessi.
Amici non contatti e soprattutto stimati professionisti. La stima che ci accomuna. Ricordo ancora la mia felicità quando lessi le prime bozze dei lavori di Maria Antonietta Ferrarolo, ricordo quanto ci siamo parlati e consigliate prima che venisse a Lamezia, e come ormai, fidandosi del mio intuito, mi mandi da leggere, a me per prima, ciò che scrive, dicendo ciò pubblicamente sia alla Nuova Frontiera che in intervista pubblica.

imageArrivi alle cose in base alle intuizioni che hai“, raccolsi un giorno questa frase da Nino Racco, e ciò mi fa da guida sul panorama letterario conoscibile solo tramite il web, “da me”, aggiungerei, ma non dirò.
Sono stati anni bellissimi, giunti per caso, non avevo idea che il blog si sarebbe trasformato in un portafortuna, in un lasciapassare nel fantastico mondo in cui io fantasticavo di vivere da bambina e nell’adolescenza.
Nella raccolta Pezzi non ci stanno i pezzi più amati, non è una mia scelta, ciò mi permette di guardarli con distacco e di leggerli con severità. Ho forse tremila pezzi nel computer e più di mille sul blog, scritti con l’urgenza di dare di volta in volta una carezza o un pugno, come una famosa canzone di Celentano. Ho scritto per rabbia e per solitudine, ho scritto incessantemente come unica forma di dialogo, ho scritto di libri, di film, di quadri, di disperazione, di amiche, del nulla. Ed ora che vorrei dirvi altro vi rimando ai pezzi ad uno dei miei pezzi che non si trova nella raccolta, del 14 novembre 2012: ”Dirlo a tutti per non dirlo a nessuno”.

Dirlo a tutti per non dirlo a nessuno- la nuova comunicazione dei sentimenti

Prima di arrendermi ho tentato con l’amica più vicina, ho cercato di interessarla a pensieri più intimi, ma lei, pur cara e composta, è sfuggita al profondo, e mi ha riportato al nipotino che cresce, al cane che le manca, all’altra amica distrutta.
D’accordo con lei ormai sono anch’io, d’accordo che ormai non si può più.
Magari il pensiero deve essere semplice, non deve annoiare, deve essere breve.
Un lampo.
Un twitter e non abbiamo più amici ma followers.
Il pensiero breve.
Così abbiamo tutti, molti, abbassato la testa, piegati sui tasti,
sui quadrati di un tablet,
raccontiamo e pigiamo di storie dell’anima, dolori e sapori, gelati e ricordi, inserendo nei nostri profili immagini di infanzie lontane, fotografie di gite festanti, codazzi di amici che fanno vittoria con due dita alzate.
Vittoria, Vittoria.
Abbiamo vinto l’incomunicabilità.
Lo zio ci risponde malmostoso al telefono?
Io lo scrivo sul sito
Il figlio decide di non parlarci più?
Noi tutti possiamo confidarlo in Australia, ad Abu dhabi.
Un marito ci tradisce con Petruska, ma cosa importa?
Possiamo sicuro saperlo perché abbiamo una rete che lavora per noi.
Una rete amica fatta di amici, di amici carissimi, di amici amici,
certo anche loro con i loro difetti
Spariscono, infatti, non sono mai gli stessi, non durano mai oltre tre giorni, per la regola aurea che… dopo tre giorni l’altro poi puzza.
Non esistono affatto questi nuovi amici, ma sono perfetti, finché tutto dura, finché
ancora valga per tutti l’insopprimibile bisogno di essere vivi, di avere bisogno di parlare e sfogarsi senza le inevitabili rotture dell’altro, senza dover sentire e raccogliere il vero sconforto di un prossimo vero.
Lo diciamo a tutti il nostro dolore così nessuno ci crederà, così nessuno ci sentirà, così come le donne africane urlavano e urlavano in una buca il dilaniamento di avere perduto
Noi lo urliamo nell’etere opaco del web
E diventa un gioco, diventa soltanto una fotina, un messaggino
Una mail
Un filmato
Un Url da trascinare, da saper ricopiare
Nella frammentazione dei rapporti retati
Nella immensa bugia di poter noi sconfiggere almeno una volta,
almeno ora, la nostra bellissima e solitaria malinconia
il nostro guscio di sensazioni, una prigione ma un universo,
da raccontare… a chi ci ascolta.»

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Ippolita Luzzo, laureata in filosofia con tesi su Max Stirner, L’Unico e la sua proprietà. Da giugno 2012 scrive sul blog Ippolita La regina della Litweb quasi un giornale di cui lei è editorialista, direttrice e cronista.
Col suo blog indaga e legge ogni momento letterario ed artistico per lei autentico interpretando in modo originale il senso del testo.
Ha vinto il premio Parole Erranti il 5 agosto 2013 a Cropani, nell’ambito dei Poeti a duello, X Festivaletteratura della Calabria.
Nel 2016 ha vinto il concorso “Blog e Circoli letterari” indetto da Radio Libri nell’ambito di Più Libri più liberi al Palazzo dei Congressi a Roma.
Dal 2017 fa parte della giuria del Premio Brancati.
Il 6 ottobre 2018 vince il Premio Comisso, 15righe, dedicato alle migliori recensioni dei libri finalisti.
Sempre ad ottobre 2018 il suo blog è stato inserito dal sito Correzione di Bozze WordPress fra i Lit-blog e le riviste online nazionali che si occupano di letteratura.
Scrive su alcuni giornali e riviste sul web.
Molti suoi pezzi stanno nelle cartellette degli autori che, fidandosi, le mandano i loro scritti.
Nella libertà di lettura.

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