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CAROLA SUSANI racconta LA PRIMA VITA DI ITALO ORLANDO

gennaio 18, 2019

CAROLA SUSANI racconta il suo romanzo LA PRIMA VITA DI ITALO ORLANDO (Minimum Fax)

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di Carola Susani

Qualche anno fa, una coppia di amici artisti del legno, Ute Pyka e Umberto Leone, mi ha coinvolto in un progetto, quattro opere e quattro racconti che parlavano d’alberi. C’erano pini abbattuti dai mafiosi, mandarini della conca d’oro, ficus palermitani. A me sono toccati i mandorli selinuntini della signora Varvaro. Sono andata a trovare la signora, e lei mi ha raccontato la storia del suo mandorleto amatissimo, della pasta di mandorla mangiata in tempo di guerra, dell’evoluzione del rapporto con la campagna e della ricerca del petrolio negli anni Cinquanta, che portò alla distruzione del mandorleto, per lei traumatica. Il racconto della signora Varvaro in questi anni ha lavorato dentro di me, ma si è deformato, è cambiato di natura. La signora raccontava il mondo di prima, il mondo contadino, come si racconta delle meraviglie della giovinezza, persino la guerra smetteva di far paura racchiusa com’era in una parentesi d’incanto. Io invece del mondo contadino, nei suoi racconti, ho visto luccicare il momento del passaggio, quello in cui per un istante s’è vista balenare la felicità collettiva, pane e companatico per tutti, luce elettrica, acqua corrente nelle case, benessere diffuso. Tutte cose che poi ci sono state per davvero, c’è stato davvero un mondo nuovo, un mondo di benessere, eppure nel suo compiersi ha deluso, ha tolto qualcosa. Ma il momento che mi ha incantato è stato l’istante prima, quello della speranza; mi è sembrato, oggi – per noi che viviamo la crisi del mondo che è nato allora – più intenso e più poetico del mondo delle lucciole. Credo che sia per questo che La prima vita di Italo Orlando raccoglie i temi pasoliniani del petrolio, delle lucciole, della mutazione antropologica, persino del fanciullo angelo che fa esplodere le contraddizioni, e li rigioca non nella crudezza ma nell’incanto. Contemporaneamente nasceva Italo. Giravo attorno a un ragazzo magico, una divinità minore, che aveva di Mercurio, di Loki, dell’etrusco Tagete; lo immaginavo nato da una mandorla. Come Tagete, il ragazzo cui giravo intorno era la divinità di un nuovo inizio. Ma, come Tagete, era una divinità ctonia, che viene da lontano, dalla terra. Sono convinta che la letteratura sia uno strumento di conoscenza, che i romanzi siano rebus a molte uscite, rebus coerenti che non si risolvono mai una volta per tutte. Perciò ho cominciato a mettere insieme i pezzi del mio rebus. Avevo bisogno di un narratore, e ho trovato con naturalezza, una ragazza. All’epoca dei fatti, la narratrice Irene è una bambina, appena finita la seconda media, è sul punto di diventare qualcos’altro, una ragazza. Come l’epoca in cui vive, Irene non è né carne né pesce: è nello slancio e nelle titubanze. Irene racconta la storia qualche anno dopo, a cose concluse. La lingua che ho scelto si legge con immediatezza, le frasi sono brevi, ma non sempre, il lessico capita che sia elevato. È una lingua che conosco, ha la complessità della lingua dei siciliani. Anche la famiglia di Irene è una famiglia né carne né pesce, non più famiglia patriarcale, non ancora famiglia nucleare, famiglia minima, composta da tre persone, Irene, suo padre Giuseppe, sua nonna Lucetta; la madre è morta dandola alla luce. È una famiglia non religiosa, ha rifiutato i riti della religione positiva, si è ritrovata esposta alle malie del sacro. Il padre Giuseppe fa il fotografo, la nonna ha una storia di possidente, di nobile addirittura, ormai sul finire. Giuseppe è un fotografo parente di fabbro; un altro parente tentò d’impiantare una fabbrica di viscosa. Una dinastia di artigiani da un lato e imprenditori dall’altro. Gli artigiani in Sicilia, che riparino biciclette, seghino legna, battano il ferro o facciano fotografie, sono cerniere: tengono in contatto il mondo dei piccoli proprietari e dei braccianti con il mondo esterno, leggono i giornali, si fanno mandare libri. Così è il papà di Irene. Per Giuseppe e Irene, la cultura è pane quotidiano e casa, ma è anche confine, protezione dal mondo esterno, e trampolino per l’immaginazione. Al centro del romanzo c’è la casa, una dimora del Settecento da lunga pezza in abbandono, e la nonna, Lucetta, all’apparenza la guardiana del vecchio mondo, che difende dall’invasione del nuovo. È una famiglia senza equilibrio, esposta al nuovo. Numerose le ispirazioni per questa casa all’inizio chiusa come un’isola. C’è il racconto di Stevenson Olalla, c’è L’iguana di Anna Maria Ortese. C’è la Tempesta, c’è Racconto d’autunno di Tommaso Landolfi. Sono opere, legate fra loro da debiti e richiami, in cui la relazione fra realtà e immaginazione è messa a tema. Ci sono infine qua e là fra le pagine delle fotografie, fotografie non testimoniali, che vanno considerate come illustrazioni, occasioni per immaginare.

(Riproduzione riservata)

© Carola Susani

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La prima vita di Italo Orlando - Carola Susani - copertinaLa scheda del libro

Nella Sicilia occidentale alla fine degli anni Cinquanta, Irene, una ragazza al confine dell’infanzia, trova nel suo mandorleto un giovane dalla carnagione giallastra: è nudo, e sembra che dorma. È apparso dal nulla. Non ha passato, né memoria. La famiglia di Irene – il padre fotografo e la vecchia nonna possidente – lo accoglie nella sua casa di Sette Cannelle con il nome di Italo e lui in cambio porta fortuna e scompiglio. Trasforma tutto quello che tocca, riaccende un camino intasato, porta la luce elettrica, l’acqua corrente, ritrova fonti disperse. A poco a poco estende i suoi doni alle famiglie dei casali vicini. I bambini gli vanno dietro, sedotti dalla sua energia giocosa, perché lui gioca, non fa che giocare. Ma chi è Italo Orlando? Gira voce che ci sia in lui qualcosa di oscuro, minaccioso. Intanto nella provincia si scopre il petrolio, e lo smemorato si lega agli ingegneri e ai tecnici venuti a cercare l’oro nero. Ma c’è una relazione tra la comparsa di Italo e i mutamenti che stanno per avvenire? Di certo, il suo arrivo e il suo terribile lascito segneranno il passaggio di Irene all’età adulta. Con “La prima vita di Italo Orlando” Carola Susani dà il via a una trilogia che vedrà il ritorno di questo personaggio in altri due momenti chiave della nostra storia nazionale.

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Carola Susani è nata a Marostica (Vicenza) nel 1965. Nel 1995 è uscito il suo primo romanzo, Il libro di Teresa (Giunti), nel 1998 La terra dei dinosauri (Feltrinelli). Con Feltrinelli ha inoltre pubblicato i romanzi per ragazzi Il licantropo (2002) e Cola Pesce (2004). Nel 2005 per Gaffi è uscito Rospo, raccolta di due radiodrammi. Ha collaborato alla rivista di Palermo Perap e a Linea d’ombra, e fa parte della redazione di Nuovi Argomenti. Nel 2006 minimum fax ha pubblicato la sua raccolta di racconti Pecore vive, selezione al Premio Strega 2007. Un suo racconto è incluso nell’antologia al femminile di minimum fax Tu sei lei. Per Laterza è uscito nel 2008, nella collana Contromano, L’Infanzia è un terremoto, e per Feltrinelli, nel 2009, Mamma o non mamma, scritto insieme a Elena Stancanelli.
Da anni partecipa come docente ai laboratori di lettura e scrittura che organizza minimum fax.

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