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Posts Tagged ‘minimum fax’

CAROLA SUSANI racconta LA PRIMA VITA DI ITALO ORLANDO

CAROLA SUSANI racconta il suo romanzo LA PRIMA VITA DI ITALO ORLANDO (Minimum Fax)

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di Carola Susani

Qualche anno fa, una coppia di amici artisti del legno, Ute Pyka e Umberto Leone, mi ha coinvolto in un progetto, quattro opere e quattro racconti che parlavano d’alberi. C’erano pini abbattuti dai mafiosi, mandarini della conca d’oro, ficus palermitani. A me sono toccati i mandorli selinuntini della signora Varvaro. Sono andata a trovare la signora, e lei mi ha raccontato la storia del suo mandorleto amatissimo, della pasta di mandorla mangiata in tempo di guerra, dell’evoluzione del rapporto con la campagna e della ricerca del petrolio negli anni Cinquanta, che portò alla distruzione del mandorleto, per lei traumatica. Il racconto della signora Varvaro in questi anni ha lavorato dentro di me, ma si è deformato, è cambiato di natura. La signora raccontava il mondo di prima, il mondo contadino, come si racconta delle meraviglie della giovinezza, persino la guerra smetteva di far paura racchiusa com’era in una parentesi d’incanto. Io invece del mondo contadino, nei suoi racconti, ho visto luccicare il momento del passaggio, quello in cui per un istante s’è vista balenare la felicità collettiva, pane e companatico per tutti, luce elettrica, acqua corrente nelle case, benessere diffuso. Tutte cose che poi ci sono state per davvero, c’è stato davvero un mondo nuovo, un mondo di benessere, eppure nel suo compiersi ha deluso, ha tolto qualcosa. Ma il momento che mi ha incantato è stato l’istante prima, quello della speranza; mi è sembrato, oggi – per noi che viviamo la crisi del mondo che è nato allora – più intenso e più poetico del mondo delle lucciole. Leggi tutto…

LA SICILIA È UN’ISOLA PER MODO DI DIRE di Mario Fillioley (recensione)

LA SICILIA È UN’ISOLA PER MODO DI DIRE di Mario Fillioley (Minimum Fax)

Siracusa come metafora. Il racconto della Sicilia di Mario Fillioley

di Daniela Sessa

Alla Sicilia e sulla Sicilia hanno detto di tutto. Senza citare i viaggiatori alla Goethe perché – direbbe Andrea Camilleri – i cabbasisi si sono rotti, basta il riferimento alla coppia buttanissima e bellissima o a tutta la letteratura siciliana contemporanea (da Pirandello ai tre grandi della famosa fotografia Sciascia, Consolo e Bufalino fino a Gaetano Savatteri) per cogliere della Sicilia tutte le sfumature di senso e non senso, tutte le stramberie e la poesia, tutta la tragicommedia. La Sicilia è anche quella di Colapesce e dei pupi, di PIF e di Ficarra e Picone ed è tutto un meraviglioso trallallero. Idillio? Lirismo? Sufficienza gattopardesca? Sicilitudine o redimibilità? Si sta ancora a discutere e magari bene ne venga. Tanto è cosa risaputa che ai siciliani piace lambiccarsi il cervello con argomenti capziosi e aporie: Leonardo Sciascia si divertiva, e tanto, a smascherare il barocchismo dei siciliani spacciato per illuminismo. Ma autoreggenti e décolleté col tacco a spillo alla Sicilia mancavano. Ce li ha messi Mario Fillioley in “La Sicilia è un’isola per modo di dire” (ed. Minimum fax) e d’improvviso la bella Trinacria, quella della bandiera siciliana e delle ceramiche di Caltagirone, si è annacata (traduzione: ha camminato lenta e ondeggiante) verso Siracusa e qui, non si capisce se in tutta coscienza o se vittima di un tranello dello scrittore, ha fatto la fine di Narciso, abbracciata alla sua stessa immagine.  Siracusa è una città bella, ha una luce rosa e gialla, una luce tutta sua che saetta la pietra degli edifici e delle piazze prima di tuffarsi a mare. Siracusa ha una storia che fa tremare d’orgoglio i siracusani e una voce antica che, se smetti un attimo di sentire il tuo respiro, arriva a eco dalla cavea del Teatro e dalle Latomie. A Siracusa cammini sopra la Storia e la Bellezza. Va da sé che la Sicilia che si specchia a Siracusa se bella non è, sarà bellissima come si augurava Paolo Borsellino, uno dei figli migliori di Sicilia. A Mario Fillioley, però, che la Sicilia sia un’attraente chimera pare idea da rovesciare. Leggi tutto…

DAVIDE ORECCHIO racconta MIO PADRE LA RIVOLUZIONE

DAVIDE ORECCHIO racconta la sua raccolta di racconti MIO PADRE LA RIVOLUZIONE (Minimum Fax)

libro finalista al Premio Campiello 2018 (Premio Selezione Campiello)

ritratto

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di Davide Orecchio
Volevo scrivere una raccolta di racconti dedicati alla storia e al mito della rivoluzione russa. Volevo lavorare con gli strumenti della narrazione per esplorare possibilità non accadute, ma sempre partendo dai documenti. Volevo proporre in ogni capitolo  un personaggio – a volte famoso, a volte no – e una situazione, un’epoca del Novecento, un luogo, dalla Russia alla Germania, dall’Italia al Messico. Così ho messo insieme i brani di Mio padre la rivoluzione. Anche qui, come nei miei lavori precedenti (Città distrutte e, in parte, Stati di grazia) ho seguito il percorso dell’ibridazione tra materiali storici – di archivio o da fonti secondarie – e invenzione narrativa. Ho manipolato e usato testimonianze e voci, le ho portate sulla pagina, nel racconto, nella storia; ho provato a governarle col ricorso a diversi registri (epico, mitologico, lirico). Ho affidato spesso il racconto a un noi che vorrebbe collimare col punto di vista della posterità, ossia davvero con noi tutti, i presenti, i vivi, chiamati a misurarci con un passato da risvegliare e interrogare. Così, accanto ai personaggi veri e propri dei dodici capitoli, emerge il tempo, creatura che insemina e genera, dal cui accoppiamento con le madri nascono gli eroi e i mostri della rivoluzione, i titani e i giganti, gli angeli caduti. Ma il tempo che sta in queste pagine prova a corrispondere anche a quello che vive nella mia coscienza; non fa distinzioni tra passato, presente e futuro, non accetta unità di misura e convenzioni di linearità; perché nella coscienza tutto è simultaneo, perché la memoria tiene il passato vicino, lo serba presente. Leggi tutto…

Leggo al Borgo Creativo: Peppe Fiore e Simon Reynolds

SALotto Letterario – Leggo al Borgo Creativo

Leggo. Presente indicativo incontra SAL Borgo Creativo per una rassegna di incontri pensati per la sua Clubhouse.

Tutti gli incontri saranno gratuiti e si svolgeranno presso Spazio Avanzamento Lavori, via Indaco 23, Catania

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Da dicembre 2017 alla primavera del 2018, gli spazi multifunzionali splendidamente recuperati nel cuore della vecchia zona industriale della città di Catania, ospiteranno un calendario di iniziative immaginate da Leggo. Presente indicativo in piena armonia con il concept della struttura e profondamente connotate dalla nostra visione di fruizione del prodotto culturale.
Grandi ospiti, i libri più incisivi del panorama editoriale, reading e selezioni musicali animeranno gli eventi della rassegna SALotto Letterario/Leggo al Borgo Creativo, frutto di questa fortunata collaborazione.

Ecco i primi appuntamenti:

Mercoledì 6 dicembre ore 20.30
Peppe Fiore presenta Dimenticare, (Einaudi Editore). Terza prova dell’autore partenopeo, è “un romanzo di solitudine e d’amore, spirituale e romantico. Un noir dei sentimenti”.

Mercoledì 13 dicembre ore 20.30 *** unica data per il Sud Italia ***
Simon Reynolds presenta Polvere di stelle, (Minimum Fax). Uno dei più importanti critici musicali del mondo – collaboratore di testate come Melody Maker, The New York Times, The Guardian, Rolling Stone, The Observer.- racconta in un volume fondamentale la storia del glam rock, in cui giganteggia l’icona di David Bowie.

Di seguito, informazioni sui due libri. Leggi tutto…

GIORDANO MEACCI racconta IL CINGHIALE CHE UCCISE LIBERTY VALANCE

GIORDANO MEACCI racconta IL CINGHIALE CHE UCCISE LIBERTY VALANCE (Minimum Fax) – tra i dodici libri candidati al Premio Strega 2016

Un estratto del libro è disponibile qui

Giordano Meacci

di Giordano Meacci

Se possibile

Al principio c’è Corsignano. Prima di qualsiasi altra cosa: prima ancora di capire quali e quanti personaggi l’avrebbero abitata (perché se penso a Corsignano La penso al femminile), il paese s’è edificato da sé, muro per muro, vicolo per vicolo. La somma – infinitamente inferiore ai numeri che la compongono, presi a uno a uno – di tutti i paesi che hanno creato la mia infanzia spostandosi (nel ricordo, e nella vita intorno mentre il presente accadeva e accade) da un punto all’altro di quel confine incerto del cuore che la mia vita ha appoggiato sul confine nominale tra la Toscana e l’Umbria: proprio lì dove la provincia di Siena prende corso, e figura, di provincia di Perugia. Un mondo fatto di altrimondi con nel centro la Stazione di Chiusi.
M’ha sempre affascinato il ricordo di Stevenson che completa (e disegna, e traccia) la mappa dell’Isola del Tesoro per il figlio della propria compagna; e da quelle linee, da quella cartografia inventata – in senso etimologico: quando ‘si trova’ (‘si ritrova’) quello che già c’è – sfila via i promontori, le zone di bosco, tratteggia i confini di sabbia tra il mare e la terra più o meno accoglienti per l’approdo. E dalle montagne, da quell’immagine spersa sulla carta con la stessa distaccata solitudine dell’Isola nella corrente che la sfiora – e la delìmita, e la individua in qualche modo – ecco arrivare la voce senzatempo di Benn Gunn e l’intelligenza indirizzata male di Long John Silver. Quasi il Vecchio Tusitala – vecchio nel ricordo di me bambino, quando non avevo ancora quasi i suoi anni; e, anzi, chi raccontava non era ancora molto più giovane di me adesso – cercasse un luogo in cui far vivere i personaggi che gli s’affacciavano intorno (e viceversa, sempre disegnando). Leggi tutto…

DOPPIA INTERVISTA A CATERINA BONVICINI E ROSSELLA MILONE

Pubblichiamo una doppia intervista alle scrittrici CATERINA BONVICINI e ROSSELLA MILONE

Caterina Bonvicini ha pubblicato di recente TUTTE LE DONNE DI. Un uomo e tutte le donne della sua vita” (Garzanti) 

Rossella Milone ha pubblicato di recente “IL SILENZIO DEL LOTTATORE” (Minimum Fax)

Bonvicini - Milone

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a cura di Ilaria Campodonico

Queste sono le storie incrociate di due scrittrici-scrittrici, Caterina Bonvicini e Rossella Milone, e dei loro libri, Tutte le donne di e Il silenzio del lottatore: un romanzo e una raccolta di racconti.

Entrambe le autrici – guidate dallo studio, dal piacere per l’avventura e da una speciale predisposizione all’ascolto – curano lingua e struttura con stile e talento; si sporcano le mani, sono complici, raccolgono cose osservate e collegano con la fantasia presenze, situazioni, possibilità.

Tutte le donne di comincia con una sparizione che porta scompiglio e crea subito un nuovo ordine: assistiamo a passaggi di consegne, ricordi e segreti. La trama è fittissima con improvvisi stravolgimenti fino all’ultimo capitolo. E’ la cena di Natale, sette figure femminili si trovano attorno alla stessa tavola: madre, sorella, moglie, ex moglie, amante, figlia adulta e figlia adolescente; Vittorio che decide inspiegabilmente di non presentarsi.

Il silenzio del lottatore è una galleria contemporanea di destini e magie, fanciulle, signore, matrimoni, tradimenti, grandi amori e nuove fascinazioni, tutti insieme per descrivere un’educazione sentimentale a più voci. Il senso della sfida, il desiderio di libertà e il coraggio dei personaggi accompagnano la trasmissione – volontaria o inconsapevole – di saperi e conoscenze, una vita che entra nell’altra.

Bonvicini e Milone appaiono due lottatrici senza stanchezza, che passano all’azione per trasformare la lettura nel luogo in cui abitare, la casa delle storie. Due libri belli per assumere punti di vista che sono altro da noi, riconoscere l’invenzione e chiamare le cose vicine e lontane. Accade così che credendo di sognare, facciamo sorprendentemente visita alla realtà concentrati nella nostra ricerca confusa della felicità. Avanti a noi abbiamo territori forse non ancora completamente conosciuti, stupefacenti e minacciosi nell’attesa di qualcosa ancora da leggere e vivere. Le scrittrici affondano le dita negli universi costruiti con le parole e accostano con grazia le vicende umane. Esempi di una letteratura che si prende lo spazio e il tempo, che apre finestre sul mondo per far entrare qualche volta la luce.

-Quando hai cominciato a interessarti alla scrittura? Leggi tutto…

MARCO PEANO racconta L’INVENZIONE DELLA MADRE

marco peanoMARCO PEANO racconta il suo romanzo L’INVENZIONE DELLA MADRE (Minimum Fax)

Questo testo è stato scritto appositamente per il numero speciale del Breast Cancer Consortium Quarterly, sul quale è apparso tradotto in inglese (a cura di Grazia De Michele)

Dizionari, gatti, enciclopedie

di Marco Peano

Di solito, finché non c’è qualcuno che glielo dice in maniera esplicita, una persona ignora di essere un caregiver. O perlomeno, mio padre e io lo ignoravamo. Anche perché – prima che il cancro facesse irruzione nella nostra quotidianità tramite il corpo di mia madre – non avevamo idea di cosa significasse quella parola.
Eppure di termini nuovi era fatta la realtà che ci circondava, e sempre più lo sarebbe stata: io però li andavo scoprendo soltanto nel momento in cui entravano in relazione con la malattia di mia madre.

Quando le venne diagnosticato un cancro al seno destro era il 1996: lei aveva quarantacinque anni, io diciassette; lei lavorava all’ufficio postale, io frequentavo il liceo; lei aveva ben chiaro il suo quadro clinico, io ero un po’ confuso su cosa fosse un «carcinoma mammario».
All’epoca sul pc di casa non avevamo internet, Google non esisteva ancora. Se avessi avuto a disposizione una connessione sarei andato a cercare informazioni in rete: mi divertiva il fatto che i due motori di ricerca più diffusi in Italia si chiamassero come il personaggio di un mito – Arianna – e con il nome di un poeta – Virgilio. Dovetti invece accontentarmi di sfogliare una più prosaica enciclopedia medica, dalla quale ricavai una serie di dati e di percentuali che non dissipavano troppo la nebbia.
Pochi mesi prima di quella diagnosi avevamo accolto un gattino dal pelo rosso incendio, a cui avevo dato il nome di Socrate. L’animale, capitato nella nostra famiglia quasi per caso, avrebbe tenuto compagnia a mio padre e a me durante la degenza ospedaliera della donna che entrambi amavamo di più al mondo.
Si susseguirono nell’ordine: una mastectomia, due cicli di chemioterapia, una convalescenza tutto sommato abbastanza breve. Dopodiché, mia madre riprese a lavorare. Non prima però di aver deciso di sottoporsi allo svuotamento dell’altra mammella, la sinistra, per motivi precauzionali. Leggi tutto…