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IL GIORNO DEL GIUDIZIO di Rasha al-Amir (assassinato l’editore dell’edizione originale araba del romanzo, fratello dell’autrice)

febbraio 4, 2021

“Il giorno del giudizio” di Rasha al-Amir (La Tartaruga – traduzione di Arianna Tondi)

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È stato assassinato l’attivista Lokman Slim, editore dell’edizione originale araba del romanzo, fratello dell’autrice.

“Io personalmente e tutta La nave di Teseo siamo vicini a Rasha al-Amir per la perdita del fratello, Lokman Slim, editore, intellettuale, attivista libanese”, ha dichiarato Elisabetta Sgarbi.

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Oggi, 4 febbraio 2021, giorno dell’uscita della versione italiana del romanzo, “Il giorno del giudizio”, per “La Tartaruga” del gruppo editoriale della Nave di Teseo, la vita dell’autrice, Rasha al-Amir, è stata sconvolta.
Il fratello, l’attivista Lokman Slim e fondatore insieme a Rasha della casa editrice indipendente e avanguardista Dar al-Jadeed che ha pubblicato l’edizione originale araba del romanzo, è stato trovato assassinato.

“In questo tragico momento per la sua famiglia – ha dichiarato Nuccio Ordine, il cui libro “L’utilità dell’inutile” è stato pubblicato in arabo da Rasha Al-Amir – vorrei esprimere il mio affetto e la mia amicizia a Rasha Al-Amir per l’assassinio di suo fratello, Lokman Slim. Avevano fondato assieme una delle più prestigiose case editrici di lingua araba, Dar Al Jadid, offrendo un contributo fondamentale alla crescita culturale e civile del Libano. Nel suo raffinato e colto romanzo – che proprio in questi giorni è uscito con il titolo “Il giorno del giudizio” presso La Tartaruga – Rasha aveva raccontato come la poesia e l’amore potessero essere considerati un importante antidoto contro la violenza e contro ogni forma di fanatismo”.
Parole che oggi dovrebbero far riflettere sul tragico destino di uno straordinario e bellissimo paese come il Libano.

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“Il giorno del giudizio” di Rasha al-Amir (La Tartaruga – traduzione di Arianna Tondi – La nave di Teseo Milano 2021, euro 22.00, pagine 386)

Che ti ho amato e ti amo, che ho goduto della tua passione e continuo a farlo, è al di là di ogni dubbio.

Premio Anassilaos 2020 – Premio Rotary Cosenza Nord 2021

“Un libro avvincente per audacia e per maestria stilistica.” Christine Rousseau, Le Monde

“Rasha al-Amir, orafa dello stile, ci offre una brillante meditazione sulla straordinaria potenza della letteratura come ‘occasione’ di incontri e di metamorfosi.” Nuccio Ordine, Corriere della Sera

Nato in un paesino di montagna, in un mondo arabo volutamente imprecisato, il quarantenne protagonista di questo romanzo ha compiuto gli studi tradizionali degli uomini di religione, scienze del Corano e delle tradizioni profetiche, teologia, diritto, lingua e letteratura araba, per poi divenire impiegato nel ministero degli Affari Religiosi. Quando si trasferisce nella capitale per ricoprire il ruolo di imam, predicatore e insegnante di una importante e decisiva moschea, l’incontro con una giovane donna cambia radicalmente la sua vita. Tra loro due nasce ben presto una grande amicizia, fondata sulla reciproca ammirazione per il grande poeta al-Mutanabbı¯ e che a poco a poco assume i tratti dell’amore.
Minacciato di morte, la confessione dell’imam, raccolta faticosamente durante la sua reclusione in seguito a una fatwa emanata contro di lui dai fondamentalisti islamici, diventa così non solo il pretesto per ripercorrere la storia di una vita, ma anche uno strumento di salvezza e liberazione: per conservare la purezza del primo incontro, e l’enorme patrimonio di intesa, agitazione, emozione e intimità che questo amore ha significato.
Con una scrittura di rara bellezza, brulicante di riferimenti religiosi, politici e letterari, questo romanzo è un inno all’amore, una vivificazione dell’antico mito dell’umanizzazione dell’uomo per mano di una donna e un appello vibrante a un Islam liberato dalle scorie che lo deturpano.

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Pubblichiamo, di seguito, la nota del traduttore (Arianna Tondi)

I due grandi protagonisti immateriali de Il giorno del giudizio sono la lingua araba e al-Mutanabbī, il gigante della poesia araba vissuto nel X secolo.
“La lingua non è una forma d’arte, bensì l’arte degli Arabi per eccellenza”.
La lingua usata da Rasha al-Amir è una varietà di arabo classico colta e ricercata, che in alcuni punti potrebbe risultare di difficile comprensione anche a un parlante nativo. Tale scelta è giustificata dal fatto che l’imam protagonista del romanzo ha compiuto i suoi studi religiosi in arabo classico e si è formato con le grandi opere esegetiche, teologiche, giuridiche redatte in questa lingua, divenuta il mezzo attraverso cui egli esprime più sinceramente il suo io. Ricordiamo che nel mondo arabo vige la diglossia, per cui la lingua madre di un arabofono è una varietà dialettale di arabo usata nelle interazioni quotidiane, mentre la lingua scritta che viene acquisita a scuola è l’arabo classico, la lingua ufficiale di ogni Stato, della stampa, dell’amministrazione, dell’istruzione e di una grande tradizione letteraria.
Per Rasha al-Amir, fine e fiera conoscitrice della sua lingua che ha più di 1500 anni, scegliere di scrivere in arabo classico è stata la scelta più naturale possibile, quella che riflette senza artifici la personalità del suo eroe. In arabo classico, chiamato dagli Arabi fushà, l’ “eloquentissima”, è scritto il Corano e una immensa mole di letteratura religiosa e si esprimono, di norma, gli “uomini di religione” musulmani.
Rasha al-Amir sceglie con grande accuratezza il lessico del suo romanzo, facendo leva sulla magia che la parola, detta o scritta, suscita sull’utente arabo. L’autrice sfrutta la grande ricchezza e plasticità dell’arabo classico anche a livello morfologico e sin­tattico, e talvolta non esita a proporre delle soluzioni innovative allontanandosi dal canone. La sensazione che si ha leggendo il romanzo in arabo è quella di una lingua sospesa, fuori dal tem­po, sensazione confermata dall’assenza di qualsiasi riferimento spaziale e temporale nel romanzo. Per rendere in italiano que­sta particolarità linguistica dell’opera, ho scelto, ad esempio, di usare dei latinismi, di non ricorrere mai ad anglicismi e a prestiti da lingue straniere in generale, di usare vocaboli desueti o dal sapore letterario e di lasciare intatta, dove possibile, la notevo­le lunghezza di periodi che riflettono il modo di esprimersi del protagonista, pedante e confuso per educazione e formazione. Le scelte linguistiche e stilistiche di Rasha al-Amir sono una ap­passionata dichiarazione d’amore dell’autrice per la sua lingua, un tentativo letterario di preservare e valorizzare il patrimonio linguistico arabo, sempre più aggredito dagli influssi di altri idiomi, soprattutto l’inglese e il francese, e a volte denigrato dalle giovani generazioni.
L’arabo classico, lingua dell’eterno Libro di Dio, è anche la lingua dell’opera profana di al-Mutanabbī, uno dei maggiori e più controversi poeti arabi medievali, sommo simbolo dell’ara­bicità, l’unico personaggio che nel romanzo viene indicato per nome. Al-Mutanabbī è la figura che fa conoscere l’imam e la sua amata e lo stesso protagonista del romanzo appare per certi versi come un moderno al-Mutanabbī. Per comprendere il peso di questo poeta – i cui versi fanno parte del programma scolastico standard nei paesi arabi e sono percepiti come aforismi che in­carnano il gusto arabo per l’espressione concentrata –, lo si po­trebbe paragonare a quello che Dante rappresenta nella cultura italiana: massima espressione dell’italianità. Al-Mutanabbī, rap­presentante di una delle epoche più feconde della cultura arabo islamica, è il fiero e altezzoso poeta di corte che ha consegnato le sue rime ricche di immagini epiche e beduine all’eternità, nella convinzione che la poesia gli avrebbe garantito l’immortalità. Grande interprete innovatore della tradizione, il poeta ha rag­giunto un’immensa fama nei secoli successivi alla sua morte, e non si contano i poeti arabi che a lui si sono ispirati. L’eroe di Rasha al-Amir lo definisce “un morto più vivo di chiunque altro di mia conoscenza”. Tutto il romanzo è attraversato da citazioni erudite del “miracolo religioso che è il Corano e del miracolo profano che è la poesia di al-Mutanabbī”, riprendendo le parole dell’imam, parallelismo per nulla casuale. L’estasi suscitata dalla perfezione della parola coranica e il fascino che la recitazione di poesie suscita, oggi come nel passato, nel pubblico arabo sono i due principali catalizzatori de Il giorno del giudizio.
I versetti coranici che ricorrono nel romanzo sono citati, quasi interamente, nella traduzione di A. Bausani (Il Corano, BUR, Milano 2008). La maggior parte dei versi di al-Mutanabbī è stata da me tradotta; alcuni sono riportati nelle traduzioni di F. Gabrieli (Studi su al-Mutanabb¤, Istituto per l’Oriente, Roma 1972) e di M. Diez (al-Mutanabb¤. L’emiro e il suo profeta. Odi in onore di Sayf ad-Dawla al-Hamdan¤, Ariele, Milano 2009).

(Riproduzione riservata)

© La Tartaruga – La nave di Teseo

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Rasha al-Amir è nata a Beirut e ha compiuto gli studi secondari e universitari in Francia. Giornalista, ha fondato insieme al fratello la casa editrice Dar al-Jadid, che si distingue nel mondo arabo per la notevole cura dedicata alla sua produzione.
Il giorno del giudizio, pubblicato nel 2002, è il suo primo romanzo.

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