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ARRIVANO I PAGLIACCI, di Chiara Gamberale (un estratto del libro)

settembre 19, 2014

Pubblichiamo un estratto del romanzo ARRIVANO I PAGLIACCI, di Chiara Gamberale (Mondadori)

«Come posso fare a leggere Arrivano i pagliacci? E’ l’unico fra i tuoi libri che non si riesce più a trovare in libreria» ha chiesto un lettore a Chiara Gamberale durante una sua presentazione. Così si è pensato di riproporre questo romanzo – nucleo generativo importantissimo nel suo percorso – revisionato dall’autrice.

“Arrivano i pagliacci” uscì nel 2003 per Bompiani e per questa riedizione mondadoriana la Gamberale ha rimesso mano al testo, alla storia di Allegra Lunare, e a tutti gli oggetti che raccontano la casa in cui ha vissuto per tutta la vita. Allegra infatti scrive una lunga lettera ai nuovi inquilini, raccontandogli attraverso gli oggetti rimasti in quella casa aneddoti e amori che hanno segnato la sua vita, e quella casa. E così scopriamo la sua bizzarra famiglia, il papà intellettuale, la madre americana naïf e il fratello affetto dalla sindrome di Down, Giuliano detto Giù.

Intorno, un coro di personaggi buffi e allo stesso tempo malinconici. Si può dire che come tipologia di romanzo preannuncia  “La luce nella casa degli altri”.
 «Ho scritto Arrivano i pagliacci quattordici anni fa: avevo ventidue anni, ero alla ricerca pazza di non sapevo neanche io che cosa e quello che scrivevo lo era con me. Quando si fa così il rischio è quello di dare voce a un’urgenza, anziché riflettere bene per dare urgenza a una voce. E forse l’ho corso.» Così scrive nella Nota che chiude questo romanzo Chiara Gamberale, che su quel testo giovanile ha rilavorato con passione.
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La storia

Allegra Lunare ha vent’anni, è nel momento in cui la vita, per molti, comincia: invece per lei finisce, e deve trovare il coraggio per iniziarne una tutta nuova. Allora Allegra scrive: per non avere paura, per salvarsi l’infanzia, per non dimenticare il senso delle persone e delle cose che sono stati il suo mondo fino a quel momento. Scrive una lettera ai nuovi inquilini che abiteranno la casa dove ha vissuto con la sua bizzarra famiglia, e prende spunto dagli oggetti che rimangono nell’appartamento e di quei pochi che porterà con sé. Ognuno di essi racconta una storia: quella di suo padre, universitario rivoluzionario, e della mamma, giovanissima modella americana; la nascita di suo fratello Giuliano, con la sindrome di down; l’amore magico tra Adriana e Matilde; l’incontro strepitoso con Zuellen, che è affamata d’amore e sa trasformare tutto in qualcos’altro; le cose che ha imparato a teatro e al circo, la più importante: che dopo il numero dei trapezi – quando trattieni il fiato e la felicità sembra spezzarsi a ogni passo – arriva sempre il numero dei pagliacci… La scrittura di Allegra procede come il respiro veloce della giovinezza, quando si ha fretta di capire: per libere associazioni, per assonanze del cuore, accostando ai sentimenti cose che ne sono i correlativi oggettivi, e che spesso li esprimono con molta maggior potenza. Il suo sguardo si posa su ogni spazio da una prospettiva inattesa, filtrato dalle lenti colorate con cui ha imparato a osservare la vita per non essere lambita dalle sue ombre: e ci restituisce un’istantanea sorprendente, candida e acutissima al tempo stesso.

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un estratto del romanzo ARRIVANO I PAGLIACCI, di Chiara Gamberale (Mondadori)

Insomma, fu questione d’istanti se papà e Adriana si abbracciarono appena prima che io sul letto matrimoniale con gli gnomi ai quattro pomelli uscissi fuori fra le gambe aperte sudate della mamma e mi tuffassi nel mondo; questione di pochi istanti se almeno quel giorno la scena fu tutta di questa bambina nuova che arrivava e che per un momento sembrava dire che il cancro la Dc l’handicap e il ventisette del mese erano solo degli scherzi, di cattivo gusto sì, ma comunque degli scherzi, e la verità era solo lì, adesso, in un’altra voce che avrebbe imparato a canticchiare c’era una volta un piccolo naviglio, in un’altra testa dove il mondo sarebbe stato inventato, in una mano che avrebbe scarabocchiato case e firmato bollette, in una faccia che si sarebbe riempita di brufoli punti neri e rughe, in un cuore che sarebbe stato preso a morsi, a strappi, a carezze, in qualcuno che, anche solo per un decimo di secondo, magari mangiando la prima ciliegia dell’estate, avrebbe pensato: eh, sì. Io esisto. Esisto davvero.

Sono nata il 20-02-1980 e mi chiamo Allegra Lunare.
Sono alta un metro e sessantanove, ho i capelli castano chiaro, gli occhi un po’ marroni un po’ verdi, anche se sulla carta d’identità ho fatto scrivere solo verdi.
Di buono la gente dice che ho la pelle liscia liscia, un bel sedere e la simpatia.
Di cattivo le orecchie un po’ a sventola, poche tette e un’irritante fiducia nell’analfabetismo.
Il mio film preferito è Dirty Dancing e quando Patrick Swayze dice nessuno può mettere Baby in un angolo mi commuovo sempre.
La mia canzone preferita è Love Me Tender.
Il mio piatto preferito la cotoletta alla milanese.
Il libro che ho letto più volte è Lo hobbit di Tolkien.
Quello che non leggerò mai Alla ricerca del tempo perduto di Proust.
Non sono cattolica ma credo a una specie di liquido che ci fa galleggiare nell’acquario del mondo, e magari è solo acqua magari no, e mentre ce lo chiediamo qualcuno passa davanti all’acquario lo guarda ci guarda, noi lì dentro seri che ci chiediamo se è acqua o no, e ride.
Il mio primo bacio l’ho dato a quattordici anni, la mia prima volta è stata a sedici.
Penso che in fondo San Valentino ognuno può festeggiarlo come gli pare.
Da grande voglio fare l’attrice.

(Riproduzione riservata)

© Mondadori libri

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Chiara Gamberale è nata nel 1977 a Roma, dove vive. Ha esordito nel 1999 con Una vita sottile (Marsilio), al quale sono seguiti Le luci nelle case degli altri, bestseller internazionale, L’amore quando c’eraQuattro etti d’amore, grazie – tutti per Mondadori – e Per dieci minuti (Feltrinelli). E’ autrice e conduttrice di programma televisivi e radiofonici come “Quarto piano scala a destra” su Rai Tre e “Io, Chiara e L’Oscuro” su Radio Due. Collabora con “La Stampa”, “Vanity Fair” e “Io Donna”.

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