MAURO COVACICH racconta LA SPOSA

ottobre 18, 2014

MAURO COVACICHFoto Mauro Covacich ci racconta il suo nuovo libro LA SPOSA (edito da Bompiani). Un estratto è disponibile qui…

di Mauro Covacich

Un unico flusso di pensieri sul presente. Non sulla realtà, ma sul presente, sulle forme reali e surreali della vita che conduciamo in questo inizio secolo. Mi pare che sia questo La sposa. Ieri riguardando Paisà alla tv (Retecapri!) ho pensato: quello era il presente di Rossellini, le piccole vicende umane nella grande storia della liberazione, un presente difficile però tutto sommato più decifrabile. Qual è invece il nostro presente? Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Un’artista vestita da sposa che attraversa l’Europa in autostop. Un tranquillo padre di famiglia che confeziona piccole bombe con la stessa amorevole cura che ci metterebbe per un veliero in bottiglia e poi le va a nascondere sugli scaffali dei supermercati. Uomini d’affari che si organizzano nei weekend per partecipare a un safari umano. Ma anche un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, alle prese con il desiderio. O le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso il torace divaricato del ricevente e un possibile nuovo inizio. Spesso si tratta di situazioni o comportamenti fuori dall’ordinario, in teoria non adatti alla letteratura, che ciononostante mi sembrano rivelare i recessi della cosiddetta vita normale meglio di qualsiasi statistica, e proprio grazie alla loro irriducibile singolarità. A volte traggo spunto da fatti veri, come quello accaduto all’artista Pippa Bacca con cui si apre il libro, a volte invento di sana pianta, a volte cedo a digressioni autobiografiche, come la lezione di frisbee al mio nipotino, nella quale lascio affiorare la dolente sterilità di chi – non solo io, direi quasi un’intera generazione – ha rinunciato ai figli per le proprie ambizioni personali.
La sposaMolti anni fa avevo già scritto un libro simile, era il 1998, si chiamava Anomalie: storie che potevano essere lette come episodi dello stesso romanzo, grazie a una continuità tematica e alla presenza in scena della voce narrante. In questo caso però c’è anche una tessitura interna tra i singoli pezzi – personaggi secondari di un racconto che diventano protagonisti in un altro – a suggerire la coesione che l’insieme possiede nella mia mente. L’idea è quella di una trama ellittica e destrutturata –Babel di Inarritu? – ma dove il narratore è sempre visibile in filigrana, e ogni tanto prende la parola nei panni di se stesso. Un io narrante direi anche fisicamente presente, come un cantastorie del “cunto de li cunti” che non nasconde il suo corpo sudato (e la raucedine) mentre evoca Orlando in battaglia. Da tempo ormai per me è impossibile mantenere distinto il cosiddetto materiale narrativo dalle esperienze personali che mi capita di vivere mentre scrivo. Il metabolismo della scrittura è una questione di vasi comunicanti, un processo di contaminazione reciproca, l’immaginazione con la vita, la vita con l’immaginazione. Non è colpa mia se, mentre rifletto sulla sensazione di mancata pienezza che il mio presente e quello degli altri mi trasmettono, scorgo la figurina bianca di una ragazza che attende un passaggio seduta sul guardrail per andare a sposare il mondo.

(Riproduzione riservata)

© Mauro Covacich

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Mauro Covacich è nato a Trieste nel 1965. Ha scritto diversi libri di narrativa, tra cui: Anomalie (Mondadori 1998, 2001), L’amore contro (Mondadori 2001 e Einaudi 2009), A perdifiato (Mondadori 2003, Einaudi 2005), Fiona (Einaudi 2005 e 2011), Trieste sottosopra (Laterza 2006),Prima di sparire (Einaudi 2008 e 2010), A nome tuo (Einaudi 2011) e L’esperimento (Einaudi 2013).

È inoltre autore della videoinstallazione “L’umiliazione delle stelle” (Fondazione Buziol – Einaudi – Magazzino d’Arte Moderna Roma 2010).

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