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Posts Tagged ‘bompiani’

YARI SELVETELLA racconta LE STANZE DELL’ADDIO

YARI SELVETELLA racconta il suo romanzo LE STANZE DELL’ADDIO (Bompiani)

[tra i dodici libri del Premio Strega 2018]

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di Yari Selvetella

Non ho un posto per scrivere, non ho un’ora a disposizione. Ho un quaderno che mi piace, di marca Spalding, di forma quasi quadrata, con carta gommata. Perdo sempre la penna, ma ne trovo un’altra. Mi siedo nella sala interna del Caffè Italia, a piazza Santa Croce in Gerusalemme. Ascolto attorno a me i discorsi di agenti immobiliari, di coniugi pensionati, di sfaccendati. Indosso occhiali da sole, almeno per qualche minuto. In genere in motorino piango, poi una volta seduto aspetto che passi l’irritazione agli occhi e agli zigomi, che non punga più quell’acido. Quando non ho più lacrime mi tolgo gli occhiali e scrivo.
La mia sedia nel bar è la sedia della sala d’attesa del reparto. Il brusio mi concentra, le voci mi convincono che il buio non è la mia unica patria. Devo dirmi tutto, per convincermi che sia veramente accaduto. Su, una parola appresso all’altra. Così e così. Così e così.
Devo vincere il vizio di riprendere la solita strada che passa il Tevere e raggiunge Prati, si inerpica sull’Aurelia antica fino a Boccea e poi da lì taglia la pineta e all’improvviso si fa imbuto, proprio all’altezza dell’Ospedale. Lì proprio si stringe il budello, lì si complica lo scorrimento. Lì continuo a entrare, sempre; e non ne posso più. Leggi tutto…

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LEI NON SA CHI SONO IO di Mario Baudino

https://i2.wp.com/www.giunti.it/media/b08383-7SP78XIP.jpgLEI NON SA CHI SONO IO di Mario Baudino (Bompiani) – intervista all’autore

di Massimo Maugeri

È davvero delizioso il nuovo libro di Mario Baudino intitolato “Lei non sa chi sono io” (edito da Bompiani). Il sottotitolo coincide con una vera e propria dichiarazione di intenti: “Un’avventurosa ricognizione di cause e di conseguenze umane e letterarie del celarsi sotto uno pseudonimo”. La promessa insita in tale dichiarazione è più che mantenuta.
C’è da dire, peraltro, che – in un certo senso – il “Lei non sa chi sono io” ci riguarda tutti… poiché viviamo in un’epoca in cui l’identità è frammentata e molto spesso sostituita da un’identità altra: quella che proponiamo attraverso l’uso dei social network (e, in alcuni casi, quella dietro la quale ci si nasconde attraverso il ricorso ai nickname).

Mario Baudino (ne approfitto per segnalare la puntata radiofonica dedicata al suo romanzo “Lo sguardo della farfalla”) svolge da par suo un’indagine sulle motivazioni che hanno spinto autori noti a celarsi dietro un nome inventato. La casistia è piuttosto ampia. Qualcuno l’ha fatto per proteggersi, qualcun altro per una questione di snobismo, o per scaramanzia. Altri ancora per questioni legate al denaro o al marketing. O persino per amore.
I nomi che si avvicendano all’interno di “Lei non sa chi sono io” sono celeberrimi. Giusto per citarne qualcuno: Carlo Collodi, Alberto Moravia, Joseph Conrad, Pablo Neruda, Teofilo Folengo, Voltaire, Umberto Saba, Pessoa, Romain Gary. Quest’ultimo, nato Roman Kutcher, è colui con cui Mario Baudino apre il libro (con il capitolo intitolato “Fake era”). Stiamo parlando di un intellettuale francese molto noto che decise di togliersi la vita a Parigi il 2 dicembre 1980 (sei giorni prima dell’assassinio di John Lennon). La vicenda di Gary è molto particolare: nel 1956 vinse il premio Gouncourt, il piú importante premio letterario francese, con un’opera intitolata “Le radici nel cielo”; ma lo stesso stesso premio lo vinse una seconda volta (con il romanzo intitolato “La vita davanti a sé”, pubblicato nel 1975) nei panni di uno scrittore inesistente (un nowhere writer, mi verrebbe da scrivere “parafrasando” il titolo di un celebre brano di Lennon scritto all’epoca dei Beatles) che egli stesso inventò coniando un eteronimo. Poi, però, l’identità fu svelata…

– Caro Mario, partiamo dall’inizio. Come nasce questo libro? Cosa ti ha spinto a scriverlo?
Stavo lavorando sul caso Ferrante, mi chiesi se non ci fossero precedenti interessanti. Ho scoperto così che sono infiniti, ed anzi si può parlare di un vero e proprio “romanzo del nome” che attraversa la letteratura. E ci apre scenari interessanti: per esempio mostra nei fatti come l’autore, sia col proprio nome anagrafico sia con lo pseudonimo, nel momento in cui scrive sta già diventando un altro. A specchio, qualcosa del genere potremmo dire che succede al lettore. In entrambi i casi si esce da se stessi

– I motivi che hanno indotto gli scrittori e i poeti (protagonisti di “Lei non sa chi sono io”) a cambiare nome sono diversi, come ho accennato nell’introduzione a questa chiacchierata. Esiste, tuttavia, un elemento che in qualche modo li accomuna? E quali sono le motivazioni più ricorrenti? Leggi tutto…

MATTEO MARCHESINI racconta FALSE COSCIENZE

MATTEO MARCHESINI racconta il suo libro FALSE COSCIENZE. Tre parabole degli anni zero (Bompiani)

di Matteo Marchesini

Quando parliamo di un libro che abbiamo scritto, ci tocca oscillare tra il tentativo di rappresentare il miscuglio di impulsi o intenzioni da cui è nato, e il tentativo di restituire le impressioni maturate ex post, mentre ci rileggevamo e sceglievamo di pubblicarlo. In realtà è difficile separare i due aspetti, ma il secondo, credo, è più importante del primo: perché ci ricorda che scrivere non significa assecondare un puro atto della volontà, compiere una scelta a priori, ma piuttosto, mantenendo una tensione mimetica quasi attoriale e dando colpi di pollice più o meno temerari, accompagnare verso il destino più adeguato una materia, una figura o un tono che ci si impongono e magari ci infestano. Se riapro oggi False coscienze. Tre parabole degli anni zero, io vedo tre racconti lunghi che a volte somigliano a romanzi condensati, fortemente scorciati, sottoposti a una specie di anamorfosi: viene da pensare che esista un punto in cui la deformazione prospettica che li schiaccia, e che secondo me doveva necessariamente schiacciarli perché testimoniassero ciò che testimoniano, potrebbe lasciare il posto a un flusso narrativo espanso, appunto romanzesco. Questa scorciatura è legata a un’atmosfera dove tutto acquista un’afosa corposità realistica, ma al tempo stesso tutto appare onirico e astratto come un incubo. Dipende da come si “guardano” le linee della trama e i profili dei personaggi, un po’ come succede davanti a quei disegni a doppia interpretazione che si usano negli esercizi sulla percezione visiva, e che Mariolina Bertini ha evocato per altre ragioni a proposito del primo racconto (amo molto il Moravia dell’Imbroglio e le raccolte di Loria).
Nel sottotitolo ho usato il termine impegnativo di parabole: alludendo sia alle storie “esemplari” sia alla metafora geometrica, perché i tre quadri tracciano curve esistenziali che dopo il climax sfumano verso il basso, la deriva, il tonfo. Lo fanno con velocità, densità e stili differenti, calibrati a seconda della situazione a cui aderiscono: si va dalla saturazione psichica o drammatica al timbro divagante e umoristico, dall’ingorgo di chiacchiere da cena in piedi all’azione concitata e ai botta e risposta che si dispongono intorno a piccole o grandi catastrofi.
Nel primo racconto, ogni evento è mediato da un io narrante che si presenta come un termometro ipersensibile, un io ossessivo-compulsivo arroccato in una mente che va su di giri e che lo avvolge in una nube di rimuginii sofistici. Quale sarà la verità? Davvero l’inaugurazione della casa è una scenografia di cartapesta che nasconde appena l’imminente abbandono della compagna? Leggi tutto…

LA MALINCONIA DEI CRUSICH di Gianfranco Calligarich (presentazione ed estratto)

Pubblichiamo una presentazione e un estratto del romanzo LA MALINCONIA DEI CRUSICH di Gianfranco Calligarich (Bompiani)

La storia di un uomo che cerca di avere un altro sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, percorrendo il Sud d’Italia e poi un altro Sud, quello dell’America.

Una storia vera. Una storia di padri e figli che è insieme un’epica saga familiare e un romanzo storico del nostro tempo, narrata con una lingua lucida e travolgente.

Quella dei Crusich è la storia vera di una numerosa famiglia vissuta lungo l’intero arco del secolo scorso con due guerre mondiali, rivoluzioni, guerre civili e altri sconvolgenti avvenimenti sotto i cicli della luna a fare puntuale compagnia alla terra ruotante solitaria nell’universo. Tutti i Crusich vivono nell’ombra di una tenace malinconia, una sorta di ineluttabile preventiva nostalgia della vita che rende le loro esistenze particolarmente avventurose e intense. Ombra che spinge il capostipite a navigare per i mari nella vana ricerca di un introvabile altrove per approdare all’inizio del Novecento a Corfù, dove metterà al mondo sei figli. Li seguiremo, soli o con le famiglie, in Italia durante l’acclamata nascita del fascismo, in Africa durante la fondazione di un breve e fragile Impero, in storiche battaglie su aspre montagne abissine, in campi di concentramento per lunghe prigionie sotto il sole dei deserti egiziani.
E poi di nuovo in Italia, a Milano, durante la faticosa ricostruzione della città uscita dalle macerie del secondo Grande Massacro Mondiale, a Roma nei movimentati, futili anni della Dolce Vita, in Sudamerica in cerca di vagheggiate fortune.
Fino all’ultimo dei Crusich che si imbarcherà a sua volta per una navigazione solitaria lungo le coste della terraferma, i soli luoghi dove forse poter trovare, protetti dal mare e dalla luna, la perduta bellezza del mondo.

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La luna sull’acqua, la notte, e uno sguardo di malinconia che spazia sul mondo, la nostalgia per qualcosa che forse è stato perduto o forse non si raggiungerà mai. È il bagaglio che porta con sé Luigi Crusich, partito da Trieste per approdare a Corfù dove mette al mondo sei figli. Il primogenito, Agostino, sarà destinato alla luce dell’Africa e poi alla Milano fervente della ricostruzione; toccherà al figlio Gino Crusich (scritto tutto attaccato) cercare un altro sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, percorrere il Sud d’Italia e poi toccare un altro Sud, quello dell’America. Infine l’eredità della malinconia toccherà a Uberto Crusich, veterinario sul Lago Maggiore.

[Leggi l’approfondimento di Angelo Guglielmi su “La Stampa”].

 

Pubblichiamo, di seguito, le prime pagine del libro. Leggi tutto…

I FIGLI DEI NAZISTI di Tania Crasnianski (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

Pubblichiamo l’introduzione del volume I FIGLI DEI NAZISTI di Tania Crasnianski (Bompiani – Traduzione di Francesco Peri)

In occasione del Giorno della Memoria, 27 gennaio

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Cosa significa essere figli di un gerarca nazista? Come si reagisce a un’eredità simile? Come si affronta una storia più grande di se stessi?

“Un debutto riuscito su un soggetto particolarmente scabroso.” Le Figaro

Il libro è in corso di pubblicazione in Inghilterra, USA, Argentina, Cina, Portogallo, Taiwan e Turchia

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PREMESSA

Questo libro, nato da ricerche approfondite negli archivi aperti alla consultazione e dallo spoglio di carte giudiziarie, lettere, libri, articoli e interviste sulla vita privata dei gerarchi del Terzo Reich e dei loro discendenti, propone otto ritratti di figli di nazisti.
Ciascuno dei protagonisti, a differenza di quanto accade in altri contributi sullo stesso tema, viene indicato per nome e cognome, perché si tratta di misurare l’impronta di volta in volta specifica lasciata dal rapporto con il genitore. Non per nulla sono spesso gli stessi discendenti a ritenere una fortuna essere stati la figlia o il figlio di un certo personaggio piuttosto che di un altro, considerandone meno gravosa l’eredità.
In un primo tempo avevo progettato di incontrare di persona tutti i discendenti di cui parlo in queste pagine, ma il solo che io sia riuscita a intervistare, alla prova dei fatti, è Niklas Frank.
Alcuni dei protagonisti non sono più di questo mondo; altri mi avrebbero comunque fornito risposte elusive, come già ai precedenti interlocutori. Altri ancora non amano rivangare certi temi, quando addirittura non si rifiutano categoricamente di parlarne, come Gudrun Himmler o Edda Göring.
Ciascun ritratto si apre con un episodio significativo, rievocato con una certa libertà. L’obiettivo è consentire al lettore di toccare con mano la realtà quotidiana di quelle vite.

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INTRODUZIONE Leggi tutto…

BOMPIANI va a GIUNTI

Lo storico marchio BOMPIANI viene acquisito dalla GIUNTI: il corrispettivo complessivo dell’operazione è pari a 16,5 milioni di euro

bompiani-e-giunti

Dopo l’acquisizione, la quota di mercato di Giunti dovrebbe assestarsi a quota 8,9%, avvicinandosi a quella del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol – Gems (pari al 9,6%), mentre il “gigante” Mondadori/Rcs deterrà una quota di mercato del 28,8%.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), nell’ambito dell’operazione di acquisizione del gruppo Rcs libri, aveva obbligato il gruppo Mondadori a cedere il marchio Bompiani (oltre al marchio Marsilio). La suddetta operazione, peraltro, aveva dato origine alla nascita de La nave di Teseo (nuova casa editrice fondata da Elisabetta Sgarbi, Umberto Eco, e un gruppo di editori e scrittori di provenienza Bompiani che si erano dichiarati contrari all’acquisizione da parte di Mondadori).

Diversi, gli editori interessati all’acquisizione del marchio Bompiani: oltre alla citata La nave di Teseo, Feltrinelli, il gruppo Gems, Giunti, De Agostini, Il Saggiatore,  e i due marchi stranieri di Amazon e HarpeCollins. Alla fine, il gruppo Mondadori ha ceduto la Bompiani alla Giunti.

Dal comunicato diramato dalla Mondadori leggiamo: Leggi tutto…

LUCA DONINELLI racconta LE COSE SEMPLICI

LUCA DONINELLI racconta il suo romanzo LE COSE SEMPLICI (Bompiani) – Premio Selezione Campiello 2016

di Luca Doninelli

Anche se mi sta accadendo spesso, è sempre strano per me dover parlare di questo libro. Dopo tanti anni di lavoro, tutto ciò che posso dire legittimamente al suo riguardo è già, in qualche modo, contenuto nel libro stesso.
Per raccontare Le cose semplici dovrei, ragionevolmente, cominciare dalla storia principale, centrata sull’amore tra Chantal Terrassier, giovanissimo genio della matematica, e un non meglio identificato Dodò (che non è il suo nome ma solo il soprannome che lei gli ha dato, e che è il solo che, con buona ragione, io ammetto nel romanzo).
In realtà la storia (con tutte le infinite storie che la intrecciano) è stata qualcosa che ho incontrato per strada, mentre affrontavo un altro problema, più radicale. Si può dire, anzi, che tutte le scelte narrative (dalle vicende alla fisionomia dei personaggi al tipo di prosa adottato fino all’ambientazione o location) obbediscano a quel problema principale e in qualche modo ne conseguano.
Il problema di cui parlo riguarda la natura, la forma del Romanzo come tale. In seguito ad alcuni eventi non piacevoli mi ero reso conto di non avere mai scritto un vero romanzo, ma solo testi narrativi più o meno lunghi. Questo dipendeva da molti motivi, tra cui non ultimo un fraintendimento di fondo che mi pareva (e mi pare tuttora) di vedere a proposito di questa forma difficile e poco duttile di fronte alle esigenze del mercato.
Le cose sempliciIl tentativo di ridurre il romanzo a un prodotto di mercato (con risultati anche eccellenti) ne ha modificato la forma, trasformandolo in uno spazio dentro il quale si mette in gioco l’abilità dello scrittore (il suo ego regale) di costruire un intrigo solido e avvincente.
Nulla contro questa concezione, però a mio parere il romanzo è qualcosa di più. Il romanzo è una voce meno personale, meno ego-centrica, più universale, o se vogliamo più collettiva, è un luogo in cui precipita una molteplicità di narrazioni, di voci, di soggetti, è un campo aperto dove i pensieri, le filosofie, i “credo”, le politiche, i campi del sapere si fronteggiano in una battaglia che deve essere al tempo stesso illuminata e cieca. Il romanzo è un buco (come si definisce un buco?, come l’assenza di qualcosa o come una presenza inquietante?, esiste un gene dei buchi?, un gene dell’assenza?) che però richiede un progetto minuzioso affinché il mondo vi precipiti dentro. Leggi tutto…