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I PRIMI CINQUE DEL PREMIO STREGA 2021: Paolo Di Stefano, Antonella Lattanzi, Loredana Lipperini, Stefano Sgambati, Emanuele Trevi

Sono stati resi noti i titoli dei primi cinque libri proposti dagli “Amici della Domenica” per l’edizione 2021 del Premio Strega

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Premio Strega 2021“Noi” di Paolo di Stefano (Bompiani), proposto da Luca Serianni

“Questo giorno che incombe” di Antonella Lattanzi (HarperCollins), proposto da Domenico Starnone

“La notte si avvicina” di Loredana Lipperini (Bompiani), proposto da Romana Petri

“I divoratori” di Stefano Sgambati (Mondadori), proposto da Daria Bignardi

“Due vite” di Emanuele Trevi (Neri Pozza), proposto da Francesco Piccolo

Di seguito, le schede di proposta dei cinque Amici della Domenica al Premio Strega 2021
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LOREDANA LIPPERINI racconta LA NOTTE SI AVVICINA

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: LOREDANA LIPPERINI racconta LA NOTTE SI AVVICINA (Bompiani)

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di Loredana Lipperini

La notte si avvicina” racconta un’epidemia di peste che scoppia nel 2008 in un piccolo e inesistente paese delle Marche, Vallescura. Nasce con l’intento di raccontare un flagello, di cui la peste è metafora, e nasce molto prima del flagello vero. Era il 2016. Partecipavo a una residenza letteraria, Sconfinare a Lampedusa, dove ero stata invitata da Evelina Santangelo: scrittori che restano una settimana sull’isola, osservano, la raccontano nell’ultimo giorno. L’idea iniziale era quella di un gemellaggio con Gita al Faro, a Ventotene, ma scopriamo quasi subito che non può essere così. A Ventotene tutto è già avvenuto: il confino di Giulia, figlia dell’imperatore, il carcere borbonico a Santo Stefano, la morte di Gaetano Bresci, Altiero Spinelli, il manifesto per l’Europa.
Ecco, l’Europa. Quando arrivi a Lampedusa capisci che qui tutto sta accadendo, invece, e che c’è un mondo millenario che sta vacillando (il centro vacilla, dice Yeats, e non sapeva quanto fosse profetica questa frase) e una mutazione che non è ancora raccontabile, e che sicuramente in molti, moltissimi, non vogliono neppure provare a raccontare. Leggi tutto…

GIULIA CAMINITO racconta L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: GIULIA CAMINITO racconta L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE (Bompiani)

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di Giulia Caminito

L’acqua del lago non è mai dolce nasce da un racconto, molto breve, che scrissi qualche anno fa, un racconto che ha in comune con il romanzo: il lago, la morte e i limoni.
Quel racconto – piccolo, doloroso – l’ho poi messo da parte, tenuto al caldo, aspettando di essere pronta per rileggerlo, deciderne il futuro.
Come autrice ho sempre prediletto le fughe, i racconti surreali, i romanzi che andavano a pescare nelle pozze delle vicende famigliari. I non detti altrui, le fotografie, i ricordi, le cartine geografiche. Il tempo della scrittura, prima di questo romanzo, era stato per me un confortevole rifugio.
Anche se facevo guerreggiare mentre scrivevo la voglia di trovare uno stile mio – e mio soltanto – con le storie del passato e la grande Storia, ero nascosta, al margine e potevo abbuffarmi di molti libri per delineare e modellare i miei, mi sentivo al sicuro. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 9 al 15 novembre 2020 – questa settimana segnaliamo “Gridalo” di Roberto Saviano (Bompiani)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 9 al 15 novembre 2020

Questa settimana segnaliamo: “Gridalo” di Roberto Saviano (Bompiani), al 2° posto in classifica generale

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In prima posizione: “L’Ickabog” di J. K. Rowling (Salani)

In seconda posizione: “Gridalo” di Roberto Saviano (Bompiani)

In terza posizione: “A babbo morto. Una storia di Natale” di Zerocalcare (Bao Publishing)

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La scheda del libro: “Gridalo” di Roberto Saviano (Bompiani)

Gridalo che tutto può cambiare. Gridalo forte.

Ti voglio portare al punto dove starà a te perderti. Al punto dove sono arrivato io, cosicché tu possa partire da dove io non ce l’ho fatta ad andare oltre. Non voglio farti percorrere strade già battute per tenerti dentro a un sentiero segnato, non voglio insegnarti la prudenza, al contrario voglio portarti nel punto in cui la prudnza deve diventare azzardo e la saggezza temerarietà, perché forse solo così si arriva a tracciare una strada nuova.

Un uomo si ferma di fronte alla scuola che ha frequentato a sedici anni e vede uscire il ragazzo che è stato, quello che ancora ha un futuro tutto da immaginare. L’uomo sa che quel ragazzo è solo, e il suo cammino non sarà facile. Vorrebbe poterlo aiutare, ma non gli è concesso. Può però radunare intorno a lui dei compagni di viaggio che lo guidino, che lo facciano sentire meno solo, perché i nostri destini individuali compongono, insieme, l’unica grande avventura della storia umana. Ipazia, Giordano Bruno, Anna Achmatova, Robert Capa, Jean Seberg, Martin Luther King, Francesca Cabrini sono solo alcuni di questi compagni, ma ci sono anche personaggi sorprendenti come Hulk Hogan, Joseph Goebbels, George Floyd, due giovani italiani costretti a emigrare… Donne e uomini le cui storie – a saperle leggere con l’accanimento del reporter d’inchiesta, con la visione potente dello scrittore – svelano dinamiche nascoste, pericolose, e pongono domande ineludibili. La competizione feroce, la sensazione di essere ridotti a consumatori manipolati dagli algoritmi, una propaganda bugiarda e invasiva: davvero questo è il solo mondo possibile? E perché quando qualcuno alza la voce per ottenere giustizia c’è sempre chi insinua che lo faccia per tornaconto personale, chi lo mette in ridicolo mostrandone le contraddizioni? No: non occorre essere santi per lottare. Le contraddizioni, le debolezze non ci fermano come non hanno fermato le donne e gli uomini che popolano queste pagine. Questo libro è una mappa fatta di storie, che non vogliono insegnarci niente, tanto meno a non sbagliare. Ma una cosa la pretendono: aprirci gli occhi. Al ragazzo fuori da scuola, a tutti i ragazzi vogliono raccontare come le loro madri, i loro padri, i loro fratelli maggiori sono caduti e si sono rialzati. Agli adulti vogliono ancora scaldare il sangue, restituire la voglia d’indignarsi, di ritrovare la rabbia giovane. (Il testo è accompagnato da alcune illustrazioni di Alessandro Baronciani).

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 L’Ickabog J. K. Rowling Salani 19,80 *
2 Gridalo Roberto Saviano Bompiani 22,00
3 A babbo morto. Una storia di Natale Zerocalcare Bao Publishing 11,00
4 L’appello Alessandro D’Avenia Mondadori 20,00
5 Insieme in cucina. Divertirsi in cucina con le ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90
6 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
7 Gli ultimi giorni di quiete Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00
8 Donne dell’anima mia Isabel Allende Feltrinelli 15,00
9 Dante Alessandro Barbero Laterza 20,00
10 Borgo Sud Donatella Di Pietrantonio Einaudi 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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NOI di Paolo Di Stefano (recensione)

“Noi” di Paolo Di Stefano (Bompiani)

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La poesia che scioglie i nodi

di Sebastiano Burgaretta

Si può, senza ombra di dubbio, affermare che il romanzo di Paolo Di Stefano Noi ha radici antiche. Esso, infatti, si configura come un lavoro maturato, nel corso degli anni, in una sorta di palinsesto, work in progress, che ha richiesto attenzione continua e sempre nuovi apporti, che ne dessero in modo plausibile le intime ragioni umane e ne individuassero la giusta, esatta collocazione storica e socio-antropologica. È il frutto di un lavoro continuo, si può dire di sempre, l’esito di una fatica non configuratasi in questi ultimi anni ma generatasi e protrattasi sin dal tempo del primo romanzo e rimasta finora senza un totale compimento. Baci da non ripetere (1994), Tutti contenti (2003), Ogni altra vita (2015), persino La parrucchiera di Pizzuta (2017), libro uscito sotto lo pseudonimo Nino Motta, che è il protagonista di Tutti contenti, e lo stesso Giallo d’Avola (2013) con la sparizione di un fratello anche lì come in Noi, sono, a guardare retrospettivamente, gli atti di un’unica ricerca artistico-creativa, e ancor prima umana, che non trovava sosta né soluzione alcuna. Tutti questi lavori erano come dei frammenti di una tormentosa ricerca sempre in itinere, in un insoddisfacente fieri, che, nel corso degli anni e dietro alla maturazione umana ed esistenziale dell’autore, cercavano, più o meno inconsapevolmente, una loro composizione unitaria. Leggi tutto…

LE REGOLE DEGLI AMANTI di Yari Selvetella (recensione)

“Le regole degli amanti” di Yari Selvetella (Bompiani)

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Un decalogo antitetico per coppie vere

di Daniela Sessa

Il testo più noto sulle regole dell’amore è il Kamasutra: nel quinto libro si danno i precetti, a dire il vero opportunistici, per sedurre le mogli altrui (meglio se l’altrui è un nemico). Un secolo prima Ovidio con i “Remedia amoris” aveva composto un manualetto, scandaloso per la corte augustea, in cui consigliava le strategie per sfuggire al coinvolgimento sentimentale. A Denis Diderot libertino viene attribuito un romanzo, “Thérèse Philosophe”, sulle peripezie sessuali di una sedicenne accompagnate da dissertazioni sull’esistenza, l’amore, la verità. Solo tre esempi per dimostrare quanta attenzione la letteratura abbia dedicato a regolamentare il non regolamentabile: l’amore. Si sa, l’amore è l’eco della libertà, l’espressione del desiderio, la maniera per sottrarsi alla morte o per sublimarla. L’amore è fuggevole (non si dice che in amore vince chi fugge?), richiede impazienza e fantasia, follia: “ti amo da impazzire” è frase cult. Provare a ingabbiare l’amore dentro un elenco di cose corrette o scorrette, convenienti o sconvenienti, perfino di diritti e doveri appare un compito se non arduo almeno impegnativo. Per il legislatore si tratta di normare coppie sposate o di fatto, per il prete di benedire gli anelli, per marito e moglie di armarsi di santa pazienza. Per uno scrittore vuol dire fingersi il geometra di Dante che in Paradiso fa quadrare il cerchio. Impegnativo, appunto. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 21 al 27 settembre 2020 – questa settimana segnaliamo “M. L’uomo della provvidenza” di Antonio Scurati (Bompiani)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana 21 al 27 settembre 2020

Questa settimana segnaliamo: “M. L’uomo della provvidenza” di Antonio Scurati (Bompiani), al 1° posto in classifica generale

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In seconda posizione: “Fu sera e fu mattina” di Ken Follet (Mondadori)

In terza posizione: “Midnight sun” di Stephenie Meyer (Fazi)

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La scheda del libro: “M. L’uomo della provvidenza” di Antonio Scurati (Bompiani)

Il cammino di M. Il figlio del secolo – caso letterario di assoluta originalità ma anche occasione di una inedita riaccensione dell’autocoscienza nazionale – prosegue qui in modo sorprendente, sollevando il velo dell’oblio su persone e fatti di capitale importanza e sperimentando un intreccio ancor più ardito tra narrazione e fonti dell’epoca.

All’alba del 1925 il più giovane presidente del Consiglio d’Italia e del mondo, l’uomo che si è addossato la colpa dell’omicidio di Matteotti come se fosse un merito, giace riverso nel suo pulcioso appartamento-alcova. Benito Mussolini, il “figlio del secolo” che nel 1919, rovinosamente sconfitto alle elezioni, sedeva nell’ufficio del Popolo d’Italia pronto a fronteggiare i suoi nemici, adesso, vincitore su tutti i fronti, sembra in punto di morte a causa di un’ulcera che lo azzanna da dentro. Così si apre il secondo tempo della sciagurata epopea del fascismo narrato da Scurati con la costruzione e lo stile del romanzo. M. non è più raccontato da dentro perché diventa un’entità distante, “una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta”. Attorno a lui gli antichi camerati si sbranano tra loro come una muta di cani. Il Duce invece diventa ipermetrope, vuole misurarsi solo con le cose lontane, con la grande Storia. A dirimere le beghe tra i gerarchi mette Augusto Turati, tragico nel suo tentativo di rettitudine; dimentica ogni riconoscenza verso Margherita Sarfatti; cerca di placare gli ardori della figlia Edda dandola in sposa a Galeazzo Ciano; affida a Badoglio e Graziani l’impresa africana, celebrata dalla retorica dell’immensità delle dune ma combattuta nella realtà come la più sporca delle guerre, fino all’orrore dei gas e dei campi di concentramento. Il cammino di M. Il figlio del secolo – caso letterario di assoluta originalità ma anche occasione di una inedita riaccensione dell’autocoscienza nazionale – prosegue qui in modo sorprendente, sollevando il velo dell’oblio su persone e fatti di capitale importanza e sperimentando un intreccio ancor più ardito tra narrazione e fonti dell’epoca. Fino al 1932, decennale della rivoluzione: quando M. fa innalzare l’impressionante, spettrale sacrario dei martiri fascisti, e più che onorare lutti passati sembra presagire ecatombi future.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 M. L’uomo della provvidenza Antonio Scurati Bompiani 23,00 *
2 Fu sera e fu mattina Ken Follett Mondadori 27,00
3 Midnight sun Stephenie Meyer Fazi 20,00 *
4 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
5 Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose Gianrico Carofiglio Feltrinelli 14,00
6 Troppo freddo per Settembre Maurizio De Giovanni Einaudi 18,50
7 Helgoland Carlo Rovelli Adelphi 15,00
8 A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l’Italia Aldo Cazzullo Mondadori 18,00
9 Una grande storia d’amore Susanna Tamaro Solferino 17,00
10 Come un respiro Ferzan Ozpetek Mondadori 17,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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PREMIO VITTORINI 2020: vince Marta Barone

Marta Barone, con il suo romanzo “Città sommersa” (Bompiani), vince l’edizione 2020 del Premio Vittorini.

Sabato 12 settembre alle ore 19,30 la premiazione della scrittrice torinese nella Sala Ipostila del Castello Maniace di Siracusa

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[Invitiamo i lettori a gustarsi l’Autoracconto d’Autore, dedicato a “Città sommersa” che Marta Barone ha scritto per Letteratitudine]

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“Questa storia ha due inizi: almeno due, perché, come tutto quello che ha a che fare con la vita è sempre difficile stabile cosa cominci e quando […]”.
(Marta Barone)

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È dunque Marta Barone ad aggiudicarsi il Premio Elio Vittorini 2020, con il romanzo d’esordio “Città sommersa” edito da Bompiani già candidato al Premio Strega 2020.

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Una trama avvincente, su un padre quasi sconosciuto ed un passato da indagare, su uno scenario terroristico e la Torino degli anni settanta. Leggi tutto…

MARTA BARONE racconta CITTÀ SOMMERSA

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: MARTA BARONE racconta il suo libro CITTÀ SOMMERSA (Bompiani). Libro candidato all’edizione 2020 del Premio Strega

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di Marta Barone

Città sommersaLa storia di come Città sommersa è nato è già dentro il libro. Un padre muore; una figlia non riesce ad attraversare il lutto per le troppe cose non dette e le lacerazioni rimaste aperte e in qualche modo lo lascia da parte, non riesce a guardarlo; un paio di anni dopo quella figlia, che si è trasferita in un’altra città dopo la laurea e che una volta scriveva e aveva pubblicato libri per ragazzi, ma è impantanata da anni in un silenzio fangoso, a cercare di scrivere un libro nato già morto perché basato su delle idee ma senza una storia, torna a casa e quasi per accidente ritrova la memoria difensiva su un processo per partecipazione a banda armata a cui suo padre è stato sottoposto negli anni ottanta. La figlia sa già, molto vagamente, del processo e del carcere: ma dentro quelle pagine, che sono solo un riassunto degli eventi – l’accusa è di aver curato, lui medico operaio, un ferito di Prima linea e di aver “quasi” visitato un’altra terrorista ferita tre anni dopo – si muove un personaggio sconosciuto, interessante, misterioso, che accende una miccia sepolta.
Ora io – che naturalmente sono quella figlia – desideravo sapere qualcosa di quel fantasma sfuggente: e così ho cominciato a cercare persone, a scoprire cose della sua militanza politica nell’estrema sinistra, da Valle Giulia alle lotte operaie e per la casa a Torino, dei suoi amori, delle sue amicizie, del suo bizzarro vagare, della sua generosità e delle sue scelte a volte incomprensibili, di eventi sconvolgenti che dovevano avergli cambiato per sempre la vita e di cui non sapevo nulla, e che mi costringevano a rileggere in una nuova chiave quasi tutto dell’uomo che avevo conosciuto, o creduto di conoscere. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 14 al 20 ottobre 2019 – segnaliamo “Di’ la verità anche se la tua voce trema” di Daphne Caruana Galizia (Bompiani)

Di' la verità anche se la tua voce trema - Daphne Caruana Galizia - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 7 al 13 ottobre 2019

Questa settimana segnaliamo: “Di’ la verità anche se la tua voce trema” di Daphne Caruana Galizia (Bompiani), al 10° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto, “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!” di  Giulia De Lellis e Stella Pulpo (Mondadori Electa)

Al 2° posto “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Entra in top ten al 3° posto “Timeport. L’occhio del tempo” di Stef & Phere e Giulia Gubellini (Magazzini Salani)

Entra in top ten al 4° posto, “Il grande romanzo dei Vangeli” di Corrado Augias e Giovanni Filoramo (Einaudi)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione), “Il treno dei bambini” di Viola Ardone (Einaudi)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione), “Le sette dinastie” di Matteo Strukul (Newton Compton)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione) “Segreti e ipocrisie” di Sveva Casati Modignani (Sperling & Kupfer)

Conferma l’8° posto “La mattina dopo” di Mario Calabresi (Mondadori)

Al 9° posto, “Io sono con voi. Catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli (6-8 anni)” – Conferenza episcopale italiana (cur.) (Libreria Editrice Vaticana)

Entra in top ten al 10° posto “Di’ la verità anche se la tua voce trema” di Daphne Caruana Galizia (Bompiani)

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Di' la verità anche se la tua voce trema - Daphne Caruana Galizia - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Di’ la verità anche se la tua voce trema” di Daphne Caruana Galizia (Bompiani), al 10° posto in classifica generale

Dagli esordi sulla carta stampata all’ultimo post su Running Commentary, una raccolta di articoli della più nota giornalista d’inchiesta maltese, simbolo di tutte le voci libere messe a tacere per aver esercitato il proprio diritto alla parola che resiste.

«Che un fatto, un’opinione siano giusti o sbagliati non è qualcosa che si può stabilire in base al numero di persone che credono a quel fatto, che compiono quell’azione o che condividono quell’opinione. È senza dubbio sbagliato votare per mandare al potere dei politici corrotti. La vittoria e la sconfitta non sono fattori in base a cui possiamo stabilire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Vittoria e sconfitta riguardano il potere di prevenire le cose sbagliate o il potere di perpetrarle.»

Queste pagine raccolgono gli scritti che hanno condannato a morte Daphne Caruana Galizia, dagli esordi su carta fino all’ultimo post sul suo blog. Le parola di Daphne raccontano il tenace lavoro di denuncia del più grande sistema di riciclaggio che il mondo conosca, le prove della corruzione, la solitudine, il coraggio di una donna minacciata, colpita negli affetti familiari usati come bersaglio, ma capace di tenere testa a un potere che nasconde miliardi di euro. La passione per la verità di Daphne Caruana Galizia la rende simbolo di tutte le voci libere messe a tacere per aver esercitato il diritto alla parola resistente.

«Ci sono corrotti ovunque si guardi, la situazione è disperata.» L’ultimo post di Daphne Caruana Galizia su «Running Commentary» si chiude così, alle 14.35 del 16 ottobre 2017. Pochi minuti dopo la Peugeot 108 su cui Daphne si sta allontanando da casa salta in aria, e quella frase diventa un testamento involontario consegnato ai lettori del suo blog. Daphne ha pagato con la vita trent’anni di giornalismo investigativo in cui ha denunciato i lati più oscuri di Malta, dalla corruzione dei suoi politici al narcotraffico al riciclaggio di denaro sporco, dall’influenza del regime azero sulla politica locale al ruolo di Malta nello scandalo dei Panama Papers al sistema della vendita della cittadinanza maltese che vale il 2,5% del PIL dell’isola. «Quando un giornalista viene ucciso ne soffre tutta la società», ha scritto Margaret Atwood. E questo è tanto più vero se accade nel silenzio assordante della giustizia. Fino a quando anche un solo giornalista perderà la vita per aver raccontato la verità, le ultime parole di Daphne rimarranno un monito doloroso tra i fiori negati del suo memoriale.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza! Giulia De Lellis; Stella Pulpo Mondadori Electa 15,90
2 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
3 Timeport. L’occhio del tempo Stef & Phere; Giulia Gubellini Magazzini Salani 15,90
4 Il grande romanzo dei Vangeli Corrado Augias; Giovanni Filoramo Einaudi 19,50
5 Il treno dei bambini Viola Ardone Einaudi 17,50
6 Le sette dinastie Matteo Strukul Newton Compton 9,90
7 Segreti e ipocrisie Sveva Casati Modignani Sperling & Kupfer 15,90
8 La mattina dopo Mario Calabresi Mondadori 17,00
9 Io sono con voi. Catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli (6-8 anni) Conferenza episcopale italiana (cur.) Libreria Editrice Vaticana 5,50
10 Dì la verità anche se la tua voce trema Daphne Caruana Galizia Bompiani 18,00 *

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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ROBERTO SAVIANO dirigerà una nuova collana per BOMPIANI

Il 16 ottobre arriveranno in libreria per Bompiani i primi due titoli della nuova collana MUNIZIONI diretta da Roberto Saviano

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La data di uscita non è casuale: il 16 ottobre sarà l’anniversario dell’uccisione della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia e uno dei due volumi, Di’ la verità anche se la tua voce trema, raccoglie alcuni dei più importanti reportage di Daphne scelti dai suoi figli Andrew, Matthew e Paul insieme con Roberto Saviano.

L’altro volume s’intitola Fariña e l’autore è Nacho Carrettero, giornalista investigativo per El País. Questo libro è stato messo al bando dall’autorità giudiziaria spagnola per aver raccontato la storia del narcotraffico in Galizia; poi riabilitato, ha scalato le classifiche di vendita.

Di seguito: il manifesto di Roberto Saviano e informazioni sulla collana Leggi tutto…

GLI OSCILLANTI di Claudio Morandini (recensione)

Gli oscillantiGLI OSCILLANTI di Claudio Morandini (Bompiani)

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di Umberto Rossi

Tutto si può dire di Claudio Morandini tranne che sia un esordiente. Eppure in un certo senso Gli oscillanti lo possiamo considerare romanzo d’esordio nella misura in cui, dopo aver pubblicato con una serie di piccoli editori, il nostro approda a una delle majors del libro. Questo potrebbe fargli incontrare molti nuovi lettori, e non mi pare un caso che il titolo stesso di questo romanzo singolare (ma quale dei libri finora pubblicati dallo scrittore valdostano non lo è?) vada interpretato come una presentazione, come una chiave di lettura di questa storia.
Abbiamo una valle montana. Alpi? Appennino? L’autore non lo dice chiaramente: quel che è certo è che non siamo in una valle turistica, né Val Gardena né Val di Fassa. Leggi tutto…

MAGIA NERA di Loredana Lipperini (incontro con l’autrice)

MAGIA NERA di Loredana Lipperini (Bompiani)

Loredana Lipperini è giornalista, narratrice, amatissima voce di Fahrenheit su Radiotre e scrive per le pagine culturali de “la Repubblica”. Il suo blog Lipperatura, attivo dal 2004, è un punto di riferimento per la discussione letteraria, culturale, politica. Ha pubblicato romanzi gotici con lo pseudonimo di Lara Manni e fra l’altro i saggi Ancora dalle parte delle bambine (2007), Non è un paese per vecchie (2012), L’ho uccisa perché l’amavo con Michela Murgia (2013), il libro per ragazzi Pupa (Rrose Sélavy, 2013). Nel 2016 per Bompiani, è uscito L’arrivo di Saturno. E sempre per i tipi di Bompiani, di recente, è uscito un nuovo libro di Loredana Lipperini: la raccolta di racconti intitolata Magia nera

Una serie di racconti al limite tra vero e fantastico, che qualche volta pescano nei ritmi della fiaba tradizionale, qualche volta si spingono al limitare della distopia, dando la ribalta a personaggi sulla soglia di una scelta indispensabile e terribile, che cambierà la loro vita.

Abbiamo incontrato Loredana Lipperini e le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa su Magia nera.

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«Non è mai una questione di scaffali. O meglio, è una questione di scaffali se si è un libraio, o un editore, ma se si è un lettore, o persino una scrittrice, gli scaffali hanno poco senso», ha detto Loredana Lipperini a Letteratitudine. «Perché se dovessimo ragionare in termini di scaffali dovremmo avere un bel po’ di etichette a disposizione: rossa per l’horror, gialla per la fantasy, verde per la fantascienza, e poi comincerebbero le discussioni. E l’urban fantasy? Il dark fantasy? L’epic fantasy? La distopia? L’ucronia? Il post-apocalittico? Il paranormal romance? Il gotico? Lo steampunk? Il cyberpunk? New weird? Bizarro fiction? Leggi tutto…

CLASSIFICA: dall’8 al 14 luglio 2019 – in vetta “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

M. Il figlio del secolo - Antonio Scurati - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dall’8 al 14 luglio 2019

Il Premio Strega rilancia: “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani) – al 1° posto nella classifica generale.

[Lo speciale di Letteratitudine, con lunga intervista radiofonica ad Antonio Scurati, è disponibile qui]

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Fresco vincitore del Premio Strega 2019, raggiunge il 1° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

Si conferma al 2° posto “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Mantiene il 4° posto  “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Cinquanta in blu. Otto racconti gialli” (Sellerio)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione) “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “La stanza delle farfalle” di Lucinda Riley (Giunti Editore)

Rientra in top ten all’8° posto “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Entra in top ten al 9° posto “L’eredità di Agneta. Le signore di Löwenhof” di Corina Bomann (Giunti editore)

Al 10° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “L’enigma dell’abate nero” di Marcello Simoni (Newton Compton)

 

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M. Il figlio del secolo - Antonio Scurati - copertinaIl Premio Strega rilancia: “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani) – al 1° posto nella classifica generale

Il primo romanzo sul fascismo raccontato attraverso Benito Mussolini: il figlio di un secolo che ci ha reso quello che siamo.

“Io sono lo sbandato per eccellenza, il protettore degli smobilitati, lo sperduto alla ricerca della strada. Ma l’azienda c’è e bisogna portarla avanti. In questa sala semivuota, dilatate le narici, fiuto il secolo, poi tendo il braccio, cerco il polso della folla e sono sicuro che il mio pubblico ci sia.”

Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un’Italia sfinita, stanca della casta politica, della democrazia in agonia, dei moderati inetti e complici. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei delinquenti, degli incendiari e anche dei “puri”, i più fessi e i più feroci. Lui, invece, in un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 è descritto come “intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale”. Lui è Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso, direttore di un piccolo giornale di opposizione. Sarebbe un personaggio da romanzo se non fosse l’uomo che più d’ogni altro ha marchiato a sangue il corpo dell’Italia. La saggistica ha dissezionato ogni aspetto della sua vita. Nessuno però aveva mai trattato la parabola di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo. Un romanzo – e questo è il punto cruciale – in cui d’inventato non c’è nulla. Non è inventato nulla del dramma di cui qui si compie il primo atto fatale, tra il 1919 e il 1925: nulla di ciò che Mussolini dice o pensa, nulla dei protagonisti – D’Annunzio, Margherita Sarfatti, un Matteotti stupefacente per il coraggio come per le ossessioni che lo divorano – né della pletora di squadristi, Arditi, socialisti, anarchici che sembrerebbero partoriti da uno sceneggiatore in stato di sovreccitazione creativa. Il risultato è un romanzo documentario impressionante non soltanto per la sterminata quantità di fonti a cui l’autore attinge, ma soprattutto per l’effetto che produce. Fatti dei quali credevamo di sapere tutto, una volta illuminati dal talento del romanziere, producono una storia che suona inaudita e un’opera senza precedenti nella letteratura italiana. Raccontando il fascismo come un romanzo, per la prima volta dall’interno e senza nessun filtro politico o ideologico, Scurati svela una realtà rimossa da decenni e di fatto rifonda il nostro antifascismo.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
2 Il cuoco dell’Alcyon Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
3 Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00
4 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
5 Cinquanta in blu. Otto racconti gialli Sellerio Editore Palermo 15,00
6 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
7 La stanza delle farfalle Lucinda Riley Giunti Editore 17,90
8 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
9 L’eredità di Agneta. Le signore di Löwenhof Corina Bomann Giunti Editore 16,90
10 L’enigma dell’abate nero Marcello Simoni Newton Compton 9,90

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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IL VIOLINO DI MUSSOLINI di Mario Baudino

IL VIOLINO DI MUSSOLINI. Una storia grossomodo d’amore” di Mario Baudino (Bompiani): incontro con l’autore

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Mario Baudino vive a Torino dove è giornalista per le pagine culturali de “La Stampa”. Ha pubblicato le raccolte di poesie Aeropoema, Grazie e Colloqui con un vecchio nemico. È autore di saggi e di romanzi, fra cui Il mito che uccide (2004), Per amore o per ridere (2008), Il gran rifiuto (2009), Ne uccide più la penna (2011), Lo sguardo della farfalla (Bompiani, 2016), Lei non sa chi sono io (Bompiani, 2017).

Il suo nuovo romanzo si intitola Il violino di Mussolini. Una storia grossomodo d’amore (Bompiani, 2019).

Un romanzo dove lo humour dei personaggi, coltissimi, innamorati della letteratura, a tratti burloni, deve misurarsi con la feroce stupidità del mondo che assedia i protagonisti e la loro precaria isola felice.

Abbiamo chiesto a Mario Baudino di parlarcene…

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Risultati immagini per La forza della disabitudine

«Primo, non è un romanzo storico», ha detto Mario Baudino a Letteratitudine. «Secondo, non è né un giallo né un thriller. Terzo, gioca con le strutture di entrambi i generi, ma dal mio punto di vista Il violino di Mussolini dovrebbe essere una commedia. Un libro comico, magari grottesco, una risata (non del tutto allegra?) scagliata sul presente. Va da sé che ogni lettore è signore e padrone e lo interpreta come gli pare, e che l’autore non è affatto sicuro di aver scritto proprio quel che intendeva scrivere: può darsi benissimo che i personaggi mi abbiano preso la mano. Si tratta del resto di tipi un po’ bizzarri e scherzosi, nonostante la loro caratura di bibliofili incalliti: il che potrebbe suggerire l’immagine di topi di biblioteca, noiosetti anzichenò. Io però con loro mi sono molto divertito, dopo averli rintracciati in un primo romanzo (Lo sguardo della farfalla): ma allora era autunno, in seguito ho capito che avevano bisogno di primavera. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 4 al 10 marzo 2019 – segnaliamo “L’amore che dura” di Lidia Ravera (Bompiani)

L' amore che dura - Lidia Ravera - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 4 al 10 marzo 2019

Questa settimana segnaliamo: “L’amore che dura” di Lidia Ravera (Bompiani) –  al 24° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Si conferma al 2° posto “L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale (Feltrinelli)

Al 3° posto (la settimana scorsa era in 6^ posizione) “Conversazione su Tiresia” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Al 4° posto (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani” di Matteo Renzi (Marsilio)

Al 5° posto, “TFA Insegnante di sostegno. Nella scuola secondaria di I e II grado” (Edizioni Giuridiche Simone)

Al 6° posto #valespo di Valerio Mazzei e Sespo (Mondadori Electa)

Si conferma al 7° posto “Le nostre emozioni” di Iris Ferrari (Mondadori Electa)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “Doppia verità” di Michael Connelly (Piemme)

Entra in top ten al 9° posto “After. Ediz. speciale. Vol. 1” di Anna Todd (Sperling & Kupfer)

Al 10° posto (la settimana scorsa era in 8^ posizione) “Fedeltà” di Marco Missiroli (Einaudi)

 

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L' amore che dura - Lidia Ravera - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “L’amore che dura” di Lidia Ravera (Bompiani) –  al 24° posto in classifica generale

Teso come un thriller, forte di un montaggio cinematografico che tiene incollati alla pagina, L’amore che dura è la storia di un amore nato al tempo della rivoluzione femminista. Lidia Ravera coglie con esasperata sensibilità gli slittamenti della vita di coppia, interrogandosi sulle ragioni del sentimento amoroso: dura quando l’altro è il fantasma che insegui e che ti insegue, il tuo pezzo mancante?

Non è un appuntamento d’amore, quello che si sono concessi Emma e Carlo. È piuttosto una resa dei conti. A quarant’anni da quando hanno scoperto l’amore insieme, a vent’anni dalla fine del loro matrimonio: quando Carlo è volato a New York a sfidare se stesso ed Emma è rimasta a Roma, a insegnare in una scuola di borgata. Oggi lui è un regista quasi famoso, lei un’idealista fuori dal tempo. Lui ha girato un film che racconta con nostalgia la loro love story adolescente, lei l’ha stroncato su una rivista online. Lui si è offeso, lei è pronta a scusarsi. Ma quella è la colpa minore. L’altra, ben più grave, si è piantata fra loro come una spina. Lui non la immagina neppure, lei vorrebbe confessare ma non sa come. All’appuntamento va in bicicletta, difesa da un gilet di velluto vintage, armata di una borsa a bandoliera che contiene quattro quaderni neri traboccanti di verità. Ma la resa dei conti non avrà luogo. Un incidente la impedisce, o forse la ritarda soltanto. Resta il mistero dell’amore che dura, che resiste, anche se più Carlo ed Emma si allontanano dalla prima giovinezza più aumenta la distanza fra loro. Che cosa continua a tenerli legati dai movimentati anni settanta fino al disincanto del presente? Quella che Emma chiama la chimica dei corpi? O qualcosa di più misterioso e tenace?

 

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
2 L’isola dell’abbandono Chiara Gamberale Feltrinelli 16,50
3 Conversazione su Tiresia Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 8,00
4 Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani Matteo Renzi Marsilio 16,00 *
5 TFA Insegnante di sostegno. Nella scuola secondaria di I e II grado. Teoria e quiz per la preparazione alle prove d’accesso ai percorsi di specializzazione. Con software di simulazione Edizioni Giuridiche Simone 36,00
6 #valespo Valerio Mazzei; Sespo Mondadori Electa 15,90 *
7 Le nostre emozioni Iris Ferrari Mondadori Electa 15,90 *
8 Doppia verità Michael Connelly Piemme 19,90
9 After. Ediz. speciale. Vol. 1 Anna Todd Sperling & Kupfer 15,90
10 Fedeltà Marco Missiroli Einaudi 19,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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IL BENE, GLI ALTRI E I DISORGANICI: i nuovi libri di Filippo La Porta

I nuovi libri di Filippo La Porta mettono in relazione il bene e il male come elementi essenziali per comprendere la realtà e “gli altri”

di Massimo Maugeri

I grandi capolavori della letteratura – quelli che oltrepassano la barriera del tempo e dello spazio – continuano a parlarci, a offrirci strumenti che ci consentono di interpretare la realtà che ci circonda e il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. La Commedia di Dante rientra senza dubbio tra le opere che offrono suggestioni e stimoli di questo tipo. Lo dimostra Filippo La Porta nell’ambito del suo recente saggio intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani). Il titolo contiene implicitamente una domanda: in che modo è possibile identificare un’etica, nel poema dantesco, che possa trovare applicazione nella nostra contemporaneità? Filippo La Porta fornisce la sua risposta svolgendo un’indagine letteraria sulla Commedia e indirizzandola sui concetti di bene e male / realtà e irrealtà. Leggi tutto…

M. IL FIGLIO DEL SECOLO di Antonio Scurati (recensione)

M. IL FIGLIO DEL SECOLO di Antonio Scurati (Bompiani)

Azione e reazione: fisica e breve “controstoria” di un principio

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di Riccardo Piazza

Il coraggio di agire è spesso contrapposto alla ponderazione del discernimento. Quanto conosciamo le peculiarità proprie della meccanica politica d’Italia? Il secolo breve è aperto da un lunghissimo ponte cronologico che vede la nazione uscire esausta, unita seppur divisa e sfilacciata nelle sue trame sabaude, dalla dialettica, sovente sterile, del parlamentarismo trasformista. La Prima guerra mondiale sovverte gli equilibri delle radiose giornate di Maggio senza però esimerci dalla responsabilità della risposta più importante: quale il principio morale, prima ancora che etico, dell’azione all’interno di quei primi anni novecenteschi?
Il romanzo di Antonio Scurati, in più di ottocento pagine, eviscera con perizia i contorni della risposta. Al concetto di idea ed azione i Fasci di combattimento, naturale evoluzione di quelli siciliani combattuti e avversati da Francesco Crispi, resilienti nelle velleità agrarie, movimentiste, sindacali e contadine di un socialismo fattosi facile Salomè incantatrice, grazie ai pifferi magici di Marx, Engels, con tanto di zucchero a velo della dialettica hegeliana, nonché i partiti di massa, consacrano il loro nuovo santo Graal neorisorgimentale. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 10 al 16 settembre 2018 – segnaliamo “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 10 al 16 settembre 2018

Questa settimana segnaliamo: “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani) – al 1° posto in classifica generale

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Entra in top ten raggiungendo il 1° posto “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

In seconda posizione (la settimana scorsa era in 2^ posizione) “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” di Andrea Camilleri (Bompiani)

In 3^ posizione (la settimana scorsa era al 2° posto) per “L’amica geniale. Vol. 1″ di Elena Ferrante (E/O), sulle ali della fiction Tv

Conferma il 4° posto “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek (Guanda)

Entra in top ten in 5^ posizione “L’ultimo giro della notte” di Michael Connelly (Piemme)

Al 6° posto (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “Grido di guerra” di Wilbur Smith e David Churchill (Longanesi)

Al 7° posto (la settimana scorsa era in 10^ posizione) “Inganno. Tre ragazzi, il Sudtirolo in fiamme, i segreti della Guerra fredda” di Lilli Gruber (Rizzoli)

In 8^ posizione (la settimana scorsa era al 5° posto) “Il taglio di Dio” di Jeffery Deaver (Rizzoli)

Entra in top ten al 9° posto “Quinto comandamento” di Valerio Massimo Manfredi (Mondadori)

Entra in top ten in 10^ posizione “Peccato mortale. Un’indagine del commissario De Luca ” di Carlo Lucarelli (Einaudi)

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Questa settimana segnaliamo: “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani) – al 1° posto in classifica generale

Il primo romanzo sul fascismo raccontato attraverso Benito Mussolini: il figlio di un secolo che ci ha reso quello che siamo.

“Io sono lo sbandato per eccellenza, il protettore degli smobilitati, lo sperduto alla ricerca della strada. Ma l’azienda c’è e bisogna portarla avanti. In questa sala semivuota, dilatate le narici, fiuto il secolo, poi tendo il braccio, cerco il polso della folla e sono sicuro che il mio pubblico ci sia.”

Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un’Italia sfinita, stanca della casta politica, della democrazia in agonia, dei moderati inetti e complici. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei delinquenti, degli incendiari e anche dei “puri”, i più fessi e i più feroci. Lui, invece, in un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 è descritto come “intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale”. Lui è Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso, direttore di un piccolo giornale di opposizione. Sarebbe un personaggio da romanzo se non fosse l’uomo che più d’ogni altro ha marchiato a sangue il corpo dell’Italia. La saggistica ha dissezionato ogni aspetto della sua vita. Nessuno però aveva mai trattato la parabola di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo. Un romanzo – e questo è il punto cruciale – in cui d’inventato non c’è nulla. Non è inventato nulla del dramma di cui qui si compie il primo atto fatale, tra il 1919 e il 1925: nulla di ciò che Mussolini dice o pensa, nulla dei protagonisti – D’Annunzio, Margherita Sarfatti, un Matteotti stupefacente per il coraggio come per le ossessioni che lo divorano – né della pletora di squadristi, Arditi, socialisti, anarchici che sembrerebbero partoriti da uno sceneggiatore in stato di sovreccitazione creativa. Il risultato è un romanzo documentario impressionante non soltanto per la sterminata quantità di fonti a cui l’autore attinge, ma soprattutto per l’effetto che produce. Fatti dei quali credevamo di sapere tutto, una volta illuminati dal talento del romanziere, producono una storia che suona inaudita e un’opera senza precedenti nella letteratura italiana. Raccontando il fascismo come un romanzo, per la prima volta dall’interno e senza nessun filtro politico o ideologico, Scurati svela una realtà rimossa da decenni e di fatto rifonda il nostro antifascismo.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
2 Ora dimmi di te. Lettera a Matilda Andrea Camilleri Bompiani 14,00
3 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
4 La ragazza con la Leica Helena Janeczek Guanda 18,00
5 L’ultimo giro della notte Michael Connelly Piemme 19,90
6 Grido di guerra Wilbur Smith; David Churchill Longanesi 22,00
7 Inganno. Tre ragazzi, il Sudtirolo in fiamme, i segreti della Guerra fredda Lilli Gruber Rizzoli 19,50
8 Il taglio di Dio Jeffery Deaver Rizzoli 20,00
9 Quinto comandamento Valerio Massimo Manfredi Mondadori 20,00
10 Peccato mortale. Un’indagine del commissario De Luca Carlo Lucarelli Einaudi 17,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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ORA DIMMI DI TE di Andrea Camilleri (recensione)

ORA DIMMI DI TE. Lettera a Matilda” di Andrea Camilleri (Bompiani)

di Gianni Bonina

Matilda è la pronipote di Andrea Camilleri. Quando l’anno scorso l’autore pensò di raccontarle la propria vita, lei aveva quattro anni, per cui si suppone che – nelle intenzioni dell’autore – debba leggere la lettera a lei diretta (divenuta un libro Bompiani, Ora dimmi di te, concepito anzi come tale) almeno fra mezza dozzina di anni, quando potrà davvero capire cosa è stato il fascismo, cosa il comunismo, l’Italia del nostro tempo e la vita stessa nella visione che il bisnonno le ha rappresentato.
Ad ogni modo, anche quando avrà una decina di anni, Matilda si farà l’idea di un mondo essenzialmente violento e sbagliato, ma soprattutto vedrà nel suo celebre antenato, longevo e amorevole, non esattamente un buon esempio da seguire: avrà davvero il piccolo Andrea letto a sei anni Simenon e Conrad (sviluppando ben precocemente un torbido rapporto con i morti ammazzati e maturando con strepitosa arguzia la filosofia della linea d’ombra), ma certamente è stato alquanto discolo se scoloriva la pagella per ingannare i genitori, scriveva a dieci anni al Duce per chiedere di partire volontario in Abissinia, si prendeva un calcio dal ministro Pavolini per aver interrotto una cerimonia pubblica e chiesto la rimozione della bandiera nazista, marinava anche per tre mesi la scuola per andare a leggere romanzi alla Valle dei templi, capeggiava una banda di monelli contro un’altra, lanciava uova contro il Crocifisso per lasciare il collegio, si faceva espellere dall’Accademia per aver fatto l’amore con una allieva, perdeva il posto in Rai per essersi fatto conoscere come comunista “violento e pericoloso” e chiedeva una pistola in un bar per rispondere al fuoco dei killer autori di un raid mafioso.
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YARI SELVETELLA racconta LE STANZE DELL’ADDIO

YARI SELVETELLA racconta il suo romanzo LE STANZE DELL’ADDIO (Bompiani)

[tra i dodici libri del Premio Strega 2018]

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di Yari Selvetella

Non ho un posto per scrivere, non ho un’ora a disposizione. Ho un quaderno che mi piace, di marca Spalding, di forma quasi quadrata, con carta gommata. Perdo sempre la penna, ma ne trovo un’altra. Mi siedo nella sala interna del Caffè Italia, a piazza Santa Croce in Gerusalemme. Ascolto attorno a me i discorsi di agenti immobiliari, di coniugi pensionati, di sfaccendati. Indosso occhiali da sole, almeno per qualche minuto. In genere in motorino piango, poi una volta seduto aspetto che passi l’irritazione agli occhi e agli zigomi, che non punga più quell’acido. Quando non ho più lacrime mi tolgo gli occhiali e scrivo.
La mia sedia nel bar è la sedia della sala d’attesa del reparto. Il brusio mi concentra, le voci mi convincono che il buio non è la mia unica patria. Devo dirmi tutto, per convincermi che sia veramente accaduto. Su, una parola appresso all’altra. Così e così. Così e così.
Devo vincere il vizio di riprendere la solita strada che passa il Tevere e raggiunge Prati, si inerpica sull’Aurelia antica fino a Boccea e poi da lì taglia la pineta e all’improvviso si fa imbuto, proprio all’altezza dell’Ospedale. Lì proprio si stringe il budello, lì si complica lo scorrimento. Lì continuo a entrare, sempre; e non ne posso più. Leggi tutto…

LEI NON SA CHI SONO IO di Mario Baudino

LEI NON SA CHI SONO IO di Mario Baudino (Bompiani) – intervista all’autore

di Massimo Maugeri

È davvero delizioso il nuovo libro di Mario Baudino intitolato “Lei non sa chi sono io” (edito da Bompiani). Il sottotitolo coincide con una vera e propria dichiarazione di intenti: “Un’avventurosa ricognizione di cause e di conseguenze umane e letterarie del celarsi sotto uno pseudonimo”. La promessa insita in tale dichiarazione è più che mantenuta.
C’è da dire, peraltro, che – in un certo senso – il “Lei non sa chi sono io” ci riguarda tutti… poiché viviamo in un’epoca in cui l’identità è frammentata e molto spesso sostituita da un’identità altra: quella che proponiamo attraverso l’uso dei social network (e, in alcuni casi, quella dietro la quale ci si nasconde attraverso il ricorso ai nickname).

Mario Baudino (ne approfitto per segnalare la puntata radiofonica dedicata al suo romanzo “Lo sguardo della farfalla”) svolge da par suo un’indagine sulle motivazioni che hanno spinto autori noti a celarsi dietro un nome inventato. La casistia è piuttosto ampia. Qualcuno l’ha fatto per proteggersi, qualcun altro per una questione di snobismo, o per scaramanzia. Altri ancora per questioni legate al denaro o al marketing. O persino per amore.
I nomi che si avvicendano all’interno di “Lei non sa chi sono io” sono celeberrimi. Giusto per citarne qualcuno: Carlo Collodi, Alberto Moravia, Joseph Conrad, Pablo Neruda, Teofilo Folengo, Voltaire, Umberto Saba, Pessoa, Romain Gary. Quest’ultimo, nato Roman Kutcher, è colui con cui Mario Baudino apre il libro (con il capitolo intitolato “Fake era”). Stiamo parlando di un intellettuale francese molto noto che decise di togliersi la vita a Parigi il 2 dicembre 1980 (sei giorni prima dell’assassinio di John Lennon). La vicenda di Gary è molto particolare: nel 1956 vinse il premio Gouncourt, il piú importante premio letterario francese, con un’opera intitolata “Le radici nel cielo”; ma lo stesso stesso premio lo vinse una seconda volta (con il romanzo intitolato “La vita davanti a sé”, pubblicato nel 1975) nei panni di uno scrittore inesistente (un nowhere writer, mi verrebbe da scrivere “parafrasando” il titolo di un celebre brano di Lennon scritto all’epoca dei Beatles) che egli stesso inventò coniando un eteronimo. Poi, però, l’identità fu svelata…

– Caro Mario, partiamo dall’inizio. Come nasce questo libro? Cosa ti ha spinto a scriverlo?
Stavo lavorando sul caso Ferrante, mi chiesi se non ci fossero precedenti interessanti. Ho scoperto così che sono infiniti, ed anzi si può parlare di un vero e proprio “romanzo del nome” che attraversa la letteratura. E ci apre scenari interessanti: per esempio mostra nei fatti come l’autore, sia col proprio nome anagrafico sia con lo pseudonimo, nel momento in cui scrive sta già diventando un altro. A specchio, qualcosa del genere potremmo dire che succede al lettore. In entrambi i casi si esce da se stessi

– I motivi che hanno indotto gli scrittori e i poeti (protagonisti di “Lei non sa chi sono io”) a cambiare nome sono diversi, come ho accennato nell’introduzione a questa chiacchierata. Esiste, tuttavia, un elemento che in qualche modo li accomuna? E quali sono le motivazioni più ricorrenti? Leggi tutto…

MATTEO MARCHESINI racconta FALSE COSCIENZE

MATTEO MARCHESINI racconta il suo libro FALSE COSCIENZE. Tre parabole degli anni zero (Bompiani)

di Matteo Marchesini

Quando parliamo di un libro che abbiamo scritto, ci tocca oscillare tra il tentativo di rappresentare il miscuglio di impulsi o intenzioni da cui è nato, e il tentativo di restituire le impressioni maturate ex post, mentre ci rileggevamo e sceglievamo di pubblicarlo. In realtà è difficile separare i due aspetti, ma il secondo, credo, è più importante del primo: perché ci ricorda che scrivere non significa assecondare un puro atto della volontà, compiere una scelta a priori, ma piuttosto, mantenendo una tensione mimetica quasi attoriale e dando colpi di pollice più o meno temerari, accompagnare verso il destino più adeguato una materia, una figura o un tono che ci si impongono e magari ci infestano. Se riapro oggi False coscienze. Tre parabole degli anni zero, io vedo tre racconti lunghi che a volte somigliano a romanzi condensati, fortemente scorciati, sottoposti a una specie di anamorfosi: viene da pensare che esista un punto in cui la deformazione prospettica che li schiaccia, e che secondo me doveva necessariamente schiacciarli perché testimoniassero ciò che testimoniano, potrebbe lasciare il posto a un flusso narrativo espanso, appunto romanzesco. Questa scorciatura è legata a un’atmosfera dove tutto acquista un’afosa corposità realistica, ma al tempo stesso tutto appare onirico e astratto come un incubo. Dipende da come si “guardano” le linee della trama e i profili dei personaggi, un po’ come succede davanti a quei disegni a doppia interpretazione che si usano negli esercizi sulla percezione visiva, e che Mariolina Bertini ha evocato per altre ragioni a proposito del primo racconto (amo molto il Moravia dell’Imbroglio e le raccolte di Loria).
Nel sottotitolo ho usato il termine impegnativo di parabole: alludendo sia alle storie “esemplari” sia alla metafora geometrica, perché i tre quadri tracciano curve esistenziali che dopo il climax sfumano verso il basso, la deriva, il tonfo. Lo fanno con velocità, densità e stili differenti, calibrati a seconda della situazione a cui aderiscono: si va dalla saturazione psichica o drammatica al timbro divagante e umoristico, dall’ingorgo di chiacchiere da cena in piedi all’azione concitata e ai botta e risposta che si dispongono intorno a piccole o grandi catastrofi.
Nel primo racconto, ogni evento è mediato da un io narrante che si presenta come un termometro ipersensibile, un io ossessivo-compulsivo arroccato in una mente che va su di giri e che lo avvolge in una nube di rimuginii sofistici. Quale sarà la verità? Davvero l’inaugurazione della casa è una scenografia di cartapesta che nasconde appena l’imminente abbandono della compagna? Leggi tutto…

LA MALINCONIA DEI CRUSICH di Gianfranco Calligarich (presentazione ed estratto)

Pubblichiamo una presentazione e un estratto del romanzo LA MALINCONIA DEI CRUSICH di Gianfranco Calligarich (Bompiani)

La storia di un uomo che cerca di avere un altro sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, percorrendo il Sud d’Italia e poi un altro Sud, quello dell’America.

Una storia vera. Una storia di padri e figli che è insieme un’epica saga familiare e un romanzo storico del nostro tempo, narrata con una lingua lucida e travolgente.

Quella dei Crusich è la storia vera di una numerosa famiglia vissuta lungo l’intero arco del secolo scorso con due guerre mondiali, rivoluzioni, guerre civili e altri sconvolgenti avvenimenti sotto i cicli della luna a fare puntuale compagnia alla terra ruotante solitaria nell’universo. Tutti i Crusich vivono nell’ombra di una tenace malinconia, una sorta di ineluttabile preventiva nostalgia della vita che rende le loro esistenze particolarmente avventurose e intense. Ombra che spinge il capostipite a navigare per i mari nella vana ricerca di un introvabile altrove per approdare all’inizio del Novecento a Corfù, dove metterà al mondo sei figli. Li seguiremo, soli o con le famiglie, in Italia durante l’acclamata nascita del fascismo, in Africa durante la fondazione di un breve e fragile Impero, in storiche battaglie su aspre montagne abissine, in campi di concentramento per lunghe prigionie sotto il sole dei deserti egiziani.
E poi di nuovo in Italia, a Milano, durante la faticosa ricostruzione della città uscita dalle macerie del secondo Grande Massacro Mondiale, a Roma nei movimentati, futili anni della Dolce Vita, in Sudamerica in cerca di vagheggiate fortune.
Fino all’ultimo dei Crusich che si imbarcherà a sua volta per una navigazione solitaria lungo le coste della terraferma, i soli luoghi dove forse poter trovare, protetti dal mare e dalla luna, la perduta bellezza del mondo.

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La luna sull’acqua, la notte, e uno sguardo di malinconia che spazia sul mondo, la nostalgia per qualcosa che forse è stato perduto o forse non si raggiungerà mai. È il bagaglio che porta con sé Luigi Crusich, partito da Trieste per approdare a Corfù dove mette al mondo sei figli. Il primogenito, Agostino, sarà destinato alla luce dell’Africa e poi alla Milano fervente della ricostruzione; toccherà al figlio Gino Crusich (scritto tutto attaccato) cercare un altro sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, percorrere il Sud d’Italia e poi toccare un altro Sud, quello dell’America. Infine l’eredità della malinconia toccherà a Uberto Crusich, veterinario sul Lago Maggiore.

[Leggi l’approfondimento di Angelo Guglielmi su “La Stampa”].

 

Pubblichiamo, di seguito, le prime pagine del libro. Leggi tutto…

I FIGLI DEI NAZISTI di Tania Crasnianski (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

Pubblichiamo l’introduzione del volume I FIGLI DEI NAZISTI di Tania Crasnianski (Bompiani – Traduzione di Francesco Peri)

In occasione del Giorno della Memoria, 27 gennaio

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Cosa significa essere figli di un gerarca nazista? Come si reagisce a un’eredità simile? Come si affronta una storia più grande di se stessi?

“Un debutto riuscito su un soggetto particolarmente scabroso.” Le Figaro

Il libro è in corso di pubblicazione in Inghilterra, USA, Argentina, Cina, Portogallo, Taiwan e Turchia

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PREMESSA

Questo libro, nato da ricerche approfondite negli archivi aperti alla consultazione e dallo spoglio di carte giudiziarie, lettere, libri, articoli e interviste sulla vita privata dei gerarchi del Terzo Reich e dei loro discendenti, propone otto ritratti di figli di nazisti.
Ciascuno dei protagonisti, a differenza di quanto accade in altri contributi sullo stesso tema, viene indicato per nome e cognome, perché si tratta di misurare l’impronta di volta in volta specifica lasciata dal rapporto con il genitore. Non per nulla sono spesso gli stessi discendenti a ritenere una fortuna essere stati la figlia o il figlio di un certo personaggio piuttosto che di un altro, considerandone meno gravosa l’eredità.
In un primo tempo avevo progettato di incontrare di persona tutti i discendenti di cui parlo in queste pagine, ma il solo che io sia riuscita a intervistare, alla prova dei fatti, è Niklas Frank.
Alcuni dei protagonisti non sono più di questo mondo; altri mi avrebbero comunque fornito risposte elusive, come già ai precedenti interlocutori. Altri ancora non amano rivangare certi temi, quando addirittura non si rifiutano categoricamente di parlarne, come Gudrun Himmler o Edda Göring.
Ciascun ritratto si apre con un episodio significativo, rievocato con una certa libertà. L’obiettivo è consentire al lettore di toccare con mano la realtà quotidiana di quelle vite.

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INTRODUZIONE Leggi tutto…

BOMPIANI va a GIUNTI

Lo storico marchio BOMPIANI viene acquisito dalla GIUNTI: il corrispettivo complessivo dell’operazione è pari a 16,5 milioni di euro

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Dopo l’acquisizione, la quota di mercato di Giunti dovrebbe assestarsi a quota 8,9%, avvicinandosi a quella del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol – Gems (pari al 9,6%), mentre il “gigante” Mondadori/Rcs deterrà una quota di mercato del 28,8%.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), nell’ambito dell’operazione di acquisizione del gruppo Rcs libri, aveva obbligato il gruppo Mondadori a cedere il marchio Bompiani (oltre al marchio Marsilio). La suddetta operazione, peraltro, aveva dato origine alla nascita de La nave di Teseo (nuova casa editrice fondata da Elisabetta Sgarbi, Umberto Eco, e un gruppo di editori e scrittori di provenienza Bompiani che si erano dichiarati contrari all’acquisizione da parte di Mondadori).

Diversi, gli editori interessati all’acquisizione del marchio Bompiani: oltre alla citata La nave di Teseo, Feltrinelli, il gruppo Gems, Giunti, De Agostini, Il Saggiatore,  e i due marchi stranieri di Amazon e HarpeCollins. Alla fine, il gruppo Mondadori ha ceduto la Bompiani alla Giunti.

Dal comunicato diramato dalla Mondadori leggiamo: Leggi tutto…

LUCA DONINELLI racconta LE COSE SEMPLICI

LUCA DONINELLI racconta il suo romanzo LE COSE SEMPLICI (Bompiani) – Premio Selezione Campiello 2016

di Luca Doninelli

Anche se mi sta accadendo spesso, è sempre strano per me dover parlare di questo libro. Dopo tanti anni di lavoro, tutto ciò che posso dire legittimamente al suo riguardo è già, in qualche modo, contenuto nel libro stesso.
Per raccontare Le cose semplici dovrei, ragionevolmente, cominciare dalla storia principale, centrata sull’amore tra Chantal Terrassier, giovanissimo genio della matematica, e un non meglio identificato Dodò (che non è il suo nome ma solo il soprannome che lei gli ha dato, e che è il solo che, con buona ragione, io ammetto nel romanzo).
In realtà la storia (con tutte le infinite storie che la intrecciano) è stata qualcosa che ho incontrato per strada, mentre affrontavo un altro problema, più radicale. Si può dire, anzi, che tutte le scelte narrative (dalle vicende alla fisionomia dei personaggi al tipo di prosa adottato fino all’ambientazione o location) obbediscano a quel problema principale e in qualche modo ne conseguano.
Il problema di cui parlo riguarda la natura, la forma del Romanzo come tale. In seguito ad alcuni eventi non piacevoli mi ero reso conto di non avere mai scritto un vero romanzo, ma solo testi narrativi più o meno lunghi. Questo dipendeva da molti motivi, tra cui non ultimo un fraintendimento di fondo che mi pareva (e mi pare tuttora) di vedere a proposito di questa forma difficile e poco duttile di fronte alle esigenze del mercato.
Le cose sempliciIl tentativo di ridurre il romanzo a un prodotto di mercato (con risultati anche eccellenti) ne ha modificato la forma, trasformandolo in uno spazio dentro il quale si mette in gioco l’abilità dello scrittore (il suo ego regale) di costruire un intrigo solido e avvincente.
Nulla contro questa concezione, però a mio parere il romanzo è qualcosa di più. Il romanzo è una voce meno personale, meno ego-centrica, più universale, o se vogliamo più collettiva, è un luogo in cui precipita una molteplicità di narrazioni, di voci, di soggetti, è un campo aperto dove i pensieri, le filosofie, i “credo”, le politiche, i campi del sapere si fronteggiano in una battaglia che deve essere al tempo stesso illuminata e cieca. Il romanzo è un buco (come si definisce un buco?, come l’assenza di qualcosa o come una presenza inquietante?, esiste un gene dei buchi?, un gene dell’assenza?) che però richiede un progetto minuzioso affinché il mondo vi precipiti dentro. Leggi tutto…

I NOMI CHE DIAMO ALLE COSE di Beatrice Masini

I NOMI CHE DIAMO ALLE COSE di Beatrice Masini

di Massimo Maugeri

Beatrice Masini è un’artista poliedrica della parola scritta: svolge il ruolo di editor, fa la traduttrice (ha tradotto, tra gli altri, i romanzi della saga di Harry Potter), è scrittrice per bambini, ragazzi e adulti (tradotta, a sua volta, in una ventina di Paesi). Nell’ambito della narrativa per adulti di recente è giunto in libreria “I nomi che diamo alle cose” (Bompiani, € 17, p. 224): romanzo coinvolgente e caratterizzato da una scrittura raffinata e mai banale. Sono tanti i temi affrontati nel libro: la ricerca del proprio posto nel mondo, la possibilità di dare spazio alle aspirazioni personali facendole confluire in ambito lavorativo, la difficoltà a instaurare rapporti sentimentali equilibrati, il rapporto tra adulti e bambini.
Chiedo all’autrice di spiegarci il significato del titolo di questa nuova opera: «Nominare le cose, dare loro una definizione, è uno dei primi atti che fanno i bambini quando cominciano a parlare», dice la Masini. «Ogni volta che imparano una parola nuova, la associano a un oggetto e la collocano all’interno del loro mondo. Compiuto questo primo processo, che forma il nostro vocabolario di base, il lessico di ciascuno di noi continua ad arricchirsi. Si forma una sorta di vocabolario personale. E i nomi che diamo alle cose non sono uguali per tutti. Dare i nomi alle cose significa, dunque, continuare a fare questo sforzo di appropriazione di definizioni che comincia già nell’infanzia e che poi continua nel corso dell’esistenza. Spesso mentiamo a noi stessi, più o meno consapevolmente, quando chiamiamo le cose in un certo modo». Leggi tutto…

PREMIO STREGA RAGAZZE E RAGAZZI 2016: vincono Susanna Tamaro e Chiara Carminati

I VINCITORI DEL PREMIO STREGA RAGAZZE E RAGAZZI 2016

Premio Strega Ragazze e Ragazzi - HomeBologna, 6 aprile 2016. Sono Susanna Tamaro e Chiara Carminati le vincitrici della prima edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Strega Alberti Benevento con BolognaFiere e il Centro per il libro e la lettura, e realizzato con il sostegno di BPER Banca e Unindustria Bologna. La cerimonia di proclamazione si è svolta oggi pomeriggio alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna alla presenza di Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del Turismo.

70 Anni di Premio Strega

Salta, Bart! (Giunti) di Susanna Tamaro per la categoria +6 (rivolta alla fascia di lettori dai 6 ai 10 anni) con 11 voti e Fuori fuoco (Bompiani) di Chiara Carminati, per la categoria +11 (rivolta alla fascia dagli 11 ai 15 anni) con 88 voti, sono stati i libri più votati da una giuria composta da lettrici e lettori fra i 6 e i 15 anni, provenienti da cinquanta scuole primarie e secondarie in tutta Italia, ripartite equamente tra le due fasce d’età. Tutte le votazioni sono avvenute elettronicamente attraverso il sito della Fondazione Bellonci: per la categoria 6+ sono state le maestre, una per classe, ad esprimere le preferenze dei loro giovanissimi lettori (per un totale di 22 votanti sui 25 aventi diritto), mentre per quella 11+ hanno votato singolarmente i ragazzi (178 su 200). Gli autori dei due libri vincitori ricevono un assegno di 5.000 Euro.

susanna tamaro e chiara carminati

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ELISABETTA SGARBI lascia BOMPIANI e fonda “La Nave di Teseo”

ELISABETTA SGARBI lascia BOMPIANI e fonda una nuova casa editrice finanziata da UMBERTO ECO e altri scrittori

Un ulteriore effetto del cosiddetto caso “Mondazzoli” (leggi qui, qui e qui)

Come racconta Umberto Eco su la Repubblica, “si sono incontrate per non capirsi Elisabetta Sgarbi e Marina Berlusconi; non donne incompatibili e incomunicabili per ideologia, ma per antropologia“. Da quell’incontro è stato chiaro che non era possibile continuare insieme.

LA NAVE DI TESEOEd è così che Elisabetta Sgarbi si dimette dalla Bompiani (Rcs Libri) insieme a Mario Andreose e a Eugenio Lio per fondare una nuova casa editrice: “La Nave di Teseo“, che avrà come simbolo  due legni arcuati all’insù. Una casa editrice finanziata da grandi scrittori. Su tutti, lo stesso Umberto Eco che – a quanto pare – investirà sul progetto una cifra pari a due milioni di euro. Le prime pubblicazioni vedranno la luce nel maggio 2016 (in tempo per la nuova edizione del Salone del libro di Torino). Saranno circa cinquanta i titoli in uscita previsti nell’anno di esordio della neo casa editrice che avrà sede a Milano, in via Stefano Jacini 6, e che sarà “capeggiata” da Elisabetta Sgarbi nel duplice ruolo di direttore generale ed editoriale.

Risultati immagini per elisabetta sgarbi«Abbiamo scelto di non avere nel capitale altre case editrici, in direzione di un’assoluta indipendenza – ha riferito Elisabetta Sgarbi a La Stampa -. E pensiamo di aver creato una realtà di cui al momento, con le grande concentrazione in corso, c’è più che mai bisogno». (…) «Abbiamo deciso di essere una impresa di soli editori e autori. Autori che investono, e editori che fanno altrettanto». «Penso che Mondadori investa nei libri, e creda nei libri anche più della precedente proprietà, cioè di Rcs. Però le dimensioni di un gruppo come quello che si sta profilando mi hanno convinta che sia proprio il momento di puntare sull’autonomia e l’indipendenza assoluta. Senza contare il desiderio, da parte mia, di investire in prima persona».

«Il mondo dei libri è sacro», aggiunge la Sgarbi nell’intervista rilasciata a Cristina Taglietti del Corriere della Sera. «In esso deve regnare la pluralità, cioè non si devono creare le condizioni per una concentrazione. Non penso che la Mondadori limiti le libertà professionali o autoriali, ma ritengo che una proprietà che concentri il 35 o il 38% del mercato, in un Paese come l’Italia, crei le condizioni perché la pluralità sia a rischio». Sgarbi cita ad esempio il romanzo di uno degli autori Bompiani più prestigiosi, Michel Houellebecq. «Chiunque abbia letto “Sottomissione” sa quanto passaggi che al momento non sembrano decisivi, possano, in futuro, rivelarsi tali. In sostanza, non mi preoccupa affatto la famiglia Berlusconi ma chi verrà, se verrà, dopo di essa».

Di seguito il testo del comunicato in cui si annuncia la nascita della nuova casa editrice: Leggi tutto…

SERGIO PENT racconta I MUSCOLI DI MACISTE (Bompiani)

SERGIO PENT racconta il suo romanzo I MUSCOLI DI MACISTE (Bompiani). Un estratto del libro è disponibile qui.

di Sergio Pent

Ognuno è artefice del proprio destino, ma più spesso è il destino a definire il corso della nostra vita, ad assemblarlo nella maniera opposta a quella che avevamo custodito nel forziere delle più remote speranze.
Il destino è un sogno triste, per il narratore dei “Muscoli di Maciste”, una carezza rimasta sospesa in un addio tragico e assurdo. La donna amata che non c’è più, l’incapacità di tornare a casa – in quella casa – adesso che vi regnano solo il silenzio e i ricordi. E allora il viaggio senza meta diventa metafora di un ritorno sempre disatteso, alla ricerca di un’occasione, anche casuale, per ripartire. L’occasione è una piccola, tozza massa di muscoli un po’ inflacciditi, l’occasione si chiama Vito e arriva da lontano – da un remoto, assurdamente mai nominato – paese del sud, da cui il bizzarro personaggio è partito alla vana ricerca della sua ennesima occasione di riscatto.
I muscoli di macisteVito è un pugile ultraquarantenne, o almeno continua a credere di essere un pugile, anche se le sue mitiche vittorie risalgono ai tempi delle illusioni lontane nel tempo quanto le sue stralunate fantasie.
“I muscoli di Maciste” è una passeggiata di tre soffocanti giorni in un ferragosto torinese in cui – in qualche modo – si decidono i destini dei due amici per caso. L’uomo disperato deve trovare la forza per tornare a vivere, il pugile senza contratto vuole ancora rincorrere l’estrema illusione, l’ultima, o solo quella necessaria per non morire. In mezzo ci sono storie e invenzioni, balle colossali e aneddoti grotteschi, flash di nostalgia e silenzi metropolitani, mentre la vita continua nonostante le assenze e gli addii, e nelle bizzarre epopee memoriali di Vito trovano spazio gli entusiasmi necessari a vivere, a credere fino in fondo a qualcosa di concreto. Leggi tutto…

SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE a Roma – Isola Tiberina

UOMINI E LIBRI di Mario Andreose

Uomini e libriPubblichiamo un estratto del volume UOMINI E LIBRI di Mario Andreose (Bompiani)

Lunedì 6 luglio, alle ore 19, a Catania, nella Corte del Castello Ursino, promossa dal Comune di Catania, avrà luogo la presentazione del volume di Mario Andreose (direttore letterario della RCS Libri e collaboratore della “Domenica” del “Sole 24 Ore”), “Uomini e libri”, edito da Bompiani. Converseranno con l’autore Giuseppe Di Fazio, responsabile della cultura de “La Sicilia”, e Sarah Zappulla Muscarà, ordinaria di Letteratura Italiana, leggerà brani dell’opera Pippo Pattavina. Attivo da decenni nell’editoria, Mario Andreose, forte della lezione di Alberto Mondadori prima e di Valentino Bompiani poi e delle esperienze di un mercato in evoluzione acquisite nelle fiere di Francoforte, New York, Londra, Parigi, Gerusalemme, traccia, con lucida e elegante scrittura, l’appassionante itinerario di decenni di avventure editoriali a fianco di Sciascia, Bufalino, Moravia, Eco, e gli incisivi ritratti di scrittori fra i più amati, come Faulkner, Mann, Steinbeck, O’Connor, Camus, Gide, Saint-Exupéry. Storie di un’esistenza, la sua, trascorsa a curare le parole altrui.

Invito Mario Andreose

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Le prime pagine del volume UOMINI E LIBRI di Mario Andreose (per gentile concessione della Bompiani)

Giovani di belle speranze

di Mario Andreose

Foto Mario Andreose
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FRANCESCO COSTA racconta ORRORE VESUVIANO

FRANCESCO COSTA racconta il suo romanzo ORRORE VESUVIANO (Bompiani)

di Francesco Costa

Francesco CostaAvete presente una cittadina del Sud in cui regna una paura mortale, quella di tirare le cuoia in ancor giovane età, perché una spropositata quantità di delitti insanguina le sue strade?
No, non ditelo. Ognuno di voi ne conosce una, ovviamente, ma quella cui mi riferisco io è una cittadina i cui abitanti fingono di essere straordinariamente felici e sembrano ignorare che la gente muore come le mosche con frequenza quotidiana proprio davanti ai loro piedi. Si voltano educatamente dall’altra parte perfino quando cade stecchito un loro parente stretto. A questo punto voi insisterete a dire che ne conoscete una in cui si verificano proprio situazioni di questo tipo, citando ora quel paese e ora quell’altro, e allora mi vedo costretto a dirvi, per tagliar corto, che sto parlando di Orrore Vesuviano.
Orrore vesuvianoNessuno sa perché si chiami così. La memoria del suo vero nome è andata perduta non si sa quando e perfino i suoi cittadini più anziani non se ne ricordano più. Ormai perfino sulle carte geografiche è chiamata Orrore Vesuviano per i troppi ammazzamenti che movimentano i suoi giorni. E’ arroccata sul Vesuvio e vi si patisce un caldo che non si sentirà neanche all’inferno. Il sangue dei suoi abitanti di sesso maschile ribolle, tanto per aggiungere un nuovo problema ai tanti che già affliggono Orrore Vesuviano, perché nessuno può resistere al fascino di Aurelia Scala che gestisce con mano ferma un negozio di fiori ed è la femmina più bella di tutta l’area vesuviana. Che c’è di strano, chiederete voi, se frotte di bei giovanotti si affollano davanti al negozio di Aurelia Scala nella speranza di conquistarne i favori?
Di strano non c’è niente, almeno sul piano teorico, ma sta di fatto che chiunque faccia la corte ad Aurelia Scala non fa in tempo a goderne le grazie che in capo a due giorni lo si trova morto!
Non di morte naturale, no di certo, ma assassinato nei modi più efferati, con sevizie terribili e riferimenti inequivocabili sia alla sua professione che alla pretesa di chiedere in moglie la più bella fioraia di tutto il Meridione. Chi è il carnefice? Chi è il boia di questi sventati giovanotti? Nessuno lo sa. O almeno tutti dicono di non saperlo. Per quali misteriosi motivi la clamorosa bellezza di Aurelia Scala, novella Elena di Troia, porta sfortuna ai suoi spasimanti? Leggi tutto…

SOTTOMISSIONE, di Michel Houellebecq (una recensione)

SottomissioneSOTTOMISSIONE, di Michel Houellebecq – Bompiani 2015, pp. 252, € 17,50
(trad. di Vincenzo Vega)

di Marco Ostoni

A differenza del protagonista del suo nuovo romanzo, il quarantenne François, studioso di Huysmans e docente alla Sorbona che si definisce «uomo di una normalità assoluta», Michel Houellebecq non è affatto uno scrittore “normale”. Ha infatti un talento fuori dalla norma, che ne fa un fuoriclasse della letteratura mondiale. E ha pure – bisogna dirlo – una fortuna decisamente poco comune: quella che gli ha permesso di uscire in libreria con un tempismo perfetto, proponendo una storia visionaria ma nient’affatto impossibile di una Francia del futuro prossimo (è il 2022) governata da un presidente musulmano e pacificata proprio grazie alla diffusione di un islamismo moderato e conciliante, giusto all’indomani del tragico attentato contro la redazione del giornale satirico «Charlie Hebdo». Gesto folle e sanguinario che ha dimostrato alla laicissima Francia della laica Europa come il jihad sia radicato anche ben dentro i suoi confini, rimettendo al centro dell’attenzione i temi della convivenza tra le fedi, della libertà di espressione (e professione), dell’integrazione e, ancora oltre, quelli dell’offuscarsi dei Lumi – e della società secolare – sotto l’ombra di ritorno, sempre più pervasiva, della religione, anzi delle religioni.
Un fenomeno, questo, sul quale poggiano le fondamenta dell’intera “costruzione” di Houellebecq e che la rende assolutamente verosimile, a dispetto della collocazione futuristica della storia. E infatti la filigrana su cui è tessuto l’intero romanzo è proprio la consapevolezza crescente, da parte del protagonista, della sconfitta irreversibile incassata dal secolarismo laico post-illuminista nei confronti del ritorno della spiritualità religiosa e, più ancora, della sua dimensione rassicurante, in cui l’uomo trova nella sottomissione a Dio (e la donna, a sua volta – dentro l’islam – nella sottomissione consenziente all’uomo) la fonte della felicità. Una vittoria della longue durée, per dirla con Braudel; delle tendenze profonde e plurisecolari della storia – e dell’antropologia – rispetto al portato di fiato corto delle rivoluzioni, in primis quella francese. In fin dei conti, sembra voler dimostrare lo scrittore delle Rèunion, ebraismo, cristianesimo e islam contano i millenni mentre la cultura dei lumi è poco più che un istante al loro cospetto: breve, fragile e destinato a perire.
In simile contesto si muove il protagonista del libro, Leggi tutto…

TERRE RARE di Sandro Veronesi vince il PREMIO BAGUTTA 2015

TERRE RARE di Sandro Veronesi vince il PREMIO BAGUTTA 2015

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Ascolta la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm”, con Sandro Veronesi, dedicata a “Terre rare”

Leggi l’articolo/intervista

Di seguito, il comunicato stampa del Premio

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Terre rareIl Premio Bagutta 2015  a “Terre rare” di Sandro Veronesi

 Il premio per l’opera prima è stato invece assegnato a “Una parete sottile” (editore Neri Pozza). Lo ha scritto Enrico Regazzoni

E’ Sandro Veronesi con il romanzo Terre rare, pubblicato dall’editore Bompiani, il vincitore dell’edizione 2015 del Premio Bagutta.

Così si è espressa, nella sua riunione finale, la giuria, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e composta da Stefano Agosti, Rosellina Archinto, Silvia Ballestra, Eva Cantarella, Pietro Cheli, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Piero Gelli, Andrea Kerbaker, Giovanni Orelli, Ranieri Polese, Elena Pontiggia, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Valeria Vantaggi e Orio Vergani.

In Terre rare l’autore riprende la figura di una vecchia conoscenza, Pietro Paladini, già protagonista di Caos calmo, romanzo di alcuni anni fa. Ma, nota la giuria, questo non significa affatto che il romanzo sia un sequel, al contrario. La narrazione, infatti, è perfettamente autonoma, con una trama forte e avvincente, disegnata attorno all’improvviso dramma di Paladini, costretto a scappare dalla sua nuova città, Roma, a causa di una serie di circostanze impreviste e incontrollabili. Una fuga rocambolesca, piena di ostacoli e inconvenienti, che mette il protagonista a confronto con se stesso, un passato che non muore, il futuro con le sue inevitabili complessità, rappresentate soprattutto dalla figura della figlia, che emerge nelle ultime pagine. E l’uomo in fuga è al contempo padre e figlio, amaro ma anche ironico, braccato ma anche all’inseguimento: tratti che rendono la sua figura complessa particolarmente ben riuscita.
Da menzionare inoltre l’aspetto stilistico, tradizionalmente osservato speciale della giuria di Bagutta. Veronesi, autore tra i più dotati della generazione di mezzo (è nato nel 1959), rientra certamente tra quelli con la migliore qualità della prosa. A questo, in Terre rare, si è aggiunta la capacità di condurre la narrazione senza mai un’incertezza, con un ritmo vivacissimo, a volte indiavolato, che fa scorrere le 400 pagine del testo con invidiabile rapidità. Veronesi, direbbero gli anglosassoni, ha scritto un vero e proprio page-turner, senza mai abdicare alla qualità della scrittura: ottimo motivo per assegnargli il riconoscimento.

Una parete sottileIl premio per l’opera prima è stato invece assegnato a Una parete sottile (editore Neri Pozza). Lo ha scritto Enrico Regazzoni, giornalista culturale di lungo corso, che a 65 anni suonati (è del 1948) con questo libro di delicata intimità familiare ha fatto il suo esordio nella narrativa.
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TERRE RARE di Sandro Veronesi (conversazione con l’autore)

Terre rareTERRE RARE di Sandro Veronesi (conversazione con l’autore)

di Massimo Maugeri

Strano, il destino di certi personaggi letterari. Ci sono quelli che nascono con l’idea di vivere in più libri per diventare protagonisti di una serie di storie (celeberrimo il caso di Sherlock Holmes di cui Conan Doyle non riuscì a liberarsi e che fu costretto a riportare in vita dopo la “morte letteraria”) e altri, la maggior parte, la cui esistenza è confinata all’interno delle pagine di un unico volume. Accade però, talvolta, che anche i personaggi da “storia unica” reclamino più spazio. È quello che è accaduto a Pietro Paladini, protagonista del romanzo “Caos Calmo” di Sandro Veronesi, pubblicato nel 2006 per i tipi di Bompiani (vincitore del Premio Strega), e anche dell’omonimo film tratto dal libro (regia di Antonello Grimaldi, con Nanni Moretti).
«Come spesso succede si sono saldate suggestioni, bozze di idee e progetti che messisi insieme hanno generato un’intenzione», mi spiega l’autore. Da questa intenzione, e dall’esigenza di raccontare il cambiamento sociale, sfociato nella vera e propria deriva, che si è verificato in questi anni, è nato “Terre rare” (Bompiani), il nuovo romanzo di Sandro Veronesi che segna il ritorno di Pietro Paladini.
«Mi ero già accorto, dopo due o tre anni dalla pubblicazione di “Caos calmo”», prosegue Veronesi, «che la voce di Paladini non si era spenta dentro di me. A farmene accorgere fu proprio il film. Pur non partecipando, per mia scelta, alla redazione della sceneggiatura, mi resi conto che Paladini non era affatto morto come personaggio. Al contrario, mi sembrò che avesse ancora qualcosa da dire, che rispondesse alle varianti richieste dalla sceneggiatura del film. Insomma, a un certo punto me lo sono ritrovato ancora dentro. Era una voce che chiedeva ancora spazio».
Nel precedente libro questo personaggio si era trovato a vivere una situazione paradossale e tragica: Leggi tutto…

L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (un estratto)

L’utilità dell’inutileIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine del volume L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (Bompiani). 

Nuccio Ordine presenterà “L’utilità dell’inutile” a Catania domani venerdì 16 gennaio 2015, alle h. 10.00 (Auditorium De Carlo, Ex Monastero dei Benedettini – piazza Dante) e alle h. 17.30 (Teatro Coppola – Via Vecchio Bastione, 5). Ulteriori informazioni, a fine post.

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Nuccio Ordine

L’utilità dell’inutile

Bompiani

 Con un saggio di Abraham Flexner

IN FRANCIA, PER SETTIMANE NELLA CLASSIFICA DEI LIBRI PIÙ VENDUTI

“Nuccio Ordine ha scritto un libro ideale per incominciare il nuovo anno: auguriamoci un po’ d’inutilità̀!”

Jean Birnbaum, direttore di “Le Monde des Livres”, 4.1.2013

 

“Noi incorreggibili siamo grati a Nuccio Ordine – eccellente editore, tra gli altri lavori degni di lode, delle opere di Bruno – per il manifesto L’utilità dell’inutile.”

Fernando Savater, “El Pais”

 

“Uno schiaffo all’intera classe politica.” Jordi Llovet, “El Pais”

Non è vero – neanche in tempo di crisi – che è utile solo ciò che produce profitto. Esistono, nelle democrazie mercantili, saperi ritenuti “inutili” che invece si rivelano di una straordinaria utilità. In questo brillante e originale saggio, Nuccio Ordine attira la nostra attenzione sull’utilità dell’inutile e sull’inutilità dell’utile. Attraverso le riflessioni di grandi filosofi (Platone, Aristotele, Zhuang-zi, Pico della Mirandola, Montaigne, Bruno, Campanella, Bacone, Kant, Tocqueville, Newman, Poincaré, Heidegger, Bataille) e di grandi scrittori (Ovidio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Moro, Shakespeare, Cervantes, Milton, Lessing, Leopardi, Hugo, Gautiér, Dickens, Herzen, Baudelaire, Stevenson, Kakuzo Okakura, García Lorca, García Márquez, Ionesco, Calvino, Foster Wallace), Nuccio Ordine mostra come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscono per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche alcuni valori fondamentali come la dignitas hominis, l’amore e la verità. Abraham Flexner – nel suo affascinante saggio tradotto per la prima volta in italiano – ricorda che pure le scienze ci insegnano l’utilità dell’inutile. Eliminando la gratuità e l’inutile, uccidendo quei lussi ritenuti superflui, difficilmente l’ homo sapiens potrà rendere più umana l’umanità…

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Le prime pagine del volume L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (Bompiani)

L’utilità dell’inutile

INTRODUZIONE
di Nuccio Ordine

E il ruolo della filosofia è proprio quello di
rivelare agli uomini l’utilità dell’inutile o,
se si vuole, di insegnare loro a distinguere
tra i due sensi della parola utile.
Pierre Hadot, Exercices spirituels et philosophie
antique

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Esce NUMERO ZERO di Umberto Eco

Numero zeroEsce NUMERO ZERO di Umberto Eco

Un’Italia da “numero zero”, quella raccontata nel nuovo romanzo di Eco

Sono di grandissima attualità i temi trattati dal nuovo romanzo di Umberto Eco, intitolato “Numero zero” ed edito da Bompiani (come i precedenti).
La storia è ambientata nella Milano del ’92: quella di “Tangentopoli” e di “Mani Pulite”. Lo spunto narrativo lo fornisce l’idea di un giornale creato con l’obiettivo di ricattare e minacciare attraverso l’uso dell’arma dell’insinuazione e dell’intreccio tra verità e falsità.
In attesa di ulteriori approfondimenti, che vi forniremo al più presto, condividiamo qui di seguito la scheda del libro:

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l’incubo sia finito.
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SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE – FEDERICO DE ROBERTO e ERNESTA VALLE

SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE. Parole d’amore e di letteratura”FEDERICO DE ROBERTO e ERNESTA VALLE – a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla (Bompiani)

Federico De Robertodi Massimo Maugeri

Oggi De Roberto è “universalmente” riconosciuto come uno dei più grandi scrittori della letteratura italiana di tutti i tempi. È stato ribaltato il giudizio critico negativo di Benedetto Croce che per molto tempo ha pesato come un marchio su “I Vicerè”, definita (da Croce) come: «un’opera pesante, che non illumina l’intelletto come non fa mai battere il cuore (…)». Furono in tanti gli appartenenti al mondo letterario dell’epoca che non amarono De Roberto (né tanto meno la sua opera), trattandolo ingiustamente con sufficienza, superficialità e distacco. Giudizi negativi a cui, però, hanno sempre fatto da contraltare le parole di incoraggiamento e stima proferite da Verga e Capuana (grandi amici e sostenitori di De Roberto e della sua arte). Toccò a Leonardo Sciascia, in epoca più recente, in un articolo apparso su «la Repubblica» nell’agosto del 1977, e intitolato “Perché Croce aveva torto”, a riscattare definitivamente De Roberto e la sua opera principale, esaltando le doti dell’autore de “I Viceré” e contrastando causticamente la stroncatura di Croce sostenendo che: «(…) era difficile, nella scuola di allora, mandare al diavolo Croce e i crociati, la poesia e la non poesia, e leggersi “I Viceré” come poi durante la guerra li lessi, pensando che tanto peggio per la poesia, se poesia non c’era (…). “Se ci fossero cinquanta pagine in meno”, sospiravano coloro che amavano il libro ma non volevano mancare di rispetto a Croce. E perché avrebbero dovuto esserci cinquanta pagine in meno? E quali poi?».
Di recente è stato pubblicato un volume che getta una nuova luce sulla figura di Federico De Roberto. Un epistolario amoroso tra lo scrittore e Ernesta Valle (una nobildonna dell’epoca). Si intitola “Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d’amore e di letteratura”: pubblicato da Bompiani e curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla. Anche i curatori riportano, all’interno della loro acuta e ampia prefazione, il giudizio positivo di Sciascia su “I Viceré”, da lui definito “il più grande romanzo che conti la letteratura italiana, dopo I promessi sposi (“perché ‘dopo’? Meglio ‘insieme a’”, considerano giustamente i curatori). Leggi tutto…

MAURO COVACICH racconta LA SPOSA

MAURO COVACICHFoto Mauro Covacich ci racconta il suo nuovo libro LA SPOSA (edito da Bompiani). Un estratto è disponibile qui…

di Mauro Covacich

Un unico flusso di pensieri sul presente. Non sulla realtà, ma sul presente, sulle forme reali e surreali della vita che conduciamo in questo inizio secolo. Mi pare che sia questo La sposa. Ieri riguardando Paisà alla tv (Retecapri!) ho pensato: quello era il presente di Rossellini, le piccole vicende umane nella grande storia della liberazione, un presente difficile però tutto sommato più decifrabile. Qual è invece il nostro presente? Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Un’artista vestita da sposa che attraversa l’Europa in autostop. Un tranquillo padre di famiglia che confeziona piccole bombe con la stessa amorevole cura che ci metterebbe per un veliero in bottiglia e poi le va a nascondere sugli scaffali dei supermercati. Uomini d’affari che si organizzano nei weekend per partecipare a un safari umano. Ma anche un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, alle prese con il desiderio. O le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso il torace divaricato del ricevente e un possibile nuovo inizio. Spesso si tratta di situazioni o comportamenti fuori dall’ordinario, in teoria non adatti alla letteratura, che ciononostante mi sembrano rivelare i recessi della cosiddetta vita normale meglio di qualsiasi statistica, e proprio grazie alla loro irriducibile singolarità. A volte traggo spunto da fatti veri, come quello accaduto all’artista Pippa Bacca con cui si apre il libro, a volte invento di sana pianta, a volte cedo a digressioni autobiografiche, come la lezione di frisbee al mio nipotino, nella quale lascio affiorare la dolente sterilità di chi – non solo io, direi quasi un’intera generazione – ha rinunciato ai figli per le proprie ambizioni personali. Leggi tutto…

LA SPOSA, di Mauro Covacich (un estratto del libro)

La sposaIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Mauro CovacichLA SPOSA (Bompiani). Domattina, sempre qui su LetteratitudineNews, Mauro Covacich ci racconterà questo suo nuovo libro.

La scheda del libro
Diciassette racconti nel segno della grande tradizione novellistica italiana – una linea ideale che dal Decameron di Boccaccio porta fino ai Sillabari di Parise.
Due sconosciuti in attesa di sparare durante un safari umano. Un’artista vestita da sposa che attraversa l’Europa in autostop. Un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, in un drammatico corpo a corpo con il desiderio. Gli attentati compiuti nei supermercati da un tranquillo padre di famiglia con la passione per gli esplosivi. Le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso la seconda vita. Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Fatti realmente accaduti che si fondono a invenzioni folgoranti e brevi digressioni autobiografiche, come la lezione di frisbee al nipotino, nella quale affiora la dolente sterilità di un’intera generazione che ha rinunciato ai figli per le proprie ambizioni personali.
La sposa è un unico flusso di pensieri sul presente, lo stesso che da molti anni caratterizza la scrittura di Mauro Covacich e che trova in Anomalie (11998) la sua iniziale scaturigine. Diciassette storie colme di bruciante amore per la vita, scaturite dai recessi di una normalità spesso, a ben vedere, fenomenale.

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Un estratto del nuovo libro di Mauro CovacichLA SPOSA (Bompiani)
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BUTTANISSIMA SICILIA – incontro con Pietrangelo Buttafuoco

Buttanissima SiciliaBUTTANISSIMA SICILIA (Bompiani) – incontro con Pietrangelo Buttafuoco

di Elvira Siringo

In una perfetta serata di mezza estate, nella cornice verde del Match Ball Club di Siracusa, sotto una complice, esile, falce di luna che sembra dipinta apposta a ponente, ad indicare l’inequivocabile via del tramonto di un’epoca, lui è lì.
Pietrangelo (Buttafuoco) affabula il suo pubblico dialogando con Fabio (Granata), il suo amico di sempre. Col consueto stile impeccabile riesce a rendere sonoramente elegante perfino la volgarità dell’espressione inevitabile, che altrimenti detta non renderebbe appieno la rabbia viscerale che gli esplode in petto, fino allo stremo, fino a scagliare l’epiteto fulminante contro la sua terra. E, a ben vedere, è proprio un autogol! Un boomerang, che ferisce inevitabilmente chi di essa “Buttanissima Sicilia” è orgoglioso figlio.
Pietrangelo, urlando, dà voce a una disperazione corale, universale, non solo siciliana. “Adesso basta – è esasperato – qualcuno dica basta, perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque, ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l’Italia!” – Perché la nostra isola (ma occorre ricordarlo?) è patrimonio dell’umanità intera.
Davanti a un tale sfacelo lo scrittore decide di giocarsi tutto, partendo proprio dalla personale reputazione, in cerca di un riscatto che è un miraggio. Afferra le poche briciole luminose rimaste (proprio come Bastian, della “Storia infinita”) e si impone di credere che da esse può rinascere tutto l’universo dei suoi, e dei nostri, sogni.
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FEDERICO DE ROBERTO a Torino – Si dubita sempre delle cose più belle

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(Comunicato stampa – nella foto in alto: Massimo Maugeri, Sarah Zappulla Muscarà, Cettina Raudino, Enzo Zappulla, Mario Andreose, Francesco Vergara, Arnaldo Lombardi)

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, la vetrina culturale più prestigiosa del nostro paese, ha avuto luogo, in anteprima, nella stand della Regione Siciliana, la presentazione del volume FEDERICO DE ROBERTO / ERNESTA VALLE, Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d’amore e di letteratura, che sarà in libreria a settembre, curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, per i tipi di Bompiani. A presentare la prestigiosa iniziativa editoriale l’Assessore alla Cultura del Comune di Noto che l’ha patrocinato, prof.ssa Cettina Raudino, e lo scrittore Massimo Maugeri, alla presenza di un folto e qualificato pubblico, fra cuI il dott. Francesco Vergara, direttore della Biblioteca centrale della Regione Siciliana, il Dott. Mario Andreose, direttore letterario del gruppo RCS, il dott. Arnaldo Lombardi, presidente dell’Associazione siciliana editori, e numerosi rappresentanti della cultura isolana. Una scelta ardita, coraggiosa, privilegiare l’avventura della lettura, promuovere l’amore per l’oggetto, il libro, più carico di saperi, l’unico che vive “più duraturo del bronzo” con Orazio, indicato da Gesualdo Bufalino come l’antidoto più efficace per i mali della moderna società, dalla mafia alla droga, dalla pedofilia al femminicidio. E con esso porre all’attenzione internazionale uno dei maggiori scrittori siciliani a torto catalogato fra i “Minori”, Federico De Roberto, autore del romanzo I Vicerè, definito da Leonardo Sciascia “uno dei più grandi romanzi che conti la letteratura italiana”.
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SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE (anteprima al Salone del Libro di Torino)


Salone Internazionale del Libro di TorinoSI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE – Federico De Roberto / Ernesta Valle (anteprima al Salone del Libro di Torino)

Sabato 10 maggio, alle ore 12, presso il Salone del Libro di Torino, nello Stand della Regione Siciliana (padiglione 3, stand S13), Corrado Bonfanti, Sindaco di Noto, e Massimo Maugeri, scrittore e critico letterario, parleranno del volume che sarà in libreria a Settembre::

 

Federico De RobertoFEDERICO DE ROBERTO / ERNESTA VALLE

Si dubita sempre delle cose più belle.

Parole d’amore e di letteratura.

A cura di

Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla

Bompiani

Il volume, che si presenta in anteprima al Salone del libro di Torino (in libreria a Settembre), costituisce un’importante operazione culturale. Opera ponderosa (ben 2144 pagine, 764 lettere, un ricco corredo iconografico – 80 immagini -, anch’esso in gran parte inedito o raro), che vede la luce grazie alla sensibilità del Direttore editoriale della casa editrice Bompiani, Elisabetta Sgarbi, a cui si deve anche la pubblicazione dell’opera omnia di Stefano Pirandello (Tutto il teatro e Timor sacro, sempre a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla), un autore fino ad oggi obliato, già tradotto in diverse lingue. Un’anteprima voluta dal Sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, che ha patrocinato l’iniziativa, proseguendo nell’attività di promozione del libro e della cultura, suo punto di forza, avviata con il volume, riccamente illustrato, I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini, per cui al Comune di Noto è stato assegnato il Premio Gutemberg 2014.

 

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IL PADRE INFEDELE, di Antonio Scurati

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di Massimo Maugeri

Quando gli chiedo di leggermi una pagina, non ha esitazioni nel formulare la scelta. C’è questa scena, nella seconda parte del romanzo, in cui il protagonista – un quarantenne neopadre – deve cimentarsi con il canto di una ninnananna per addormentare la figlioletta di tre anni. È una prova difficile perché per quanto si sforzi di pensare a una nenia buona per l’occorrenza, non gli viene in mente nulla. E poi non è neppure intonato. Forse farebbe bene a lasciar perdere, ma c’è questa figlia da far dormire e non può tirarsi indietro. Così, all’improvviso, prova a intonare la melodia e le parole di uno dei pochi brani di cui ha memoria: “Bella ciao”. C’è un evidente paradosso nella scelta: un canto del risveglio che viene usato come filastrocca per conciliare il sonno; un inno alla resistenza che diventa un invito all’abbandono. Mi fa una certa impressione ascoltare Antonio Scurati mentre interpreta il protagonista del suo romanzo che cantilena, con amorevole lentezza, «Una mattina mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao». Annuisco. Ne condivido empaticamente il senso. E alla fine, funziona. Sulle note scorticate dell’ultima strofa, la bimba si addormenta.
Il protagonista e voce narrante del nuovo ottimo romanzo di Antonio Scurati, “Il padre infedele” (Bompiani), è Glauco Revelli: un laureato in filosofia che ha scelto di non intraprendere la carriera universitaria per diventare lo chef di un rinomato ristorante di Milano ereditato dal padre. La sua matrice filosofica lo aiuterà a tracciare il percorso narrativo di questo diario su cui primeggia il nodo centrale della sua vita: la nascita della figlia e l’inizio della paternità.
La storia comincia con una scena forte che ci fa immergere nella dimensione problematica e dolorosa che vivono Glauco e Giulia dopo la nascita di Anita. Le dinamiche di coppia, che in parte si consumano nel corso delle esperienze che preludono alla nascita (le sedute del corso di preparto naturale, l’ingresso in ospedale, l’esperienza in sala parto, la scelta del nome), si sbriciolano sotto il peso dell’esercizio delle nuove funzione di mamma e papà fino alla morte dell’eros coniugale. C’è questa frase che Giulia rivolge al marito: “Forse non mi piacciono gli uomini.” Una frase tremenda, preceduta e accompagnata da un pianto disperato. Una considerazione forte, dolorosa, in parte edulcorata da quel “forse” iniziale, a cui però fa seguito, l’enunciazione di un pensiero che rivela una crisi profonda e senza ritorno. Perché Glauco sa benissimo che quel “non mi piacciono gli uomini” è riferito a lui. È lui, Glauco, che non piace più alla sua Giulia. Il diario di questa storia parte da qui, e da qui prosegue il suo percorso, con un itinerario che ci porta indietro nel tempo, prima della nascita della piccola Anita, e poi dopo, fino a ritornare a quel muro di dolore. Un storia che è sempre raccontata dal punto di vista di Glauco, uomo/marito/padre quarantenne, protagonista di questa sorta di rivoluzione antropologica e generazionale che ha al suo centro lo sviluppo di una nuova forma di affettività: un amore materno che diventa elemento caratterizzante del nuovo padre, che non può più essere fedele al modello che lo ha preceduto. In un certo senso è come se Glauco, e dunque i padri quarantenni di oggi, si trovassero loro malgrado a doversi reinventare la condizione paterna in assenza di punti di riferimento con cui confrontarsi, giacché quelli del passato appaiono sbiaditi. E forse sentono sulle loro spalle il peso della responsabilità di dover costruire un nuovo modello a cui guarderanno le successive generazioni di padri. Eppure c’è questa voce che parla dal fondo del tempo e dice a Glauco: “non sei il solo, non sei il primo, non sei l’unico, ma stai in un’immensa schiera che marcia. Non sei l’ultimo, soprattutto questo dice la voce”. Una voce che si rivolge a coloro a cui il libro è dedicato: i nuovi padri che, disarmati, stanno imparando la tenerezza delle culle. Leggi tutto…

ANTONIO SCURATI A CATANIA – giovedì 27 marzo ore 17,30

Le Librerie Cavallotto e Naxoslegge presentano

ANTONIO SCURATI A CATANIA – giovedì 27 marzo – ore 17,30

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Giovedì 27 marzo ore 17,30 – Libreria Cavallotto 

Corso Sicilia 91 – Catania

Presentazione del libro
“Il padre infedele” di Antonio Scurati (Bompiani) – Introduce Massimo Maugeri

Il libro
“Forse non mi piacciono gli uomini.” Il giorno in cui tua moglie, all’improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall’ingresso nell’età adulta, l’innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l’accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. Con Il padre infedele Antonio Scurati scrive il suo libro più personale, infiammato dal tono accorato della confessione e, al tempo stesso, il romanzo dell’educazione sentimentale di una generazione.

La puntata radiofonica con ANTONIO SCURATI, ospite di “Letteratitudine in Fm” di venerdì 29 novembre 2013

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Antonio Scurati (Napoli 1969) è ricercatore alla IULM di Milano e coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Editorialista della “Stampa”, ha scritto i saggi Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale (2003, finalista al Premio Viareggio) e Televisioni di guerra (2003). Bompiani ha pubblicato, in versione aggiornata, il suo romanzo d’esordio Il rumore sordo della battaglia (2006), i saggi La letteratura dell’inesperienza (2006), Gli anni che non stiamo vivendo (2010) e i romanzi Il sopravvissuto, con cui l’autore ha vinto la XLIII edizione del Premio Campiello, Una storia romantica (2007, Premio SuperMondello), Il Bambino che sognava la fine del mondo, finalista al Premio Strega 2009. Del 2011 il romanzo, uscito sempre per Bompiani, La seconda mezzanotte.

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Lidia Ravera a Naxoslegge – 3 agosto 2013

raveraSi scaldano i motori per la III edizione di Naxoslegge (20-28 settembre), con Aspettando Naxoslegge, presentazione del libro “Piangi Pure” (Bompiani ), di Lidia Ravera, attualmente anche assessore alla cultura della Regione Lazio.

Con l’autrice interverranno Marinella Fiume e Fulvia Toscano.

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Piangi purePIANGI PURE, di Lidia Ravera
Bompiani, 2013 – pagg. 366 – euro 18

Iris ha 79 anni, una figlia intelligentissima e antipatica, che parla esclusivamente con Dio, e una nipote bellissima e ignorante, che trae vantaggio dalle passioni degli uomini. Vive sola ed è in ottima salute, ma quando, per risolvere una decorosa miseria ormai intollerabile, vende la nuda proprietà della casa in cui abita, incomincia a pensare alla morte. È perché ha scommesso sulla sua aspettativa di vita? Lo chiede a Carlo, lo psicoanalista che lavora al pianterreno e, da tre anni, prende il caffè con lei al bar di fronte. Carlo è una buona conoscenza, una consuetudine, quasi un amico. È lui che le consiglia di tenere un diario per contenere e disinnescare quei sintomi minacciosi, Iris esegue. Prima è cauta, racconta le sue paure per dominarle. Ma poi finisce per raccontare anche altro. E si scopre innamorata di Carlo. Anche questo è un sintomo, ma siamo portati a pensare che sia sintomo di una malattia giovanile. È così? Esiste una scadenza per l’eros, un inverno del nostro desiderio? Oppure è uno dei tanti stereotipi che ci obbligano a rinunciare alla vita? Contro ogni previsione Iris e Carlo vivranno la loro storia d’amore, impareranno a guardarsi l’un l’altra, e a guardare il tratto di strada che devono ancora percorrere, approfittando della luce più suggestiva. Quella del tramonto. Con “Piangi pure” Lidia Ravera racconta una storia struggente in cui l’età avanzata dei protagonisti diventa l’occasione per un rinnovato inno alla vita.
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IL GIUDIZIO DELLA SERA, di Sebastiano Addamo

IL GIUDIZIO DELLA SERAdi Sebastiano Addamo
a cura di Sarah Zappulla Muscarà
Bompiani – pagg. 159 – euro 8,60

di Renzo Montagnoli

Discesa all’inferno

Le circostanze della vita sono strane e spesso negative, ma altre poche volte positive, come in questo caso, dovuto all’acume di un eccellente scrittore siciliano, Massimo Maugeri, che sul suo seguitissimo blog Letteratitudine nel settembre del 2009 ha pubblicato un articolo su Il giudizio della sera, di Sebastiano Addamo. Benché appassionato di autori siciliani, in cui identifico un comune denominatore non solo stilistico, ma anche espressivo che rientra ampiamente nei miei gusti, quel nome, Addamo, che sembra una storpiatura, un errore di scrittura del più comune Adamo, mi risultava pressoché sconosciuto, pressoché in quanto vagamente sapevo che era stato un poeta, narratore e saggista, ma erano notizie apprese qua e là, non erano fonte di una diretta conoscenza di qualche sua opera. Ecco perché allora mi sono sentito in obbligo, previo consiglio con qualche amico più competente di me in letteratura, di leggere qualcosa di questo Addamo, senz’altro meno noto di Sciascia e di Bonaviri, che erano pressoché suoi contemporanei.

E tutti mi hanno detto di leggere Il giudizio della sera, un romanzo che i miei consiglieri mi hanno definito di grande bellezza. Così ho fatto, procedendo con lentezza, soffermandomi su più punti e impiegando parecchio tempo, nonostante la relativa brevità, perché si tratta di 159 pagine.

Addamo narra la storia di cinque adolescenti siciliani, residenti con le famiglie in provincia e costretti a trasferirsi a Catania per studiare al liceo. Corre l’anno 1940 e la guerra è appena iniziata, nella convinzione che si tratterrà di una passeggiata lunga non più di due o tre mesi, tanto la vittoria è certa, perché così ha detto Mussolini.
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