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CAMICETTE BIANCHE. Oltre l’8 marzo (un estratto)

marzo 8, 2015

Pubblichiamo un estratto del volume “CAMICETTE BIANCHE. Oltre l’8 marzo” di Ester Rizzo (Navarra editore)

Il libro

Il 25 Marzo 1911 bruciò la Triangle Waist Company a New York City, una fabbrica di camicette alla moda. Nell’incendio morirono 146 persone di cui 126 donne, e ben 38 italiane. Il rogo è tra i tragici avvenimenti che si commemorano per la giornata internazionale della donna.

Un libro racconta, per la prima volta in Italia, tutte le vittime dell’incendio e ricostruisce il contesto storico.

Furono 146 le vite spezzate nell’incendio della Triangle Waist, tra cui 126 giovani lavoratrici morte in una fabbrica in cui mancavano le norme minime di sicurezza sul lavoro. Vite che per decine e decine di anni sono rimaste nell’oblio, alcune addirittura non identificate e riunite in un unico monumento funebre: un bassorilievo raffigurante una donna inginocchiata con il capo chino. Con uno stile a metà tra saggio e narrazione e una cifra emozionale, Camicette bianche. Oltre l’8 marzo vuole ridare dignità a quelle morti, dando a ciascuna vittima un nome, un cognome e un storia da raccontare. Un lavoro di recupero della memoria – che l’autrice ha portavo avanti per la prima volta in Italia attraverso ricerche negli archivi e interviste ai discendenti delle vittime – per far conoscere un’immane tragedia che viene, in maniera talvolta erronea, legata a doppio filo con la giornata internazionale delle donne, l’8 marzo. Un testo che ci pone davanti allo scottante quanto mai attuale problema della sicurezza sul posto di lavoro e dei diritti dei lavoratori, nonché ci porta a riflettere sulla migrazione di ieri e di oggi. A partire dal libro è stata lanciata con il “Gruppo di Toponomastica Femminile” una petizione pubblica che chiede ai comuni italiani che diedero i natali alle vittime, di dedicare loro una piazza o una strada per onorarne la memoria.

Un testo per riflettere su diritti dei lavoratori, donne, migrazioni, memoria. Un invito a recuperare il vero spirito della giornata internazionale della donna e andare oltre l’8 marzo.

* * *

Prefazione

Credere in un futuro diverso è stato ed è un atto di forza, intriso
di coraggio, per migliaia di persone che hanno sperato, e sperano
ancora oggi, di uscire dal circolo vizioso della povertà e della fame.
Il libro Camicette bianche, descrive, uno dei tantissimi eventi che
nel corso dei secoli si sono purtroppo ripetuti a discapito della componente
più debole del genere umano: i poveri. Già nel titolo di
questo libro si rispecchia il ‘candore’ e la ‘purezza’ delle vittime
che non sono riuscite a ribellarsi a un ingordo sistema di produzione
inarrestabile. La violenza nei confronti delle vittime è andata oltre la
morte, e ancora più, oltre l’indifferenza e l’oblio, per oltre un secolo.
Premesso un ricordo storico della terribile disgrazia della Triangle
Fire, l’autrice entra rapidamente nei dettagli esaminando i rapporti
tra le emozioni acute e le espressioni con le quali si rivelano:
in particolare si sofferma sulla provenienza e sulle condizioni sociali
delle vittime considerandone il loro contenuto. La sua attenta
disamina è l’enumerazione di tutti questi caratteri nel voler comporre
il puzzle con una trattazione del libro chiara e lineare.
L’autrice, Ester Rizzo, ha voluto ricordare e riportare la tragedia
che si verificò il 25 marzo 1911. I nomi delle persone riportate, nel
presente volume, appartengono a nazionalità diverse, ma il motivo
che ha spinto l’autrice a scrivere questo libro ha inizio proprio dal
fatto che a molte donne perite in quell’incendio non era stata assegnata
la provenienza. Tante di loro avevano origini siciliane.
Comune a tutte le donne di quella fabbrica, che produceva le famose
‘camicette bianche’, è l’indomito coraggio che le ha portate, prima,
ad affrontare un viaggio della speranza in condizioni di estrema
sopravvivenza e, poi, per ottenere una autosufficienza economica,
a pagare il costoso prezzo della loro stessa esistenza a causa della
noncuranza di persone che non avevano il diritto di appropriarsene.
A tutte le donne e agli uomini, di ieri e di oggi, che si sono avventurati
per mare e per terra, migrando in terre straniere, per aver ‘osato’
di voler vivere una vita degna di essere vissuta:

Le sfide della vita
percorrono i secoli
nel connubio di coraggio e libertà.
I ricordi hanno i colori
della rabbia rovente,
del dolore annegato.
Fardelli di sogno
soffocati dal bagaglio pesante
di profitti e interessi.
Volti rimasti giovani,
in nome della buona sorte,
nella diffida alla miseria,
che non hanno avuto modo
di essere solcati dal tempo,
dilaniati da inesorabili realtà
nella negazione di speranze
mai realizzate.
All’alba di una Nuova Era,
è doverosa una preghiera,
perché il valore di esistere non diventi arido,
perché la distinzione della nostra umanità
non diventi eternamente assente:
emerge l’indignazione della Ragione,
per non precipitare nell’oblio abissale
della noncuranza, dell’essenziale negato.

L’amore per una cosa o per una persona deve iniziare dal rispettarla,
e il rispetto inizia da quello verso se stessi.

Giuseppina Tripodi

* * *

A memoria e a monito

Il cammino verso la parità ha bisogno di essere condiviso nei suoi
aspetti simbolici, che plasmano l’immaginario collettivo in modo
irrazionale e persistente: riconoscerne i segni aiuta a sovrapporre
un apparato giuridico efficace a un comportamento adeguato e
consapevole.
La toponomastica è un rilevatore sociale.
Le città pullulano di regnanti e politici, pensatori e scienziati, scrittori
e artisti scolpiti nel marmo, fusi nel bronzo, incisi nelle targhe
stradali: a far loro compagnia, un esiguo numero di donne, in gran
parte sante e religiose, cerca faticosamente di spezzare la monotona
sequenza di corpi femminili imprigionati negli stereotipi pubblicitari.
Tra modelle e manichini c’è poco spazio per figurarsi talenti, creatività,
intelligenza delle donne, e tanto meno per ripercorrerne coraggiose
scelte di vita: scopo primario del gruppo “Toponomastica
femminile” è far sì che non venga cancellata la loro memoria dalle
strade, dalle scuole, dai giardini.
La storia delle operaie perite nell’incendio della Triangle
Shirtwaist Company merita di essere ricordata nell’individualità di
ciascuna delle vittime, ove è stata possibile l’identificazione certa.
Con l’inserimento dei loro nomi nell’odonomastica locale, i comuni
italiani da cui partirono le lavoratrici coinvolte nella tragedia,
renderanno onore non solo alle cittadine perdute, ma a tutti quei milioni
di migranti spinti ad abbandonare la propria terra per bisogno.
Dopo un viaggio coraggioso e pieno di incognite, giovani, e a
volte giovanissimi, cercarono l’indipendenza economica, dando
inizio a una nuova vita in un nuovo mondo che, anche se ostile,
prometteva loro di affrancarsi dal bisogno e garantiva la libertà.
Costrette a operare in un contesto difficile e spesso umiliante, le
lavoratrici del Triangle furono mandate al rogo dall’incuria, dalla
superficialità, dall’avidità e dalla cupidigia umana.
Recuperare il loro ricordo nei luoghi che le hanno viste nascere
e in cui hanno trascorso la loro adolescenza e la prima giovinezza
significa tramandare alle nuove generazioni che il lavoro è fatica
e sacrificio, ma soprattutto che nessuna ricchezza è lecita quando
viene costruita calpestando la dignità di altri individui.
Questa ricerca ha sottratto all’oblio un intero capitolo di storia
nazionale: non vogliamo che l’indifferenza lo ricopra di nuova polvere.
Chiediamo alle amministrazioni comunali che ne hanno condiviso
qualche pagina, di scrivere il nome delle loro protagoniste
sulle mura cittadine, a memoria e a monito: intitolare una strada,
una piazza, un giardino, per restituire luce al coraggio e alla dignità
lavorativa delle loro donne.

Maria Pia Ercolini
Ideatrice del progetto
“Toponomastica femminile”

* * *

Nota dell’Autrice

Le origini della Giornata Internazionale della donna sono controverse
e per tanti anni si è attribuita la ricorrenza a un incendio
scoppiato nel 1908 nella fabbrica “Cotton” di New York dove il
proprietario, Mr. Johnson, avrebbe rinchiuso più di cento operaie
che morirono bruciate.
Oggi è stato provato che non è mai esistita né la fabbrica “Cotton”
né di conseguenza quell’incendio.
L’8 marzo è in realtà una data convenzionale che ricorda vari
eventi tutti collegati alle lotte per l’emancipazione delle donne e
per l’acquisizione dei loro diritti di lavoratrici in varie parti del
mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, all’incirca dal 1907 in poi.
Tra questi eventi, vera e documentata è la storia delle 126 operaie
morte nel rogo della Triangle Shirtwaist Company di New York, il
25 marzo 1911.
Da questo doloroso e tragico fatto inizia la mia ricerca, per dare soprattutto
voce e anima a quelle vittime. Le loro piccole storie s’intrecciano
alle storie più grandi dell’emigrazione e delle lotte per le conquiste
dei diritti dei lavoratori. Su questi ultimi temi sono state scritte
milioni di pagine, ho preferito quindi, con estrema sintesi, mettere
in rilievo solo i dati e i fatti che hanno più colpito la mia sensibilità.
Camicette bianche è soprattutto la storia di queste donne migranti
di un secolo fa, e ricostruire le loro identità, le loro origini, i loro
nuclei familiari è stato il mio obiettivo primario.
È difficile descrivere l’emozione provata nel riuscire a trovare i
loro nomi vergati sulle pagine di tanti vecchi registri dell’anagrafe
ed è anche difficile spiegare come decine di persone si siano prodigate
in questa ricerca con passione, affetto ed entusiasmo, collaborando
a un lavoro che inizialmente sembrava impossibile.
Mentre scorrevano i mesi cresceva sempre più il numero delle
vittime italiane a cui si poteva attribuire con certezza data e luogo
di nascita, composizione del nucleo familiare, vita, morte e nozze
di genitori, fratelli e sorelle.
Sento di aver vissuto un pezzetto della mia vita insieme a queste
donne a cui ho dedicato tempo ed affetto e spero che chi leggerà
queste pagine possa provare le mie stesse emozioni.
Oggi, alla fine della mia ricerca, solo di sei vittime italiane non
ho un certificato di nascita o un documento ufficiale che ne attesti
la provenienza, che le collochi in un contesto territoriale e familiare
specifico e spero che proprio questo libro possa essere uno strumento
con cui ricostruire un po’ della loro vita prima della partenza
per l’America.
Le acque di un grande oceano si sono frapposte tra la tenerezza
di una culla e la tristezza di una lapide, tra la nascita e la morte,
lasciando intatta comunque la fragilità della loro sfortunata vita.
Questo libro nasce, dunque, da un atto d’amore.
Amore verso le giovani vite spezzate che trovarono la morte in
modo così terribile e quasi del tutto dimenticate.
Amore per i migranti di tutti i tempi e di tutti i mari per ricordare
che i confini sono solo delle “invenzioni umane” e che la Terra
appartiene a tutti.
Amore per tutte le donne che hanno lottato con tenacia per migliorare
il mondo.
Amore per tutti quelli che alimentano la fiamma del ricordo affinché
il passato possa servire per migliorare il presente.
Amore per la giustizia ma anche amore per il perdono, affinché
l’odio non prevalga mai e non soffochi la nostra umanità.
Amore per tutte le donne ultime fra gli ultimi, vittime di quotidiana
violenza e discriminazione.

E. R.

(Riproduzione riservata)

© Navarra editore

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