SIBILLE

marzo 8, 2015

SibilleSIBILLE (AA.VV. – Edizioni Arianna)

Dieci Sibille del nostro tempo consegnano al lettore le loro “profezie” per suggerirci percorsi futuribili, varchi di piccola, grande sapienza, residuo di una luce che proviene da lontano ma che può, se solo noi vogliamo, accompagnarci nel nostro viaggio che, ci auguriamo, non sia solo un meccanico, orizzontale cammino.

Testi di: Licia Cardillo Di Prima, Marinella Fiume, Daniela Gambino, Asma Gherib, Simona Lo Iacono, Clelia Lombardo, Anna Mallamo, Beatrice Monroy, Nadia Terranova, Lina Maria Ugolini.

A cura di Fulvia Toscano

Sul post, i commenti che le dieci “Sibille” coinvolte nel progetto no profit hanno rilasciato a Letteratitudine.

La prefazione del libro è disponibile su L’EstroVerso

Le autrici di Sibille devolvono i diritti d’autore all’Associazione Amici del Fondo Librario “Paola Albanese” per il progetto di creazione di una Biblioteca delle donne a Nicotera (VV).

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I COMMENTI DELLE DIECI “SIBILLE”

Arriva  in libreria l’8 marzo un libro che ha le carte in regola per uscire proprio in occasione della “Giornata internazionale della donna”. Si tratta di “Sibille”, un libro a più mani, anzi a 10 mani, tante quante erano le Sibille secondo la più accreditata tradizione classica. L’illustrazione in copertina è della bravissima  Illustratrice-Sibilla Marcella Brancaforte, siciliana che vive a Roma, l’Editrice- Sibilla è la siciliana Arianna. Le autrici devolvono i diritti d’autore all’Associazione Amici del Fondo Librario “Paola Albanese” per la Biblioteca delle donne a Nicotera (VV).

A un esergo poetico di  Angela Scandaliato, Sento oscure catene, seguono i dieci Racconti – Profezie delle  Dieci Sibille-Scrittrici, rigorosamente in ordine alfabetico:

1ª Sibilla Licia Cardillo Di Prima, L’estasi della Sibilla

2ª Sibilla Marinella Fiume, La Sibilla, Madonna, Fata, Strega

3ª Sibilla Daniela Gambino, La panzazza

4ª Sibilla Asma Gherib, Sulafa, Yaqut e Bahja

5ª Sibilla Simona Lo Iacono, La frase

6ª Sibilla Clelia Lombardo, L’orologio del Piave

7ª Sibilla Anna Mallamo, La città

8ª Sibilla Beatrice Monroy, Rita, sticchio di plastica

9ª Sibilla Nadia Terranova, Tuttimpicci

10ª Sibilla Lina Maria Ugolini, Dalla parte delle cicogne

Abbiamo chiesto loro un commento sul significato dell’operazione “sibillina”e sul loro racconto.

Sibille“Per me che sono l’illustratrice, le immagini si sostituiscono alle parole. L’autore di immagini lavora in modo diverso, ma è autore e interprete a sua volta. Felice di rappresentare e in qualche modo interpretare tutte le Sibille con la mia copertina”.
Sibilla Marcella Brancaforte.

“L’idea di scrivere un libro di racconti brevi, a più voci femminili, ispirati in vario modo al personaggio della Sibilla, nasce nel mese di Settembre 2014, nel contesto della IV edizione del Festival Naxoslegge. In quei giorni, infatti, è stata celebrata a Giardini Naxos la cerimonia di gemellaggio tra Cuma, odierna Pozzuoli, prima colonia greca d’Italia, e Giardini Naxos, prima colonia greca di Sicilia. Su questo incontro, come su tutto il festival, è aleggiato, da subito, lo spirito della Sibilla, profetessa a tutti nota, di certo anche solo per le reminiscenze di letture scolastiche virgiliane.
Proprio da questa suggestione siamo partiti per orchestrare il nostro viaggio a più voci, un modo di scrivere che, se da un lato salvaguarda la individualità di ognuna delle scrittrici che partecipano al progetto, dall’altro, nell’idea di uno scrivere, per così dire, «in comune», sublima la singola identità, proiettandola in una luce diversa, impersonale, arcana, proprio come si addice alla Sibilla.
Nel VI canto dell’Eneide la Sibilla ha il compito di iniziare il pius Enea alla conoscenza «altra», alle ultime verità, in una sorta di apocalisse che svelerà all’eroe i fini ultimi del suo viaggio, della sua stessa esistenza e dei destini di Roma. La Sibilla apre le strade, favorisce la rottura dei livelli, è figura liminare, colei che guida nei riti, senza i quali nessuno può osare compiere dei passaggi, colei che consegna ad Enea il ramo d’oro dell’investitura, «involvens vera oscuri – avviluppando in parole oscure la verità». Quello della Sibilla è un gioco a nascondere che è anche, soprattutto, un gioco a svelare e ri-velare, con quel potere che è solo della parola, che può essere a un tempo potente guaritrice e tremenda giustiziera. Facciamo nostra e vi consegniamo la felice definizione della studiosa Sabina Crippa: «Sibilla è figura della parola, di una sapienza che vince ogni limite di spazio e tempo, attraversando la cultura occidentale, quale mito di una voce profetica femminile».
Ascoltando questa voce dal tempo e attraverso il tempo, come anelito pulsante nei sotterranei del nostro sordo occidente, abbiamo voluto dare una penna alla Sibilla, anzi dieci penne, tante quante sono le scrittrici coinvolte nel progetto, tutte abbastanza conosciute: Licia Cardillo Di Prima, Marinella Fiume, Daniela Gambino, Asma Gherib, Simona Lo Iacono, Clelia Lombardo, Anna Mallamo, Beatrice Monroy, Nadia Terranova, Lina Maria Ugolini.
Dieci, perché dieci, secondo il canone codificato da Varrone nel I sec. a.C., sono le Sibille conosciute, connesse ad altrettanti centri del mondo ellenistico-romano.
Ognuna delle nostre scrittrici, fedele alla propria cifra stilistica, si farà voce e penna per la Sibilla, strumento di un sapere antico, che è poi un sapere delle donne, quello che spesso vede e anti-vede, quello che può far luce, laddove ci sono le tenebre, che abbraccia in sé, con generosa potenza, il senso primo e ultimo delle cose e, quando si fa voce o canto, riesce a sublimare quelle stesse cose, altrimenti condannate alla dimenticanza.
L’incontro con la Sibilla è un evento straordinario che, certo, nella tradizione, come è giusto che sia, tocca solo ad eroi ed iniziati. Per una volta, tuttavia, ci piace immaginare che la voce della Sibilla possa essere ascoltata da tutti, viatico per guardare oltre.
Questi dieci racconti possono essere letti così, come dei varchi di piccola, grande sapienza, residuo di una luce che proviene da lontano ma che può, se solo noi vogliamo, accompagnarci nel nostro viaggio che, ci auguriamo, non sia solo un meccanico, orizzontale cammino”.
Fulvia Toscano, dir. art. del Festival NaxosLegge e curatrice del libro.

Ma che ha a che fare la letteratura con la profezia?

“La profezia e la letteratura si somigliano. Il testo profetico, infatti,  è spesso letterario, e la narrazione è – di contro – oracolante e anticipatoria, perché è una portatrice di “senso”, di significato. Nessuno come lo scrittore, infatti, scardina le convenzioni, capovolge le apparenze, prevede gli eventi, le invenzioni, il futuro. Pensiamo al sogno visionario di Jules Verne, che con i suoi racconti sulle viscere della terra e del mare ispirò le conquiste tecnologiche degli scienziati. O a Federico De Roberto, che immortalò ne “I Vicerè” una veritiera e impietosa analisi politica della società italiana del secolo successivo. O ad Oriana Fallaci che in “Inshallah” predisse il nostro doloroso presente, le migrazioni in mare da parte dei popoli mediorientali, il pericolo del terrorismo. Ecco, l’antologia “Sibille” si fa portatrice di questo legame indissolubile e ancestrale tra parola letteraria e predizione, tra narrazione e profezia. E ci ricorda che noi tutti potremmo leggere meglio il futuro, se solo sviluppassimo uno sguardo poetico sull’esistenza, l’unico in grado di portarci oltre le apparenze, e di farci cogliere, insieme alla realtà, anche i suoi misteri”.
Sibilla Simona Lo Iacono

«I responsi Sibillini che è incerto da quale Sibilla siano stati scritti, Virgilio li attribuisce alla Cumana, Varrone, invece, all’Eritrea. Ma consta che sotto il regno di Tarquinio una donna di nome Amaltea abbia offerto al re stesso nove libri, nei quali erano scritti i fati e i rimedi di Roma, e abbia preteso per questi libri trecento filippi, che allora erano preziose monete auree. Costei, respinta, dopo averne bruciato tre, ritornò un altro giorno e chiese altrettanto, ed egualmente il terzo giorno, dopo averne bruciati altri tre, ritornò con gli ultimi tre e ricevette quanto aveva chiesto, poiché il re era stato impressionato da questa stessa vicenda, cioè dal fatto che il prezzo restava immutato. Allora la donna scomparve all’improvviso. Quei libri si conservavano nel tempio di Apollo. E ciò riferisce il poeta». (Servius Grammaticus). I libri sibillini furono quindi affidati alla custodia di duumviri sacris faciundis, in seguito aumentati fino a quindici, il cui ruolo consisteva nel consultare gli oracoli su richiesta del Senato, per evitare di contrariare gli dèi con nuove imprese non gradite. Conservati in una camera scavata sotto il tempio di Giove Capitolino, i libri andarono distrutti in un incendio nell’anno 83 a.C. e si tentò di ricostruirli cercandone i testi presso altri templi e santuari. Quando Augusto divenne Pontefice Massimo, «radunò tutte le profezie greche e latine che erano tramandate tra il popolo, circa duemila, e le fece bruciare. Conservò solo i libri sibillini e, dopo un’attenta selezione, li pose in due armadi dorati ai piedi della statua di Apollo palatino» (Svetonio), dove rimasero fino al V secolo, quando se ne persero le tracce, forse bruciati dal generale Stilicone (Rutilio Namaziano).
La comparsa della scrittura, verso il IV millennio a. C. in area mesopotamica, fu dettata da un lato da esigenze pratiche, contabili, dall’altro da scopi divinatori e religiosi. L’immagine della scrittura, il segno, la singola lettera tracciata dai più vari strumenti, è stata lungamente connotata da un potere ben al di là della funzione di rappresentazione di una parola o di un suono. L’invenzione della scrittura in molte civiltà è stata attribuita a un dio, per la credenza che fosse possibile agire sul reale attraverso l’uso e la manipolazione dei simboli delle lettere dell’alfabeto. In alcuni contesti culturali si riteneva che Dio avesse creato il mondo attraverso le lettere, da qui la sacralità della scrittura. La teologia cattolica, che aveva assimilato l’idea romana di una totale contrapposizione tra magia e religione e voleva differenziarsi dalle precedenti pratiche pagane, condannò da subito la scrittura magica. Se tali pratiche sono sempre state guardate con sospetto, con l’introduzione del Sant’Uffizio siculo-spagnolo i territori della magia vennero sottoposti a giudizio e condanna. Ed è soprattutto il mondo delle donne che ha coltivato una particolare relazione con queste forme di scrittura rituale-magica. Se la scrittura nella storia è un territorio praticato da uomini, e uomini che avevano accesso all’istruzione, questo mondo è invece attraversato dalle donne e dalle illetterate. Nel mio racconto è possibile cogliere la persistenza e le trasformazioni del mito residuale della Sibilla nella testimonianza di Vincençia Bulgarello La Esquarchia, processata come eretica, blasfema, cercatrice di tesori e in commercio col diavolo a Palermo dal Tribunale del Santo Uffizio siculo-spagnolo tra il 1625 e il 1627 e liberata dopo alcuni anni di detenzione (Fonte: AHN, Atti Madrileni del Santo Uffizio, Sicilia, libro 900, f. 391-395) e nella assai più recente testimonianza orale di una nonna che la raccontava come favola ai nipotini ancora al tempo in cui io la registrai (fonte Alfia Toscano, licenza elementare, casalinga, coniugata, anni 74, Fiumefreddo di Sicilia, intervista del 29/12/1988)”.
Sibilla Marinella Fiume

Quale interpretazione avete dato della figura della Sibilla nel vostro racconto?

“Protagonista del mio racconto è Rita che si muove nella solitudine del suo corpo nuovo, scolpito da lei, nel modo e nel genere che lei ha scelto. Rita però si muove nello spazio chiuso di un manicomio dove le altre, le donne che non hanno agito né sul proprio corpo, né nella vita, la osservano. In particolare la protagonista che vede in Rita il dissolversi dei confini dei generi e ne intuisce  un pericolo che poi  invece si trasforma  nel capirne il segno… Il segno della Sibilla per l’appunto. Sibilla, colei che sta nel mezzo, tra i due mondi, quali essi siano nella contemporaneità, Sibilla  come segnale dello sconfinamento della terra tonda, senza spigoli ma dove tutto è altro, dove tutto si tramuta,della madre che si apre per necessità biologica mettendo al mondo l’altro, diverso portatore di storie altre. Sibilla, colei che nell’accettazione della propria diversità, che amerei chiamare singolarità, sa trovare il proprio esclusivo posto al mondo e lo racconta”.
Sibilla Beatrice Monroy

“La mia Sibilla ha un’anima pop, porta una maglietta con la faccia di Kurt Cobain, legge il futuro cercando il suo passato. Una prozia che fuggì col circo nei primi anni del secolo scorso”.
Sibilla Daniela Gambino

“Ho scritto la storia di una bambina sopravvissuta al terremoto di Messina del 1908, diventata donna e poi nonna, del suo straniamento nel trovarsi a vivere in un’altra città (Roma) senza mai dimenticare l’isola: nonostante il disastro, la Sicilia rimane nei ricordi un paradiso perduto. Maria, nella seconda parte della sua vita, si chiama Sibilla, ed è convinta di sapere tutto della vita degli altri, in realtà le sue profezie sono frutto di superbia, e nel finale del racconto la sua aura magica viene dissacrata”.
Sibilla Nadia Terranova.

“Io ho scritto “La città” con un occhio alla cronaca di questi tempi: la forza delle donne contro la guerra, e segnatamente l’assurda guerra di religione, che agita il mondo. Nella Sibilla ho visto tutto il sapere femminile, il misconosciuto sapere femminile, e ho cercato di rendere tutta la narrazione piena di “simboli” del femminile: l’io narrante è una donna, ed è come se fosse la voce dolente della terra ferita dagli uomini. La Sibilla è con noi, col potere unico del suo sapere antico, della sua empatia, della sua capacità di solidarietà e bene. Questo stesso progetto, di donne  solidale con le donne, mi sembra da “sibille” moderne: guerriere d’amore, significato, solidarietà, consapevolezza”.
Sibilla Anna Mallamo “manginobrioches”.

“Il mio racconto, L’estasi della Sibilla, è un viaggio visionario nell’antro della Sibilla, alle porte dell’Averno. Di scena: la metamorfosi, il Tempo, il destino, l’inquietudine, ma anche la bellezza e la verità. Un divertissement per rivelare la magia della parola, capace di tradurre la realtà, capovolgerla e ricrearla”.
Sibilla Licia Cardillo Di Prima.

“Il senso del mio racconto, L’orologio del Piave è che la guerra potrebbe scoppiare senza preavviso, ti ci ritrovi in mezzo e non puoi farci niente. A Lucia, protagonista del racconto, accade qualcosa che le mostra l’evidenza di questo pensiero. Le appare chiaro che i discorsi della politica e della cultura  siano utilizzati come strumenti per nascondere, per non andare dritto al punto che riguarda la vita e la morte di tutti. L’emergere di un ricordo della sua storia personale farà di lei una donna che parla e svela”.
Sibilla Clelia Lombardo.

“Secondo una leggenda, Apollo s’innamorò della Sibilla Cumana offrendole qualunque dono purché diventasse una sacerdotessa del suo tempio. La Sibilla domandò al dio l’immortalità dimenticando però di chiedere anche la giovinezza. Così ella invecchiò, il suo corpo avvizzì come quello di una cicala fino a scomparire. Di lei restò solo la voce. Sulla suggestione di questa voce, antica e figlia del mormorio delle foglie, si costruisce la scrittura del mio racconto. Tutte le Sibille sono eterne fanciulle nascoste al mondo in antri segreti, in culle dove preservare un inviolabile e inviolata verginità. La voce della mia Sibilla è quella di un presente siciliano in cui la Vecchia Sara, una zingara dalla vita oltraggiata, affida alla coscienza della piccola Viola, figlia anch’essa di una minoranza reietta, un vaticinio di condanna e di salvezza: In tutte le cose c’è un dentro e c’è un fuori… ricordalo bambina così quando crescerai nessuno ti potrà fare del male. Questo corpo di donna è stato picchiato, violentato per giorni numerosi come ceci, ma dentro questo corpo, sotto questa secca pelle di cicala, conservo la mia verginità. Non dimenticarlo mai Viola: tu resterai vergine se riuscirai a scavare dentro di te un rifugio. Fuori potranno abbattersi le tempeste degli schiaffi. Ma dentro no, nessun uomo potrà farti del male. Costruisci un tuo nido piccola Viola, un nido rotondo come quello delle cicogne”.
Sibilla Lina Maria Ugolini

Infine in questo libro troviamo pure una Sibilla Araba, Coranica direi. E’ interessante vedere come Oriente e Occidente differiscono e interagiscono nella figura della Sibilla.

Sibille“Quando mi fu chiesto di scrivere un racconto sibillino, rimasi un po’ perplessa e turbata, non per le difficoltà che avrei riscontrato nel redigere una novella in veste di “sibilla”, ma per due motivi ben precisi:
–                     In lingua araba non esiste un termine che indica in modo chiaro cosa sia una sibilla,  e le poche traduzioni che ci sono in vari dizionari vedono la “Sibilla” come una donna veggente che prevede il futuro, interpreta i sogni e annuncia profezie. Non solo, ci sono addirittura delle interpretazioni che la intendono come una “fata”, una “strega”, e anche come una “ciarlatana”.
–                     In Islam è proprio vietato al buon credente avere a che fare con tutto quello che ho appena citato. Non bisogna dare profezie a nessuno e di conseguenza non bisogna nemmeno considerare certe e assolute le proprie profezie, perché solo Dio sa cosa riserba il futuro agli uomini e cosa sia il futuro, visto che non si sa sino ad oggi neanche cosa sia effettivamente la nozione “Tempo”. E sono molti i testi coranici che confermano questo concetto, ne cito solo alcuni: “È solo lui che ha le chiavi dell’Arcano che nessuno conosce se non Lui: Egli conosce quel che c’è sulla terra ferma e quel ch’è nel seno del mare, non cade foglia ch’Ei non lo sappia, e non v’è granello nelle tenebre della terra, né nulla d’umido o di secco, che non sia registrato in un libro chiaro” (Corano, la sura dei Greggi, Al-An’am, versetto 59). “Nessuno, nei cieli e sulla terra conosce l’Arcano, nessuno tranne Dio: ma essi non presagiscono quando saranno succitati in vita. Anzi la loro scienza ha afferrato qualcosa della vita dell’oltre, anzi ne sono in dubbio, anzi ne sono del tutto ciechi ed ignari” (La sura delle Formiche, An-nam, versetti 65- 66).
Alla luce di queste sure, ma ce ne sono altre ancora in cui Dio parla di alcuni messaggeri – senza svelare i loro nomi o la loro natura- ai quali ha concesso una parte delle scienze dell’Arcano (‘Ulum al-ghaib, La sura dei Jinn, versetti 26/28), un piccolissimo atomo di pulviscolo rispetto all’immenso oceano della Scienza Divina, ho pensato che l’unica soluzione per uscire da ogni ambiguità interpretativa fosse scegliere di redigere novelle brevi i cui eventi e personaggi si muovono dentro la stessa sfera degli insegnamenti che Dio ha tracciato nei suoi libri sacri, Corano compreso. Quindi ho scritto Sulafa, Yaqut e Bahja, un unicum di tre racconti brevi che hanno uno stile didattico e pedagogico, che vuol far rivivere quella parte pura e innocente che c’è in ciascuno di noi che è il (Fu’ad) diversamente detto il “cuore del cuoricino” ossia ancora (Qalb al-Qulaib) in modo da poter lucidare con grazia e leggiadria lo specchio dell’animo e, quindi permettergli di ricollegarsi al Cuore di Dio, e non in veste di “Sibilla”, ma in veste di (Non Àrifah) ossia donna saggia, il cui unico sapere è di Non Sapere, volendo così camminare sullo stesso sentiero dei precedenti profeti, Muhammad (Che la pace e il saluto di Dio siano su di lui) compreso. Non è stato forse lui a dire: “Io non ho alcun potere su di me, a mio favore o a mio danno, se non in quanto Dio lo voglia. Se io conoscessi l’Arcano, godrei abbondanza dei beni e il male non potrebbe colpirmi, ma io non sono che un ammonitore e un messaggero di buone novelle a gente che crede”? (La sura di Al-A’ràf, versetto 188).”
Sibilla Asma Gherib

 (Riproduzione riservata)

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