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UNA CITTÀ PROLETARIA di Athos Bigongiali (recensione)

aprile 1, 2016

UNA CITTÀ PROLETARIA di Athos Bigongiali (Mds)

di Giovanni Parlato

Torna a vivere “Una città proletaria” di Athos Bigongiali nell’edizione pubblicata dalla casa editrice MdS di Pisa. La prima edizione risale al 1989 ad opera di Sellerio. Era il romanzo d’esordio dell’allora quarantenne autore pisano. Il libro ebbe un inaspettato successo restando per settimane in vetta alla classifica dei libri più venduti, divenne uno spettacolo teatrale e un’opera lirica intitolata “Il paradiso degli esuli”. Nel 1991, Sellerio pubblicò una seconda edizione. Anni dopo, la stessa Elvira Sellerio chiese a Bigongiali una nuova versione. Un progetto che ha visto la luce soltanto adesso con l’editore pisano MdS che ha dato alle stampe la terza edizione che si arricchisce di un’introduzione dell’autore e di quattro nuovi capitoli finali.
La città proletaria di cui parla lo scrittore e che dà anche il titolo all’opera è Pisa. Siamo all’inizio del Novecento quando Pisa era la terza città industriale italiana, pervasa da fermenti politici e sociali, dai primi scioperi, cortei, proteste. I protagonisti di questi sussulti sono vetturini, artigiani, operai, braccianti, ferrovieri, falegnami, barrocciai, ma anche le donne e i bambini. Una classe di lavoratori e di sfruttati che si organizza e organizza la protesta intorno agli ideali anarchici. Il popolo descritto da Athos Bigongiali è un grande affresco dove non c’è un protagonista che prende il sopravvento: l’insieme di questi personaggi costituisce il vero e assoluto protagonista che è la città proletaria.
Nel romanzo troviamo un io narrante, uno studente triestino, un fuorisede si direbbe oggi, uno studente-giornalista che firma i suoi articoli con lo pseudonimo Evening in omaggio a Shelley. Ogni personaggio di questo popolo di anarchici ha nome e cognome poiché questo libro, come scrive lo stesso autore è “l’inverosimile storia di una storia vera” grazie a una ricerca eseguita presso la Biblioteca Serantini e la Biblioteca Universitaria di Pisa. E’ la storia di questi anarchici, delle loro lotte, della nascita della prima Camera del Lavoro, della loro opposizione alla guerra, dei loro scioperi e cortei anche violenti: una battaglia in nome degli ideali che scorre fra la vita di tutti i giorni. Quei nomi e cognomi conservati negli archivi delle biblioteche diventano personaggi grazie ad Athos Bigongiali che li fa vivere regalandoci storie di grande impatto emotivo. Oltre a quei nomi di ribelli che dagli archivi migrano verso una loro dimensione narrativa, ci sono personaggi su cui la fantasia dell’autore si muove con maggiore libertà. Oltre a Evening, troviamo un improbabile John Reed, un americano di fede socialista, unico americano a essere sepolto nella Piazza Rossa di Mosca. La fantasia di Bigongiali fa capitare John Reed a Pisa durante i tumulti di piazza e l’americano, che si firma Jack, scriverà uno straordinario reportage sulla vita e la veemenza della protesta anarchica. Nella sua introduzione a questa terza edizione, l’autore svela la nascita del personaggio e scrive: “Jack è John Reed ma avrebbe potuto essere anche Jack London, entrambi acuminate penne di provata fede socialista, ma London era in quell’anno molto malato e non se la sentì di intraprendere il viaggio verso Pisa mentre John Reed godeva ancora di buona salute. La verosimiglianza a cui teneva il romanzo era salva: e infatti lui accettò di farne parte, purché attiva (mi disse quando lo interpellai – e io promisi: e sono stato di parola).”
Questo dialogo fra Bigongiali e John Reed è continuato nel tempo e torna anche in questa edizione targata MdS quando troviamo un nuovo personaggio femminile: l’americana Louise Bryant, giornalista e compagna di vita di John Reed. Sarà la voce narrante degli ultimi capitoli e anche lei farà la cronaca di un lungo tumulto di piazza. Ma perché proprio lei? “Me lo ha suggerito lo stesso John Reed”, ha spiegato con ironia lo scrittore pisano.
Diverse potrebbero essere, ancora oggi, le chiavi di lettura del romanzo “Una città proletaria”. L’interpretazione marxista potrebbe avere una sua validità: un popolo di sfruttati lotta contro il padrone che detiene i mezzi di produzione e contro il plusvalore che alimenta il capitale; ma potrebbe anche essere visto come un libro anticlericale o anche letto dalla parte delle donne, delle “fabbrichine” ed essere un libro che illustra le radici del movimento femminista italiano. Tutte chiavi di lettura plausibili che mostrano quanto il libro abbia un suo ampio valore collocandosi nel piano del romanzo politico. Nel corso della prima presentazione nazionale del libro che si è svolta al teatro Verdi di Pisa, il professore e romanziere di successo Marco Santagata ha spiegato il suo punto di vista. L’intervento si può ascoltare sulla pagina Facebook di Mds; qui, possiamo così sintetizzarlo. Santagata ha affermato che il libro, uscito nel 1989, arrivava al termine di una stagione in cui l’Italia proletaria era ancora ben presente nella memoria di allora. E questa era la chiave di lettura di allora che non si può più riproporre oggi perché della Pisa proletaria, dell’Italia proletaria si sono perse le tracce. Cosa resta? Il libro di Athos Bigongiali resta in quanto romanzo.
Questa, in sintesi, la riflessione su cui si può concordare. Possiamo aggiungere che era inevitabile nel 1989 andare con la memoria (e ancora di più in una città come Pisa) alle battaglie degli anni Sessanta e Settanta, alle battaglie operaie per la scala mobile, ai referendum sul divorzio e sull’aborto. Il libro arrivò nei minuti finali di una stagione tant’è vero che in quell’anno, il 1989, venne abbattuto il muro di Berlino dopo la spinta della Perestroika di Gorbaciov che portò allo smantellamento dell’Unione sovietica e dei Paesi socialisti. Ma anche l’Italia stava per implodere: nel 1991 cessa di vivere il Pci e l’anno successivo il pool di Mani Pulite con la sua inchiesta decreta la fine della Dc e del Psi e di altri partiti. Nasce una nuova stagione sul cui palcoscenico entra in scena Berlusconi. E arriviamo fino ai nostri giorni. Date che fanno capire l’abisso che separa il 1989 dal 2016, l’anno in cui Sellerio pubblicò il libro di Bigongiali dall’anno in cui MdD lo ripropone in una nuova veste.
Alla luce di tutto ciò, se continuiamo a contestualizzare il romanzo di Athos Bigongiali, la chiave di lettura di conseguenza sarà una chiave di lettura sbagliata. L’approccio deve essere diverso. E’ vero che resta il romanzo in quanto romanzo. Ma non è più alla Storia che dobbiamo rivolgere lo sguardo, ma ai grandi temi che sono all’interno del libro, ai valori, agli ideali dei personaggi che – insieme – fanno vivere la città proletaria. E i grandi ideali sono da una parte la libertà e dall’altra l’uguaglianza con cui il movimento anarchico pisano si dovette confrontare. E questi sono i principi con cui, tutti i giorni ogni persona si confronta con se stessa, nei rapporti di coppia, nella società. E’ vero che i genitori di oggi difficilmente potrebbero chiamare il proprio figlio Gusmano o la figlia Acratica, è vero che è finita la stagione delle lotte operaie, dei grandi scioperi nazionali che riempivano le piazze d’Italia, ma non può essere certo finita la stagione degli ideali. Pensiamo che sia questa, oggi, la chiave di lettura, questo il messaggio che troviamo ancora vivo nel libro con la particolarità tipica degli anarchici, di chi rifiuta ogni dogmatismo, di chi coltiva un altro principio: la ragione del dubbio.

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Athos Bigongiali è nato a Pisa nel 1945. Dopo l’esordio narrativo con Una città proletaria, Sellerio 1989, ha pubblicato Avvertimenti contro il mal di terra, Sellerio 1990. Il volume Veglia irlandese, Sellerio, 1992 e Lettera al Dr. Hyde di R.L. Stevenson, Sellerio, 1994.
Fra le numerose pubblicazioni e raccolte di racconti ricordiamo il romanzo Le ceneri del Che, Giunti, 1996. Ballata per un’estate calda, Giunti 1998, finalista del Premio Viareggio e del Premio Zerilli Marimò – New York University. Pisa una volta. Una storia illustrata, Pacini, 2000. Ed ancora, Il Clown, Giunti, 2007.
Collaboratore delle pagine culturali di vari giornali e riviste, Athos Bigongiali è attualmente membro di giuria del Premio Nazionale Letterario Pisa per la sezione Narrativa, del Premio Edizione Straordinaria e presidente della giuria del Premio Ultima Frontiera.
Nel 2014 è uscito Sosteneva Tabucchi, Felici 2014, a cura di Luca Ricci.

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