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ADDICTED: Serie tv e dipendenze – intervista a Carlotta Susca

gennaio 12, 2018

Copertina Addicted FRONTEADDICTED: Serie tv e dipendenze (LiberAria) a cura di Carlotta Susca

Autori: Carlotta Susca, Jacopo Cirillo, Leonardo Gregorio, Marika Di Maro, Michele Casella

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di Massimo Maugeri

Carlotta Susca è consulente editoriale e organizzatrice di eventi sulla narrazione nelle sue varie forme, anche quelle seriali; è stata docente del laboratorio di Editoria libraria e multimediale presso l’università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’ e insegna editoria e scrittura in vari corsi e workshop.
È autrice del saggio David Foster Wallace nella casa stregata. Una scrittura fra postmoderno e nuovo realismo (Stilo Editrice) e collabora con alcuni blog, per cui recensisce libri, film e serie tv.
Per Letteratitudine cura Storie (in) Serie, lo spazio dedicato alle serie Tv. Ma Storie (in) Serie è anche il titolo di una rassegna periodica dedicata alle serie Tv, che Carlotta cura a Bari (quest’anno svoltasi al Teatro Kismet). E sempre a cura di Carlotta Susca, per i tipi di LiberAria, è uscito di recente il volume Addicted. Serie tv e dipendenze, con il coinvolgimento di vari autori. Oltre alla stessa Carlotta Susca hanno partecipato: Jacopo Cirillo, Leonardo Gregorio, Marika Di Maro, Michele Casella.

-Carlotta, partiamo dall’inizio. Come nasce il tuo interesse per le serie TV?
Parlando di Addicted nelle varie presentazioni mi è tornato in mente il ricordo di serate sul divano a casa dei miei genitori in cui guardavo ogni tanto, in maniera sparsa, delle puntate di Lost sentendomi in colpa. Mi sembrava di indulgere in un piacere da tenere nascosto perché la televisione non era un passatempo degno di attenzione. Poi ho capito che il mio interesse per le storie e per come sono fatte poteva comprendere anche le narrazioni audiovisive, che avevano pari dignità della letteratura; leggendo Le origini del romanzo borghese di Ian Watt ho scoperto che anche i romanzi inizialmente erano considerati un intrattenimento di poco conto. Le serie TV sono solo un’altra forma delle storie, un altro modo per moltiplicare la propria esperienza di vita, per conoscere altre esistenze, per vedere rappresentati conflitti e relazioni che aiutano a dare un senso alla realtà. Ora sto lavorando su questi temi per la mia tesi di dottorato, e le serie TV sono oggetto della mia rassegna Storie (in) Serie, la cui seconda edizione si è appena conclusa a Bari al teatro Kismet.

-A tuo avviso, che tipo di ruolo giocano le serie TV di “ultima generazione” nell’ambito del più generale universo delle narrazioni?
Il panorama seriale televisivo si sta allargando sotto i nostri occhi: aumentano i canali e le piattaforme, e di conseguenza è possibile per showrunner e sceneggiatori creare delle narrazioni varie e diversificate, ciascuna con una nicchia di pubblico. Se nell’infanzia della televisione i prodotti dovevano essere livellati verso il basso per incontrare i gusti di un pubblico vasto, oggi ogni preferenza può essere accontentata: è anzi proprio nella sperimentazione la forza di chi crea nuove storie. Ovviamente questa esplosione narrativa influenza l’immaginario al pari della letteratura, e ciascuna forma di comunicazione deve essere sfruttata al massimo per le sue specificità: sbaglierebbero gli scrittori che concepissero i propri romanzi come sceneggiature così come sbaglierebbero gli showrunner che non sfruttassero appieno immagini e suoni.
Conquistare l’immaginario del pubblico richiede abilità specifiche nel padroneggiare i diversi mezzi.

-Come è strutturato il volume Addicted. Serie TV e dipendenze?
È composto da cinque saggi, ciascuno corredato da una illustrazione (di SoniaQQ) e da box informativi sulle serie TV citate.

-In che modo le “dipendenze” sono state indagate dai vari autori che hanno partecipato all’opera?
Con gli altri quattro autori abbiamo pensato a modi non banali di declinare il tema della dipendenza, che sempre più spesso è accostato alla serialità: Leonardo Gregorio, da critico cinematografico, si è occupato del rapporto fra le serie TV e il grande schermo, di alcuni casi in cui le narrazioni seriali hanno proseguito le storie dei film, e Fargo ne è un esempio virtuoso, perché mantiene le atmosfere del film cult dei fratelli Cohen adattando tempi e costruzione narrativa alla misura lunga della serie.
L’approccio di Michele Casella è stato quello del critico musicale: nel saggio Il ritmo delle storie parte dall’importanza dei singoli suoni per arrivare alle architetture narrative costituite dalle colonne sonore e dalle canzoni, fino all’esempio di Twin Peaks che è un’opera d’arte in cui la musica e i suoni sono protagonisti a pieno titolo, e costituiscono parte della storia.
Nel saggio La trama e il personaggio Marika Di Maro sceglie due esempi di costruzione narrativa che genera dipendenza nello spettatore: quella basata sull’intreccio e quella che fa leva sulla forza di un personaggio e sul suo arco di trasformazione (è il caso di Sheldon Cooper di The Big Bang Theory).
Jacopo Cirillo in Love addicted si concentra sui rapporti sentimentali rappresentati nelle serie TV: dalla disforia all’euforia, da coppie il cui equilibrio è sempre precario e il cui bisogno reciproco si rivela malsano a coppie la cui dipendenza affettiva è positiva. Su queste dinamiche si reggono i ritmi narrativi delle serie TV che hanno per protagonista una relazione sentimentale.
Io mi sono concentrata su finali e riaperture: nel mio saggio The end rifletto su come le serie TV abbiano scardinato la rassicurante certezza del finale a cui la letteratura ci ha abituati. Le storie si riaprono con revival, reboot e spin off, e a volte anche con finali alternativi (come per How I Met Your Mother, dalla conclusione contestata dal pubblico).

Copertina Addicted FRONTEC’è una sorta di “comune denominatore” che riguarda i vari contributi che compongono il volume?
Sicuramente gli autori condividono la passione per le serie TV: sul sito dedicato al libro (www.tvaddicted.it) sono indicate percentuali di dipendenza e preferenze. Tutti i saggi hanno sottesa l’idea che le serie TV siano oggetti culturali degni di attenzione, soprattutto perché occupano molto tempo delle nostre vite ed è utile soffermarsi a capirne i meccanismi.

-Se dovessi chiederti di indicarmi una serie Tv che si potrebbe considerare come “irrinunciabile”, quale mi indicheresti? E perché?
La centralità delle nicchie di pubblico ha reso evidente evidente che ogni storia funziona meglio se è scritta un’audience precisa, senza cedere alla banalizzazione che deriverebbe dal voler piacere a tutti. Sono convinta che Twin Peaks, con il revival del 2017, mostri il punto più alto a cui la serialità televisiva possa aspirare, ma non è una serie facile da apprezzare appieno: richiede attenzione, la conoscenza delle stagioni precedenti e del prequel Fire Walk With Me, oltre alla lettura dei libri di Mark Frost (The Entire Mistery e The Final Dossier), ma è anche vero che la stagione del 2017 è una esperienza anche a sé, a patto che vista e udito siano recettivi.
Questo per dire che esistono serie irrinunciabili per determinate nicchie: Doctor Who è imprescindibile per gli appassionati di fantascienza, Bojack Horseman è una delle serie migliori che abbia visto negli ultimi anni: quello che trovo “irrinunciabile” è il gusto di scoprire storie nuove, con linguaggi e strutture in continua evoluzione e in relazione alle piattaforme e alle modalità di distribuzione dei contenuti.

-Come immagini il futuro delle serie TV?
Più storie, maggiore qualità, sperimentazione. Forse si andrà nella direzione delle pareti di casa ricoperte da schermi, come in Fahrenheit 451, o si tenderà a essere sempre connessi come in un romanzo di Gibson; oppure la TV diventerà un rischio come la cartuccia di intrattenimento letale al centro di Infinite Jest: la letteratura ha delineato degli scenari (spesso distopici). Ma se si mantiene un rapporto sano con la fruizione di contenuti audiovisivi, sono uno straordinario modo di farsi raccontare storie, e questa è una cosa di cui avremo sempre bisogno.

Grazie mille, cara Carlotta. E in bocca al lupo per tutte le tue attività (presenti e future).

 

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Copertina Addicted FRONTELa scheda del libro

Le serie TV spesso rappresentano personaggi in preda alle dipendenze, ma sono a loro volta dipendenti: dal cinema, dalla musica, dal budget. Allo stesso tempo, costringono lo spettatore a una visione compulsiva grazie alla forza delle loro trame e dei protagonisti a cui danno vita, e l’addiction del pubblico si manifesta anche sui social media e sui forum online.

Addicted esplora varie forme di dipendenza nelle serie TV; i saggi di questo volume spaziano da Twin Peaks a The Big Bang Theory, da Gomorra a Stranger Things, passando per Fargo, Love, How I Met Your Mother, The Knick, Better Call Saul e numerose altre, per analizzare diversi livelli e tipologie di addiction seriale.

Una generazione cresciuta con la TV e le narrazioni audiovisive le utilizza per rintracciare dei percorsi di senso e farne storie da raccontare.

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