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LA NOTTE CHE CI VIENE INCONTRO di Claudio Grattacaso

marzo 13, 2018

LA NOTTE CHE CI VIENE INCONTRO di Claudio Grattacaso (Manni editore)

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recensione a cura di Francesca G. Marone

È tanta la malinconia che pervade le pagine del secondo romanzo di Claudio Grattacaso, l’autore ci consegna una storia in cui i personaggi sono tutti delineati con cura e spessore. Il protagonista è Raffaele Apostolico, autista del Presidente, detto anche il Rottame, un faccendiere molto simile a quelli dei giorni nostri. Raffaele è un uomo che porta sulle sue spalle delusioni e dentro di sé una forte sofferenza, è un uomo dilaniato fra il suo mondo privato intimo, in cui racchiude ancora la forza di qualche sogno da realizzare come una casa di campagna- simbolo di un’infanzia ancora viva nella sua memoria-, e un’immagine pubblica, che scivola apatica fra individui amorali, necessari a procurargli il pane quotidiano. Raffaele è piegato al ruolo di autista e spettatore di quei personaggi che si muovono in una dimensione corrotta senza più etica, quelli che nascosti dietro la maschera del perbenismo e della ricchezza sguazzano nel disamore, nella corruzione e nella assoluta mancanza di moralità. Tuttavia non c’è giudizio nello sguardo dell’autore nel raccontare e rappresentare quel mondo, vi è tristezza sulle fragilità e sull’abbandono totale del Presidente, sullo squallore in cui si muovono i suoi comprimari,  sua figlia,  sua moglie al punto tale da farceli sentire, in alcuni momenti della vicenda, così simili ad ognuno di noi da non vedere più la netta differenza fra bene e male. Attorno a Raffaele, gravitano pezzi di amori perduti che danno l’illusione di un rinnovato ritorno, un mondo familiare in frantumi di fronte alla malattia della madre e alla sua morte, e piccoli schizzi di personaggi di quel mondo ipocrita e fatuo del Presidente, tutti ben disegnati dall’autore. Sembra quasi di essere in auto con loro, e nel buio dell’abitacolo cercare con gli occhi di Raffaele la concentrazione sulla strada e partecipare ai suoi pensieri intrisi di solitudine, sentirsi addosso tutta la incapacità di uscire fuori da quello squallore. Mentre leggiamo avvertiamo il desiderio di dargli una scossa perché in fondo Raffaele dentro ha ancora una scintilla e noi vorremmo aiutarlo nonostante lui sia coinvolto in questo trascinamento di un’esistenza priva di scelte consapevoli. Viviamo con dispiacere la spaccatura interiore di Raffaele,  con dolore il suo addormentamento, il suo essere “un morto vivente, o meglio un vivente morto”. Attraverso il suo specchietto retrovisore osserviamo il Rottame, quel Presidente, con i suoi occhietti da lucertola e il suo anello di rubino, e siamo consapevoli, con Raffaele che “l’umanità  è al capolinea, la frittata è fatta, non si torna indietro.”  Raffaele si rifugia in un mondo tutto suo: il mangiare in solitaria cannoli siciliani nel bar di Guendalina ma nonostante possa sembrarci anestetizzato a ciò che di poco pulito accade attorno a lui, forse il suo avere studiato filosofia senza aver completato l’università, gli ha lasciato un’impronta nel pensiero che gli tiene compagnia e lo trattiene dal precipitare nel baratro dell’indifferenza totale. Il romanzo è strutturato in tre parti oltre il prologo e l’epilogo, la parte conclusiva è dominata dall’elemento del fuoco, quel fuoco che nel profondo di un animo come quello di Raffaele non si è totalmente spento, come il lettore ha sempre intuito, quel fuoco che bruciando ogni cosa può donare la possibilità di rinascita anche a colui che si è trascinato come un morto vivente nella sua esistenza fino ad allora. Non dobbiamo dimenticare che tutto può essere rigenerato. E in questo il romanzo di Grattacaso è tremendamente attuale.

Possiamo ancora sognare con Raffaele “una casa in collina, ritrovare una dimensione umana, sintonizzare il cuore sul battito verde della campagna, respirare canti di uccelli, infilare pulloverini freschi di albe estive, abbandonare questa genia putrefatta di ciechi che rotola dietro a un mondo impazzito, e scegliere la bellezza, il dolore più sano, per continuare a vivere.”

[Il romanzo è stato presentato ieri 13 marzo, a Napoli, alle 18,00 alla Buatta- trattoria di conversazione con degustazione di vini]

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Claudio Grattacaso è nato nel 1962 a Salerno, dove vive e lavora. La linea di fondo, suo primo romanzo, è stato segnalato al Premio Italo Calvino nell’edizione 2013 ed è uscito con Nutrimenti nel 2014.

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