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VIDI CARONTE SUL BOSFORO di Riccardo Piazza

novembre 26, 2018

VIDI CARONTE SUL BOSFORO di Riccardo Piazza (Manni)

Riccardo Piazza è nato nel 1987 a Palermo dove vive e insegna Storia e filosofia. Collabora con varie riviste e giornali scrivendo soprattutto di economia, cronaca parlamentare italiana e politica estera.
Per i tipi di Manni ha pubblicato il volumetto “Vidi Caronte sul Bosforo“.
Abbiamo incontrato l’autore per discuterne…

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«Vidi Caronte sul Bosforo» è il frutto di una poesia circolare che nasce da un impasto aforistico sviluppatosi nel tempo”, ha raccontato Riccardo Piazza a Letteratitudine. “Inizialmente non avevo intenzione di creare alcunché di connesso o di anche soltanto minimamente stratificato in un unico apparato o sistema. Nelle logiche del testo l’allegoria ha preceduto la metafora, quindi il senso simbolico è stato un lieto corollario e un piacevole fresco nettare ristoratore. Il disvelamento ermeneutico mi ha suggerito, nel gorgo di uno scriver in prima istanza confuso, nervoso, ciclotimico, irriverente, la strada verso Costantinopoli. All’epoca della scrittura, il 2016, il mondo tracimava d’intolleranza, le pastorali del terrore, le violenze di religione, le recrudescenze internazionali erano all’ordine del giorno; questa melassa oscura non ha fatto altro che ingrossare il fiume dell’imbarcadero nefasto ed iniettare ancor più energia e sangue nell’implosione del «Caron, dimonio, dagli occhi di bragia». Le prose liriche, incunaboli senza metrica, seguono questo apollineo incedere in un cammino che il sottoscritto ha sentito il dovere di esplicitare all’interno di un cartiglio essenziale. Tre fasi, per un processo dialettico imposto. Ho cercato di dare un nome al simbolo innominabile, impresa naturalmente utopico-distopica, che però ha dato origine ad una eterea dimensione ultramondana, vera e propria alchimia del lirismo. La pirandelliana fenomenologia dell’altro da sé. Il procedere dei flutti mi ha, in fin dei conti, suggerito una poiesi. Alla fine, di ciò, ho raccolto i cocci, rassettato i taccuini, compilato gli elenchi del senso di colpa sublimato dunque, intraprendendo il cammino onirico del ritorno, effettuato una cesura.”

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© Letteratitudine

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