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E IL SONNO NON HA BUIO di Maria Rosaria Valentini: incontro con la poetessa

marzo 2, 2019

E IL SONNO NON HA BUIO di Maria Rosaria Valentini (Giulio Perrone Editore)

Maria Rosaria Valentini nata nel 1963 in Ciociaria, si è laureata in germanistica a Roma e da diversi anni vive in Svizzera, prima a Berna, poi a Lugano.

È stata segnalata al Premio Schiller per la raccolta di poesie Sassi Muschiati.

Ha pubblicato con Keller Editore Mimose a dicembre (2013) e con Sellerio Magnifica (2016) e Il tempo di Andrea (2018).

La nuova opera di Maria Rosaria Valentini è una raccolta di poesie pubblicata di recente da Giulio Perrone editore (prefazione di Nadia Terranova). Si intitola “E il sonno non ha buio“. In copertina leggiamo questi versi: “E tenerti la mano. / Fono a chinarmi. / Tanto da spezzarmi le ossa.”

Abbiamo incontrato l’autrice per chiederle di parlarci di questa sua silloge…

 * * *

Immagine correlata«Cercare il tempo, attribuirgli un volto per poterlo incontrare a tu per tu», ha detto Maria Rosaria Valentini a Letteratitudine.
«Inventare una tagliola per tentare di imprigionarlo senza dolore.
Andare avanti, oltre mille cancelli, e poi tornare al punto di partenza consapevole dell’autoinganno, del fallimento.
Questo ho tentato, prima di tutto.
Così il tempo – spiato, accolto, raccolto – è diventato una calamita; ogni sua oscillazione ha composto per me una camera oscura e le immagini affiorate dentro al suo ventre mi hanno narrato storie minute smascherando stupori, fragilità.
La luce ha perforato la notte capovolgendo ricordi, impressioni, speranze. L’inchiostro si è popolato dunque di oggetti modesti, odori, echi, giochi. Spicchi d’infanzia hanno incrociato orli di vecchiaia. La natura intanto si è fatta largo in un elenco tenace di foglie e fiori, radici e semi, scie d’acqua e zolle di terra. Poi tutte le cornici evocate si sono frantumate in un momento, senza svanire tuttavia, e all’improvviso sono apparse di nuovo.
Così sono emerse le sezioni che definiscono il profilo della mia narrazione poetica che cita case, stami, desideri, attese, memorie, timori, notti, voci dando forma a un telaio che setaccia i giorni.
I mutamenti di traiettoria – volontari o imprevisti che siano stati – hanno sempre mostrato le impronte della luce. Allora il confine tra ciò che ho vissuto per davvero e ciò che ho solo pensato o immaginato non mi è parso franoso. Le assenze e i vuoti sono diventati cibo, mentre i quesiti sospesi e residui non hanno sollevato smarrimenti indomabili. Tra questi argini ho cercato di muovermi in un percorso che volutamente fiancheggia a tratti la tradizione per poi separarsene, mutando pelle. Ho cercato, mediante le parole, di abbandonare il suolo, di affidarmi a un salto. Su un frullo d’ali si snoda quindi il tessuto entro il quale ho collocato i miei scritti poetici (nati tra il 2000 e il 2018) in una sorta di moto ondoso, come se le pagine fossero disgiunte e nel contempo legate le une alle altre, vicine e distanti dalla riva. La dedica che introduce ai testi, infatti, non invita a una lettura bensì a un volo che, per quanto azzardato possa essere, esclude precipizi».

 
Una rondine non fa primavera.
Due sì.
A quelle, allora.

 * * *

Di seguito, le prime due poesie della silloge…

Case

 

In una nicchia
angusta
se ne sta
Santa Lucia:
gli occhi
in un piatto
e nudi i piedi.

Il portone
di legno massiccio
non ode
suoni
mentre raggela
il lucido ottone
dei suoi battenti.
Lungo gli stipiti
radicano
foglie scolpite nel marmo.

Geme il vento.
La pioggia si getta
dove vuole.
La nebbia cancella
il mondo.

Solo
ulula
un cane rabbioso.

* * *

S’imbratta di fango
la rondine nervosa.
Agitando la coda
forcuta
entra ed esce da suo nido.

Poco più sotto
in un’angusta nicchia
se ne sta Santa Lucia.
Il sole
riposa
sulla sua tunica
bianca.

Il portone
di legno massiccio
conta i propri nodi.

Solo
una viola
offre
l’intenso suo
profumo
al ramo che
radica
sugli stipiti
di marmo.

* * *

Il sonno non ha buio - Maria Rosaria Valentini - copertinaLa scheda del libro

Gli scritti poetici che compongono questa raccolta corrispondono a un desiderio tanto elementare quanto irriducibile di avvicinare la Valentini al tempo, tentando di stanare il suo mistero. Consapevole di fallire prima ancora di cominciare, non ha tuttavia rinunciato a spiare i giorni e le schegge che da essi si dipartono. Mai le è venuta meno l’attrazione per gli indizi minuti che parlano di vita e di vite: plurali perché diverse, singolari perché uniche. Esistenze osservate nella loro semplicità apparente, torte nel quotidiano.
Collezionare voci diventa dunque un desiderio febbrile, imparentato a una voglia infantile con la quale inzeppare un album di figurine adesive che non si staccheranno più. Dunque le immagini radunate qui con urgenza s’illudono di poter trattenere e catturare le ore tradite dalla faciloneria di un poi. E anche di pedinare la fragilità – appartenente a ogni essere umano – che sempre disvela stupori.

* * *

© Letteratitudine

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