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PREMIO PAVESE 2019. Premiati Elisabetta Sgarbi, Susanna Basso, Giuseppe Patota

ottobre 27, 2019

Oggi, domenica 27 ottobre, si è svolta la cerimonia di premiazione dei vincitori del PREMIO PAVESE 2019

Susanna Basso, Giuseppe Patota, Elisabetta Sgarbi sono i vincitori della 36a edizione del Premio Cesare Pavese

La traduttrice Susanna Basso, il linguista Giuseppe Patota e l’editrice Elisabetta Sgarbi sono i vincitori del Premio Cesare Pavese 2019, nato trentasei anni fa a Santo Stefano Belbo.

Organizzato a partire da quest’anno dalla Fondazione Cesare Pavese, il riconoscimento si è rinnovato nella giuria, nelle sezioni in cui è suddiviso e negli appuntamenti proposti, per meglio rendere omaggio alla complessa figura di Pavese, che non fu solo scrittore, ma anche poeta, traduttore, direttore editoriale e ideatore di una storica collana di saggi.

«Il Premio Cesare Pavese è un premio globale – spiega Gian Arturo Ferrari, che insieme a Claudio Marazzini, Giulia Boringhieri, Alberto Sinigaglia e Pierluigi Vaccaneo fa parte della giuria rinnovata – perché comprende tutte le “arti del libro”, fatta eccezione per quelle materiali, arti che hanno avuto in Cesare Pavese un rappresentante di statura altissima e soprattutto capace di praticarle e fonderle tutte insieme». Le nuove sezioni del Premio sono dedicate all’Editoria e alla Traduzione, che vanno ad arricchire quelle dedicate alla Saggistica e alla Narrativa (in questa fase di transizione il premio per la Narrativa sarà assegnato dall’edizione 2020).
I tre vincitori hanno incontrato il pubblico e ricevuto il Premio Cesare Pavese oggi, domenica 27 ottobre 2019 alle ore 10 a Santo Stefano Belbo nell’auditorium della Fondazione Cesare Pavese, che ha sede nella Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo (Piazza Confraternita 1), sconsacrata negli anni ’20 del ‘900, in cui fu battezzato Cesare Pavese.

imageHa moderato la premiazione la giornalista Chiara Buratti.

Il Premio per la nuova sezione Editoria è stato consegnato a Elisabetta Sgarbi, editrice, direttrice artistica del Festival La Milanesiana, da lei stessa ideato, e regista cinematografica. Per venticinque anni in Bompiani, dove è stata direttore editoriale, nel 2015 fonda la casa editrice La Nave di Teseo, di cui è direttore generale e direttore editoriale. «Elisabetta Sgarbi si è resa protagonista del più interessante fenomeno editoriale italiano degli ultimi anni», spiega la giura. «In meno di quattro anni è riuscita a dare alla nuova casa editrice da lei fondata un’aura inconfondibile, segnata dal suo gusto letterario ed estetico. Ad attirare nuovi autori e a mantenerne molti che già avevano lavorato con lei. A pubblicare libri che hanno felicemente incontrato i favori del pubblico. A superare il trauma della scomparsa del co-fondatore Umberto Eco».

Per la nuova sezione Traduzione è stata premiata Susanna Basso che annovera tra le sue traduzioni autori acclamati a livello mondiale come Ian McEwan, Alice Munro, Paul Auster, Julian Barnes, Elizabeth Strout, Martin Amis, Kazuo Ishiguro e Jane Austen, di cui sta traducendo l’opera completa. Dal 1987 collabora con la casa editrice Einaudi. «La sensibilità del suo tocco, – afferma la giuria – l’intelligenza delle sue soluzioni, la bellezza della sua lingua, l’audacia con cui interpreta il testo originale senza timori reverenziali pur nel rispetto assoluto dell’autore, e infine la generosità con cui si racconta e diffonde il valore del suo mestiere, spesso così poco compreso: tutto questo fa di lei una figura di straordinaria importanza nella cultura italiana».

Per la sezione Saggistica il riconoscimento è andato al professor Giuseppe Patota per il saggio La grande bellezza dell’italiano: il Rinascimento (Laterza, 2019), una guida che esplora il fascino della lingua italiana attraverso tre grandi protagonisti del Rinascimento: Pietro Bembo, Ludovico Ariosto e Niccolò Macchiavelli. Un libro per alzare una fiera barriera contro l’ignoranza e contro chi trasforma l’italiano in una lingua violenta e insultante. «Il modello culturale e linguistico del Rinascimento italiano – spiega la motivazione della giuria – esce intatto nei suoi valori classici e fondativi, ma viene offerto a un pubblico più largo, di cui Patota riesce a catturare abilmente l’attenzione, vincendo ogni oggettiva difficoltà. Questo libro insegna dunque molti segreti relativi alla sublime bellezza dell’italiano, nel suo secolo di maggior splendore».

 

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