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OLIVA DENARO di Viola Ardone (Einaudi) – recensione

aprile 1, 2022

“Oliva Denaro” di Viola Ardone (Einaudi Stile Libero)

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di Lorenzo Marotta

«La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia, così dice mia madre». Su questa, che è ad un tempo sentenza e condanna riguardo alla “verginità” da custodire e mantenere, ruota il bellissimo romanzo di Viola Ardone, Einaudi Stile libero 2021. Protagonista una ragazza di quasi sedici anni di nome Oliva Denaro e con lei tutte le altre coetanee, imprigionate dalle regole che vigono in paese e dalle ossessive raccomandazioni delle madri per mantenersi “pulite“ e difendersi dalle maldicenze della gente, loro che erano nate femmine, diverse dai fratelli maschi. Come per Oliva. «Mia madre, tra noi due, preferisce Cosimino perché lui è chiaro di pelle e di capelli, come mio padre, e invece io sono nera, come il corvo. Non è una brocca, lui. Non si rompe. E se si rompe si rimette insieme». Siamo negli anni Sessanta, vige il codice Rocco e il delitto d’onore e per non rimanere ‘svergognate’ le femmine non devono camminare in strada da sole, non devono portare le gonne sopra al ginocchio, non devono parlare a tu per tu con gli uomini. Meglio stare in casa e tenere gli occhi bassi e, una volta sposate, servire il marito, fare figli ed essere pazienti. Queste erano le usanze e su queste vigilavano gli sguardi occhiuti della gente, intenta ad osservare, scrutare, sparlare. Una crudeltà feroce nei confronti delle ragazze, vittime sacrificali fin dalla nascita di un mondo maschilista, fatto di proibizioni per le donne, di forza e di prepotenza nei loro confronti, che l’autrice mette in scena con straordinaria efficacia narrativa e sensibilità creativa. Un romanzo di formazione di una adolescente, Oliva, che si fa archetipo di una condizione femminile asservita e discriminata, specchio di una società arcaica rispetto alla quale la lotta di liberazione e di emancipazione assume la valenza di vero e proprio eroismo. Soprattutto quando c’era da opporsi, di dire no al caporione di turno, al nuovo don Rodrigo locale, che, forte della forza e della legge, riteneva di potere ridurre con la violenza la volontà e determinare la scelta delle giovani donne. Compromessa la verginità, non rimaneva altro che il matrimonio riparatore oppure portarsi addosso per sempre il marchio di svergognata, rimanendo bandita dalla comunità. Come era capitato alla sorella di Oliva, Fortunata, insidiata dal nipote del sindaco e finita dopo nella bella casa di lui, murata dentro, tra umiliazioni, botte, e soprusi vari. «Non la vedemmo per tre mesi, poi un giorno Nellina se la trovò in sagrestia, senza parola e con la faccia stravolta. Il bambino non c’era più e lei aveva macchie scure sulle braccia e sul viso, disse che era caduta per le scale». Perché occorreva nascondere, salvare il buon nome del carnefice, subire ancora di più la prepotenza del maschio. Una sofferenza che nel romanzo si dispiega e si fa corale, coinvolgendo nella spirale dei pregiudizi, delle calunnie, delle maldicenze, non solo la sventurata giovane di turno, ma anche le loro famiglie e l’intera comunità locale. La rappresentazione di un mondo che si fa nello stesso tempo vittima e carnefice, stretto com’è nella morsa dell’occhio sociale da temere e subire. E lo si sente nell’affanno e nell’angustia della madre di Oliva nel ripeterle ogni momento cosa fare e cosa non fare, con l’ossessiva raccomandazione: «mantieniti pulita»; lo si avverte nello strazio interiore del padre, diviso tra rassegnazione o farsi giustizia da solo. Il tutto con il corredo di acide allusioni dei vicini di casa, di velenosi paragoni sulle ragazze, di inconfessate gelosie, di pelose e ambigue premure di amici e parenti, compresi gli inspiegabili silenzi di Salvo, il padre di Oliva, carichi di significato. Uno spaccato del tempo che, attraverso la penna della scrittrice, si fa arte letteraria, a riprova che la cifra stilistica e l’immaginazione sono determinanti per distinguere letteratura da quello che è semplice esercizio narrativo. Una scrittura nitida, quella della Ardone, che si traduce in immagini, ora a rivelare la crudezza dei sentimenti, ora a indicare l’evasione o il sogno tipico delle adolescenti. «Entro in chiesa col velo bianco in testa, mi segno e raggiungo la panca dove sono le altre. C’è anche Tindara, con le scarpe nuove e i capelli accrocchiati sulla testa, a sedici anni già sembra signora. Quando la funzione finisce, facciamo tutte capannello intorno a lei e Crocifissa la sommerge di domande. – E allora, com’è il marito tuo, a quale attore assomiglia?» Una domanda alla quale la ragazza sa solo dire: «Io porto in dono la mia purezza e lui mi darà una posizione». Erano queste le parole che le erano state ripetute. Una fatalità che tuttavia viene messa in discussione dal coraggio di chi, come Oliva, si ribella alla violenza, trovando la forza di denunciare e di subire il processo, aiutata in questo dalle prime forme di tutela e di solidarietà promosse da associazioni e partiti, convinti che «la storia di una donna è la storia di tutte le donne». Un percorso di emancipazione personale e collettivo che sfocerà, vent’anni dopo, nell’abolizione del matrimonio riparatore e del delitto d’onore dal nostro ordinamento giuridico e nell’approvazione della legge sul divorzio. Conquiste giuridiche e civili segnate dalla sofferenza di tante donne, divenute, loro malgrado, eroine anonime nel combattere una sottocultura dura a morire ed avere il diritto di scegliere. E se da una parte assurgono a icone universali le figure femminili evocate nel romanzo nella conquista della libertà, dall’altra troviamo pagine di rara delicatezza dedicate al rapporto filiale tra il padre e Oliva, a quello amicale con Liliana, all’amore con l’amico di infanzia, Saro, quando il vero sentimento sa aspettare per essere compreso e realizzarsi.

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La scheda del libro: “Oliva Denaro” di Viola Ardone (Einaudi)

Dopo lo straordinario successo de Il treno dei bambini, Viola Ardone torna con un’intensa storia di formazione. Quella di una ragazza che vuole essere libera in un’epoca in cui nascere donna è una condanna. Un personaggio femminile incantevole, che è impossibile non amare. Un rapporto fra padre e figlia osservato con una delicatezza e una profondità che commuovono.

«Io non lo so se sono favorevole al matrimonio. Per questo in strada vado sempre di corsa: il respiro dei maschi è come il soffio di un mantice che ha mani e può arrivare a toccare le carni».

È il 1960, Oliva Denaro ha quindici anni, abita in un paesino della Sicilia e fin da piccola sa – glielo ripete ossessivamente la madre – che «la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia». Le piace studiare e imparare parole difficili, correre «a scattafiato», copiare di nascosto su un quaderno i volti delle stelle del cinema (anche se i film non può andare a vederli, perché «fanno venire i grilli per la testa»), cercare le lumache con il padre, tirare pietre con la fionda a chi schernisce il suo amico Saro. Non le piace invece l’idea di avere «il marchese», perché da quel momento in poi queste cose non potrà piú farle, e dovrà difendersi dai maschi per arrivare intatta al matrimonio. Quando il tacito sistema di oppressione femminile in cui vive la costringe ad accettare un abuso, Oliva si ribella e oppone il proprio diritto di scelta, pagando il prezzo di quel no. Viola Ardone sa trasformare magnificamente la Storia in storia raccontando le contraddizioni dell’amore, tra padri e figlie, tra madri e figlie, e l’ambiguità del desiderio, che lusinga e spaventa, soprattutto se è imposto con la forza. La sua scrittura scandaglia la violenza dei ruoli sociali, che riguarda tutti, uomini compresi. Se Oliva Denaro è un personaggio indimenticabile, quel suo padre silenzioso, che la lascia decidere, con tutto lo smarrimento che dover decidere implica per lei, è una delle figure maschili piú toccanti della recente narrativa italiana.

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Viola Ardone (Napoli 1974) insegna latino e italiano al liceo. Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Il treno dei bambini (2019), caso letterario dell’anno, in corso di traduzione in trentaquattro lingue, che diventerà presto un film, e Oliva Denaro (2021).

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