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L’ARTISTA DELL’ANIMA. GIOTTO E IL SUO MONDO di Alessandro Masi (Neri Pozza)

aprile 28, 2022

“L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo” di Alessandro Masi (Neri Pozza): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Quella di Giotto è una figura mitica della storia dell’arte italiana. Ma se sappiamo molto delle sue opere, sappiamo piuttosto poco dell’uomo. Chi è stato veramente Giotto?
Alessandro Masi – storico dell’arte, giornalista, nonché segretario generale della Società Dante Alighieri – se ne è occupato in questo suo nuovo ottimo libro, edito da Neri Pozza e intitolato “L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo“.
Ho avuto il piacere di rivolgere qualche domanda all’autore…

– Alessandro Masi, la sua prefazione al libro comincia con una domanda molto interessante: come raccontare la vita di un artista come Giotto rispettando la storia e non tradendo la cronaca? Qual è la risposta?
La risposta sta nel testo stesso del libro (sorride). Questo libro non è un romanzo storico, non è un saggio critico di arte, ma è un racconto storico, ossia si avvale delle fonti per narrare l’incredibile vicenda e la leggenda che circonda Giotto, uno dei massimi artisti italiani di tutti i tempi.

– Quali potevano essere altri eventuali rischi collegati a una narrazione che ha, per l’appunto, come epicentro Giotto e la sua vita?
I rischi erano quelli legati all’enfasi su un’artista che noi tutti conosciamo per la celebrità. Il libro invece racconta con Giotto un’epoca straordinaria, che noi chiamiamo Medioevo, ma in realtà è già il prodromo del Rinascimento. Giotto è accompagnato da altre due figure che sono Dante e Francesco.

– Dal punto di vista artistico, in cosa consistette l’apporto “rivoluzionario” di Giotto?
Se Dante passa dal latino al volgare, Giotto passa dalla pittura bizantina all’antica classica-prospettica. Una vera e propria rivoluzione, ossia cambiare l’iconostasi greco-bizantina e mettere invece in croce un Cristo/uomo vero con le proporzioni, il peso e la materia. Significa aver dato una svolta definitiva all’arte di tutti i tempi.

image– Cosa può dirci sul rapporto tra Giotto e Dante? Sappiamo, peraltro, che Giotto ebbe modo di ritrarre il poeta nel 1302, prima del suo esilio…
Giotto e Dante sono ragazzi della generazione del 1260, una generazione straordinaria. Si conoscono negli anni in cui Firenze vive un preciso momento storico, durante il quale Dante viene esiliato. Io narro anche di un episodio, di un loro incontro a Padova, in cui invitato a cena, Dante dà un giudizio sui figli di Giotto, il quale da buon motteggiatore, ha la sua pronta risposta. C’è poi l’episodio del sogno profetico di Giotto che fa su Dante, nell’andare a Napoli, e sembrerebbe che ci sia stata una grande ispirazione. Poi di Giotto abbiamo il più veritiero ritratto di Dante, al Bargello, a cui noi tutti facciamo riferimento. Viene ritratto con un naso di profilo greco.

– Cosa può dirci sulla “rappresentazione” di San Francesco da parte di Giotto?
Francesco è la potente parola del Vangelo, che si fa semplice. Così come la pittura di Giotto è potente e si fa semplice. I due non si sono conosciuti fisicamente. Il loro fu un rapporto ideale, per cui Giotto si può definire “pittore dell’anima” in questo senso Lui “scende” nella parola e nella povertà francescana.

– Un’ultima domanda con riferimento al suo ruolo di segretario generale della Società Dante Alighieri? Tra le svariate attività che, oggi, la Società Dante Alighieri sta svolgendo, c’è qualcuna che avrebbe piacere di mettere in risalto nell’ambito di questa chiacchierata (magari proprio con riferimento a Giotto)?
La Dante potrà fare tanto, perché Giotto è uno dei monumenti della nostra cultura. Rispolverare il pensiero e l’arte di Giotto significa andare verso i principi dell’umanesimo mondiale.

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La scheda del libro: “L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo” di Alessandro Masi (Neri Pozza)

È l’artista che per primo ha dato un’anima alle sue opere. Dei suoi quadri e dei suoi affreschi sappiamo perciò molto, ma della sua vita di uomo ben poco, avvolta com’è nella leggenda. Ora da un accurato lavoro di scavo negli archivi e dalle cronache dell’epoca, Alessandro Masi fa nascere una rigorosa e documentatissima biografia di Giotto, del «ragazzo» che rivoluzionò la pittura tra il Duecento e il Trecento, quando si preparava la Rinascenza. E lo fa narrando quella vita come fosse un romanzo. Così entriamo con Giotto nella Basilica Superiore di Assisi, nella cappella degli Scrovegni a Padova, nelle basiliche di Roma, Napoli, Firenze… Un racconto tanto vivido che sembra di sentire l’odore dei colori, di stare sulle impalcature a osservarlo dipingere, di percepire lo stupore dei committenti di fronte a opere che non avevano alcun paragone con quanto realizzato prima. Emergono con forza i suoi rapporti con il maestro Cimabue, con gli intellettuali della sua epoca e in particolare con Dante, di cui fece un ritratto giovanile nel 1302, prima dell’esilio del poeta, e che incontrò nuovamente a Padova mentre creava un capo – lavoro per una famiglia tanto ricca quanto chiacchierata, gli Scrovegni appunto. Boccaccio fece di Giotto un personaggio del suo Decamerone. E dietro di lui si stagliavano Petrarca e i papi del travagliatissimo periodo della sua esistenza. Ne esce lo spaccato di un’epoca, di un grande artista e di un uomo non privo di ombre e contraddizioni. Migliore interprete di sempre del poverello di Assisi, viveva nell’angoscia di diventare povero e di non poter sistemare la sua numerosa prole. Probabilmente una volta arricchito divenne anche usuraio e, invitato dagli intellettuali a schierarsi nell’agone politico dell’epoca, si dimostrò tutt’altro che incline alle azioni coraggiose.

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Alessandro Masi, storico dell’arte e giornalista, è segretario generale della Società Dante Alighieri. I suoi interessi spaziano dal futurismo (Zig Zag. Il romanzo futurista, il Saggiatore) a trattati di politica culturale del ventennio fascista (Giuseppe Bottai. La politica delle arti. Scritti 1918-1943, Editalia). Il suo recente studio sull’arte italiana a cavallo tra fascismo e repubblica (Idealismo e opportunismo della cultura italiana. 1943-1948, Mursia) ha dato vita a un lungo dibattito sulla figura di Palmiro Togliatti e gli intellettuali.

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