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DIEGO MARANI racconta VITA DI NULLO

marzo 17, 2017

DIEGO MARANI racconta il suo romanzo VITA DI NULLO (La nave di Teseo)

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di Diego Marani

Il vero personaggio di questo romanzo è un paese, il mio. E racconta di qualcosa che nel nostro mondo è andato perduto: il tessuto sociale. Quella trama fitta di rapporti, frequentazioni, conoscenze, affetti e anche contrasti che nel bene e nel male tengono insieme una comunità di persone. C’è una più intensa intimità fra persone che non hanno scelto di frequentarsi ma che vi sono obbligate dalla quotidianità. Una specie di intimità al cubo. In paese le amicizie non si scelgono, vengono in qualche modo assegnate. Dalla consuetudine, dal giudizio sociale, dall’opportunità, dal ruolo che ognuno svolge nel gruppo. Qui la conoscenza è quasi forzata, si sa tutto di tutti anche senza volerlo, si condivide anche quel che non si vorrebbe, dolori, gioie, lutti e nascite, successi e sconfitte. Ci si deride e ci si ferisce, ci si abbraccia e ci si pugnala. Alla fine, questa vicinanza ingrandita crea legami che sono più forti di quelli che uno si sceglie da sé. Le figure del paese non sono mai persone ordinarie, non possono esserlo, non ne hanno la libertà. Inevitabilmente si caricano di una missione, di un ruolo sociale. C’è lo stregone, ci deve essere, c’è la vittima, c’è il matto, c’è il saggio. C’è il coro, come nelle tragedie greche. Il gruppo cerca in sé le sue maschere eterne. Non potrebbe vivere senza.
La mia intenzione qui non è di esaltare il vivere paesano e la sua atmosfera da cortile. In fondo dal mio paese sono fuggito. Nella sua semplicità, nel suo concluso orizzonte, soffocavo. Sono andato alla ricerca della complessità, della varietà, in relazioni tutte intellettuali, tutte scrupolosamente scelte e mai lasciate al caso. La mia è una vita di cosmopolita a cui mi sono lungamente addestrato e che ora conduco con una sorta di snobismo, mai pago di scavalcare frontiere. La mia appartenenza adesso non ha più un luogo, è lo sparso mondo poliglotta dei nomadi come me. Di noi ci piace dire che le radici ce le portiamo dentro. Ma non è vero. Io le ho lasciate laggiù, al mio paese. Solo perché nella mia memoria le tengo ben salde e protette, solo perché sono certe e profonde riesco a andare incontro alla diversità di cui mi compiaccio. Nel mio vivere sofisticato di oggi io ancora a quei legami, a quelle figure umane faccio riferimento. In questo romanzo racconto la storia di uno di loro, il capro espiatorio della tribù, quello che avevamo bisogno di sacrificare per sventare le nostre paure e per scongiurare la mala sorte. C’è sempre un crimine primordiale nella storia dell’uomo, Urano che divora i propri figli, Caino che uccide Abele. Poi ci vuole qualcuno che sconti la pena. Nullo era la nostra vittima ma anche il nostro sciamano. Lui conosceva i sortilegi che ci tenevano insieme. Quando ci è venuto a mancare ci siamo persi. Gli dei si sono arrabbiati con noi e io avevo un bell’essere lontano dal paese ma ne soffrivo come tutti gli altri. Sono dovuto tornare e affrontare quel luogo da cui credevo di essere evaso. No, sono ancora lì. Non mi sono mai mosso da lì. Anche nel fuggire svolgevo un ruolo, quello che i miei compaesani mi avevano assegnato. Come avevano assegnato a Nullo il suo. Né io né lui vi siamo sfuggiti e oggi è giunta l’ora della resa dei conti.

(Riproduzione riservata)

© Diego Marani

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Il libro
Vita di Nullo è il romanzo della provincia italiana, una ballata intensa cantata da eroi troppo grandi per le piazze in cui abitano. Il palcoscenico è un bar che ha la sacralità di una chiesa e un sacerdote indiscusso, Nullo, che regna su un popolo di rivoluzionari, come Belaghega l’inventore di parole, Patecia il collezionista di tristezze e Scandul, barrelliere per mestiere e pescatore per vocazione. Da quando Nullo è sparito nessuno più sorride al bar, perché lui era l’anima dell’intero paese. Sovrappeso e sognatore fin da bambino, vittima sacrificale dei coetanei eppure insostituibile animatore di ogni serata, Nullo è uno di quei lucidi folli che fioriscono nella provincia italiana. Ha idee strampalate, geniali, è lo zimbello del gruppo ma riempie la vita di tutti. È vittima e carnefice dei larghi vuoti della pianura padana. Ora Nullo ha finalmente l’occasione della vita per uscire dalla provincia e conquistare la platea del mondo. Lascerà la sua opera incompiuta?

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diego-maraniDiego Marani è nato a Ferrara nel 1959. Lavora presso il Servizio europeo di azione esterna della UE, dove si occupa di diplomazia culturale. Inventore della lingua–gioco Europanto, di cui ha tenuto rubriche su diversi giornali europei, ha pubblicato Nuova grammatica finlandese, (2000, Premio Grinzane Cavour, tradotto in quindici lingue), L’ultimo dei vostiachi (2002, Premio Campiello – Premio Stresa), A Trieste con Svevo (2003), L’interprete (2004), Il compagno di scuola (2005, Premio Cavallini), Come ho imparato le lingue (2005), Enciclopedia tresigallese (2006), La bicicletta incantata, pubblicato in cofanetto con il film di Elisabetta Sgarbi Tresigallo. Dove il marmo è zucchero (2007), L’amico delle donne (2008), Il cane di Dio (2012) e Lavorare manca (2014).

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