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LA DANZA DEI VELENI: incontro con Patrizia Rinaldi

settembre 17, 2019

LA DANZA DEI VELENI di Patrizia Rinaldi (Edizioni E/O): incontro con l’autrice

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Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale. Ha partecipato per diversi anni a progetti letterari presso l’Istituto penale minorile di Nisida. Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Miglior Scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La compagnia dei soli, illustrato da Marco Paci, (Sinnos 2017), vincitore del Premio Andersen Miglior Fumetto 2017, Un grande spettacolo (Lapis 2017), Federico il pazzo, vincitore del premio Leggimi Forte 2015 e finalista al premio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Mare giallo (Sinnos 2012), Rock sentimentale (El 2011), Piano Forte (Sinnos 2009). Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, numero imperfetto (tradotto negli Stati Uniti e in Germania), Blanca, Rosso caldo, Ma già prima di giugno (Premio Alghero 2015) e La figlia maschio (2017).

Di recente è uscito un nuovo romanzo di Patrizia Rinaldi che ha per protagonista la detective ipovedente Blanca Occhiuzzi. Si intitola “La danza dei veleni (Edizioni E/O).

Abbiamo incontrato l’autrice e le abbiamo chiesto di parlarcene…

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«Ne La danza dei veleni torna Blanca, il mio personaggio nato nel 2009 con una casa editrice siciliana e poi passato alle Edizioni E/O nel 2011», ha detto Patrizia Rinaldi a Letteratitudine.

image«L’ultimo libro della serie è del 2014: tempi di pubblicazione insoliti per romanzi di genere, che dovrebbero avere scadenze di uscite ravvicinate. Ho avuto bisogno di dedicarmi ad altre scritture, anche per non ripetermi nel linguaggio, nei contesti narrativi e nelle atmosfere: se non lo faccio, mi pare di somigliarmi troppo, oltre la decenza. Ma quando sono tornata da Blanca, mi è sembrato di non averla mai lasciata. Anche quando sono altrove, lei resta. È una circostanza che stupisce innanzitutto me, che non credo all’autonomia dei personaggi rispetto a chi li racconta.

«Blanca è un’investigatrice ipovedente ed è il contrario di una supereroe: ha qualcosa in meno, la vista. La volontà del superamento del limite fa diventare tale fragilità una risorsa. Ci dice che la perfezione non esiste, eppure continua a essere sopravvalutata.
L’imperfezione della protagonista diventa così la tentazione del rimedio.
Blanca cerca di affrontare i mutamenti di ogni vita, riparte con pezzi mancanti alla ricerca di nuove possibilità, di nuovi equilibri. La sua virtù è quella di non scodellare addosso agli altri le sue difficoltà presenti e remote. La controindicazione di tale virtù è la solitudine selvatica, impenetrabile.
Ho cercato di non cedere all’istigazione di tradire la scrittura a favore di una semplicità a tutti i costi. È una volontà che non trascuro, anche quando scrivo per i ragazzi, che mi hanno insegnato che i lettori possono essere migliori delle paure del mercato. I generi non vogliono costrizioni: capita che scritture e tematiche riescano a trovare motivazioni e risultati che trascendono l’omologazione.
In questo romanzo Blanca si trova ad affrontare il tradimento, suo e non suo, il contrabbando scellerato dei viventi, moneta corrente della contemporaneità e non solo, i momenti in cui le varie famiglie, compreso quelle lavorative, diventano un luogo dove non ci si riconosce più.
Non ho scelto l’iperrealismo, anche quando ho detto di Napoli. I luoghi di una città-madre dalla presenza ingombrante, che a ogni passo richiama bellezza o offesa, hanno subito una trasfigurazione sentimentale e privata.
Provo profonda gratitudine per i lettori che hanno avuto la pazienza di aspettare Blanca, per chi le offre attenzione e per chi ha lavorato con me.
Grazie».

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Di seguito, un estratto del romanzo

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BLANCA E IL TRADIMENTO

Chiudo la porta della stanza, armeggio con la maniglia difettosa fino a sentire lo scatto. Accosto le ante dell’armadio, apro le tende della finestra perché la luce faccia il lavoro che non serve ai miei occhi.
Le calze le levo per ultime. Resto spogliata, passo le mani sul corpo che non posso conoscere con lo sguardo.
Sistemo le pieghe del letto e mi stendo.
I miei pensieri vogliono un paesaggio ordinato, soprattutto quando con l’ordine non hanno niente a che fare. Ragiono sugli ultimi giorni di amore segreto e distratto. Lui, l’amore, non io. Non mi faccio capace che l’odore del tradimento arrivi prima di lui, ma con me fa così: somiglia ai vapori dello zucchero fermentato, che salgono nel naso e poi continuano fino al cervello. L’infedeltà si dice in anticipo, è un rumore di foglie che si staccano e se ne vanno prima che l’albero sia svestito dal vento. Stavolta l’odore del tradimento si è mischiato con quello che hai portato a casa tu. È inutile che fai finta di niente. Il male d’amore si è sposato con il tuo miasma di cane agonizzante, ed è una presa in giro perché dovresti essere il simbolo della fedeltà. L’inganno ha un aroma tutto suo, invecchiato in anni di esercizio. Non lo posso dire a nessuno, sembrerei un’idiota, oppure una che si compiange. Lamentarmi non mi somiglia. Che fatica somigliarsi. Non deludere quelle tre, quattro persone che non si vogliono deludere. Sorridere un “va tutto bene” per non avvilire chi ho abituato alla forza. Non cedere, non piangere, non maledire, non chiedere aiuto. Ripetermi che c’è ben altro: c’è, per esempio, la violenza raffinata che sa travestirsi da generosità, o quella più volgare, esercitata contro gli ultimi. Decidere di essere fortunata.
Quelli che si dichiarano deboli, loro sì che sono capaci di annunciare la propria scarsa resistenza, hanno sempre in bella mostra una scatola di cartone che mette in guardia chi si avvicina: attenzione, fragile. Chi ha scelto di dirsi forte non può avere l’avviso scritto sul cartone. Non c’è nessuna parola che dica: attenzione, pure lei è fragile, almeno in alcuni punti. Si piega in due lo stesso, si riduce in frantumi lo stesso. Chi si ostina a dirsi forte si ripara in solitudine, come può, ma riparte con qualche pezzo mancante, perduto senza poterne esibire la croce.
Comunque è inutile fare tante storie. Posso solo aspettare la trappola dell’imbroglio che arriverà. Perché sono sicura che arriverà.
Dalla finestra la luce s’impenna in mezzogiorno, il lenzuolo prende calore. Mi alzo per chiudere il sipario in faccia al sole, poi torno a letto.
Immagino la semioscurità della stanza. L’infedeltà sarà contenta delle tende chiuse, si trova bene nella penombra, sta a suo agio nel mistero. Eppure ho un vantaggio: il tradimento che agisce nello scuro non lo sa che il buio è anche roba mia. Ci affronteremo in una lotta tra pari. Per me, dare al nemico le spalle o il petto è la stessa cosa. Non lo posso comunque guardare in faccia.
Mi consolo da sola: se perdo c’è sempre la fuga, me ne so andare.
Da tempo non avevamo un autunno simile all’agosto infuocato dell’Africa. Le mosche sono un tormento. Mi stonano con il loro ronzio. Si divertono a dirmi la beffa di quello che scaccio e che ritorna.
Sguazzo nei vapori di zucchero fermentato. L’odore dell’inganno ha riempito la stanza.Ora bisogna solo capire se sarò io a tradire, o se sarò tradita.

(Riproduzione riservata)

© Edizioni E/O

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La scheda del libro: “La danza dei veleni” di Patrizia Rinaldi (Edizioni E/O)

Un personaggio più unico che raro nella letteratura poliziesca, la detective ipovedente Blanca Occhiuzzi, una scrittura altrettanto sorprendente e raffinata, un’indagine ben costruita. Questi gli ingredienti per una serie che ha già deliziato molti lettori e che prossimamente arriverà anche sugli schermi.

La danza dei veleni. Il ritorno di Blanca - Patrizia Rinaldi - copertinaLa detective ipovedente Blanca e i suoi colleghi, il commissario Martusciello, l’agente scelto Carità, Liguori e Micheli, si ritrovano a dover risolvere due casi che sembrano scollegati: il traffico di animali illegali provenienti dall’estero e la morte di una donna, apparentemente avvenuta a causa del morso di un ragno, rarissimo e letale. Nel primo caso, delle circostanze fortuite porteranno a galla indizi che provocheranno la morte di due veterinari, mentre il secondo caso sembra opera di un assassino seriale che usa i ragni come armi, ma le vittime non sono collegate in alcun modo. Nel commissariato regna l’anarchia, ognuno conosce solamente un pezzo dell’indagine e spesso lo nasconde agli altri, il puzzle fatica a comporsi fino all’ultimo perché le vicende private dei personaggi si ergono come muri tra di loro: ognuno come un animale ferito cerca con le proprie forze di aprirsi la strada verso la verità, senza accorgersi di essere mutilato lontano dal resto della squadra. Blanca si dibatte nei suoi sentimenti per Liguori e cerca un riparo nell’amore di Micheli, pur non ricambiandolo. Di tutte le bestie che abitano questo romanzo è proprio Blanca la più selvatica.

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