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DISEGNAVO PAPPAGALLI VERDI ALLA FERMATA DEL METRÒ di Nicoletta Bortolotti (Giunti)

ottobre 19, 2020

“Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis” di Nicoletta Bortolotti (Giunti)

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di Massimo Maugeri

Questa è una storia di riscatto, solidarietà e tenacia.
Lui si chiama Ahmed Malis. È un ragazzo di origine egiziana che viene dai palazzi popolari del Giambellino, a Milano, ed è un prodigio della matita.  Lei è Nicoletta Bortolotti, redattrice Mondadori, autrice per ragazzi e per adulti con diversi libri all’attivo.
Il loro incontro è suggellato in un volume edito da Giunti e intitolato “Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis” scritto da Nicoletta Bortolotti.
Di che si tratta?
Ho avuto modo di parlarne con Nicoletta e con Ahmed nell’ambito di questa intervista…

– Cara Nicoletta, partiamo dall’inizio (come sono solito fare). Come nasce questo libro? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
L’idea di scrivere mi è nata qualche anno fa quando lessi un articolo sul “Corriere della Sera” a firma di Elisabetta Andreis, che narrava l’incredibile vicenda di Ahmed Malis, un ragazzo di origine egiziana, figlio di genitori immigrati a Milano negli anni Ottanta, con una sorella maggiore Amina e un fratello minore Islam. Ahmed possiede uno spiccato talento per il disegno iperrealistico ma, cresciuto nei palazzi popolari di Milano Giambellino, non aveva i mezzi per iscriversi all’Accademia… Grazie a quell’articolo e al Cde Creta, il centro di aggregazione giovanile frequentato da lui e dai suoi fratelli, Milano si è mobilitata, ritrovando un volto solidale, e il giovane artista ha potuto frequentare per tre anni la Naba con una borsa di studio gratuita. Fino a laurearsi pochi giorni fa con 110 e lode! Come se fosse stata la vita a scrivere l’epilogo del nostro libro…
In questa trama di riscatto ho subito intravisto una storia che mi chiamava. E un luogo dove tornare. La Milano della mia infanzia e della giovinezza. Una metropoli dalle luci infinite che quando sei adolescente ti fa sentire tutta la tua finitezza. Forse la stessa Milano di Ahmed e dei ragazzi del Cde Creta. Abitavo al dodicesimo piano, Ahmed, Islam e Amina al sedicesimo. Un cielo così è difficile da sopportare…

– Ahmed, cosa puoi dirci sul tuo incontro con Nicoletta (che ha portato alla pubblicazione di questo libro)?


L’incontro con Nicoletta avvenne circa quattro anni fa. Si presentò con eleganza e grande umiltà al Cde Creta dicendo che era rimasta colpita dall’articolo di giornale sul mio talento.
Nell’incontro lei era intenzionata a raccontarmi attraverso la sua notevole scrittura… Voleva dare voce alla realtà di periferia che vivevo… Inoltre ha avuto poi anche il modo di conoscere e raccontare il Cde Creta, il Centro di aggregazione giovanile dove passavo gran parte delle mie giornate.
Successivamente ci siamo organizzati con appuntamenti fissi al bar e tra un caffè e una sigaretta io mi raccontavo e lei nella curiosità iniziò ad appuntarsi tutto.
È nato così il nostro libro!

– Sono sempre incuriosito dalle epigrafi dei libri (le citazioni inserite in apertura del testo). Tu, Nicoletta, ne hai scelto due. La prima, di Pablo Picasso, dice: “Ci si mette molto tempo per diventare giovani”. La seconda, di Tupac Shakur, recita: “La realtà è sbagliata. I sogni sono veri”. Come commenteresti queste scelte?
Ho tentato anche a livello narrativo di adottare lo stile iperrealistico che Ahmed utilizza nei suoi spettacolari disegni. Di indossare i suoi occhi per guardare il mondo. Mi piaceva l’idea di unire elementi eterogenei, di lavorare anch’io “con tecniche miste” in un impasto di connessioni apparentemente lontane ma saldate da un filo colorato: il quartiere Giambellino da Cerutti Gino ai postmillenials; l’arte rinascimentale e l’arte contemporanea di Ahmed; l’arte italiana e l’arte egiziana. La musica rap del fratello Islam… E le citazioni alludono anche ai due temi forti del romanzo: il disagio giovanile nelle periferie a causa della discriminazione sociale ed economica e il disagio giovanile come condizione ontologica e universale, legato alla giovinezza.
Mi sono immersa in una lingua espulsa dalla lingua, sciacquando “i panni” nell’acqua oleosa dei Navigli. Ma con qualche incursione verso Milo De Angelis, Cocteau, La leggenda del santo bevitore…

– Ahmed, cosa significa, per te, disegnare?

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Per me il disegno è stato fin da bambino un modo per scappare… Avendo avuto un’infanzia molto difficile trovavo nel disegno una sorte di pace interiore che mi faceva stare bene. Riuscivo a non pensare più a nulla e quindi di conseguenza riuscivo a rilassarmi.
Oltre a questo rappresenta tuttora una sfida tra me e me, dove mi continuo a mettere in gioco per migliorare sempre di più. Cerco infatti di superarmi di disegno in disegno e di conseguenza tutto ciò crea in me una curiosità infinita: tento di capire fino a dove riesco a spingermi. Tutto questo quindi mi sprona a evolvere.

– Cos’è più di tutto che ti colpito, Nicoletta, della storia di Ahmed?
Il fatto che è una storia straordinaria in un luogo ordinario. Ma più che esaurirsi nello scrivere, è stato un incontro umano eccezionale e un lavoro collettivo con persone di valore. Per me ogni scrittura è prima di tutto un incontro. I dialoghi con l’educatore Luca Sansone, di cui invito a leggere la bellissima postfazione al libro “Verso un altro mondo possibile”, con i ragazzi del Cde mi hanno in qualche modo riposizionata. Quando mi trovavo al baretto con Ahmed, ma anche con Islam e Amina, e prendevo appunti tornavo a casa più ricca. Ahmed Malis venuto da una durezza, da una condizione difficile, non ha indurito la sensibilità ma, anzi, l’ha acuita e affinata. Un altro incontro felice è stato con Elisa Fratton, l’editor che ha creduto nel progetto e ha seguito il libro con libertà creativa unita alla massima competenza e sensibilità letteraria.

– Ci troviamo davanti alla realizzazione di un bellissimo sogno, Ahmed… ma quali sono stati, per te, i momenti più difficili da superare e come li hai superati?
Ho sempre vissuto sognando sia a occhi chiusi sia a occhi aperti. Però di più a occhi aperti probabilmente.
Ho sempre creduto nei sogni. Rappresentano un obiettivo e quindi, se ci credi davvero, ti spingi oltre i limiti per realizzarli.
Ho vissuto momenti molto difficili nella mia vita fin dall’infanzia.
Fino all’età di 15 anni vivevo con la mia famiglia in un alloggio popolare di 39 metri quadrati… Era umido, senza riscaldamento, e con gli scarafaggi in giro per la casa, di conseguenza il mio percorso di crescita personale e sociale ne ha risentito molto.
Mio padre è rimasto invalido quando ero piccolo e non poté più lavorare.
Mia madre invece ha sempre lavorato in nero, spesso sfruttata poiché non conosceva molto bene la lingua italiana.
Vivevamo con l’invalidità di mio papà che era di 900 € circa al mese ma in 5 si faceva molta fatica.
Ho vissuto spesso anche discriminazioni da parte di maestre e professori, ma anche discriminazioni razziste per via del colore scuro della mia pelle.
Ho superato tutte le mie difficolta attraverso la forza di volontà che ho dentro e che è sempre stata fortissima.
E tutto ciò che mi faceva male poteva rendermi solo più forte.
Anche nel disegno stesso: per esempio, quando ero ancora adolescente e pubblicavo i miei primi disegni su Facebook, in un gruppo in particolare ricevevo insulti sul mio non saper colorare, ma anche offese più pesanti e personali. Tutto ciò però mi ha solo dato benzina per migliorarmi sempre di più giorno e notte… Ora quelle stesse persone mi seguono e sono sicuro che vorrebbero essere come me adesso.

– Nicoletta, cos’è, invece, che più di ogni altra cosa ti ha colpito dei suoi disegni?
L’abilità assoluta e impareggiabile nel ritrarre qualsiasi oggetto, volto, situazione, scena con una fedeltà che non è pura riproduzione del reale ma lo sa trasfigurare, caricare di senso, o conferirgli un senso altro. Ahmed per esempio ha scelto di riportare i disegni inseriti nel libro in basso su una pagina bianca come se fossero a-contestualizzati e circondati da un silenzio metafisico. Che è il silenzio della poesia, dove il non detto, lo spazio bianco, allude ai significati ultimi.

– Cosa diresti, Ahmed, a un ragazzo sfiduciato, che magari ha dovuto fronteggiare molte delusioni, e che per questo ha rinunciato a portare avanti i propri sogni e le proprie ambizioni?
Direi che può andare tutto nel peggiore dei modi, ma se ci credi davvero, se sei ambizioso e metti tutto te stesso, le cose arrivano. Magari può sembrare scontato come discorso, ma per me è stato così.
Spesso la realizzazione di sé avviene anche attraverso chi ti sta accanto e di conseguenza bisogna circondarsi di persone che ti supportano e che credono in te e allontanarsi da chi ti vuole trascinare indietro.

– Credo che la storia di Ahmed possa essere considerata “emblematica”. Nicoletta, cosa puoi dirci da questo punto di vista?
Credo che questa storia sia soprattutto una lettera al futuro, come una città possibile, in un tempo difficile da immaginare, anche a causa della recente pandemia. Illuminanti a questo proposito le parole di Martin Luther King: “La vita è una serie continua di sogni infranti (…) E quel che mi rende felice è che attraverso la prospettiva del tempo riesco a sentire una voce che grida: ‘Forse non sarà per oggi… Forse non sarà per domani, ma è bene che sia nel tuo cuore’.”

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Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis - N. Bortolotti - copertinaLa scheda del libro: “Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis” di Nicoletta Bortolotti (Giunti)

Ahmed Malis, un ragazzo di origine egiziana, figlio di genitori immigrati a Milano negli anni Ottanta, ama disegnare ed è un vero prodigio autodidatta. La sua famiglia, però, non ha abbastanza disponibilità economica per mandarlo all’accademia d’arte e sogna per lui un futuro solido, non certo da artista. Ahmed frequenta insieme ai suoi fratelli il centro di aggregazione giovanile CDE Creta, molto attivo nel quartiere milanese del Giambellino. Proprio qui, grazie all’iniziativa di un educatore che più di tutto vuole dare una chance a questi adolescenti spesso allo sbando, Ahmed riesce a pubblicare i suoi disegni sul Corriere.it e a realizzare il suo sogno.

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