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“È LA COPPIA CHE FA IL TOTALE. Viaggio nel cinema di Ficarra & Picone” di Ornella Sgroi (recensione)

novembre 5, 2020

“È la coppia che fa il totale. Viaggio nel cinema di Ficarra & Picone con interviste, aneddoti e curiosità” di Ornella Sgroi (HarperCollins Italia)

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di Daniela Sessa

“E’ la somma che fa il totale”: sacrosanto. Se l’ha detto Totò c’è da giurarci. Anche la variante “E’ la coppia che fa il totale” è giusta. Soprattutto se la coppia è Ficarra&Picone. Però, se metti in un unico libro Roberto Andò che regala la prefazione, Ornella Sgroi che scrive, Salvo Ficarra e Valentino Picone a fare i mattatori tra le pagine anche quattro fa il totale. Pure l’emozione è totale. Scatta appena finisci di leggere i ringraziamenti che Ornella Sgroi mette, a mo’ di titoli di coda, al suo “E’ la coppia che fa il totale”, il racconto della cinematografia della coppia comica per eccellenza. Ficarra e Picone sono il genius comicus. Nessuno come loro è capace di riportare il comico alle sue radici letterarie, mescolando (a proposito di radici) la varietà di Aristofane con la vis della commedia latina tutta, Plauto e Terenzio assieme. Non a caso ma per felicissima intuizione di Roberto Andò, anche la Commedia, con la maiuscola, al Teatro Greco di Siracusa si inchinò al duo palermitano. Andando per maiuscole, Ficarra e Picone  s’imbattono nel 2002 nel cinema, pardon Cinema, e dall’immarcescibile “Nati stanchi” fino allo scorso dicembre con il delicato “Il primo Natale” pregiano il grande schermo di intelligenza e risate, a crepapelle tutte e due. O come afferma meglio Roberto Andò (che qualche volta li dovrà dirigere e sarebbe una bella cosa) sulla loro arte “si riconosce un’attitudine al romanzesco, l’unico dispositivo attraverso il quale è possibile riagguantare il tempo, come se anche per loro il cinema fosse il solo modo per ricostruire una versione attendibile del passato…In questa ossessione, Ficarra e Picone si rivelano insieme borgesiani e siciliani”. Sul tempo Ornella Sgroi costruisce il racconto di Salvo e Valentino, due nomi su cui Pirandello (il siciliano accanto a Borges, lo aggiungo io) avrebbe costruito tutto un senso: qual è la maschera, se persona e personaggio in cinque film su sette hanno lo stesso nome? Senza contare che fanno anche da registi o sceneggiatori o entrambi i ruoli. Il tempo “un’altalena che vola tra passato e presente” è per Ornella Sgroi il centro della poetica di Ficarra e Picone, uno “strumento” con cui possono mettere disordine negli eventi, suscitare curiosità e fare esegesi del presente. Ma il tempo è per il duo un pegno dato al montaggio: ecco che Sgroi presenta la carrellata di montatori come Claudio Di Mauro detto la Cassazione. Il pegno alla musica ossia a Paolo Buonvino, autore della colonna sonora superba di “La matassa” o di Lello Analfino che ha regalato “Cocciu d’amuri” per “Andiamo a quel paese” una lirica federiciana più che una serenata o ancora, per l’ultimo film, Carlo Crivelli che porta il corno nella terra di Gesù e dice dei suoi registi “Sono dei veri registi, perché trasmettono ai loro collaboratori il quadro dell’azione senza limitarne la creatività”. Il tempo è quello dato agli attori alla ricerca della battuta giusta, dell’espressione giusta. Di un guizzo tutto loro che a Ficarra e Picone piace perché di guizzi loro sono maestri. Il gusto per l’aneddoto che accomuna Ficarra, Picone e Sgroi (un trio?) dispiega tra le pagine attori : Mariano Rigillo, Leo Gullotta, Pino Caruso, Arnoldo Foà, Remo Girone, Luigi Burruano, Nino Frassica, Toni Sperandeo e Massimo Popolizio; e le attrici, due su tutte Lily Tirinnanzi ed Eleonora Abbagnato. “Che poi un attore possa avere una scena o ne possa avere venti, poco cambia. Ma se ne ha una sola, a maggior ragione quella deve essere la scena”. C’è dentro il libro l’elenco vivace di quelli che stanno dietro la macchina da presa: costumisti come Cristina Francioni, gli sceneggiatori (Francesco Bruni, Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone, Fabrizio Testini) e Gianni Aldi il montatore di fiducia, fino ai direttori della fotografia tra cui Ferran Paredes Rubio e Daniele Ciprì, per il quale basta il nome e quella nuvola in pieno deserto marocchino; senza dimenticare il produttore Attilio De Razza. Perché un film nasce dal lavoro di squadra, dicono i due, mentre si aggirano nel set con la sceneggiatura, in copia cartacea Picone, sul tablet Ficarra. Ed è già questa immagine una sceneggiatura, come sa cogliere bene Ornella Sgroi: la penna a cinepresa a filmare l’arte e l’umanità di Ficarra e Picone. Veniamo a Ornella Sgroi. L’acume e la preparazione di critico cinematografico, l’amore per il cinema che le procura sempre il brillìo negli occhi e sulle labbra, la fluidità e il ritmo accattivante della sua prosa non avrebbero mai sortito un libro così spassoso, importante e commovente se non avesse anche avuto l’approccio da fan alla storia artistica di Ficarra e Picone. “E’ la coppia che fa il totale” spumeggia perché è racconto e saggio assieme, intervista e testimonianza. E’ l’intuizione assai azzeccata di Ornella Sgroi di consegnare al pubblico, quando a nessun altro è sembrato opportuno scriverne, i primi sette capitoli di un’avventura unica nella storia della cinematografia italiana. Sebbene dire che Ficarra e Picone appartengono all’immaginario comico universale non sia iperbole. Basta soffermarsi nel gioco, talvolta un po’ noioso, di costruire una genealogia della comicità. A questo punto, bando alla noia, e cominciamo: Totò e Peppino per il nonsense linguistico, la mimica (ficarriana?), l’irrisione del potere; Stanlio e Ollio per quella dinamica degli opposti propria della slapstick comedy, ricreata con più cattiveria da Walter Matthau e Jack Lemmon. Se Salvo chiosa “Il comico deve essere cattivo, è bello quando è proprio senza cuore, specialmente nei confronti del partner”, Valentino finge candore e aggiunge una nota minimal “Di solito è il nero che viene sorpreso dalla stupidità o dal candore del bianco e prova allora a spiegargli come va la vita. Così è tra Salvo e me, lui mi spiega cosa bisogna fare, ma alla fine è sempre una lotta tra chi è più stupido dei due!”. Mentre finalmente Ornella Sgroi toglie l’ipoteca filiale da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, esempi di grottesco fisico cui non possono accostarsi Ficarra e Picone.  Loro non giocano mai sul grottesco né sulla fisicità, piuttosto sull’osmosi tra riso e impegno e su una completezza artistica che i conterranei non avevano. Per cui benvenuto il ghigno di Ficarra alla Buster Keaton e per lo stupore sottile di Valentino Stanlio o Charlot possono bastare: aggiungerei un Woody Allen senza lettino, che farebbe gridare ad Aldo Baglio del trio “Miii, non ci posso credere!!!…troppo bello!!!”. Scopriamo pure che Aldo ha celebrato, per così dire, il battesimo cinematografico di Salvo e Valentino e tanti altri scorci del sodalizio. La narrazione ritmata e corale di Sgroi (la puoi scorgere tra le righe mentre sbircia nel set, si nasconde per non entrare nell’inquadratura o fa rilassata quattro chiacchiere con i suoi personaggi),  non lesina particolari sulla poetica di Ficarra e Picone. Perché nel libro è di cinema che si discute. Della commedia all’italiana imputata al maestro Monicelli, il duo palermitano è considerato, non a torto, l’erede. Per l’impegno sociale e politico dei loro film: la cultura mafiosa in “La matassa”, la crisi economica in “Andiamo a quel paese”, il costume dell’illegalità in “L’ora legale” (film che dovrebbe entrare nei programmi scolastici), o l’accoglienza in “Il primo Natale” per risalire a “Nati stanchi”  con la disoccupazione e una certa idea di Sicilia. Picone cita anche Pietro Germi, Elio Petri e Ficarra ribatte, citando Nanni Loy “Tutti questi registi avevano in comune una cosa: facevano il film sempre per il grande pubblico, mai perché fosse capito solo da tre o quattro persone”. Continuatori della grande tradizione della commedia per la poetica “d’irresistibile umanità” come scrive Andò, sorretta da uno spessore culturale innegabile, persino dalla loro stessa ironia. Basta scorrere tra le riflessioni sul cinema o notare la precisione e la cura nel lavoro, lanciare la sfida a se stessi. Un tratto che li accomuna, oltre le differenze, Ficarra il cialtrone e Picone lo smagato e così via, e che spiega venticinque anni di carriera e di amicizia. Questa recensione potrebbe continuare all’infinito per quanti sono i rivoli del racconto di Ornella Sgroi: ma basta. Metto in sottofondo “Come fratelli” di Paolo Buonvino, il tema d’amore del film “La matassa” (perché c’è pure l’amore nei loro film). Rileggo queste parole del compositore siciliano “Ricordo una bellissima passeggiata con Valentino, di sera, dopo aver visto insieme un film. Parlavamo della necessità per un artista di fare le cose solo quando c’è un’urgenza e non per cavalcare un’onda favorevole”. E trovo anche io un’urgenza: dire a Ornella Sgroi che, leggendo il suo libro, un po’ l’ho invidiata. Chi, da divoratrice seriale di tutti i loro film, non vorrebbe seguire sul set, persino in Marocco a Ouarzazate, Ficarra e Picone? Quasi quasi metto punto e le telefono.

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È la coppia che fa il totaleLa scheda del libro: “È la coppia che fa il totale. Viaggio nel cinema di Ficarra & Picone con interviste, aneddoti e curiosità” di Ornella Sgroi (HarperCollins Italia)

“Ficarra e Picone sono due esempi unici nel nostro cinema, due comici, ma anche due autori, che hanno saputo dedicare uno sguardo profondo e originale alla politica, al costume e alla società italiani, distillato dapprima attraverso l’esperienza maturata in teatro come attori di cabaret, poi anche attraverso la televisione – decisivo è stato Zelig – prima di consacrarsi definitivamente e con travolgente successo all’amato cinema” – Roberto Andò “Scegliamo di lavorare con chi è più adatto a noi, anche caratterialmente, perché per noi fare un film è un’esperienza umana, e ogni film diventa poi figlio di tutti quelli che hanno partecipato alla sua realizzazione” – Ficarra & Picone «Fare cinema era un sogno. All’inizio della nostra carriera, però, era una cosa talmente irraggiungibile che non osavamo neppure pensarci. Facevamo il nostro cabaret in giro per l’Italia ed eravamo già contenti così. Però, a ripensarci, è proprio in quel frangente che è nato il nucleo di “Nati stanchi”». Salvo Ficarra e Valentino Picone, noti al pubblico come Ficarra & Picone, raccontano così il loro primo approccio al cinema. Da quel momento sono trascorsi molti anni e loro due hanno realizzato ben sette film di grandissimo successo sia di botteghino sia di critica: da “Nati stanchi” a “Il primo Natale”, passando per “Il 7 e l’8”, “La matassa”, “Anche se è amore non si vede”, “Andiamo a quel paese” e “L’ora legale”. Una carriera incredibile e una filmografia davvero interessante e ricca di contenuti perché capace di unire comicità e critica di costume veicolando al grande pubblico messaggi attuali e importanti. La giornalista cinematografica Ornella Sgroi ha seguito per anni Ficarra e Picone sui set dei loro film e li ha intervistati molto spesso. Proprio con loro, in questo libro, ha voluto raccontare un percorso professionale e personale come mai nessuno ha fatto prima d’ora, pellicola dopo pellicola. Un tuffo “nel lungo percorso artistico di Ficarra e Picone, conferma e sviluppo ulteriore della capacità di Salvo e Valentino di entrare a gamba tesa nelle grandi questioni del nostro Paese con la loro comicità” come scrive l’autrice. Una chicca impreziosita da aneddoti e curiosità svelati per la prima volta dagli stessi Ficarra & Picone per tutti i loro numerosissimi fan e per chi ha voglia di scoprire il grande lavoro che c’è dietro questa straordinaria coppia comica.

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Ornella Sgroi (1978) è giornalista, critico cinematografico, scrittrice. Collabora con il Corriere della Sera e la trasmissione Cinematografo di Rai 1. Si occupa di cinema, cultura, spettacoli, costume, sociale. Vive tra Catania, Milano e ogni altro ovunque possibile, purché ci sia un film da vedere o una storia da raccontare.

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