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CORSIVO di Sabatina Napolitano

marzo 16, 2021

“Corsivo” di Sabatina Napolitano (Edizioni Il Foglio)

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Sta per uscire una nuova silloge edita dalle Edizioni Il Foglio, casa editrice di Gordiano Lupi sempre alla ricerca di voci nuovi da proporre. Si intitola “Corsivo” e raccoglie le poesie della giovane poetessa Sabatina Napolitano.
“La prima sezione è composta da poesie erotiche”, spiega l’autrice, “segue Primi trenta una sezione composta da testi che ho tratto dal vissuto, da quando ho cominciato più o meno a scrivere poesie consapevole del mio ruolo. Ho trovato giusto chiamare questa raccolta Corsivo alludendo al cognome dell’uomo che amo. Corsivo ha un andamento narrativo a cominciare dalle poesie degli ultimi anni.

Abbiamo chiesto all’autrice di raccontarci come nasce la sua passione per la poesia.

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– Sabatina, quando hai iniziato a interessarti di poesia?
Ho iniziato ad interessami alla poesia più o meno da quando mi è venuta voglia di esprimermi in modo democratico in società, quindi più o meno da quando ho maturato un sentire psichico maturo e profondo. Quando ho compreso che scrivere poesie era come una possibilità altissima di non sentirmi mai straniera in nessun posto, allora mi sono trovata dentro alla poesia e ci ho portato “Corsivo”, quindi lui, come protagonista del libro, ha imparato a contare in ogni ambito, l’ho visto in ogni libro, in ogni sito che aprivo, sotto ogni finestra, l’ho sentito pieno di verità e vita, così come nella letteratura e nella realtà. Ad oggi sono convinta che lui come la giusta metà di me, è ossigeno e fiori che non appassiscono mai. Sembra romantico ma invece il concetto poetico è un distinguo: Corsivo è la rappresentazione della poesia, per me la poesia è uomo, ed è un uomo eccezionale, come incarnazione di tutto quello che è poetico, è la chance che mi invade.

Quali sono i tuoi poeti di riferimento?
Ne sono stati tanti, per ogni raccolta, ne sono stati diversi. Ogni giorno si può dire che sono in dialogo con i poeti, contemporanei vivi, autori miei amici e nel sentire, i morti. Per Corsivo mi sono sentita unita alle poetesse statunitensi (rimando al altre interviste), e ho letto Jean Charles Vegliante appassionatamente, come per alcuni mesi, oltre alle poesie di Andrea Raos, e Andrea Inglese, ho preferito la lettura di poeti francesi come Mallarmé che adoro grandemente (per questo rimando a un intervento molto intenso di Martin Rueff che si trova su youtube). Non disprezzo la poesia russa, come potrei non amare Puskin essendo una studiosa e amante della letteratura nabokoviana. Mi piace molto andare a rileggere la Szymborska, mi sento davvero a casa con lei. Oggi i poeti scrittori sono sempre più comuni, lo era anche Nabokov, un poeta-scrittore, mi sento una poeta-scrittrice, credo sia la definizione più giusta che mi fa ridere e quindi mi rende più bella. Da qualche tempo a questa parte sto apprezzando molto un certo cantautorato con venature poetiche che non credevo per me possibili, non fraintendetemi resto una poeta-scrittrice, ma Tenco, Gaber, Guccini, De André, Vecchioni se non li definiamo poeti della musica come potremmo altrimenti dire? Concretamente faccio riferimento alle scelte di Galaverni su La lettura del Corriere della sera, per i poeti contemporanei, ad essere del tutto onesta. Mi affido molto al suo giudizio tecnico, tra i critici letterari.      Mi sento capita da lui nella mia natura da critica, invece. E riesce anche ad influenzarmi molto a dire il vero, mi piacerebbe confrontarmi con lui, sento sempre che è capace di migliorarmi.

C’è un’opera poetica che apprezzi più di ogni altra?
Mi sembra difficile riuscire a mimetizzarsi nei libri, e logicamente ho gusti diversi da tante altre critiche, sono stata stupida e non ho mai pensato a fare carriera, (per fare carriera le altre critiche hanno cercato dei loro sbocchi), e ho trattato i libri con troppa sincerità. Ma mi pare piuttosto evidente che voglio sempre vinca la mia squadra, sarebbe a dire le persone che nomino, con nomi e cognomi come collaboratori validi, anche nelle opere, sì. Non cerco nella mia squadra persone pesanti, non cerco depressi, ne so di ognuno peste e corna, preferisco restare easy e professionale. La cosa più importante è avere fiducia nell’umanità, togliere dal panorama il cinismo dei depressi.

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Come la moglie

 

Continuo questo libro di poesia pensando a Nabokov.

Vorrei scrivere

qualcosa che possa accadere pensando

che la parola accade e lanciare un incantesimo.

Potrei in questa lista di cose lanciare incantesimi,

ho chiesto l’ultimo libro della Atwood

e quello dell’ultimo Nobel, Louise sull’Averno.

C’entrano sempre il luogo dove abito e vivo.

La poesia sta nella mia vita da quello che faccio

anche da quello che mangio o che vivo semplicemente.

I fiori del mio giardino sono scritti nei libri

anche i fatti, le esperienze.

Cammino in corridoi mentali con gli occhi

sgranati ed evidenti,

per questo motivo gli lancio un incantesimo.

Voglio prima leggere le poesie di Ingeborg Bachmann,

poi voglio mettere me al posto mondiale che mi spetta.

E voglio che mi ami come una amica dimenticata,

e come una figlia

ma soprattutto già mi ama come una madre

una sorella e come la moglie.

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