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Posts Tagged ‘Marco Polo’

MARCO POLO di Gianluca Barbera (recensione)

MARCO POLO di Gianluca Barbera (Castelvecchi)

di Gianni Bonina

Quando il cardinale d’Este, letto l’Orlando furioso, chiedeva ad Ariosto «Messer Lodovico, da dove avete tratto tutte queste corbellerie?», la tradizione aristotelica faceva ancora da freno al romance in ambito soprattutto odeporico: la letteratura di viaggio era fondata sul combinato principio della realtà e della verità, per cui superare la soglia della verosimiglianza comportava, mancando la possibilità di riscontri, il discredito del narratore o il salto nel fantasy. Un secolo dopo Don Chisciotte avrebbe sancito la legittimità dell’avventura fantastica ma quasi trecento anni prima le corbellerie che poteva permettersi Ariosto, mandando gente sulla luna pur pavesando battaglie di crudo realismo, erano invece severamente vietate a un viaggiatore come Marco Polo che, dettando le sue memorie al compagno di prigionia, contava di essere creduto, ancorché le avventure raccontate ben potessero avere il carattere delle corbellerie. Leggi tutto…

MARCO POLO di Gianluca Barbera (un estratto)

Pubblichiamo un estratto di MARCO POLO di Gianluca Barbera (Castelvecchi)

In libreria da oggi, 30 maggio 2019

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Un paio di giorni dopo aver lasciato Trebisonda…

Un paio di giorni dopo aver lasciato Trebisonda, ripresi a raccontare tra sguardi estasiati, ci trovammo ad attraversare i monti Calamita. Volevo a tutti i costi vedere l’Arca, se mai fosse esistita, a dispetto di una profezia che prometteva morte istantanea a chiunque vi avesse posato gli occhi sopra. All’epoca ero così giovane da non temere quel genere di storielle: mi sbagliavo.
«Perché hanno questo nome?» chiesi a Ibn, il capocarovaniere, alludendo ai monti che ci sovrastavano.
«Perché hanno il potere di attrarre i metalli».
Lo guardai sbalordito.
«Molti eserciti» aggiunse lui «sono stati sbaragliati. I monti catturano le armi e spogliano i soldati delle armature».
Lo fissai perplesso, senza dire nulla. Ogni terra ha le sue leggende. Scesa la sera montammo il bivacco. Raccolti attorno al fuoco ci accingevamo a consumare il pasto, quando si sentì un rumore. Erano due uomini in groppa a smunti cammelli. Venivano avanti tranquilli, come fossero di casa. Smontarono di sella e affidarono le bestie ai cammellieri. Ibn li salutò con un cenno della mano e li invitò a sedere accanto al fuoco, che crepitava in lingue rossastre.
Ci presentammo. Quando seppero che venivo da Venezia mi chiesero dove fossi diretto. Leggi tutto…