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Posts Tagged ‘Castelvecchi’

MARCO POLO di Gianluca Barbera (recensione)

MARCO POLO di Gianluca Barbera (Castelvecchi)

di Gianni Bonina

Quando il cardinale d’Este, letto l’Orlando furioso, chiedeva ad Ariosto «Messer Lodovico, da dove avete tratto tutte queste corbellerie?», la tradizione aristotelica faceva ancora da freno al romance in ambito soprattutto odeporico: la letteratura di viaggio era fondata sul combinato principio della realtà e della verità, per cui superare la soglia della verosimiglianza comportava, mancando la possibilità di riscontri, il discredito del narratore o il salto nel fantasy. Un secolo dopo Don Chisciotte avrebbe sancito la legittimità dell’avventura fantastica ma quasi trecento anni prima le corbellerie che poteva permettersi Ariosto, mandando gente sulla luna pur pavesando battaglie di crudo realismo, erano invece severamente vietate a un viaggiatore come Marco Polo che, dettando le sue memorie al compagno di prigionia, contava di essere creduto, ancorché le avventure raccontate ben potessero avere il carattere delle corbellerie. Leggi tutto…

OLTRE IL TEMPO di Lorenzo Marotta

OLTRE IL TEMPO di Lorenzo Marotta (Castelvecchi): incontro con l’autore

Lorenzo Marotta, originario di Aidone, abita ad Acireale. Ha collaborato fin da giovane a riviste culturali e testate giornalistiche nazionali, occupandosi di libri, spettacoli e convegni letterari. Scrive per la pagina Cultura del quotidiano «La Sicilia» e «La Nuova Tribuna Letteraria». È autore di opere di narrativa: Le ali del Vento, Il sogno di Chiara, Mailén Una verità nascosta, Isabel Amare a Salina, di poesia e del libro-testimonianza Io non sono il mio cancro. Diario di un malato.
È appena uscito il nuovo libro di Lorenzo Marotta: un romanzo edito da Castelvecchi e intitolato “Oltre il tempo“.
Abbiamo incontrato l’autore per chiedergli di parlarcene. A seguire: un estratto della prefazione di Antonio Di Grado e un estratto del romanzo.

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MARCO POLO di Gianluca Barbera (un estratto)

Pubblichiamo un estratto di MARCO POLO di Gianluca Barbera (Castelvecchi)

In libreria da oggi, 30 maggio 2019

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Un paio di giorni dopo aver lasciato Trebisonda…

Un paio di giorni dopo aver lasciato Trebisonda, ripresi a raccontare tra sguardi estasiati, ci trovammo ad attraversare i monti Calamita. Volevo a tutti i costi vedere l’Arca, se mai fosse esistita, a dispetto di una profezia che prometteva morte istantanea a chiunque vi avesse posato gli occhi sopra. All’epoca ero così giovane da non temere quel genere di storielle: mi sbagliavo.
«Perché hanno questo nome?» chiesi a Ibn, il capocarovaniere, alludendo ai monti che ci sovrastavano.
«Perché hanno il potere di attrarre i metalli».
Lo guardai sbalordito.
«Molti eserciti» aggiunse lui «sono stati sbaragliati. I monti catturano le armi e spogliano i soldati delle armature».
Lo fissai perplesso, senza dire nulla. Ogni terra ha le sue leggende. Scesa la sera montammo il bivacco. Raccolti attorno al fuoco ci accingevamo a consumare il pasto, quando si sentì un rumore. Erano due uomini in groppa a smunti cammelli. Venivano avanti tranquilli, come fossero di casa. Smontarono di sella e affidarono le bestie ai cammellieri. Ibn li salutò con un cenno della mano e li invitò a sedere accanto al fuoco, che crepitava in lingue rossastre.
Ci presentammo. Quando seppero che venivo da Venezia mi chiesero dove fossi diretto. Leggi tutto…

UN ALFABETO NELLA NEVE di Davide Brullo (recensione)

UN ALFABETO NELLA NEVE di Davide Brullo (Castelvecchi)

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Brullo è il re dell’apocrifo. I suoi romanzi sono palle di fuoco. E “Un alfabeto nella neve” è fatto per ustionare

di Gianluca Barbera

Consentitemi di chiamare il personaggio principale del romanzo Davide Brullo. Quello che trovate indicato in copertina altri non è che il suo fratello gemello. Mettiamola così.
Si comincia con un pugno di lettere lasciate al nostro eroe (decidete voi se l’autore o il personaggio) da un’anziana signora russa che vive ritirata sul Lago Maggiore. Si tratta nientemeno che del carteggio, ritenuto perduto, tra Boris Pasternak e Marina Cvetaeva, due tra i maggiori poeti del Novecento. Tra loro divampò una passione a distanza, mai consumata. Entrambi notoriamente facili ad accendersi. Ma non dovete dimenticare che il nostro Brullo è un abile mistificatore, un vero mago della parola, un forgiatore di vertigini e di pensieri urticanti, più difficili da maneggiare di palle infuocate. Nel romanzo (nella sua vita reale non vogliamo entrare) egli colleziona esistenze, si cala negli abissi di artisti e letterati illustri, riporta alla luce documenti scomparsi, rinviene testi inediti, li inventa, se necessario. Dà letteralmente vita a nuovi personaggi fiammeggianti. Questa demiurgica forza lo fa sentire onnipotente (è lui stesso ad ammetterlo). Le sue rivelazioni, i suoi libri, mirano a provocare sconquassi “nel ghiacciaio della storia dell’arte”. Egli non è nuovo a scoop, a scandali. È proprio di quelli che va in cerca. Non esita a vantarsi dei suoi successi. Ricorda di aver pubblicato “un soggetto di Ingmar Bergman che narra le perversioni sessuali di Franz Kafka”; di aver fornito le prove “della pederastia ossessiva di Giorgione” e di aver dato alle stampe “una lettera in cui James Joyce ammette di aver violato la figlia matta”. È riuscito nell’impresa di persuadere il mondo letterario che “Hemingway era affamato di uomini e che ha avuto una relazione con Simenon”. In breve, il nostro è un biografo che ama “dissacrare i miti e disonorare i riti”. Leggi tutto…

GIANLUCA BARBERA racconta MAGELLANO

GIANLUCA BARBERA racconta il suo romanzo MAGELLANO (Castelvecchi)

Il mio Magellano è un novello Ulisse, ma potrebbe anche assomigliare a un personaggio delle leggende di Re Artù.
Un omaggio a Salgàri, indimenticabile compagno della nostra giovinezza.

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di Gianluca Barbera

Circa un anno e mezzo fa, sul principio della primavera, camminavo nei boschi intorno a casa con un amico. Gli parlai del fatto che volevo scrivere un romanzo che raccontasse e in qualche modo condensasse l’epopea dei viaggiatori e degli esploratori del passato. Pensavo di dare vita a un personaggio immaginario che avrebbe concentrato in sé le avventure dei vari Marco Polo, Colombo, Vespucci. Nei mesi successivi lessi molti libri sull’argomento. Tra questi la biografia di Stefan Zweig su Magellano e la Relazione di Pigafetta. Mi resi subito conto che la mia ricerca era terminata. Avevo trovato il mio “eroe”. Volevo con tutte le mie forze scrivere una storia epica e divertente al tempo stesso, una storia di mare e di terra, piena di sale e di vento. Un inno allo spirito libero che è in ciascuno di noi. E quella di Magellano era una storia drammatica già fatta e compiuta, con una struttura narrativa perfetta. Una tragedia che pareva uscita dalla penna di Shakespeare. Con spettri, tradimenti, morti violente, sensi di colpa, figure titaniche, rivalità insanabili. Mi ci buttai a capofitto. Innanzitutto andavano sistemate alcune cose, oliati alcuni ingranaggi; bisognava trovarle una lingua, un punto di vista non banale, occorreva dare spessore ai personaggi. E vi andava innestata una ironia tutta moderna, se volevo che certe situazioni non risultassero eccessive. Leggi tutto…

MAGELLANO di Gianluca Barbera (recensione)

MAGELLANO di Gianluca Barbera (Castelvecchi) – recensione

[da oggi disponibile in libreria]

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di Gianni Bonina

Dopo la supposizione tentata da Anassimandro, a provare finalmente la teoria eliocentrica che proprio negli stessi anni Copernico stava elaborando fu agli inizi del Cinquecento il portoghese Ferdinando Magellano, oggi  ricordato maggiormente come l’espoloratore al cui nome è legato lo Stretto, sopra la Terra del Fuoco, noto come il varco che navigando verso occidente portava alle Indie. Ma Magellano non concluse l’intera circumnavigazione del globo perché fu ucciso da tribù selvagge in un’arcipelago del Pacifico che non restituirono nemmeno il corpo. Fu il suo successore al comando del naviglio, lo spagnolo Juan Sebastian Elcano, a completare la storica e rivoluzionaria missione voluta dal Re di Spagna in rivalità con quello del Portogallo, impegnati entrambi nella spartizione del mondo extraeuropeo.
Magellano convinse, da straniero e da nemico, il sovrano madrileno ad armare una flotta di cinque navi promettendogli una via più veloce per raggiungere le Molucche e i suoi preziosi mercati facilmente assoggettabili anche alla fede cattolica, ma non immaginò l’enorme vastità dell’oceano “ignotum”, chiamato “Mar del Sur” e creduto più piccolo dell’Atlantico, che lui ribattezzò “Pacifico” per la sua placida solennità. La scoperta del passaggio a sud-ovest non servì agli interessi delle potenze europee e si rivelò infruttuosa, ma aprì la via a conoscenze che avrebbero aperto gli occhi all’umanità.
Sul momento quello di Magellano fu visto come un viaggio contro l’ordine del mondo, una violazione della cosmologia stabilita dalla Chiesa e della rappresentazione laica consolidata: pretendere di arrivare alle Indie seguendo la direzione opposta a quella nota e certa significava mettere in dubbio tutte le acquisizioni nonché l’esistenza di Dio e la sua parola depositata nella Bibbia dove il mondo non poteva che essere piatto e certamente non doveva girare né essere sospeso nello spazio. Gli uomini che salparono dal Guadalquivir di Siviglia, per giunta con gli auspici e i soldi del re più cattolico d’Europa, erano destinati, facendo quella rotta, a precipitare nel nulla quando il terracqueo fosse improvvisamente finito. Senonché nella coscienza anche spagnola si era fatta intanto strada l’idea, da poco suggerita da Colombo, che così come non c’erano leoni oltre le colonne d’Ercole bensì fioriva oltreoceano un mondo nuovo e ricco, proseguendo ancora avanti non si poteva, nella supposizione di un globo non diretto verso una cascata, che tornare al punto di partenza e prima ancora alle favolose Molucche dei chiodi di garofano e delle spezie aromatiche, dell’oro e degli uccelli piumati. Leggi tutto…

L’ULTIMA NOTTE DI ACHILLE di Giuseppina Norcia

L’ULTIMA NOTTE DI ACHILLE di Giuseppina Norcia (Castelvecchi editore): recensione ed estratto

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“L’ultima notte di Achille” di Giuseppina Norcia: l’eroe, la gloria e il nòstos

di Daniela Sessa

Ogni racconto è un canto di aedo. Si scriva questa epigrafe per il romanzo di Achille di Giuseppina Norcia dove l’eroe dall’ira funesta è il pretesto per un canto che riecheggia con soffusa voce di lira dalle regge dell’Ellade fino ai nostri tempi orfani di eroi. Resta da chiedersi, giunti alla fine di “L’ultima notte di Achille” (Castelvecchi, 2018) di Giuseppina Norcia, se abbia ancora senso un racconto che dica il ritorno, se sia il racconto ancora capace di dare forma all’esistenza, che la compia. Per Achille rari sono stati i tentativi di tradimento del mito: Achille è l’eroe della gloria, incarnazione dell’aretè, la virtù guerriera e intellettuale. Nella mischia Achille è il piè veloce, il semidio destro e selvaggio, “votato alla dismisura”, eccessivo verso il nemico sia nell’onorarlo sia nel farne scempio; nella tenda con i suoi Mirmidoni impone la potenza della parola mentre all’arroganza di Agamennone oppone il klèos (l’onore) e la mènis (l’ira di chi è nato divino).  Ha lo stesso fiero eroismo l’Achille di Giuseppina Norcia, che calca le orme del racconto omerico con il passo sicuro di chi ha intimità con quel mondo di uomini e dei. Il suo Achille è omerico nel senso in cui lo intese Ettore Romagnoli “con le mille e mille inebrianti sfumature dell’iride”. Una sfumatura su tutte, la solitudine. Un Achille quasi borgesiano (anche se Borges gli preferì Ettore) proprio per questa sua malinconia dell’incompiuto, di figlio incompiuto d’amore che cerca nella gloria fatale la compiutezza. Norcia lo incontra nella sua tenda insieme a Priamo, venuto a reclamare il corpo di Ettore, e sceglie un incipt “L’ira è fuggita via, come un sogno sordo” che – oltre a restituirci la lettera del poema omerico che Romagnoli pospose “Cantami l’ira, o Diva, d’Achille figliuol di Pelèo  funesta”-  è immagine di un Achille che ha appena composto le due urgenze del suo animo: la fragilità di cedere a una vita lunga e anonima e l’ambizione di una vita breve e gloriosa. Leggi tutto…