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ELISABETTA SGARBI lascia BOMPIANI e fonda “La Nave di Teseo”

novembre 24, 2015

ELISABETTA SGARBI lascia BOMPIANI e fonda una nuova casa editrice finanziata da UMBERTO ECO e altri scrittori

Un ulteriore effetto del cosiddetto caso “Mondazzoli” (leggi qui, qui e qui)

Come racconta Umberto Eco su la Repubblica, “si sono incontrate per non capirsi Elisabetta Sgarbi e Marina Berlusconi; non donne incompatibili e incomunicabili per ideologia, ma per antropologia“. Da quell’incontro è stato chiaro che non era possibile continuare insieme.

LA NAVE DI TESEOEd è così che Elisabetta Sgarbi si dimette dalla Bompiani (Rcs Libri) insieme a Mario Andreose e a Eugenio Lio per fondare una nuova casa editrice: “La Nave di Teseo“, che avrà come simbolo  due legni arcuati all’insù. Una casa editrice finanziata da grandi scrittori. Su tutti, lo stesso Umberto Eco che – a quanto pare – investirà sul progetto una cifra pari a due milioni di euro. Le prime pubblicazioni vedranno la luce nel maggio 2016 (in tempo per la nuova edizione del Salone del libro di Torino). Saranno circa cinquanta i titoli in uscita previsti nell’anno di esordio della neo casa editrice che avrà sede a Milano, in via Stefano Jacini 6, e che sarà “capeggiata” da Elisabetta Sgarbi nel duplice ruolo di direttore generale ed editoriale.

Risultati immagini per elisabetta sgarbi«Abbiamo scelto di non avere nel capitale altre case editrici, in direzione di un’assoluta indipendenza – ha riferito Elisabetta Sgarbi a La Stampa -. E pensiamo di aver creato una realtà di cui al momento, con le grande concentrazione in corso, c’è più che mai bisogno». (…) «Abbiamo deciso di essere una impresa di soli editori e autori. Autori che investono, e editori che fanno altrettanto». «Penso che Mondadori investa nei libri, e creda nei libri anche più della precedente proprietà, cioè di Rcs. Però le dimensioni di un gruppo come quello che si sta profilando mi hanno convinta che sia proprio il momento di puntare sull’autonomia e l’indipendenza assoluta. Senza contare il desiderio, da parte mia, di investire in prima persona».

«Il mondo dei libri è sacro», aggiunge la Sgarbi nell’intervista rilasciata a Cristina Taglietti del Corriere della Sera. «In esso deve regnare la pluralità, cioè non si devono creare le condizioni per una concentrazione. Non penso che la Mondadori limiti le libertà professionali o autoriali, ma ritengo che una proprietà che concentri il 35 o il 38% del mercato, in un Paese come l’Italia, crei le condizioni perché la pluralità sia a rischio». Sgarbi cita ad esempio il romanzo di uno degli autori Bompiani più prestigiosi, Michel Houellebecq. «Chiunque abbia letto “Sottomissione” sa quanto passaggi che al momento non sembrano decisivi, possano, in futuro, rivelarsi tali. In sostanza, non mi preoccupa affatto la famiglia Berlusconi ma chi verrà, se verrà, dopo di essa».

Di seguito il testo del comunicato in cui si annuncia la nascita della nuova casa editrice:

“Elisabetta Sgarbi e gli editori Mario Andreose ed Eugenio Lio si sono dimessi oggi dalla Bompiani (RCS Libri), per partecipare alla creazione di una nuova casa editrice, La nave di Teseo, che inizierà le pubblicazioni nel maggio 2016. La Sgarbi sarà direttore generale ed editoriale della nuova realtà editoriale che avrà sede a Milano, in Via Stefano Jacini 6. La Nave di Teseo sarà una casa editrice indipendente di narrativa, saggistica e poesia, italiane e straniere, attenta alle nuovi voci, come ai classici. I fondatori sono un gruppo di autori del calibro di Umberto Eco, Sandro Veronesi, Furio Colombo, Edoardo Nesi, Sergio Claudio Perroni e di editori da Elisabetta Sgarbi a Mario Andreose, Eugenio Lio e Anna Maria Lorusso con il supporto di un gruppo di imprenditori, rappresentanti della società civile fra cui Guido Maria Brera e degli editori Jean Claude e Nicky Fasquelle. Hanno aderito in questo momento all’iniziativa: Tahar Ben Jelloun, Pietrangelo Buttafuoco, Mauro Covacich, Michael Cunningham, Viola Di Grado, Hanif Kureishi, Nuccio Ordine, Carmen Pellegrino, Lidia Ravera, Vittorio Sgarbi, Susanna TamaroLa nave di Teseo si avvarrà dei servizi commerciali e promozionali PDE (Gruppo Feltrinelli) e della distribuzione del Gruppo Messaggerie.

La replica di Marina Berlusconi non si fa attendere. La affida a una lettera indirizzata al quotidiano “Il Foglio” e ripresa da “Huffington Post”:

«Da un paio di giorni leggo su certa stampa molto attenta al varo della nuova casa editrice di Elisabetta Sgarbi, Umberto Eco e altri, che “Marina Berlusconi non capisce”. Non capirei, provo a riassumere per quanti se la siano persa, una materia complessa come la “libertà della cultura, ovvero la sua irrequietezza”, riducendo tutto ad una meschina questione di numeri e denaro. Devo riconoscere che c’è del vero: sì, non capisco. Non capisco che cosa non avrei capito. Con Elisabetta Sgarbi, che non si era ancora dimessa da direttore editoriale della Bompiani, ho avuto un incontro cordiale. Ho compreso le sue preoccupazioni, almeno quelle dichiarate, e l’ho rassicurata. Il nostro lavoro di 25 anni in Mondadori dimostra meglio di tante parole il modo in cui intendiamo, e svolgiamo, il mestiere dell’editore. Solo che Elisabetta Sgarbi non chiedeva rassicurazioni o garanzie. Chiedeva molto più concretamente di acquistare la Bompiani, unica mossa, a suo dire, che avrebbe potuto tutelare per davvero la casa editrice. Richiesta legittima, come legittima è stata la mia risposta da imprenditore: no, per ragioni che mi parrebbe francamente superfluo illustrare, all’indomani di un investimento tanto importante come quello nella Rcs Libri. (…) capire la differenza tra un libro e un detersivo non è cosa poi così complicata, perfino io ci sono arrivata. Detto questo, però, un editore non può permettersi di trascurare gli equilibri economici, e certo non può farlo una grande casa editrice come la Mondadori, con centinaia di autori, dipendenti, collaboratori, librerie. Cultura e profitto, valore economico e valore culturale. Un equilibrio molto delicato ma a cui, se escludiamo il mecenatismo, non è possibile rinunciare. E, se mi è permesso, direi che finora ci siamo abbastanza riusciti».

Rimane tuttavia aperta la questione della concentrazione di un colosso editoriale nelle mani di un unico editore (a prescindere da chi esso sia).

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