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LONTANO DAGLI OCCHI di Paolo Di Paolo (recensione)

“Lontano dagli occhi” di Paolo Di Paolo (Feltrinelli)

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di Eliana Camaioni

Se gli anni ‘60 ce li immaginiamo in bianco e nero, gli anni ‘80 hanno la patina arancione delle foto che cominciano a sbiadire. Una patina rassicurante, che racconta un mondo ancora a misura d’uomo, lento in modo fisiologico, che non poteva immaginare la frenesia ipercomunicativa che di lì a un decennio lo avrebbe trasformato in quel tapis roulant su cui oggi siamo tutti costretti a correre. Mi torna in mente una cosa che Paolo Di Paolo disse qualche anno fa: “Quand’è che siamo diventati stronzi?”. Forse la scelta di ambientare negli Eighties (un passato non troppo lontano, ma già sufficientemente distante perché se ne possa avere un occhio distaccato e nostalgico) il suo “Lontano dagli occhi” (Feltrinelli, 2019) è stata determinata dalla ricerca di quel momento fatale, in cui il mondo ha smesso di essere com’era, ed è diventato virtuale. E noi siamo diventati stronzi. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 27 gennaio al 2 febbraio 2020 – questa settimana segnaliamo “La legge del sognatore” di Daniel Pennac (Feltrinelli)

La legge del sognatore - Daniel Pennac - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 27 gennaio al 2 febbraio 2020

Questa settimana segnaliamo: “La legge del sognatore” di Daniel Pennac (Feltrinelli), al 14° posto in classifica generale.

Al 1° posto “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

Entra in top ten al 2° posto, “La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah” di Enrico Mentana e Liliana Segre (Rizzoli)

Al 3° posto, “La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah” di Enrico Mentana e Liliana Segre (BUR – versione tascabile)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “La signora del martedì” di Massimo Carlotto (Edizioni E/O

Al 5° posto  (la settimana precedente era in 2^ posizione) “La ricamatrice di Winchester” di Tracy Chevalier (Neri Pozza)

Al 6° posto  (la settimana precedente era in 4^ posizione) “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 7° posto  (la settimana precedente era in 10^ posizione) “Le fantafiabe di Luì e Sofì” di Me contro Te (Mondadori Electa)

All’8° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 9° posto  (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Giulio fa cose”di Paola Deffendi, Claudio Regeni e Alessandra Ballerini (Feltrinelli)

Al 10° posto “Se questo è un uomo” di Primo Levi (Einaudi)

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La legge del sognatore - Daniel Pennac - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “La legge del sognatore” di Daniel Pennac (Feltrinelli), al 14° posto in classifica generale.

Tutto è lecito, come di notte, nei sogni. Ma una logica implacabile e finissima regge le architetture oniriche. Un grande omaggio di Pennac a Federico Fellini, un gigante del cinema italiano che con il sogno ha dialogato tutta la vita.

Se solo mia madre mi avesse presentato a Federico Fellini!

Daniel Pennac ha dieci anni, è in vacanza sul massiccio del Vercors con i genitori e l’amico Louis. Sopra il lettino di Daniel troneggia un poster con il disegno di un sogno di Fellini, un regalo del regista quando la madre lavorava a Cinecittà. Forse influenzato da un’intuizione che aveva condiviso poco prima con l’amico, il piccolo Daniel quella notte sogna che la luce è un liquido e che sgorga dalle fonti, e inonda prima l’abitazione e il salotto dove troneggia una statua di san Sebastiano, e poi dilaga per le strade, sommergendo tutta la cittadina, chiesa compresa. Molti anni dopo, ormai due uomini maturi, i due amici si ritrovano nella stessa stanza da letto e Louis propone a Daniel di fare un’escursione e andare a fare il bagno lì vicino, come facevano da bambini. Dopo essersi immerso nell’acqua gelida del lago, sotto il pelo dell’acqua, Daniel riscopre lo stesso paese sommerso del sogno d’infanzia, con la stessa chiesa, la casa con la statua di san Sebastiano, e le due strade dai nomi evocativi, rue du Repos e rue de la Paix. Cosa può aver provocato quel sogno premonitore infantile? Deve essere stata l’influenza di Fellini: allora Daniel decide di mettere in scena al Piccolo di Milano uno spettacolo sui sogni, un omaggio a Fellini, una festa che riunisca tutta la sua famiglia allargata e la popolazione di Milano, in un grande carnevale felliniano che culmina all’Arco di trionfo del Sempione. Ma forse anche questo era un sogno. Infatti, la madre di Daniel amava molto i film di Fellini, ma non ha mai lavorato a Cinecittà. E la città sommersa? E san Sebastiano?
In equilibrio fra sogno e realtà, il libro è un tributo all’amato Fellini e all’amarcord personale dell’autore e della sua tribù immaginaria e reale.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Ah l’amore l’amore Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 15,00
2 La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah Enrico Mentana; Liliana Segre Rizzoli 15,90
3 La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah Enrico Mentana; Liliana Segre BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 10,00 T
4 La signora del martedì Massimo Carlotto E/O 16,50
5 La ricamatrice di Winchester Tracy Chevalier Neri Pozza 18,00
6 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
7 Le fantafiabe di Luì e Sofì Me contro Te Mondadori Electa 16,90
8 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
9 Giulio fa cose Paola Deffendi; Claudio Regeni; Alessandra Ballerini Feltrinelli 16,00
10 Se questo è un uomo Primo Levi Einaudi 12,00 T

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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PREMIO BAGUTTA 2020: vince Enrico Deaglio (a Jonathan Bazzi il Premio Opera Prima)

È Enrico Deaglio il vincitore dell’edizione 2020 del Premio Bagutta, con il volume “La bomba” (Feltrinelli). A Jonathan Bazzi il Premio Opera Prima per “Febbre” (Fandango)

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Enrico DeaglioEnrico Deaglio ha vinto il premio Bagutta con La bomba.C inquant’anni di Piazza Fontana (Feltrinelli), resoconto delle vicende di piazza Fontana scritto in occasione del cinquantesimo anniversario della strage. Il libro è stato scelto a larghissima maggioranza dalla giuria presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti. Il valore del testo di Deaglio, secondo la giuria, è anche didattico: in un’Italia ormai così diversa, dove la storia recente a scuola non viene studiata, “una ricostruzione tanto precisa svela a molti ragazzi un passato di cui sanno poco o nulla”.

Jonathan Bazzi vince il Premio Opera Prima per “Febbre” (Fandango): Un libro importante che racconta “un’esistenza difficile, tra la durezza della periferia, la scoperta dell’omosessualità e l’irrompere dell’HIV”.

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“La bomba. Cinquant’anni di Piazza Fontana” di Enrico Deaglio (Feltrinelli) Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 28 ottobre al 3 novembre 2019 – segnaliamo “Lungo petalo di mare” di  Isabel Allende (Feltrinelli)

Lungo petalo di mare - Isabel Allende - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana 28 ottobre al 3 novembre 2019

Questa settimana segnaliamo: “Lungo petalo di mare” di  Isabel Allende (Feltrinelli – traduzione di Elena Liverani), al 2° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “Una gran voglia di vivere” di Fabio Volo (Mondadori)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende (Feltrinelli)

Entra in top ten al 3° posto “In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta»” di Benedetta Rossi (Mondadori Electa)

Entra in top ten al 4° posto “Cercami” di André Aciman (Guanda)

Al 5° posto  (la settimana precedente era in 2^ posizione) “Una mamma lo sa” di Elena Santarelli (Piemme)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Entra in top ten al 7° posto” Non ti scordar di me. #Ops. Vol. 2″ di Elisa Maino (Rizzoli)

All’8° posto  (la settimana precedente era in 4^ posizione) “La scuola di pizze in faccia del professor Calcare” di Zerocalcare (Bao Publishing)

Entra in top ten al 9° posto “Il colibrì” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo)

Entra in top ten al 10° posto” Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone” di Lilli Gruber (Solferino)

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Lungo petalo di mare - Isabel Allende - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Lungo petalo di mare” di  Isabel Allende (Feltrinelli – traduzione di Elena Liverani), al 2° posto in classifica generale

Nell’agosto 1939 Pablo Neruda organizzò quello che poi ha definito il “suo poema più bello”: il Winnipeg, una nave che ha portato in Cile 2200 rifugiati spagnoli che fuggivano dalle rappresaglie franchiste. A settant’anni dall’approdo a Santiago del Cile del Winnipeg, la nave equipaggiata da Neruda per mettere in salvo più di duemila esuli della Guerra civile spagnola, la voce narrativa di Isabel Allende ci accompagna in Spagna, durante l’ultimo periodo del conflitto, ci porta in fuga nei Paesi Baschi e in Francia, e da lì in Cile, per raccontarci cinquant’anni di storia del suo paese natale. E insieme a quella dei protagonisti, esuli catalani, la pianista Roser e il medico Víctor, ripercorre l’esistenza di personaggi quali Neruda e Allende, comparse d’eccezione in un libro che fonde la storia con l’immaginazione del possibile, secondo quella formula già sperimentata con cui solo Isabel Allende sa restituire un affresco indimenticabile di solidarietà, di integrazione, di resistenza.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Una gran voglia di vivere Fabio Volo Mondadori 19,00 *
2 Lungo petalo di mare Isabel Allende Feltrinelli 19,50
3 In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90
4 Cercami André Aciman Guanda 18,00
5 Una mamma lo sa Elena Santarelli Piemme 16,90
6 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
7 Non ti scordar di me. #Ops. Vol. 2 Elisa Maino Rizzoli 16,90 *
8 La scuola di pizze in faccia del professor Calcare Zerocalcare Bao Publishing 22,00
9 Il colibrì Sandro Veronesi La nave di Teseo 20,00
10 Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone Lilli Gruber Solferino 13,90

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino diventa film

Da “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino sarà tratto un film per la regia di Cristina Comencini. Sarà prodotto da Lumière and Co., distribuito da Vision Distribution e potrà avvalersi di un cast internazionale.

Comincia, dunque, una nuova fase per questo romanzo vincitore del Premio Campiello 2018, del Premio Rapallo, del Premio Chianti, del Premio Vigevano Lucio Mastronardi, del Premio Pozzale Luigi Russo e del Premio Wondy (e in corso di traduzione in 32 lingue).In Francia ha appena conquistato anche il prestigioso Prix Jean-Monnet.

“Sono molto curiosa di vedere la mia Rosa Sauer in carne e ossa”, ha dichiarato Rosella Postorino all’Ansa. “È sempre entusiasmante quando una storia prende corpo in una forma diversa. Il progetto di Lumière è ambizioso e non posso che esserne felice”.

Per Cristina Comencini “il romanzo, tratto da una storia vera, racconta forse per la prima volta di come ogni guerra passi sul corpo delle donne. Rosella Postorino ha scritto il romanzo a partire dalla testimonianza di una donna anziana, che ha rivelato prima di morire una storia sconosciuta a tutti. Sono molto felice di fare il film e onorare il suo coraggio”.

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Rosella Postorino al Premio Campiello Leggi tutto…

CACCIATELI di Concetto Vecchio (recensione)

“CACCIATELI! Quando i migranti eravamo noi” di Concetto Vecchio (Feltrinelli)

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“Sia suggellato il ricordo”

di Gabriella Grasso

E’ già alla sua quarta edizione in due mesi il lavoro di Concetto Vecchio, giornalista della Repubblica autore di vari libri-inchiesta su scottanti temi di attualità. “Cacciateli!”, la sua ultima fatica, è da lui stesso definito “un memoriale sui nostri padri, gli ultimi di ieri, pensando agli ultimi di oggi” e si presenta come un coinvolgente (e doloroso) viaggio a ritroso nel tempo, seguendo i percorsi e il vissuto di tanti emigrati italiani nella ricca Svizzera degli anni Sessanta. Tra loro ci sono anche i genitori dell’autore, originari di Linguaglossa, delizioso centro alle falde dell’Etna. Il dettagliato lavoro di ricostruzione storica, condotto con scrupolo quasi filologico, si intreccia così con le vicende e i sentimenti familiari, generando un documento in cui la microstoria ci fornisce spunti e riflessioni per una comprensione più profonda di certe dinamiche e certe reazioni purtroppo frequenti nella “grande storia” e drammaticamente urgenti in questi nostri ultimi tempi. Quegli spettri e quelle paure che oggi si aggirano tra le nostre comunità (anche digitali) sono gli stessi che turbavano la società svizzera negli anni del boom economico, quando la manodopera straniera era più che mai necessaria, ma la cui presenza nelle strade, negli spazi comuni, nel vivere quotidiano destava inquietudine e diffidenza tra gli svizzeri. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 22 al 28 luglio 2019 – segnaliamo “Tutto sarà perfetto” di Lorenzo Marone (Feltrinelli)

Tutto sarà perfetto - Lorenzo Marone - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 22 al 28 luglio 2019

Questa settimana segnaliamo “Tutto sarà perfetto” di Lorenzo Marone (Feltrinelli) – al 15° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Conferma il 1° posto “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

Si conferma al 4° posto “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Si conferma al 5° posto “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Si conferma al 6° posto “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” di Andrea Camilleri (Bompiani)

Si conferma al 7° posto “La stanza delle farfalle” di Lucinda Riley (Giunti Editore)

All’8° posto (la settimana precedente era in 10^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 9° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Cinquanta in blu. Otto racconti gialli” (Sellerio)

Entra in top ten al 10° posto “Il giorno del rimorso” di Colin Dexter (Sellerio)


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Tutto sarà perfetto - Lorenzo Marone - copertinaQuesta settimana segnaliamo “Tutto sarà perfetto” di Lorenzo Marone (Feltrinelli) – al 15° posto nella classifica generale

Una storia intima e universale, di grande potenza narrativa, che racconta con ironia e dolcezza quel fragile universo “imperfettamente perfetto” che è la famiglia. Un’ambientazione dal forte immaginario letterario: Procida.

La vita di Andrea Scotto è tutto fuorché perfetta, specie quando c’è di mezzo la famiglia. Quarantenne single e ancora ostinatamente immaturo, Andrea ha sempre preferito tenersi alla larga dai parenti: dal padre Libero Scotto, ex comandante di navi, procidano, trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, e dalla sorella Marina, sposata, con due figlie e con un chiaro problema di ansia da controllo. Quando però Marina è costretta a partire lasciando il padre gravemente malato, tocca ad Andrea prendere il timone. È l’inizio di un fine settimana rocambolesco, in cui il divieto di fumare imposto da Marina è solo una delle tante regole che vengono infrante. Tallonato da Cane Pazzo Tannen, un bassotto terribile che ringhia anche quando dorme, costretto a stare dietro a un padre ottantenne che non ha affatto intenzione di farsi trattare da infermo, Andrea sbarca a Procida e torna dopo anni sui luoghi dell’infanzia, sulla spiaggia nera vulcanica che ha fatto da sfondo alle sue prime gioie e delusioni d’amore e tra le case colorate della Corricella scrostate dalla salsedine. E in quei contrasti, in quell’imperfetta perfezione che riporta a galla ferite non rimarginate ma anche ricordi di infinita dolcezza, cullato dalla brezza che profuma di limoni, capperi e ginestre o dal brontolio familiare della vecchia Diane gialla della madre, Andrea troverà il suo equilibrio.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il cuoco dell’Alcyon Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
2 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
3 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
4 Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00
5 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
6 Ora dimmi di te. Lettera a Matilda Andrea Camilleri Bompiani 14,00
7 La stanza delle farfalle Lucinda Riley Giunti Editore 17,90
8 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
9 Cinquanta in blu. Otto racconti gialli Sellerio Editore Palermo 15,00
10 Il giorno del rimorso Colin Dexter Sellerio Editore Palermo 15,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dall’1 al 7 luglio 2019 – segnaliamo “Genesi. Il grande racconto delle origini” di Guido Tonelli (Feltrinelli)

Genesi. Il grande racconto delle origini - Guido Tonelli - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dall’1 al 7 luglio 2019

Questa settimana segnaliamo: “Genesi. Il grande racconto delle origini” di Guido Tonelli (Feltrinelli) – al 22° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Mantiene il 1° posto “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Si conferma al 2° posto “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Rientra in top ten al 3° posto (effetto del Premio Strega) “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “La stanza delle farfalle” di Lucinda Riley (Giunti Editore)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “L’enigma dell’abate nero” di Marcello Simoni (Newton Compton)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Entra in top ten all’8° posto “Cinquanta in blu. Otto racconti gialli” (Sellerio)

Entra in top ten al 9° posto “Marie la strabica” di Georges Simenon; L. Frausin Guarino (cur.) (Adelphi)

Al 10° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Il confine” di Don Winslow (Einaudi)

 

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Genesi. Il grande racconto delle origini - Guido Tonelli - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Genesi. Il grande racconto delle origini” di Guido Tonelli (Feltrinelli) – al 22° posto nella classifica generale

Un viaggio vertiginoso all’indietro, verso il non-luogo e nel non-tempo in cui è nato tutto, per rispondere alla domanda più antica dell’uomo: che origine ha l’universo?

Nessuna civiltà, grande o piccola che sia, può reggersi senza il grande racconto delle origini.

«Forse avevano davvero ragione i Greci. Che in principio era il Chaos. Le molte osservazioni della fisica moderna sembrerebbero confermare che l’origine dell’universo materiale si nasconda nell’ipotesi più semplice. Che tutto, cioè, abbia avuto inizio da una minuscola fluttuazione quantistica del vuoto». Cos’è successo nei primi istanti di vita dell’universo? Davvero la scienza del Ventunesimo secolo fa ritornare d’attualità il racconto di Esiodo, che racchiude l’origine del tutto in un verso splendido e fulminante: «All’inizio e per primo venne a essere il Chaos»? E oggi l’universo è il sistema organizzato e affidabile che ci appare o è dominato ancora dal disordine? Per rispondere, ogni giorno schiere di uomini e donne esplorano gli angoli più reconditi della materia, usano i grandi telescopi o i potenti acceleratori di particelle per ricostruire in dettaglio i sottili meccanismi attraverso i quali la meraviglia che ci circonda ha acquistato caratteristiche che ci sono così familiari, per cercare di capire quella strana singolarità che ha dato origine all’universo e raccogliere indizi sulla sua fine. Dunque possiamo dirci che gli acceleratori di particelle oggi, come il racconto dei Greci ieri, stanno cercando di rispondere alla più antica fra tutte le domande? E allora si vede come costruire una cosmogonia non sia più affare per specialisti e il mito e la scienza abbiano in fondo la stessa funzione: permettere all’essere umano di trovare il proprio posto nell’universo, perché «nessuna civiltà, grande o piccola che sia, può reggersi senza il grande racconto delle origini».

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00
2 Il cuoco dell’Alcyon Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
3 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
4 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
5 La stanza delle farfalle Lucinda Riley Giunti Editore 17,90
6 L’enigma dell’abate nero Marcello Simoni Newton Compton 9,90
7 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
8 Cinquanta in blu. Otto racconti gialli Sellerio Editore Palermo 15,00
9 Marie la strabica Georges Simenon; L. Frausin Guarino (cur.) Adelphi 18,00
10 Il confine Don Winslow Einaudi 22,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 13 al 19 maggio 2019 – segnaliamo “Nella notte” di Concita De Gregorio (Feltrinelli)

Nella Notte - Concita De Gregorio - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 13 al 19 maggio 2019

Questa settimana segnaliamo: “Nella notte” di Concita De Gregorio (Feltrinelli) – al 2° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Entra in top ten al 2° posto “Nella notte” di Concita De Gregorio (Feltrinelli)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Entra in top ten al 4° posto “In mare non esistono taxi. Ediz. illustrata” di Roberto Saviano (Contrasto)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “Linea di sangue” di Angela Marsons (Newton Compton)

Entra in top ten al 6° posto “Nel silenzio delle nostre parole” di Simona Sparaco (DeA Planeta)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “La gabbia dorata” di Camilla Läckberg (Marsilio)

All’8° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione) “Lena e la tempesta” di Alessia Gazzola (Garzanti)

Al 9° posto (nella rilevazione precedente era in 10^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 10° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “The mister” di E. L. James (Mondadori)

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Nella Notte - Concita De Gregorio - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Nella notte” di Concita De Gregorio (Feltrinelli) – al 2° posto nella classifica generale

Un romanzo sul potere teso, elettrico, in cui Concita De Gregorio traccia con lucidità il quadro di un fallimento politico che collide con il criminoso, svelandone le dinamiche e le conseguenze. Senza fare sconti.

Sembrava la fine di un’epoca. Invece era solo l’inizio.

Nora è una ragazza brillante, appassionata al racconto della realtà e allo studio della politica. La sua tesi di dottorato, «Nella notte», è un’indagine sulle ore durante le quali l’elezione a presidente della Repubblica di Onofrio Pegolani, data per certa dagli analisti e dalla maggioranza dei parlamentari, è sfumata senza un apparente perché. È proprio grazie alla qualità della sua tesi che Nora viene convocata dal suo relatore, il professor Atzeni, che le offre un impiego di prestigio in un centro studi di Roma: dovrà raccogliere e archiviare informazioni riservate da vendere al miglior offerente, alimentando un sottobosco di ricatti e giochi di potere. Nora è pronta a rifiutare la proposta ma in quegli stessi luoghi ritrova Alice, la sua migliore amica degli anni del liceo: bellissima, a tratti cinica, molto abile nelle relazioni. Le due ragazze sono sempre state affascinate dalle reciproche diversità, il loro legame si riscopre intatto dopo anni di lontananza. Negli archivi del centro studi, Nora si imbatte in un fascicolo inaspettato: un capitolo inedito della sua tesi, espunto per volontà del professore e incentrato su un delitto scoperto la stessa notte in cui la carriera di Pegolani si è conclusa e il Partito dei Giusti, del quale era uno degli esponenti più prestigiosi, è caduto in una crisi irreversibile. Che cosa ci fa quel capitolo, in quell’archivio? Perché Atzeni ha deciso di non renderlo pubblico, consegnandolo invece a un organismo specializzato in ricerca di informazioni sensibili? A Nora non resta che tentare di scoprirlo, tornando a indagare. Una doppia indagine: su di sé, sulla vera natura delle relazioni di potere.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
2 Nella notte Concita De Gregorio Feltrinelli 16,50
3 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
4 In mare non esistono taxi. Ediz. illustrata Roberto Saviano Contrasto 21,90
5 Linea di sangue Angela Marsons Newton Compton 12,00
6 Nel silenzio delle nostre parole Simona Sparaco DeA Planeta Libri 18,00
7 La gabbia dorata Camilla Läckberg Marsilio 19,90
8 Lena e la tempesta Alessia Gazzola Garzanti 16,40
9 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
10 The mister E. L. James Mondadori 19,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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PREMIO LETTERARIO CHIANTI 2019: vince ROSELLA POSTORINO

ROSELLA POSTORINO, con il romanzo “Le assaggiatrici” (Feltrinelli), vince la 32esima edizione 2018-2019 del PREMIO LETTERARIO CHIANTI

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E’ Rosella Postorino con il suo romanzo “Le assaggiatrici” (Ed. Feltrinelli, con una trama costruita sulle donne che dovevano assaggiare i cibi del Fuhrer e restare sotto osservazione per un’ora affinché le guardie si accertassero che non fossero avvelenati) la vincitrice della XXXII edizione del Premio letterario Chianti.

Le votazioni, con gli oltre 300 giurati, si sono svolte nei locali del “Giardino di Zago” a Greve in Chianti. I cinque autori finalisti della XXXII edizione del Premio erano: Carlo Carabba (Come un giovane uomo, ed. Marsilio), Valentina Farinaccio (Le poche cose certe, Mondadori), Lia Levi (Questa sera è già domani, E & O), Massimo Maugeri (Cetti Curfino, La nave di Teseo) e Rosella Postorino (Le assaggiatrici, Feltrinelli).
Gli autori finalisti hanno incontrato in cinque Comuni del territorio chiantigiano fiorentino e senese la giuria popolare di 350 lettori (con il coinvolgimento delle biblioteche locali), in confronti che si sono tenuti di sabato in località del Chianti fiorentino e senese

I cinque finalisti del Premio letterario Chianti Leggi tutto…

CLASSIFICA: dall’8 al 14 aprile 2019 – segnaliamo “Il filo infinito” di Paolo Rumiz (Feltrinelli)

Il filo infinito - Paolo Rumiz - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dall’8 al 14 aprile 2019

Questa settimana segnaliamo: “Il filo infinito” di Paolo Rumiz (Feltrinelli) – al 21° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto “«Christus vivit». Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio” di Francesco (Jorge Mario Bergoglio) (Libreria Editrice Vaticana)

Si conferma al 2° posto “Km 123” di Andrea Camilleri (Mondadori)

Al 3° posto (la settimana scorsa era in 7^ posizione) “After. Ediz. speciale. Vol. 1” di Anna Todd (Sperling & Kupfer)

Al 4° posto Wow Collection (1 di 2). Titolo venduto esclusivamente nelle librerie Mondadori

Entra in top ten al 5° posto “La gabbia dorata” di Camilla Läckberg (Marsilio)

Al 6° posto (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Entra in top ten al 7° posto “Le cose che bruciano” di Michele Serra (Feltrinelli)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 5^ posizione) “A un metro da te” di Rachael Lippincott, Mikki Daughtry e Tobias Iaconis (Mondadori)

Al 9° posto Superinsuperabili (1 di 2) (Newton Compton)

Al 10° posto “«Christus vivit». Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio. Con una guida alla lettura di Alessandra Smerilli” [Francesco (Jorge Mario Bergoglio); A. Smerilli (cur.)] (San Paolo Edizioni)

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Il filo infinito - Paolo Rumiz - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Il filo infinito” di Paolo Rumiz (Feltrinelli) – al 21° posto nella classifica generale

Dopo Appia e Come cavalli che dormono in piedi, un nuovo grande viaggio. Da Norcia e ritorno, attraverso l’Europa dei monasteri, alla riscoperta dei nostri valori fondanti.

«Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede. Con l’efficacia di una formula semplicissima, “ora et labora”. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Unni, Vandali, Visigoti, Longobardi, Slavi e i ferocissimi Ungari. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell’esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all’abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Li ho cercati nelle loro abbazie, dall’Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una ‘regola’ più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l’utopia dei loro padri: quelle nere tonache monacali ci dicono che l’Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra ‘lavorata’, dove – a differenza dell’Asia o dell’Africa – è quasi impossibile distinguere fra l’opera della natura e quella dell’uomo. Un paradiso che è insensato blindare con reticolati. Da dove se non dall’Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa formidabile spinta alla ricostruzione dell’Europa? Quanto è conscia l’Italia di questa sua centralità se, per la prima volta dopo secoli, lascia in macerie le terre pastorali da dove venne il segno della rinascita di un intero continente? Quanto c’è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi?». All’urgenza di questi interrogativi Paolo Rumiz cerca una risposta nei fortini dove resistono i valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore. I guardiani dell’arca costituisce, insieme al canto epico «Evropa», un dittico dedicato all’Europa, alle sue origini, al suo futuro.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 «Christus vivit». Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio Francesco (Jorge Mario Bergoglio); G. Piccolo (cur.) Paoline Editoriale Libri 2,50 *
2 Km 123 Andrea Camilleri Mondadori 15,00
3 After. Ediz. speciale. Vol. 1 Anna Todd Sperling & Kupfer 15,90
4 Wow Collection (1 di 2). Titolo venduto esclusivamente nelle librerie Mondadori Mondadori 4,95 T
5 La gabbia dorata Camilla Läckberg Marsilio 19,90
6 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
7 Le cose che bruciano Michele Serra Feltrinelli 15,00
8 A un metro da te Rachael Lippincott; Mikki Daughtry; Tobias Iaconis Mondadori 17,00
9 Superinsuperabili (1 di 2) Newton Compton 9,90 T
10 «Christus vivit». Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio. Con una guida alla lettura di Alessandra Smerilli Francesco (Jorge Mario Bergoglio); A. Smerilli (cur.) San Paolo Edizioni 2,90 *

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino (recensione)

LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino (Feltrinelli)

Vincitore dell’edizione 2018 del Premio Campiello (qui lo speciale di Letteratitudine)

Finalista Premio Letterario nazionale Chianti 32ma edizione

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Quel male necessario da masticare

di Riccardo Piazza

La tana del lupo è vicina, terribilmente prossima. La caserma di Krausendorf non è che una fucina sistematica dove la prassi quotidiana ha assunto le fattezze di una illusione salvifica: l’evasione degli ordini, la logistica, le riunioni strategiche, le scientifiche coazioni a ripetere. Il Führer, del resto, con la coazione nevrotica ci andava a nozze. Rastenburg, Prussia orientale, è laggiù, nelle lande desolate degli anelli chiusi dalle foreste fredde e intricate e dal ferro dei bunker che Hitler brama il controllo, anela ancora, con ieratica convinzione, la gola del cervo europeo.
Si cinge di un gruppo apparati digerenti di fiducia, per lui non rappresentano altro che questo, mali necessari da sacrificare per il controllo di ogni suo singolo pasto. Dopo tutto, la tensione è massima, il tranello, il possibile avvelenamento sempre dietro l’angolo. Siamo nell’autunno del ’43 e Rosa Sauer è giunta da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ormai incessanti. Le SS la prelevano nella più annichilente delle brutalità conosciute, senza fornire spiegazioni logico-razionali. Incastreranno così la giovane all’interno di quell’ingranaggio malato che Simone Weil intravide fra le pieghe della necessità della follia naturale e della sofferenza. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 25 febbraio al 3 marzo 2019 – segnaliamo “L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale

L' isola dell'abbandono - Chiara Gamberale - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 25 febbraio al 3 marzo 2019

Questa settimana segnaliamo: “L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale (Feltrinelli) – al 2° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

In 2^ posizione (la settimana scorsa era al 4° posto) “L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale (Feltrinelli)

Mantiene il 3° posto “Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani” di Matteo Renzi (Marsilio)

Entra in top ten al 4° posto “Doppia verità” di Michael Connelly (Piemme)

Al 5° posto “Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Marzo-aprile 2019” (Editrice Shalom)

Entra in top ten al 6° posto “Conversazione su Tiresia” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Al 7° posto (la settimana scorsa era in 2^ posizione)”Le nostre emozioni” di Iris Ferrari (Mondadori Electa)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 6^ posizione) “Fedeltà” di Marco Missiroli (Einaudi)

Al 9° posto, “TFA Insegnante di sostegno. Nella scuola secondaria di I e II grado” (Edizioni Giuridiche Simone)

Mantiene il 10° posto “Rien ne va plus” di Antonio Manzini (Sellerio)

 

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L' isola dell'abbandono - Chiara Gamberale - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale (Feltrinelli) – al 2° posto in classifica generale

Un romanzo profondo e coraggioso sull’abbandono: che è il dolore più profondo con cui tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti. Ma che può rivelarsi una grande occasione per ritrovarci e capire finalmente chi siamo.

Pare che l’espressione “piantare in asso” si debba a Teseo che, una volta uscito dal labirinto grazie all’aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull’isola di Naxos. In Naxos: in asso, appunto. Proprio sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente all’improvviso l’urgenza di tornare. È lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare. Ma come fa una straordinaria possibilità a rivelarsi un pericolo? E come fa un trauma a trasformarsi in un alibi? Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola? Solo adesso lei riesce a chiederselo, perché è appena diventata madre, tutto dentro di sé si è allo stesso tempo saldato e infragilito, e deve fare i conti con il padre di suo figlio e con la loro difficoltà a considerarsi una famiglia. Anche se non lo vorrebbe, così, è finalmente pronta per incontrare di nuovo tutto quello che si era abituata a dimenticare, a cominciare dal suo nome, dalla sua identità più profonda… Dialogando in modo esplicito e implicito con il mito sull’abbandono più famoso della storia dell’umanità e con i fumetti per bambini con cui la protagonista interpreta la realtà, Chiara Gamberale ci mette a tu per tu con il miracolo e con la violenza della vita, quando ci strappa dalle mani l’illusione di poterla controllare, perché qualcosa finisce, qualcuno muore o perché qualcosa comincia, qualcuno nasce. E ci consegna così un romanzo appassionato sulla responsabilità delle nostre scelte e sull’inesorabilità del destino, sui figli che avremmo potuto avere, su quelli che abbiamo avuto, che non avremo mai. Sulle occasioni perse e quelle che, magari senza accorgercene, abbiamo colto.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
2 L’isola dell’abbandono Chiara Gamberale Feltrinelli 16,50
3 Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani Matteo Renzi Marsilio 16,00 *
4 Doppia verità Michael Connelly Piemme 19,90
5 Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Marzo-aprile 2019 Editrice Shalom 4,00
6 Conversazione su Tiresia Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 8,00
7 Le nostre emozioni Iris Ferrari Mondadori Electa 15,90 *
8 Fedeltà Marco Missiroli Einaudi 19,00
9 TFA Insegnante di sostegno. Nella scuola secondaria di I e II grado. Teoria e quiz per la preparazione alle prove d’accesso ai percorsi di specializzazione. Con software di simulazione Edizioni Giuridiche Simone 36,00
10 Rien ne va plus Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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LA MALIGREDI di Gioacchino Criaco (recensione)

LA MALIGREDI di Gioacchino Criaco (Feltrinelli)

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di Maria Zappia

È una terra ripetutamente violata quella che emerge dalla narrazione di Gioacchino Criaco nel romanzo Feltrinelli, dal titolo “La Maligredi”, seppur la trama, che segue i canoni ed il ritmo del romanzo di formazione, si presenta avvincente e di agevole comprensione.
Ad apparire per primo è Nichino, un dodicenne dal carattere acerbo e dal temperamento sensibile che pian piano, a forza di lezioni acquisite sia ad opera dei grandi, sia a seguito di sollecitazioni dei compagni di giochi, diviene uomo e scopre che l’universo all’interno del quale ha compiuto le prime esperienze di vita è connotato da un forte dualismo: istanze solidaristiche all’interno del nucleo familiare, spietatezza e sopraffazione all’esterno, nell’ambito sociale.
Così l’iniziale incanto della festa paesana e della giostra degli zingari, che determina entusiasmo e trasgressione, trascolora nei capitoli successivi al primo, in una perdita di innocenza e in un’adesione ai piccoli progetti illegali di un gruppetto di compagni, rendendo la trama variegata e interessante in un crescendo di tensione narrativa, come accade nei romanzi dei grandi autori sudamericani.
E tuttavia gli strappi alle regole, se da un lato rendono smaliziato il protagonista consentendogli di non soccombere rispetto alla vera delinquenza mafiosa che prospera in Calabria, luogo che fa da sfondo all’intera narrazione, dall’altro costituiscono l’unico modo per portare un po’ di benessere in casa, per sollevare dal bisogno la madre Lidia operaia a giornata in una piantagione di gelsomino poco distante da casa. Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 2019: i finalisti

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 32esima edizione 2018-2019: i cinque finalisti

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Sono stati scelti i cinque autori finalisti della XXXII edizione del Premio Letterario Chianti:

Carlo Carabba con “Come un giovane uomo” (Marsilio)
Valentina Farinaccio con “Le poche cose certe” (Mondadori)
Lia Levi con “Questa sera è già domani” (Edizioni EO)
Massimo Maugeri con “Cetti Curfino” (La nave di Teseo)
Rosella Postorino con “Le assaggiatrici” (Feltrinelli).

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ROSELLA POSTORINO vince il PREMIO RAPALLO 2018

ROSELLA POSTORINO con “Le assaggiatrici”(Feltrinelli – romanzo finalista al Premio Campiello 2018) si aggiudica la 34^ edizione del premio letterario nazionale per la donna scrittrice “Rapallo 2018”. Le altre due attrici in lizza erano: Margherita Oggero con “Non fa niente” (Einaudi) e Maria Attanasio, con “La ragazza di Marsiglia” (Sellerio).

La Giuria dei critici del “Rapallo 2018” è composta da: Elvio Guagnini (Presidente), Maria Pia Ammirati, Mario Baudino, Francesco De Nicola, Chiara Gamberale, Luigi Mascheroni, Ermanno Paccagnini, Mirella Serri e Pier Antonio Zannoni aveva designato le tre finaliste e assegnato i premi speciali; a decidere la vincitrice la giuria popolare.

Sono stati riportati i seguenti voti

Rosella Postorino con “Le assaggiatrici” (Feltrinelli):19 voti

Margherita Oggero con “Non fa niente” (Einaudi): 15 voti

Maria Attanasio con “La ragazza di Marsiglia” (Sellerio): 11 voti.

Il Premio Opera Prima è stato assegnato a Sabrina Nobile “Per metà fuoco per metà abbandono” (Sem)

Il Premio speciale della giuria, intitolato ad Anna Maria Ortese, è andato a Ilaria Scarioni con “Quello che mi manca per essere intera” (Mondadori)

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Rosella Postorino“Le assaggiatrici” (Feltrinelli) – La scheda del romanzo Leggi tutto…

MOZIA di Gaia Servadio (intervista)

MOZIA. Fenici in Sicilia” di Gaia Servadio (Feltrinelli)

L’intervista. “I Fenici erano un popolo fantasioso”: Gaia Servadio, Mozia e altre storie.

a cura di Daniela Sessa

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Quello che colpisce di Gaia Servadio sono gli occhi da gatta. Non è solo il colore di un verde trasparente e striato di viola. È quel guizzo ironico e nient’affatto dolce di una donna che ne ha viste tante, ne ha raccontate tante. “Io ho incontrato tutti”: mi dice con un pizzico d’orgoglio e con uno sguardo schietto, citando le persone che ha incontrato nella sua gaia vita e, credeteci, citarle sarebbe un elenco troppo lungo. Incontro Gaia (un nome, un destino a sentire la risata aperta con cui interrompe il fiume di parole che è frenesia di raccontare e di ricordare) a Siracusa, dove ha presentato “Mozia. Fenici di Sicilia” (Collana UEF, Milano, Feltrinelli, 2018) chiudendo la rassegna “Je suis au jardin” promossa dalla Libreria Casa del Libro. E mai giardino dell’anima fu più adatto a ospitare una donna così eccezionale come Gaia Servadio,  se, prendendo spunto dagli scavi di quel piccolo e prezioso lembo di Sicilia che è l’isola di Mozia afferma  “Anche quando si scava una città, si scava dentro noi stessi”.  Ha scavato Gaia Servadio alla ricerca delle parole per raccontare la storia della scoperta di Mozia, città misteriosa e scomoda per i Siracusani che la distrussero nel 397, facendo dei suoi abitanti degli esuli (si rifugiano sulla terraferma nella colonia di Lilibeo, l’attuale Marsala), uomini senza patria, forse indesiderati seguendo quel destino dei popoli semiti, cui la stessa Servadio appartiene e che ha condiviso da ragazzina in fuga dalle leggi razziali. Ha trovato le parole della narrazione, della letteratura. Perché il suo libro ha il pregio di mescolare i piani della ricerca storico-archeologica con quello del racconto, di spargere qua e là nelle pagine un tocco di lirismo e di bozzettismo. Una scrittura fresca ed elegante restituisce al lettore la bellezza di un luogo unico della Sicilia “E io ci ero tornata, dopo tanti anni, tornavo e ritornavo. A Mozia, il lentisco era ancora in fiore… la pioggia aveva incoraggiato fiori variopinti, primule violacee, cespugli di mirto bianchissimo e orchidee selvatiche dai colori smaglianti… Respiravo l’odore del mare e della vegetazione disseccata; un miscuglio pungente che mi faceva immaginare scene che non avevo visto ma che erano state descritte dagli autori classici. Seduta su quelle pietre color ocra tagliate duemila e cinquecento anni prima, guardavo con gli occhi della fantasia e vedevo ombre.”

– Nella nota alla fine del suo libro lei afferma che “il segreto dello scrivere è leggere, imparare, ri-leggere, cercare di organizzare e poi dipingere una grande tela”. Un approccio alla scrittura che per molti versi si sta perdendo? Leggi tutto…

RICONOSCIMENTI LETTERARI DI FINE 2017: i libri dell’anno per “la Lettura” e “Fahrenheit”

Richard Ford con il romanzo “Tra loro” (Feltrinelli) è il libro dell’anno per “la Lettura” del Corriere della Sera. Il libro dell’anno per “Fahrenheit” (trasmissione radiofonica di Radio Rai 3) è “Il giardino dei musi eterni” (Salani) di Bruno Tognolini

Illustrazione di Antonello Silverini per «la Lettura» #315: al centro il vincitore Richard Ford.

[Illustrazione di Antonello Silverini per «la Lettura» #315: al centro il vincitore Richard Ford.
A sinistra Teresa Ciabatti; sulla destra Kent Haruf]

La copertina di Jim Dine per il numero #315 de «la Lettura», in edicola fino a sabato 16 dicembreLa Classifica di Qualità de «la Lettura» (300 votanti tra giornalisti, critici, scrittori, artisti, collaboratori de «la Lettura») hanno eletto come miglior libro del 2017 il romanzo dello scrittore americano Richard Ford intitolato “Tra loro”, edito da Feltrinelli (in coda al post, la scheda del libro). Si è qualificato al secondo posto il romanzo di Teresa Ciabatti “La più amata”, uscito per Mondadori (qui la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Teresa Ciabatti), e sul terzo gradino il libro di Kent Haruf Le nostre anime di notte edito da NN Editore (qui la recensione di Massimo Maugeri).
È stato votato come miglior traduttore dell’anno Fabio Cremonesi per la sua versione di “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf (NN Editore). Il podio dei traduttori vede un pari merito: al secondo posto si classificano con lo stesso numero di voti le traduttrici Susanna Basso per la traduzione di “Nel guscio” di Ian McEwan (Einaudi) e Martina Testa per la traduzione di “La ferrovia sotterranea” di Colson Whitehead (Sur).

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Il libro dell'anno di FahrenheitIn diretta su Rai Radio3 dalla Nuvola dell’Eur, dove si è conclusa la fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, il programma Fahrenheit ha proclamato il Libro dell’anno 2017. Il vincitore è: “Il giardino dei musi eterni” di Bruno Tognolini, edito da Salani (in coda al post, la scheda del libro). Leggi tutto…

FELTRINELLI SIGLA UN’ALLEANZA STRATEGICA CON MARSILIO

Il Gruppo Feltrinelli e Marsilio Editori hanno siglato oggi un accordo di lungo periodo per affrontare assieme le evoluzioni del mercato editoriale forti di tutte le possibili sinergie tra le due diverse realtà.

Venezia, 20 ottobre 2017 – L’accordo, soggetto alle usuali attività di verifica e due diligence, prevede l’acquisizione di una partecipazione iniziale del 40% della casa editrice veneziana da parte del Gruppo Feltrinelli, destinato ad arrivare al 55% dopo due anni; prevede inoltre la condivisione di competenze e know-how specifici nelle scelte editoriali, la promozione dei prodotti editoriali Marsilio da parte del Gruppo Feltrinelli e l’affidamento delle attività di distribuzione ad MF, joint venture tra Feltrinelli e Messaggerie Italiane.

L’operazione rappresenta un tassello di particolare rilevanza strategica nello sviluppo del Gruppo Feltrinelli che con Marsilio stringe un’alleanza sul fronte dei contenuti dopo aver annunciato recentemente la joint venture con il gruppo Messaggerie Italiane per la creazione del più grande polo di e-commerce italiano per la cultura e l’editoria.
L’esperienza, il contatto con il territorio, il rapporto con gli autori e la cura nel lavoro editoriale, che da sempre contraddistinguono Marsilio, rappresentano gli assi portanti di una collaborazione di lungo periodo tra il Gruppo Feltrinelli e la famiglia De Michelis, da sempre alla guida della casa editrice veneziana.

Risultati immagini per gruppo feltrinelliI libri costituiscono la parte più profonda della nostra identità: siamo ontologicamente editori, diffondere idee e sguardi è la nostra vocazione – ha dichiarato Roberto Rivellino, Amministratore Delegato di Gruppo Feltrinelli – Marsilio dispone di un catalogo di alta qualità, di una grande esperienza nell’editoria libraria, di un profondo radicamento territoriale. Questi elementi, integrati all’identità e al perimetro strategico di Gruppo Feltrinelli, lasciano presagire un percorso comune di grande valore, che possiamo immaginare di estendere anche ad altre esperienze editoriali di valore presenti nel nostro paese”.

Risultati immagini per marsilioQuesto accordo è un passo avanti importante del piano di crescita avviato tre anni fa da Marsilio con investimenti editoriali. Dopo la riacquisizione delle quote da Rizzoli un anno fa, è stato gratificante trovare nel Gruppo Feltrinelli il partner con cui avviare importanti sinergie industriali, nella comune visione del ruolo, dei compiti e delle sfide che attendono l’editoria. È una partnership che con mio padre Cesare – ha affermato Luca De Michelis, AD di Marsilio – abbiamo fortemente voluto per valorizzare la casa editrice e i suoi autori, e rafforzare, dalla storica sede di Venezia, il ruolo di primo piano di Marsilio nella produzione libraria”.

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Sul Gruppo Feltrinelli Leggi tutto…

GEORGE SAUNDERS vince il MAN BOOKER PRIZE 2017

Il MAN BOOKER PRIZE 2017 va a George Saunders autore del romanzo “Lincoln nel Bardo“, edito in Italia da Feltrinelli (traduzione di Cristiana Mennella).

Lo scrittore americano George Saunders, dunque, è il vincitore dell’edizione 2017 del celebre Man Booker Prize (l’edizione precedente era stata vinta da Paul Beatty): il più importante riconoscimento anglosassone tributato agli autori di libri in lingua inglese (che prevede il conferimento al vincitore dell’importo di 50.000 sterline).
Gli altri cinque finalisti erano: Paul Auster con “4321” (Einaudi), Mohsin Hamid con “Exit West” (Einaudi), Ali Smith con “Autumn”, Emily Fridlund con “History of Wolves” e Fiona Mozley con “Elmet”.

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Le prime pagine del libro sono disponibili qui

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Il libro Leggi tutto…

FEDERICA MANZON racconta LA NOSTALGIA DEGLI ALTRI

FEDERICA MANZON racconta il suo romanzo LA NOSTALGIA DEGLI ALTRI (Feltrinelli)

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di Federica Manzon

Ho iniziato a scrivere La nostalgia degli altri il 6 gennaio 2016. Ero appena arrivata a Milano dopo molti giorni a Trieste. La città era abbandonata per le feste, c’era quella pioggia costante da pianura che toglie ogni imprevedibilità e si incolla ai vetri, l’irakeno del negozio di telefoni sotto casa mi aveva chiesto se avevo bisogno di qualcosa e io, forse per rendere speranzosa la sua giornata e il mio rientro, avevo comprato una scheda da vecchio Nokia, mettendo insieme gli spiccioli come per un braccialetto portafortuna. Ero salita a casa senza molto da fare. Mi mancava Trieste. Non il mare o gli amici di là. Piuttosto il suo essere instabile, inquieta e adolescente, città più raccontata che vera, pronta a corrisponderti quando ti prende quel languore da fine estate o amori perduti. Una città impossibile da vivere senza uscirne matti. Pensavo a Bobi Bazlen che se ne era andato, a Saba che spesso fuggiva per poi tornarci perché “solo qui e non altrove” riusciva a scrivere, a Carlo Stuparich che ne conosceva l’anima più oscura, a Joyce che nei bordelli della città vecchia imparava il triestino e trovava l’inglese più suo. Però, mi chiedevo, poteva mancarmi in modo così fisico un mito letterario? La nostalgia non è forse un sentimento dedicato ai corpi e ai sensi?

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MAGARI DOMANI RESTO e LETTERATITUDINE 3: A TUTTO VOLUME il 16.06.2017

MAGARI DOMANI RESTO e LETTERATITUDINE 3: A TUTTO VOLUME

Doppio incontro “consecutivo” venerdì sera, 16 giugno 2017, nell’ambito del Festival “A Tutto Volume” di Ragusa, a partire dalle 21:30, nella splendida cornice offerta da via Roma

Alle h. 21:30 si svolgerà la presentazione del romanzo “Magari domani resto” di Lorenzo Marone (Feltrinelli). Sarà presente l’autore che dialogherà sul libro con Massimo Maugeri.

A seguire, alle 22:30, la presentazione del volume “Letteratitudine 3” curato da Massimo Maugeri (LiberAria). Ne discuteranno con Massimo Maugeri: Lorenzo Marone, Paolo Di Paolo e altri amici di Letteratitudine che hanno contribuito alla realizzazione del testo Leggi tutto…

UNA STORIA QUASI SOLO D’AMORE di Paolo Di Paolo (recensione)

UNA STORIA QUASI SOLO D’AMORE di Paolo Di Paolo (Feltrinelli)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Eliana Camaioni

Ruvido, scomodo, carico di tensione, una sfida continua per il lettore. Bellissimo.
Con “Una storia quasi solo d’amore” (Feltrinelli 2016) Paolo di Paolo opera un vero e proprio cambio di passo, lasciandosi alle spalle quel periodare sereno e rassicurante che tanto ci aveva fatto amare i suoi romanzi precedenti, ma porta con sé i temi a lui più cari: la Storia, le storie individuali, i giornali e i telegiornali, le polaroid di sere in famiglia, le adolescenze inquiete, l’amore e la morte, Dio, la caducità dell’essere umano, la memoria, la giovinezza, l’impegno civile.
Cinematografico nell’impianto – una narrazione che sa di montaggio: play, rewind e avanti veloce, play di nuovo, tagli, scene – e innovativo nella forma, fino al punto di fondere le esigenze del narratore (autodiegetico che sa farsi eterodiegetico, con una focalizzazione zero eppure parallittica, interna ed esterna al contempo, attenta a raccontare senza svelare) con l’uso dello spazio bianco, della posizione fisica del testo all’interno del foglio. Perché i capitoli non hanno nome né numero, iniziano in alto a sinistra anziché, convenzionalmente, al centro a destra: e ciò fa sì che il racconto sembri – cosa che vuole e deve essere- un discendere dall’alto, il grandangolo di un drone che tutto sa e ovunque vede, ma che all’occorrenza atterra in mezzo alla scena, divenendo personaggio fra i personaggi, se non protagonista fra i protagonisti.
I protagonisti, appunto.
Chi sono i protagonisti di questa storia quasi solo d’amore? Leggi tutto…

GRAZIA VERASANI racconta SENZA RAGIONE APPARENTE

grazia verasaniGRAZIA VERASANI racconta il suo romanzo SENZA RAGIONE APPARENTE (Feltrinelli)

Le indagini di Giorgia Cantini

Menzione speciale al Premio Scerbanenco 2015 con la seguente motivazione:
«Per il felice ritorno dell’originale investigatrice bolognese, questa volta a confronto con il tormentato mondo degli adolescenti».

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Grazia Verasani

Da dove nasce un romanzo? Picasso diceva che un quadro gli arrivava da lontano. Per quanto riguarda me e i romanzi con l’investigatrice Giorgia Cantini, devo dire che è l’esatto contrario, mi basta osservare le cose che ho davanti agli occhi. Insomma, la realtà nel suo senso più prosaico. In fondo, è come aprire una finestra e fiutare l’aria, lasciar entrare tutto, interpretare il tempo reale assorbendolo totalmente, e entrando in empatia con chi lo abita. Ho scritto questo romanzo a istinto, come mi piace dire. Perché ogni volta che scrivo la mano va un po’ avanti da sola e non so mai come finirà una storia, o lo so solo vagamente. Mi lascio trascinare come se scrivesse qualcun altro al posto mio, eppure sono immedesimata, inchiodata, onnipresente. Una volta lessi che un libro, nel bene o nel male, è il risultato della personalità di chi lo scrive. Aggiungo: la sensibilità. Il modo di “sentire” le cose, non solo di razionalizzarle. Scrivere deve avere sempre, secondo me, un margine di magia, di ispirazione. Una necessità creativa che non dà risposte, solo suggerimenti. Per capire meglio il mondo e la vita che viviamo. Giorgia Cantini è donna che non giudica, rappresenta quello che vede intorno a sé e lo lascia sospeso, tenta di illuminare qualche luogo oscuro, lascia qualche traccia. Di sé e delle persone che incontra.
Questo 5° romanzo della serie con lei nasce da un articolo di cronaca. L’aumento di suicidi tra gli adolescenti nei cosiddetti “anni della crisi”. Nelle storie precedenti avevo già affrontato alcuni temi sociali di forte interesse per me, come la violenza sulle donne o l’omofobia, e in questo ho scelto i ragazzi. Cioè, banalmente, il futuro. Le loro emozioni, i loro problemi, lo spazio di opportunità che si restringe, l’agonismo obbligato, il rapporto fragilità/forza, il bullismo, la scuola, la famiglia. Insomma, il mondo che noi adulti gli abbiamo preparato, un mondo sempre più ostico e confuso, dove l’apparenza è diventata un valore, e la superficialità ha sostituito ogni tentativo di approfondimento.
Un amico poeta, di cui tra l’altro cito nel romanzo alcuni versi, mi ha detto che il plot è l’unica cosa non “nera” in un’atmosfera scurissima. Credo abbia ragione. Il mio approccio al genere noir è sempre esistenziale, svolgo indagini sui sentimenti. Per questo mi rivolgo anche a lettori che non amano il giallo in senso stretto, perché nei miei libri il sangue non abbonda, e il mero conflitto tra bene e male, crimine e soluzione del crimine, non mi interessano. Preferisco muovermi tra le ombre, i chiaroscuri, raccontare inquietudini, osservare la società tramite quella che io chiamo “una riflessione a freddo sui sentimenti”. Leggi tutto…

MARCO MISSIROLI vince il PREMIO MONDELLO 2015

MARCO MISSIROLI vince il PREMIO MONDELLO 2015

marco-missiroli

Ascolta la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Marco Missiroli dedicata a “Atti osceni in luogo privato” (Feltrinelli)

È Marco Missiroli con Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli) il vincitore del SuperMondello 2015 e del Mondello Giovani, doppio riconoscimento assegnato a Palermo all’Auditorium della Società Siciliana per la Storia Patria, nell’ambito della 41esima edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello. Missiroli si è affermato sugli altri due vincitori del Premio Opera Italiana, Nicola Lagioia con La ferocia (Einaudi) e Letizia Muratori con Animali domestici (Adelphi). I tre vincitori sono stati designati la scorsa primavera dal Comitato di Selezione composto dallo scrittore e saggista Marco Belpoliti, dal critico letterario Gianni Turchetta e dalla scrittrice Chiara Valerio. Promosso dalla Fondazione Sicilia con il Salone Internazionale del Libro di Torino, d’intesa con la Fondazione Premio Mondello e insieme con la Fondazione Andrea Biondo, il Premio Letterario Internazionale Mondello è una ricchezza del patrimonio culturale italiano e internazionale. Il SuperMondello e la Giuria dei 240 lettori qualificati Missiroli è stato votato da 125 su 240 componenti la Giuria dei Lettori Qualificati. I giurati, dislocati in tutta Italia, sono stati direttamente indicati dai librai di un circuito di 24 librerie segnalate dalla redazione dell’inserto culturale Domenica de Il Sole 24 Ore. Nei mesi scorsi, ognuna di queste librerie ha inviato alla Segreteria del Premio un elenco di 10 lettori ‘forti’, in grado di formulare un giudizio letterario critico e ragionato. I 240 lettori così selezionati hanno potuto esprimere la loro preferenza votando online in un’apposita sezione del sito www.premiomondello.it.

Il Mondello Giovani e la Giuria degli studenti 
La Giuria chiamata a decretare il Premio Mondello Giovani ha scelto Missiroli con 85 preferenze su 150 giurati. La Giuria è formata da studenti siciliani120 di dodici istituti superiori di Palermo (coinvolti grazie alla collaborazione con l’Associazione Teatro Scuola, presieduta dal professor Francesco Paolo Ursi), 10 di Enna, 10 di Noto e 10 di Marsala. Un modo per accrescere ancora di più il peso dei giovani lettori, nell’attribuzione dei riconoscimenti del Mondello. Gli studenti hanno letto i tre libri in gara e votato il loro romanzo preferito, motivando la scelta con un testo critico. Sono 143 gli studenti che hanno votato.

Il libro “super-premiato” 
Così recita la motivazione del premio a Missiroli: «La storia che racconta Marco Missiroli in Atti osceni in luogo privato fotografa perfettamente la condizione sentimentale delle nuove generazioni, il vagare nel labirinto delle affezioni sperimentando la divaricazione tra sentimenti e sessualità nella cocciuta intenzione, propria dei giovani, di trovare una perfetta sintesi tra questi due stati della vita, stati insieme dell’anima e del corpo. Dopo una sarabanda di amori e incontri, Libero corre verso un happy end che ricorda gli altri romanzi di Missiroli. Libero appare come un ragazzo d’oggi, incapace di fare i conti con il dolore e con i propri fallimenti, eppure veritiero e assoluto nella sua volontà di felicità. L’autore affida ai personaggi femminili un ruolo positivo, dalla madre di Libero alle donne che lo circondano, Marie e Anna. Scritto con grande maestria, racconta il nostro presente con efficacia e precisione».

Tutti i premiati  Leggi tutto…

ERRI DE LUCA ASSOLTO AL PROCESSO NO TAV

erri de luca 1ERRI DE LUCA ASSOLTO AL PROCESSO NO TAV

Lo scrittore napoletano Erri De Luca, accusato di istigazione a delinquere per le sue dichiarazioni pubbliche a sostegno del sabotaggio della Tav, è stato assolto perché il fatto non sussiste.

Ri-proponiamo (al seguente link) lintervista su “La parola contraria” rilasciata a Letteratitudine.

Di seguito: il video del Tg di La7 e il testo pronunciato in aula da De Luca

 

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di Erri De Luca

Erri De Luca legge il testo in aulaSarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Aldilà del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Perciò considero quest’aula un avamposto affacciato sul presente immediato del nostro paese. Svolgo l’attività di scrittore e mi ritengo parte lesa di ogni volontà di censura. Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione. Ho impedito ai miei difensori di presentare istanza di incostituzionalità del capo di accusa. Se accolta, avrebbe fermato questo processo, trasferito gli atti nelle stanze di una Corte Costituzionale sovraccarica di lavoro, che si sarebbe pronunciata nell’arco di anni. Se accolta, l’istanza avrebbe scavalcato quest’aula e questo tempo prezioso. Ciò che è costituzionale credo che si decida e si difenda in posti pubblici come questo, come anche in un commissariato, in un’aula scolastica, in una prigione, in un ospedale, su un posto di lavoro, alle frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Ciò che è costituzionale si misura al pianoterra della società. Leggi tutto…

RIPARARE I VIVENTI, di Maylis de Kerangal

RIPARARE I VIVENTI, di Maylis de Kerangal

di Massimo Maugeri

“Chissà se ciò che chiamiamo vivere non significhi morire e morire vivere?” Mi è venuto in mente questo pensiero di Euripide, mentre leggevo il nuovo romanzo della scrittrice francese Maylis de Kerangal intitolato “Riparare i viventi”, edito in Italia da Feltrinelli (p. 224, € 16) e ben tradotto da Maria Baiocchi e Alessia Piovanello. Il tema trattato, forte e delicato al tempo stesso, è quello dell’espianto e del trapianto di organi.
«È una storia collettiva nata nel solco di un’esperienza di lutto e di perdita», mi confida l’autrice. «L’ho scritta proprio per dare forma, attraverso il linguaggio, a questa esperienza di morte di persone a me care che nel 2012 mi ha colpito a più riprese. E però, anziché raccontare le cose per come sono accadute realmente, ho cercato di metabolizzarle e di trasformare il dolore in un canto che ha dato vita a “Riparare i viventi”».
Nelle prime pagine del romanzo (ambientato a Le Havre, città natale dell’autrice) conosciamo Simon Limbres: un diciannovenne amante dello sport e pieno di voglia di vivere. Al ritorno da una sessione di surf, accade un brutto incidente automobilistico. Simon, che si trova nella vettura insieme a altri tre amici, subisce le conseguenze più devastanti: un gravissimo trauma cranico, segnato dalla morte encefalica.
I genitori vengono subito messi al corrente dell’accaduto. E qui la storia comincia a fluire nella sua intensa, struggente, coralità. I medici preposti, accertate le condizioni di Simon, chiedono ai genitori se il ragazzo avesse mai manifestato la volontà di donare gli organi. Non ci vuole molto a immaginare la drammaticità della scena.
«Un ruolo fondamentale è svolto da Marianne, la madre del ragazzo», mi dice Maylis. «È lei che per prima viene messa a conoscenza della tragedia. Ed è lei che, nel momento in cui capisce che lo stato di Simon è irreversibile, si prende il compito di trasmettere questa dolorosa consapevolezza agli altri, compreso il marito».
Peraltro, la situazione di coppia di questi due genitori è tutt’altro che serena. Quando accade l’incidente, Marianne e il marito (un tipo solitario e difficile) sono separati. Più in là, in un certo senso, l’esperienza che vivranno determinerà anche una sorta di “riparazione” della relazione. Nel momento, però, in cui viene domandato loro se il figlio avesse mai manifestato in passato il desiderio di donare i propri organi, Marianne mostra una maggiore apertura… mentre la reazione del marito va in direzione opposta.
«Sebbene avvolta da un dolore indicibile, Marianne si sforza di capire, di cercare un senso. Il padre di Simon, invece, non riesce ad accettare la tragedia. Poi, a mano a mano che la storia procede, decideranno insieme di relazionarsi al personale medico e paramedico in rappresentanza del figlio. Acconsentiranno all’espianto degli organi come se fosse una decisione dello stesso Simon… non la loro. Diranno: “noi stiamo parlando a nome suo”. E questo è un momento di forte unione della coppia, di ricomposizione. Quest’uomo e questa donna che, per varie ragioni, non riuscivano più a stare insieme, si ritrovano uniti da questa tragedia e da tutto ciò che essa comporta».
E però, come si diceva all’inizio, Leggi tutto…

LA PAROLA CONTRARIA, di Erri De Luca (articolo e intervista)

LA PAROLA CONTRARIA, di Erri De Luca (Feltrinelli)

di Eliana Camaioni

Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa”. Erri de Luca chiude così il suo pamphlet “La parola contraria” (ed. Feltrinelli), cinquanta pagine di argomenti difensivi in risposta alla denuncia per istigazione a delinquere presentata nei suoi confronti dalla ditta LTF (Lyon Turin Ferroviaire) operante in Val di Susa. La denuncia parte da un’intervista, rilasciata all’Huffington post, nella quale Erri De Luca sostiene che “la TAV va sabotata”. Il termine sabotare risuona minaccioso alla ditta LTF, e diventa il corpo del reato, attorno al quale sono state messe le virgolette a mo’ di manette; termine che l’accusa interpreta in maniera restrittiva, vedendoci dentro l’istigazione rivolta dallo scrittore alla comunità a compiere atti criminosi contro i cantieri TAV.
Se avessi inteso il verbo sabotare in senso di danneggiamento materiale, dopo averlo detto sarei andato a farlo. In aula non vado a discolparmi ma a mettermi di traverso alla censura che vuole la parola contraria su un binario morto” afferma Erri de Luca a sua discolpa. Lo fa, prima ancora che in aula, con il suo pamphlet presentato in tour per tutta l’Italia; e a quel libretto i cittadini rispondono, da Nord a Sud, con una presenza calorosa e numericamente significativa, con letture spontanee, flashmob e gruppi social, al grido di #iostoconerri. Una vera e propria mobilitazione popolare, che sostiene la causa de “La parola contraria”.
erri de luca 1Incontro Erri De Luca al Feltrinelli point di Messina (una delle tappe del tour) straripante come di rado avviene in questa sonnecchiante provincia siciliana.
Per quasi un’ora, Erri tiene viva l’attenzione di una platea attenta ed emozionata.
Per quasi un’ora, Erri difende la parola contraria facendo un excursus sul concetto di parola, di come essa (in forma orale, prima ancora che scritta) sia la vera protagonista della sua formazione di scrittore, mescolando biografia e produzione letteraria.
Erri dice di dovere innanzitutto alle proprie origini napoletane il dono dell’ “utensile della parola”, quello strumento dialettale e orale col quale da sempre Napoli parla a se stessa e si prende per il bavero, e della quale diviene emblema.
Racconta di essere nato a metà del secolo scorso, secolo delle grandi migrazioni, entrate a far parte della narrativa napoletana nelle storie tramandate oralmente per generazioni; storie di migranti che Erri bambino sentiva raccontare nella casa paterna, mischiate a storie di fantasmi e di zii “assistiti” che ne percepivano la presenza nelle case: “le parole di quelle storie si ficcavano dentro le mie orecchie ed avevano la forza e la capacità di incontrare tutto il resto dei sensi. Non era semplicemente ricevere un racconto: era vivere un’esperienza completa, fisica, di quello che era successo. Per questo posso dire di aver avuto un’educazione sentimentale napoletana, perché si sono formati dei sentimenti attraverso quelle storie che stavo ascoltando”. Sentimenti di paura, di compassione, di collera, ma soprattutto “di vergogna: un sentimento che, a differenza degli altri, è inestirpabile, che ti si attacca addosso finché non reagisci, non cerchi di contrastare con una tua azione quella vergogna che stai sentendo. Ecco che il bisogno di dare una risposta diventa un bisogno politico”. Leggi tutto…

JOHN CHEEVER: Le lettere (un estratto della postfazione)

Pubblichiamo un estratto della postfazione del volume “LE LETTERE” di JOHN CHEEVER (Feltrinelli). La postfazione è firmata da Tommaso Pincio (che è anche il traduttore dell’opera). Per accedere allo “speciale” sul libro, cliccare qui…
Il volume è curato da Benjamin Cheever (figlio dello scrittore)

Il libro
“Conservare una lettera è come cercare di preservare un bacio” diceva John Cheever per esortare parenti e amici a gettare quelle che lui scriveva. E proprio perché convinto che i destinatari gli avrebbero dato ascolto, il Cˇechov dell’America suburbana ha confidato per lettera pensieri e timori, eventi importanti e cose di tutti i giorni, e lo ha fatto con un candore, una freschezza, un senso dell’umorismo, una verità che non si riscontrano neppure nei diari. Recuperata e riunita dal figlio dello scrittore, la corrispondenza di Cheever può essere considerata a tutti gli effetti un’autobiografia involontaria, e per questo più sincera e incantevole di una normale autobiografia”.

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La postfazione di “LE LETTERE di JOHN CHEEVER (Feltrinelli)

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L’AMICO RITROVATO di Fred Uhlman (una recensione)

L’AMICO RITROVATO di Fred Uhlman (Feltrinelli – traduz. Maria Giulia Castagnone)

Ritrovarsi eternamente
 
di Katya Maugeri

“Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni ad anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.”

Germania anni Trenta. L’ideologia nazista s’insinua e soffoca i rapporti umani, prende piede all’interno della società. Un’amicizia messa a dura prova da un clima di terrore. “L’amico ritrovato” di Uhlman è un concentrato di emozioni, di storia, di scelte e di coraggio. È la storia di Hans Schwarz, ragazzo che frequenta il Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda. Riservato, taciturno, ama trascorrere il proprio tempo tra le pagine dei libri, ma nella sua classe arriva un nuovo compagno: Konradin conte di Hohenfels. Diventano amici. Inseparabili.
La famiglia di Konradin è tra le più importanti e influenti, contrariamente agli Schwarz. Il padre di Hans è medico, tedesco ma di origini ebree. Nonostante ciò i due ragazzi sono uniti da interessi comuni condivisi nelle intere giornate trascorse insieme. Con il degenerare della situazione politica in Germania le cose si complicano. Le idee nazionalsocialiste disgregano la vita degli ebrei, anche di quelli tedeschi: a scuola e nella vita pubblica i segnali di questo cambiamento cominciano a palesarsi. Quando vengono promulgate le leggi razziali, i genitori di Hans decidono di mandare il ragazzo da uno zio in America. In seguito decidono di togliersi la vita.
Konradin e Hans si allontanano definitivamente a causa di scelte diverse, prospettive totalmente in contrasto dalle quali guardare. Trascorrono trent’anni. Hans è un cittadino americano, ha studiato legge all’Harvard University e realizzato la sua posizione. Non gli manca nulla, ma porta quel vuoto dentro di sé, avverte ancora il peso del tradimento di Konradin, fatto in nome di ideali inaccettabili, atroci soprattutto per lui, appartenente a un popolo sterminato, costretto alla discriminazione e alla derisione.
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GIUDA, di Amos Oz

GIUDA, di Amos Oz (Feltrinelli)

di Massimo Maugeri

«Questo romanzo in fondo parla delle grandi e semplici cose della vita», mi spiega l’autore. «Parla dell’amore, della perdita, della solitudine, della morte, del desiderio e della desolazione». L’autore in questione si chiama Amos Oz ed è uno dei massimi scrittori viventi. Uno di quelli, per dirla tutta, che ben figurerebbero tra i vincitori del Premio Nobel per la Letteratura. Il romanzo si intitola “Giuda” ed è appena stato pubblicato in Italia da Feltrinelli (traduzione di Elena Loewenthal, pagg. 336, € 18). Una storia forte, una scrittura sapiente, temi scottanti: questi, alcuni degli ingredienti che compongono il libro che, probabilmente, a dodici anni dalla pubblicazione di “Una storia di amore e di tenebra” (un milione di copie vendute), sarà considerato come il capolavoro del grande scrittore israeliano.
Siamo in inverno, a Gerusalemme, nel periodo a cavallo tra il 1959 e il 1960. «Ho scelto di ambientare il romanzo in questo arco temporale», mi spiega Oz, «perché lo Stato d’Israele è ancora giovane e non ancora corrotto dalla Storia e dalla violenza. E anche perché Gerusalemme, in quel momento, è una città sotto assedio: claustrofobica, aggredita su tre fronti».
È in questo contesto che, iniziando la lettura, incontriamo il giovane Shemuel Asch: uno studente universitario che sta attraversando una fase molto difficile della propria esistenza. La sua ragazza, Yardena, ha deciso di lasciarlo per convolare a nozze con un ex e la sua famiglia deve fare i conti con un improvviso e devastante dissesto economico. Per queste ragioni decide di abbandonare la città, gli studi e la sua attività di ricerca intitolata “Gesù visto dagli ebrei”. Poi, però, gli capita di leggere l’annuncio di un’offerta lavorativa piuttosto singolare indirizzata a uno studente di materie umanistiche che, in cambio di un modesto stipendio e di un alloggio gratuito, dovrà tenere compagnia nelle ore pomeridiane a un anziano disabile molto colto. Shemuel decide di accettare l’offerta. Si reca nella casa indicata nell’annuncio e si imbatte nel vecchio in questione: Gershom Wald; ma anche in Atalia: un’affascinante quarantacinquenne.
Da questo incontro, nasce la storia. Una storia basata sul confronto delle idee, sul contraddittorio, sull’incrocio di più punti di vista – spesso divergenti – che l’autore è bravissimo a esporre con pari credibilità. Su tutto si erge il concetto di “tradimento”. E qui veniamo a Giuda. Leggi tutto…

IL TEMPO DI BLANCA, di Marcela Serrano (recensione)

IL TEMPO DI BLANCA, di Marcela Serrano (Feltrinelli – traduzione di Simona Geroldi)

Il tempo di Blanca. Tra parole sospese e un’altalena di ricordi

di Katya Maugeri

“Mia nonna mi insegnò a leggere. Mia nonna mi mostrò i libri e mi trasmise il suo amore per loro. Non ebbi scelta, fu la sua eredità. Mia nonna mi disse che con i libri non mi sarei mai sentita sola. Mi insegnò ad avere cura dei miei occhi fino a farmi sentire padrona del luogo più prezioso, più limpido. Mi spiegò che se mai mi fosse venuto meno l’udito, non sarebbe stata una grave perdita, tutto quello che valeva la pena ascoltare era già stato scritto e l’avrei potuto riscattare con gli occhi. Mi disse che se mi fosse mancata la voce, non sarebbe stata la fine del mondo. Avrei registrato i suoni dall’esterno senza restituirli.”

Siamo un po’ tutte protagoniste delle storie raccontate da Marcela Serrano, per la sua capacità introspettiva di descrivere l’animo femminile.

La protagonista di questa storia è una quarantenne, una madre, una moglie, parte dell’alta borghesia della Santiago del Cile uscita dalla dittatura. È una donna di classe, con un marito – Jean Luis – che non la appaga come lei vorrebbe. È la storia di una donna che diventerà uno specchio nel quale riconoscere la propria immagine, un storia raccontata in maniera superlativa dalla scrittrice cilena, ne “Il tempo di Blanca”.
Blanca un giorno si sente male, in ospedale le viene diagnosticata la sua malattia, diventa una donna afasica. Un infarto cerebrale, un grumo di sangue arrivato al cervello danneggia la facoltà di espressione. Non è muta, non è sorda, è incapace di esprimere le proprie emozioni, ha perso la capacità di comunicare con le parole, ha perso tutto. L’incapacità di vivere come prima, riuscendo a percepire tutto come se nulla fosse cambiato, ma con l’impossibilità di esprimerlo. Basterebbe non capire, non sentire i discorsi di coloro che le girano intorno guardandola con pietà e tristezza, ignorandola come fosse una “cosa”, un complemento d’arredo all’interno di una grande casa.
Blanca comincia a vivere una vita inanimata. Inizia così un percorso a ritroso caratterizzato da rimpianti, tristezze, risentimenti, riflessioni interiori “qual è stato il momento preciso in cui ho attraversato la linea invisibile che separa la giovinezza dalla maturità”, crisi di coppia, incomprensioni. Leggi tutto…

RETE PADRONA, di Federico Rampini (la recensione)

RETE PADRONA, di Federico Rampini (Feltrinelli, 2014)

di Massimo Maugeri

L’abbiamo scritto altre volte. Ogni rivoluzione ha i suoi pro e i suoi contro: anche quella digitale. Federico Rampini lo sa benissimo, avendo grande consapevolezza di tutto ciò che riguarda gli aspetti meno nobili dell’evoluzione tecnologica. Ne parla abilmente nel suo nuovo libro: “Rete padrona. Amazon, Apple, Google & co. Il volto oscuro della rivoluzione digitale” (Feltrinelli, p. 278, € 18): «tutti promettono, all’inizio, di inventare un capitalismo nuovo. Disdegnano il profitto. Finché scopri che stanno creando una società diseguale quanto il vecchio capitalismo newyorchese. Perseguono gli stessi disegni egemonici, monopolistici».
Non è un saggio incentrato sul tecno-scetticismo, questo di Rampini (il quale peraltro tiene a precisare che, anche a suo giudizio, gli aspetti positivi della rivoluzione digitale superano comunque quelli negativi). Al tempo stesso, però, occorre puntare il dito su alcune distorsioni che sono profonde, in alcuni casi perfino inquietanti.
Bill Gates fu il primo. Spodestò l’Ibm e impose il marchio monopolista di Microsoft, che ancora oggi imperversa sugli schermi dei nostri pc. E questa è già storia. Poi fu la volta del visionario e istrionico Steve Jobs che, con la Apple, inserì nel mercato nuovi dispositivi che avrebbero cambiato le nostre vite: iPod, iPad, iPhone. Ma il compianto Steve è anche stato un mago dell’elusione fiscale e un campione di cinismo: il 2 maggio 2014 il New York Times ha scritto che se Jobs oggi fosse in vita rischierebbe di finire in galera. Google, che gestisce il più grande e noto motore di ricerca del mondo, è anche la più gigantesca macchina pubblicitaria del pianeta a dispetto dell’originario rifiuto della pubblicità, promesso come segno distintivo del marchio. Oggi la logica del marketing a scopo di profitto si insinua nei risultati delle nostre ricerche e li distorce a nostra insaputa. Di più. Leggi tutto…

GIOVANNI COCCO ci racconta IL BACIO DELL’ASSUNTA

GIOVANNI COCCO ci racconta il suo romanzo IL BACIO DELL’ASSUNTA (Feltrinelli). Le prime pagine del libro sono disponibili cliccando qui…

di Giovanni Cocco

Il bacio dell’Assunta è un romanzo ambientato in Tremezzina, sulla sponda occidentale del lago di Como, nel territorio compreso tra Ossuccio e Griante.
Questo piccolo lembo di terra che sorge proprio di fronte a Bellagio è diventata, a partire dalla fine del Settecento, meta di turismo aristocratico e luogo di soggiorno per celebrità provenienti da tutta Europa. I nomi delle dimore sono famosi nel mondo: Villa Carlotta, Villa Balbianello, Villa Balbiano, Villa Sola Cabiati, Villa La Collina. Senza dimenticare Villa D’Este a Cernobbio.
Nel tempo vi hanno soggiornato personaggi come Stendhal, Liszt, Churchill, Hitchcock, l’ex cancelliere tedesco Adenauer. Più recentemente – e in posizione leggermente defilata, a Laglio –, George Clooney.

Il giorno in cui mi sono cimentato per la prima volta con quel testo che, a distanza di mesi, avrebbe preso le sembianze de Il bacio dell’Assunta, avevo due idee chiare nella testa.
La prima era costituita dal desiderio di volermi cimentare con il genere della commedia, per proseguire quell’ideale cammino che, nel corso degli ultimi due anni, mi aveva visto affrontare generi tra loro agli antipodi come il postmodern novel di derivazione anglosassone (La Caduta) e il romanzo di genere (Ombre sul lago).
Ben conscio dei rischi che una tale scommessa poteva comportare (nessuno dei lettori dei miei precedenti lavori troverà in questo romanzo affinità con le cose scritte in precedenza), rimaneva da sciogliere una riserva, specie agli occhi del mio editore: cosa intendevo con il termine commedia?
Un romanzo popolare nel senso più nobile del termine. Qualcosa che fosse in grado di far sorridere senza cedere alle lusinghe del trivio o della risata a crepapelle. Una via di mezzo tra l’umorismo di certi romanzi scritti cinquant’anni fa e la migliore tradizione della commedia brillante. Leggerezza, in una parola. Che sta all’opposto di sciatteria. Come Giovanni Mosca (che ha fatto sorridere gli italiani anche nei momenti più cupi della Storia), per primo, ci ha insegnato.
E quale fosse la misura intermedia tra riso e sorriso, quella sintesi di grazia e delicatezza, la linea maestra che intendevo seguire, stavano a indicarlo alcuni romanzi e film che avevo amato.
Lo Steinbeck di Pian della Tortilla, innanzitutto. I film di Dino Risi, Pietro Germi, Mario Monicelli e Alberto Lattuada. Una linea narrativa tutta italiana che da Giovanni Guareschi arrivava, attraverso Piero Chiara, fino agli esiti più felici della commedia in lingua italiana, con i romanzi di autori come Stefano Benni, Andrea Vitali e Marco Malvaldi.
La seconda idea, invece, andava a integrare lo spunto iniziale. Quale genere di vicenda avrei voluto o dovuto raccontare? Leggi tutto…

IL BACIO DELL’ASSUNTA, di Giovanni Cocco (le prime pagine)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL BACIO DELL’ASSUNTA, di Giovanni Cocco (Feltrinelli). Nei prossimi giorni Giovanni Cocco ci racconterà il suo libro

La scheda del romanzo
Primi anni ottanta. Sulla sponda occidentale del Lago di Como, nel triangolo soleggiato compreso fra Menaggio, Bellagio e l’Isola Comacina, dentro il quadro fastoso del turismo internazionale e dei grandi personaggi che vi hannosoggiornato (Liszt, Stendhal, Churchill, Hitchcock e l’ex cancelliere tedesco Konrad Adenauer), vanno in scena le piccole vicende della Tremezzina. In quella provincia italiana dove il tempo sembra essersi fermato el’opulenza degli alberghi di Cadenabbia e di Villa Balbianello sembra lontanissima, irrompe sulla scena il piccolo borgo di Mezzegra.
Qui sono in gioco le dispute fra parroco e sindaco, le grazie non ancora onorate di Angela – l’organista –, la moto rombante dell’anarchico Bernasconi che quelle grazie vorrebbe onorare, le feste di paese, i traffici illeciti con la vicinaSvizzera, e poi corriere, biciclette, l’epopea del volo in idrovolante, milanesi e “teroni”, battelli della Navigazione Lago di Como e una galleria di personaggi irresistibili.
È proprio questo mondo che viene scosso dalla sparizione della statua della Madonna del Carmine. Chi ha commesso questo atto sacrilego? A che scopo? Che fine ha fatto la statua? Il bravo don Luigi, erede di tutti i curati di campagna che hanno lasciato traccia nella letteratura e nel cinema, non perde le staffe, cerca di capire, indaga, interroga e non dimentica che “il diavolo è nel dettaglio”. Una commedia degli errori che, in forza della macchina dell’indizio, lascia trapelare piccoli segreti, calde passioni, speranze e appetiti inconfessabili.
Cocco sonda ritmi e linguaggi da commedia, creando un nuovo luogo geografico-letterario, compreso tra il mondo in dialetto di Davide Van de Sfroos e la memoria di grandi scrittori lacustri come Piero Chiara. Ritmo impeccabile,personaggi incisi con gusto e maestria, un senso inedito della comunità e della narrazione, e un che di amaro, che arriva da più lontano.

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Le prime pagine del romanzo IL BACIO DELL’ASSUNTA, di Giovanni Cocco (Feltrinelli)

Prologo

Sulla sponda occidentale del Lago di Como, nel territorio
compreso tra Cernobbio e Domaso, esiste una regione
chiamata Tremezzina, che include, risalendo la strada Regina
verso nord, gli attuali comuni di Colonno, Sala Comacina,
Ossuccio, Lenno, Mezzegra, Tremezzo e Griante.
Identificata in questo romanzo come luogo dell’anima e
non come circoscrizione territoriale, la striscia costiera del
Lago di Como è diventata, a partire dalla fine del Settecento,
meta di turismo aristocratico e luogo di soggiorno per celebrità
provenienti da tutta Europa. I nomi delle dimore sono
famosi nel mondo: Villa Carlotta, Villa Balbianello, Villa Balbiano,
Villa Sola Cabiati, Villa La Collina. Senza dimenticare
Villa d’Este a Cernobbio.
Nel tempo vi hanno soggiornato personaggi come Stendhal,
Liszt, Churchill, Hitchcock, l’ex cancelliere tedesco
Adenauer. Più recentemente – e in posizione leggermente
defilata, a Laglio –, George Clooney.
Dal 1928 i comuni di Lenno, Mezzegra e Tremezzo hanno
dato vita a quello che per vent’anni è stato il comune di
Tremezzina, sciolto nel 1947.
Nel dicembre del 2013 un referendum ha ribadito la volontà
della popolazione locale di procedere alla fusione dei
comuni (ai tre iniziali si è aggiunto quello di Ossuccio), per
dare vita a una nuova entità territoriale.
Di fronte alla Tremezzina, al termine di quella penisola
che culmina nel Monte San Primo e si tuffa nel lago all’altezza
della Punta Spartivento, c’è Bellagio.
La storia raccontata in questo romanzo è ambientata a
Mezzegra, l’unico borgo della Tremezzina che, non avendo
sviluppato un significativo approdo a lago, è cresciuto soprattutto
tra la montagna e la collina. Un mondo in cui l’orologio
della Storia sembra essersi fermato.

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Autunno

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CHIARA GAMBERALE ci racconta PER DIECI MINUTI

CHIARA GAMBERALE ci racconta PER DIECI MINUTI (Feltrinelli).
Qui, le prime pagine del romanzo (vincitore del Premio Selezione Bancarella)

di Chiara Gamberale

Capita.
Che all’improvviso si spenga la luce. Poi si riaccende, ma tutto quello con cui eravamo abituati a identificare la nostra vita è sparito.
Capita che, per dirne una, lo spazzolino accanto al nostro, in bagno, ecco: non ci sia più.
O che magari arriviamo al lavoro, facciamo per sederci alla nostra scrivania, e invece no. Non è più nostra, quella scrivania: tante grazie, la sua esperienza finisce qui, arrivederci. Ci verrà detto, poi.
O che traslochiamo da un posto che era davvero casa e ci ritroviamo in un posto dove niente riesce a esserci familiare. O che i figli crescono: capita. Che se ne vadano e che i genitori pensino: e adesso? O che i genitori muoiano.
Capita che ci si lasci, capita che si parta, che si rimanga, che qualcosa si spezzi e non si ricomponga. Capita che si cambia, ecco.
Lì per lì sembra mortale.
Eppure non c’è niente di più vitale.
A me è capitato.
Diciamo che sono stata costretta a farlo: ben tre delle esperienze che ho snocciolato come esempi all’inizio di questo flusso di (in)coscienza, mi sono cadute addosso, insieme, senza nemmeno il buon gusto di mettersi in fila.
Per almeno un anno e mezzo non ho capito più niente di quanto mi succedesse dentro e attorno.
Niente.
Fatto sta che, giorno dopo giorno, a un certo punto arriva quello in cui ti svegli e scopri di essere sopravvissuta. Non è una bella scoperta, lì per lì: perché se il tuo cuore, lentamente, riprende a pulsare, se la tua testa riprende a girare, non hai comunque più una vita a cui metterli a disposizione.
Così dal dolore scivoli nello smarrimento.
Io stavo per affondarci, quando una donna straordinaria, il 3 dicembre scorso, mi ha buttato lì:- Sai cosa consiglia Rudolf Steiner, in momenti come questo? Di giocare.
–         Giocare?
–         Sì. Perché non provi a fare ogni giorno, per un mese, per dieci minuti, una cosa che non hai mai fatto prima?
–         Tipo? Leggi tutto…

PER DIECI MINUTI, di Chiara Gamberale (le prime pagine)

Per dieci minutiPubblichiamo le prime pagine del romanzo PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale (Feltrinelli), vincitore del Premio Selezione Bancarella 2014. Domani, Chiara Gamberale ci “racconterà” il suo libro.

Il libro
Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l’hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Con la profonda originalità che la contraddistingue, Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.

 

* * *

Le prime pagine di PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale (Feltrinelli)

Abitavo nella stessa casa di campagna, alle porte di Roma,
da sempre, prima con i miei genitori, poi con una serie di
coinquilini, poi con l’uomo che sarebbe diventato mio marito.
Ero sposata da dieci anni, da otto tenevo una rubrica per
un settimanale, “Pranzi della domenica”, che mi portava
per una settimana, da domenica a domenica, a pranzare con
una famiglia normalissima o assurda, comunque uguale solo
a se stessa, e a raccontarla.
In meno di un anno, dall’ottobre del 2011 al settembre
del 2012, mio marito aveva insistito per traslocare in città,
poi era partito per fare un master a Dublino e il giorno prima
di tornare mi aveva telefonato per annunciarmi che no,
non sarebbe tornato, ma sì, stava bene, e se per un po’ non
l’avessi più sentito non dovevo preoccuparmi: anzi, il punto
era proprio che forse aveva scoperto di stare meglio senza di
me. Insomma, aveva bisogno di mettersi in aspettativa dal
suo lavoro e dal nostro matrimonio, e pensare. Da solo. In
Irlanda. Leggi tutto…

Intervista a SIMONETTA AGNELLO HORNBY (su Via XX Settembre)

Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine di “VIA XX SETTEMBRE”, il nuovo libro di Simonetta Agnello Hornby. Oggi incontriamo l’autrice.

di Massimo Maugeri

Sappiamo che Via XX Settembre si trova poco lontano dal teatro Politeama, nel cuore di Palermo. E sappiamo che è proprio in questa via che, nel 1958, lasciata Agrigento, la giovane Simonetta Agnello Hornby (all’epoca tredicenne), viene a vivere con tutta la famiglia.
La storia di questi suoi anni, a partire da quel 1958, fino al momento in cui Simonetta decide di trasferirsi in Inghilterra, è raccontata tra le pagine di questo volume che ha per titolo lo stesso nome della via che abbiamo citato.
Ne parliamo con l’autrice.

– Cara Simonetta, raccontaci qualcosa sulla genesi del libro. Come nasce “Via XX Settembre”? Da quale idea, necessità o fonte di ispirazione?
Direi che nasce dal desiderio di onorare la memoria di mia madre e di mia zia Teresa, e di raccontare ai miei nipotini come era diversa la vita di un ragazza nella Palermo degli anni ’60. E dall’amore per Palermo.

– Che tipo di esperienza hai vissuto, anche dal punto di vista emotivo, nell’intraprendere questo viaggio della memoria?
Il ricordare è sempre dolce e triste allo stesso tempo. Più dolce che triste. E mi ha avvicinato ancora di più a mia sorella Chiara, e ai miei cugini Silvano e Maria. Loro tre hanno letto il manoscritto, togliendo e aggiungendo altre storie, e censurandone altre. Ho voluto che fossero loro a decidere se quanto scritto da me era esatto o appropriato, e ad aggiungere altro. Abbiamo riso tanto, e ci siamo commossi ricordando i nostri genitori. È stato pesante scrivere su mio padre, che spuntò sulla stampa italiana per una orribile storia di donne in cui lui era rimasto coinvolto.

– Che tipo di città è la Palermo del 1958 che si presenta agli occhi della giovanissima Simonetta? Leggi tutto…

VIA XX SETTEMBRE, di Simonetta Agnello Hornby (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine di VIA XX SETTEMBRE, di Simonetta Agnello Hornby (Feltrinelli editore)

di Simonetta Agnello Hornby

Mimì è una ragazza d’oro

Credevo che sarebbe stato difficile mettere mano a questo libro dopo la morte di mia madre. Completare i ricordi della mia infanzia e introdurre quelli dell’adolescenza era un lavoro strettamente legato a lei.
Mamma aveva perduto la memoria e questo mi era stato chiarissimo nell’inverno del 2012, quando aveva trascorso due mesi in casa mia, a Londra. Aveva ripreso a colorare e lavoravamo sedute a metà del tavolo da pranzo – le mie orchidee a un’estremità, l’altra estremità libera per apparecchiare –, ciascuna intenta al proprio compito. Mamma creava una sinfonia di colori sui disegni geometrici islamici, io scrivevo. Ogni tanto la guardavo: avrei voluto chiederle una conferma, una spiegazione. Lei mi sorrideva, come se fosse d’accordo e mi spronasse ad andare avanti. “Simonetta, aspetta che le cose si mettano a posto,” mi avrebbe detto in
altri tempi. E così è stato. Sei mesi dopo, il ricordo di mamma e quello di sua sorella, zia Teresa, morta da tempo e sempre presente nei miei pensieri, mi incoraggiavano a scrivere. Quando le cercavo era come se fossero vicine a me; piccoline, ambedue svanite ma sempre composte, collana di perle e ticchettio di tacchi mentre vagavano per casa. Rivedevo mamma nel mio soggiorno, davanti al quadro di Monte Pellegrino; in corridoio, davanti al busto di bronzo Liberty appartenuto a suo padre, nonno Gaspare; e più spesso nel bagno, la testa piegata di lato davanti alla cornice rettangolare con alcune fotografie di famiglia. La prima è di zia Teresa giovanissima, gli occhi brillanti e il sorriso dolce, splendida in una cuffietta argentata anni trenta. “È mia sorella Teresa,” mi diceva ogni volta mamma indicandola, senza ricordarsi chi fossi io. Non riconosceva la fotografia di papà, né quella del matrimonio di zio Piero e zia Tina. E nemmeno la sua con me piccola. Guardava attenta la foto di nonna Maria con lei minuscola in braccio.
“È mia madre,” diceva. “Si chiama Maria, come la figlia di Giovanni. Maria…” Poi rimaneva assorta, la mano sulla bocca, come se frugasse nella mente vuota. “Mimì,” diceva a un tratto chiamandola con il suo vezzeggiativo, “è buona come mamma.”
Dietro di lei, zia Teresa mi sembrava che sorridesse, a conferma. “Mimì è una ragazza d’oro.” Da lì in poi mi è stato facile continuare a scrivere. Le sorelle Giudice hanno passato il testimone a Maria.
La bontà, la discrezione, la prudenza, la tolleranza, la generosità, la dignità e la saggezza della nonna di cui porta il nome sono arrivate fino a lei attraverso quelle due zie che la amavano come una figlia: ecco perché questo libro non poteva non essere dedicato a lei, a Maria.

* * *

1.
Il trasloco a Mosè

Il trasloco a Mosè del giugno 1958 aveva un sapore diverso dagli altri. La gioia di rivedere i cugini palermitani – Silvano, figlio di zia Teresa, la sorella maggiore di mamma, e zio Peppino Comitini, che a Palermo era sempre vissuto; Maria, Gaspare e Gabriella, figli di zio Giovanni Giudice, il fratello maggiore di mamma, e zia Mariola, che a Palermo abitavano da nove anni – era offuscata da un velo di malinconia: il nostro appartamento, la sola casa di cui avessi memoria, era stato affittato al Banco di Sicilia, che anni prima aveva preso in affitto quello di zio Giovanni al piano di sotto. A fine agosto anche noi ci saremmo trasferiti a Palermo, dove avrei frequentato il liceo statale Garibaldi.
I preparativi procedevano come al solito. Nella nostra stanza da letto Giuliana, la bambinaia ungherese, riordinava le matite colorate con Chiara; Paolo, l’autista, sovraintendeva mentre Filippo il portiere e suo cognato Deco, chiamato ad aiutare, portavano a spalla gli scatoloni con le provviste per il riposto e quelli con i detersivi, insieme a valigie con borchie potenti e ceste piene di tovaglie e lenzuola da riportare a Mosè. Leggi tutto…

DI MAMMA CE N’È PIÙ D’UNA (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine del volume DI MAMMA CE N’È PIÙ D’UNA (Feltrinelli) di Loredana Lipperini

[Ulteriori informazioni sul libro, disponibili su Lipperatura]

Il libro
Il Palazzo d’Inverno di Pechino era luogo di meraviglie e splendore. L’imperatore della Cina, che deteneva il potere più alto, era prigioniero del suo palazzo, proprio in virtù di quel potere. Anche la maternità è un Palazzo d’Inverno: dove è splendido aggirarsi ma da dove non si può uscire. Per secoli è stato l’unico potere concesso alle donne, e oggi torna a essere prospettato come il più importante: l’irrinunciabile, anzi. Lo ribadiscono televisione, giornali, libri, pubblicità, blog. Alle donne, in nome del nuovo culto della Natura, si chiede di allattare per anni e di dedicare ogni istante del proprio tempo ai figli: si dice loro che tornando a chiudersi in casa, facendo il sapone da sole e lasciando libero il proprio posto di lavoro salveranno il paese, e forse il mondo, da una crisi economica devastante. Oppure, se proprio vogliono lavorare, devono diventare “mamme acrobate” in grado non solo di conciliare lavoro e famiglia, ma di farlo con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta, magari per raccontarsi su blog che sono il territorio di caccia preferito per tutte le aziende che producono passeggini e detersivi. Nell’Italia dove il mito del materno è potentissimo per le madri si fa assai poco sul piano delle leggi, dei servizi, del welfare, dell’occupazione, dell’immaginario. Ma invece di unirsi, le donne si spaccano: le fautrici dei pannolini lavabili contro le “madri al mojito”, madri totalizzanti contro le madri dai mille impegni, femminismi contro femminismi.

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Le prime pagine del volume DI MAMMA CE N’È PIÙ D’UNA (Feltrinelli) di Loredana Lipperini

0.1. Di muffin e di polli

Dove eravamo rimaste, e rimasti, tutti quanti? Me lo
chiedo il primo giorno del 2012, davanti a un cesto
foderato di tovaglioli rossi e traboccante di muffin. Due
gusti, vaniglia e cioccolato. I muffin sono al centro del
tavolo, illuminati dalle candele. Guardo i volti delle altre
donne chini sul cesto, con gli occhi brillanti di ammirazione
e invidia per chi ha preparato il dono. “Ancor che
falso, il dono / è reale e lo accetto,” scriveva Pessoa. Non
ha senso interrogarsi, mi dico ancora: sono solo dolcetti.
È stata una mamma a cucinare i muffin. Una mamma:
è così che si presenta e questo soltanto saprò di lei.
Sto bevendo un bicchiere di vino a casa di amici, nelle
Marche, per festeggiare un anno che si annuncia – e sarà
– difficilissimo. Gli amici hanno invitato i compagni
di scuola del figlio e i loro genitori, per non farlo sentire
solo, come spesso avviene ai figli unici. Dunque, le donne
che siedono con me al tavolo, davanti al cesto, alle candele
e alle briciole del panettone, sono presenti in quanto
madri di bambini che condividono la stessa sezione di
una scuola elementare romana. Questo è lo status che le
caratterizza in quel momento e che non si dissolverà nel
corso dell’intera serata. Né della cuoca, né delle altre, conoscerò
nulla: non il loro lavoro, non i loro gusti, i loro
sogni, i loro desideri. Non ne conoscerò neanche il no-
me: da frammenti di conversazione, saprò solo che sono
la mamma di Gianluca, la mamma di Paola, la mamma
di Francesco. Mentre Gianluca, Paola e Francesco si rincorrono,
litigano e giocano per le scale della grande casa
di campagna, le mamme esibiscono alla tavolata i propri
segni di riconoscimento e le proprie medaglie: una teglia
di lasagne, un torrone fatto in casa, il vassoio dei muffin.
È tutto normale, cosa c’è che non va? Leggi tutto…

RACCONTI PER SIGNORA, di Piersandro Pallavicini

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo “La corniche #1” dell’ebook RACCONTI PER SIGNORA, di Piersandro Pallavicini (Feltrinelli Zoom)

“…un sabato pomeriggio, sul Lago Maggiore, affacciato al parapetto del lungolago, mentre rimiravo la riva opposta con un gelato in mano, ero stato folgorato dall’idea che Romanzo per Signora non dovesse finire lì. Che il suo carico di storie, di ricordi diventati racconto, di omaggi espliciti o velati meritasse altre parole.”
[P.P.]

Da quella folgorazione dell’autore nascevano i tre racconti satellite usciti in rete nel febbraio 2012 insieme a Romanzo per Signora, e dedicati agli scrittori che abitano il romanzo: Frederic Prokosch, Pier Vittorio Tondelli, Piero Chiara. Tre omaggi affettuosi, e tre racconti di difficile reperibilità, riuniti qui per la prima volta in un corpo unico e collegati da una nuova, lunga, inedita corniche fatta di aneddoti, retroscena e tenere confessioni.

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La corniche #1

Nel giugno del 2011 avevo da poco terminato l’ultima revisione di Romanzo per signora. Il file era nelle mani sicure di Feltrinelli, c’era già una data di uscita e i giri di bozze sarebbero cominciati qualche mese dopo.
In una situazione come questa, di solito, ci si ritrova con nessuna voglia di scrivere. Si è spossati dal romanzo appena terminato, è estate, ci sono i festival, le vacanze, le case in montagna, quelle sul lago. Si ha voglia di riposarsi, distrarsi, fare altro. Tutto fuorché la fatica dello scrivere. Invece, un sabato pomeriggio, per l’appunto sul Lago Maggiore a Porto Valtravaglia, dove abbiamo una piccola casa, affacciato al parapetto del lungolago, mentre rimiravo la riva opposta con un gelato in mano, sono stato folgorato dall’idea che Romanzo per signora non dovesse finire lì. Che il suo carico di storie, di ricordi diventati racconto, di omaggi espliciti o velati meritasse altre parole.
Da quel torpido pomeriggio col gelato che mi colava sulla mano, mentre l’aria calda sopra il lago disegnava fate morgane, è nata l’idea dei racconti-satellite: i Racconti per signora che trovate riuniti in questo eBook. Ho buttato il gelato, sono salito a casa. Sapevo che storia dovevo scrivere. Mi sono messo al computer e ho cominciato Viaggio a Grasse (un remake).
Ci sono scrittori il cui fantasma infesta felicemente il mio immaginario, e per Romanzo per signora quei fantasmi li avevo convocati per una seduta spiritica lunga quanto l’intera stesura. Pier Vittorio Tondelli è il primo, ed è l’autore che se non avessi letto, mai avrei cominciato a scrivere. Frederic Prokosch è il secondo, nel mio cuore legato indissolubilmente a Tondelli, grazie al quale l’ho conosciuto: senza il pezzo del caro Pier Vittorio su “Panta” intitolato Viaggio a Grasse, come prova a spiegare il mio “remake”, non avrei mai saputo chi fosse Frederic Prokosch e, probabilmente, non avrei scritto Romanzo per signora nei luoghi e con il contorno di personaggi con i quali è stato dato alle stampe. Piero Chiara è il terzo, scrittore scoperto nell’adolescenza e affetto letterario coltivato per tutta la vita, per ragioni di vicinanza sia di gusto che di territorio (Porto Valtravaglia è a sette chilometri dalla Luino di Chiara), la cui divertita carnalità ha ispirato in modo diretto almeno un paio di capitoli di Romanzo per signora.
Tondelli, Prokosch, Chiara compaiono esplicitamente, per nome e cognome, nel mio romanzo, in alcuni casi vivendo avventure immaginarie, in altri limitandosi a partecipare con pezzi delle loro biografie, in altri ancora ricevendo l’omaggio di una sorta di alter ego a loro ispirato. I racconti-satellite, i Racconti per signora, nella mia idea di quel giugno 2011 erano una felice conclusione del mio perdurante omaggiare, un talismano con cui accompagnare benevolmente l’uscita del libro, degli amuse bouche di lusso per chi non avesse ancora letto Romanzo per signora e dei bonbon pregiati per chi l’avesse già terminato. Leggi tutto…

NEL VENTO, di Emiliano Gucci

Nel ventoIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo il primo capitolo del romanzo “Nel vento” di Emiliano Gucci (Feltrinelli, 2013, pagg. 131, euro 12)

Ascolta l’intervista di Emiliano Gucci rilasciata a Fahrenheit di RadioRai3

Il libro
Quanto tempo impiega un centometrista per correre la sua gara perfetta? Circa dieci secondi. Oppure una vita intera, il tempo di questo romanzo, se sui blocchi di partenza, nella mente di un uomo tormentato dal passato, si spalanca la voragine dei ricordi. Il protagonista sa fin da bambino di essere consegnato alla corsa, e lo sa perché la velocità è il solo rimedio possibile per scappare dai mostri che gli hanno portato via il fratello, ammazzato a bastonate dal padre, una mattina, sulla neve fresca, e poi Caterina, il suo unico amore. Telecamere, sponsor, pubblico eccitato, anabolizzanti e combine, ci sono tutti gli ingredienti che fanno di questa finale la gara definitiva; soltanto il vento della vittoria può riaccendere la luce su un futuro diverso. La solitudine del centometrista come sottile e spietato ritratto di una condizione di vita: l’estraneità a se stessi, ai propri bisogni più intimi; la necessità della corsa come smemoratezza, come anestetico. Emiliano Gucci trasforma il passo dell’atleta in una ventosa metafora: si corre per esorcizzare il vuoto, per la paura di fermarsi a pensare. Si corre e basta, senza nemmeno chiedersi il perché.

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Il primo capitolo del romanzo “Nel vento” di Emiliano Gucci (Feltrinelli, 2013, pagg. 131, euro 12)

Nel 1992 mio padre uccise mio fratello nella neve. Nel
2007 ho perso Caterina per sempre. Io per questi motivi corro.
Ci penso mentre picchietto la punta delle scarpe chiodate
sui blocchi di partenza e ascolto il rumore che fa, lieve ma
riconoscibile nel baccano dello stadio. Mio fratello si teneva
le mani premute sulla testa spaccata e ansimava a fiotti. Sbatacchiò
con i gomiti e la schiena sui muri, sul mobile della
sala, fece cadere due sedie e poi riuscì ad aprire la porta finestra,
uscire nella neve. Lo vidi sbarrare gli occhi e precipitare
all’indietro, poi non lo vidi più. Non sentii neanche un rumore.
Sarebbe bastato sporgermi per guardarlo ancora, alzarmi
e muovere quei due passi che avrei dovuto compiere
prima, intervenendo, perché non si arrivasse a tanto. Invece,
paralizzato sulla sedia qualcosa scattò nella mia testa – ed era
il mio correre. Ci penso adesso mentre picchietto la punta
delle scarpe sui blocchi di partenza e poi faccio un passo indietro
e per un po’ non la picchietto più. Per me la concentrazione
è una cosa così: frequenze da sottrarre al mondo
d’intorno. Tutto fuorché pensare a ciò che sto facendo e che
tra poco accadrà: la gara definitiva. Io seduto su quella sedia,
al tavolo da pranzo, sotto il naso compiti di matematica, quaderno,
matita, gomma per cancellare, appunta-lapis incassato
in scatolina di metallo viola, due audiocassette registrate,
il diario che in quei mesi si faceva più segreto. La voce di mio
padre ridicola per natura che uscì come un sibilo. Prese la
stampella e la sbatté sulla testa di mio fratello, più volte, fino
al suono della tragedia. Neanche quello mi sbloccò. Paralizzato
sulla sedia desiderai di alzarmi e gettarmi fra loro ma
non lo feci. Soltanto abbassai gli occhi a rileggere quei numeri
sul quaderno di matematica come adesso li abbasso sulla
pista di tartan. Suppongo: una parte di me spinse davvero
per risolvere quell’equazione, un’altra continuò a gridare
muoviti, fai qualcosa, un’altra si godette la paralisi dello spavento.
Là dentro c’era la mia nuova verità: corri, da oggi corri
più veloce che puoi e per sempre. Leggi tutto…

MANDAMI TANTA VITA, di Paolo Di Paolo (il 1° capitolo)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo il 1° capitolo del romanzo “Mandami tanta vita” di Paolo Di Paolo (Feltrinelli): uno dei 12 libri selezionati per l’edizione 2013 del Premio Strega.

Il libro
Febbraio 1926. Moraldo arriva a Torino per una sessione di esami, si porta dietro una strana rabbia e una valigia più pesante di quanto gli sembrasse alla partenza da Casale Monferrato. Dagli anziani coniugi Bovis, che lo ospitano, Moraldo apre la valigia e scopre che deve averla scambiata con quella di un fotografo di strada. Come per chiudere un conto in sospeso, Moraldo si mette ancora una volta sulle tracce di un suo coetaneo. Si chiama Piero. Moraldo gli ha scritto due lettere senza ottenere risposta, l’ha visto passare all’università circondato dal gruppo dei suoi amici. Qualcuno li definisce l’Accademia dei Patiti, ma Moraldo ammira quella vivacità intellettuale proteste, riunioni, giornali, libri. Ma l’ammirazione, nel silenzio, diventa invidia, e l’invidia diventa rancore. A volte si trova a spiarlo mentre passa sotto i portici, senza avere il coraggio di avvicinarlo. Ma adesso di Piero, a Torino, non c’è traccia. Con i suoi occhiali di miope, che sempre gli sfuggono dal volto, Piero ha percepito la minaccia e il pericolo di restare. Lo strappo non è facile: c’è Ada da lasciare sola, con il piccolo Paolo che ha appena un mese. Mentre Piero cerca una sistemazione e si ammala, Moraldo incontra il fotografo che ha preso la sua valigia. È una ragazza: leggera, disinvolta e imprendibile come un fantasma. Ma sarà proprio lei a tenere i fili del destino. Fino all’istante in cui Piero e Moraldo staranno finalmente per sfiorarsi.

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Il 1° capitolo di “Mandami tanta vita” di Paolo Di Paolo (Feltrinelli)

Fidarsi della prima impressione può portare fuori strada. Comunque, per lui, era stata antipatia. Istintiva, quasi feroce. Si era voltato, come tutti i presenti, per il chiacchiericcio insistente in fondo all’aula. La lezione su Dante durava già da un’ora, la noia lievitava insieme ai versi. L’impettito professore, con gli occhi fissi sul libro – la sagoma di un’upupa, la testa stretta e un pennacchio di capelli bianchi – commentava ostinato a voce bassa, gareggiando in monotonia con lo scroscio della pioggia. Poi dev’essere caduto un libro a terra: il rumore ha spezzato di colpo la voce e una terzina incomprensibile del Purgatorio. Allora l’upupa ha finalmente alzato gli occhi piccoli come spilli, e li ha visti.
Un gruppo di tre o quattro seduti alle ultime file – discutevano per fatti loro già da parecchio – aveva cominciato a sghignazzare. Prego lorsignori, ha scandito l’upupa ruotando il collo a scatti, verso destra e poi verso sinistra, se non fossero interessati alla lezione, di volere abbandonare l’aula. Leggi tutto…

Paolo Di Paolo vince il Premio SuperVittorini 2012

Paolo Di Paolo si aggiudica il Premio SuperVittorini 2012 con il volume “Dove eravate tutti” (Feltrinelli)

di Massimo Maugeri

Con il romanzo “Dove eravate tutti” (Feltrinelli), Paolo Di Paolo, uno dei giovani scrittori più interessanti del panorama letterario nazionale, ha vinto l’edizione 2012 del Premio SuperVittorini, ricevendo la maggioranza dei voti della Giuria dei Cento Lettori  e  prevalendo sugli altri due premiati: Pietrangelo Buttafuoco con “Il lupo e la luna”  (Bompiani) e Valeria Parrella “Lettera di dimissioni” (Einaudi).
Nonostante la “verde” età (è nato a Roma nel 1983), Di Paolo possiede un curriculum letterario molto articolato che inizia dall’entrata in finale al Premio Italo Calvino per l’inedito, siamo nel 2003, fino a giungere alla recentissima pubblicazione del volume “Dove eravate tutti” (pagg. 224, euro 15) con la conseguente vittoria del Premio Mondello e – appunto –  del SuperVittorini. Si tratta, questo suo ultimo libro, di un romanzo ambizioso e ben congegnato, caratterizzato da una scrittura lucida e cristallina e dalla voglia di riflettere e raccontare questi difficili e contraddittori anni a cavallo del millennio. Tale compito è affidato alla voce narrante del giovane Italo Tramontana, in un alternarsi tra esperienze personali e memoria collettiva scandita dalle prime pagine dei quotidiani che hanno segnato i grandi avvenimenti (alcune di queste riprodotte all’interno del libro): dalla caduta di Bettino Craxi, al crollo delle Torri Gemelle… fino all’elezione di Barack Obama. La storia di un ventennio contrassegnato, inevitabilmente, dalla presenza costante di Silvio Berlusconi. Leggi tutto…